Talk shows 2

Quasi a rimediare al caos del martedì, in cui Giovanni Floris finisce sommerso dall’eccessivo numero di invitati, provvede, di lunedì, Non è l’arena.

In apertura, sull’enorme fondo scuro di una vasta piazza ucraina colma di detriti, emerge e si ingrandisce lentamente la figura di Massimo Giletti, a cui mancano soltanto le fondine ed Ennio Morricone, per suggerire al pubblico chi comanda il Talk Show e i duelli alla pistola che seguiranno. Aggiungo, dopo l’ultima puntata, che, alla faccia di Bersani, ha diretto il talk show dall’Ucraina.

Corrado Formigli – è scritto nella biografia – è un giornalista e un autore di programmi televisivi che non appartiene a nessun partito politico. E’ scrupoloso nel manifestare questa imparzialità nel suo talk show. Però…

Ammetto che, tra i tanti stimoli a pubblicare qualcosa, le comparse della filosofa Donatella Di Cesare a Piazza Pulita sono state le più impellenti. Apprendo dalla rete che è professoressa di filosofia teoretica alla Sapienza Università di Roma, e che ha trascorso circa venti anni in Germania a studiare Heidegger.

Invitata tre volte a Piazza Pulita per spiegarci le ragioni dell’altro, ha esordito così ‘la pace vien prima della guerra’. Più appassionato di Hume che di Heidegger, non ho compreso la verità recondita e profonda della sentenza, se non dall’aria ispirata della filosofa (occhi chiusi e labbra serrate in circolo, come quando si fischia) e mi sono subito detto. ’vero, verissimo, tanto è vero che la pace viene anche dopo la guerra’: pace-guerra-pace, insomma è come il problema dell’uovo e della gallina. Guido Crosetto ha purtroppo sommerso i suoi interventi.

Ostinato, Corrado Formigli la terza volta l’ha fatta sedere a tavolino con alleato Alessandro Orsini, professore alla Luiss ed esperto di organizzazioni terroristiche. Di rimpetto I giornalisti Paolo Mieli e Mario Calabresi. La questione è, se si deve aiutare con armi o soldi l’Ucraina di Volodymyr Zelensky, oppure no.

 Esordisce Paolo Mieli con un breve discorso sulla guerra in Ucraina. Risponde Donatella: mi meraviglio che lei faccia delle semplificazioni, ci sono due nazioni in conflitto tra loro. No, dice Mieli, una ha invaso l’altra. Questa è propaganda, ribatte lei, al che Mieli si inalbera e la prende come offesa personale.

Imperterrita lei: ‘sono due paesi indipendenti in conflitto con due eserciti regolari, …veramente c’è una formazione paramilitare dell’Ucraina di cui sappiamo poco, chi sono? chi la finanzia? che cosa vuole? …..

Ancora Mieli: è giusto che gli ucraini cerchino di resistere. Donatella: lei parla di Resistenza, ma la Resistenza era una guerra civile (io concordo) invece qui c’è un conflitto fra due stati, sono appena tornata dalla Germania e lì nessuna parla di Resistenza (e che dovrebbero fare, il harakiri?)

Conclude alla fine: bisogna che Zelensky risponda di tutto questo … che è il responsabile di questa guerra. In breve il quesito non è stato neppure affrontato, ma mi ha fatto ridere. Se Donatella non fosse a Roma, ma in una cantina di Mariupol, penserei a una variante della Sindrome di Stoccolma.

In ogni caso la questione non è accantonata e non è un caso che la puntata si sia conclusa con gli interventi di Alessandro Orsini e Alberto Negri. Alberto Negri, giornalista del Manifesto, molto gettonato a Piazza Pulita come a Rai Tre, la prima volta che ha parlato di Ucraina ha detto pressappoco: ‘però gli ucraini sono piuttosto loschi, basti pensare che hanno mandato ai lager un milione e quattrocentomila ebrei’.

Dello stesso parere sono del resto gli israeliani, risentiti recentemente, e e giustamente, del paragone proposto da Zelensky tra l’Ucraina e l’Olocausto. Tuttavia se gli ucraini sono loschi per questo motivo allora sono loschi anche polacchi, olandesi, francesi, italiani.

 Del resto,  almeno dall’Ottocento,  nei paesi danubiani i pogrom erano una sport tanto diffuso quanto oggi il calcio in Europa.  Mi diverte però l’idea che i giornalisti del Manifesto sono bravi a fare le copertine, ma, dopo aver lasciato il Partito per protesta contro i carri armati in Piazza San Venceslao, sono rimasti gli unici comunisti italiani.

L’orientamento di Alberto Orsini è troppo noto per richiedere un commento. Tuttavia i suoi argomenti variano di volta in volta: l’ho sentito una volta sostenere che Putin è caduto in una trappola geniale di Joe Biden, una seconda volta che l’Europa è come un corpo umano in cui l’Italia ha la funzione di ospitare tutti i bambini scampati dall’Ucraina, una terza volta, dopo gli insulti di Biden, che non bisogna demonizzare Putin, ma umanizzarlo, riconoscerlo come persona, altrimenti ‘disperato ci sventra tutti’.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *