Talk Shows 1

LA7 è un canale televisivo privato italiano di proprietà del gruppo Cairo Communication. Detto più alla buona è una Tv commerciale che, sapendo come sia difficile far concorrenza alla Rai senza almeno tre canali televisivi, si dedica soprattutto a televendite, intervallate da Talk shows di argomento politico, che sono addirittura più economici di certi programmi di intrattenimento dedicati alla cucina o alla moda.

Limitandomi ai dibattiti televisivi che allietano la sera di La 7, vorrei indicare alcune caratteristiche di questi programmi. Durano circa tre ore e oltre. Un aspetto non trascurabile, perché è probabile che chi si dispone a questa faticata sia lui stesso un politico di professione, un giornalista, un opinionista, se invitato abituale.

 In ogni caso gli aspetti più attraenti del programma, purtroppo quelli in cui la pubblicità è più densa e aggressiva, vengono riservati alla prima ora e sono dominati dalla ferrea regola dell’audience. Comincerei da Propaganda Live trasmesso il venerdì.

Propaganda Live è uno dei pochi programmi per cui vale la pena guardare la tv. Ma anche di spegnerla. E poi c’è il conduttore: Diego Bianchi, in arte Zoro. C’è chi lo adora, e sono molti. E chi cambia canale appena lo vede, e sono anche di più.
Propaganda Live è l’unico programma dove ti puoi ritrovare a ridere e a piangere nella stessa serata. E non è detto sia una cosa positiva.
Zoro e i suoi lo scriviamo senza ironia sono fantastici. E chi non lo pensa è un salviniano ignorante populista sovranista sessista bianco omofobo meloniano neocolonialista e potenziale stupratore. Sono tre citazioni che rubo da un ottimo articolo di Luigi Mascheroni, docente di scienze della comunicazione, e che tutti dovrebbero leggere pubblicato il 28 giugno 2021 sul Giornale. Si adatta perfettamente anche la serata di venerdì  5 marzo che mi sono imposto di vedere per intero.

Chiaramente impegnato nel recupero di voti da parte del PD o comunque della sinistra è il talk show Di martedì diretto da Giovanni Floris. Esemplare, per esempio, è stato l’intervento, acuto ed elegante come sempre, di Pier Luigi Bersani: si apre con un consenso all’invio di armi dettato dalla congiuntura di governo più che da personale convinzione; difatti si affretta a sostenere che non va demonizzata la posizione di chi è contrario, e che comunque non si tratta di una posizione né-né.

Aggiunge che è troppo comodo star seduti in poltrona a guardare la guerra in Ucraina, e qui la logica gli fa difetto, perché è fin troppo facile ritorcere l’argomento sugli avversari. In breve: una posizione con-con, che svicola dall’evento bellico per tornare al tema del lavoro e alle abituali lenzuolate, se la sinistra vuole migliorare i sondaggi. La mimica e le evoluzioni tonali della loquela emiliana aiutano ampiamente l’applauso.

Contraria mi pare Concita de Gregorio che, con l’aiuto di Davide Parenzo, considera dominante la posizione né-né e aggiunge che, malgrado il tanto discutere, non ci si capisce niente. Il loro talk show  In onda, sostituisce il sabato e domenica, in modo riflessivo e arioso, il martellante Otto e mezzo dei giorni feriali.

Tuttavia anche Concita, che come conduttrice si propone sotto tono e sotto voce – e questa è una novità positiva – manifesta con decisione la sua targa politica, se l’ospite è Giulio Tremonti, come è successo il 19 marzo 22.

Entrando in un dettaglio, tuttavia non trascurabile, del bisticcio con Tremonti, lasciare alle regioni l’adozione o meno dell’energia nucleare è stata ed è una idea talmente bislacca e insensata che, anche se (per assurdo) fosse una scelta imposta dalla Costituzione, sarebbe un buon motivo per modificare la Costituzione, che diventa sacra soltanto in funzione di chi la maneggia. Ed è incredibile che il Pd, tanto nemico del sovranismo in Europa, lo appoggi e lo pratichi nelle regioni in Italia.

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