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Punti fermi 8

Io vedo lontano, nel senso che non sono miope e speso vedo in anticipo

Io vedo lontano su Marta De Vivo. L’articolo che gli pubblica il 30 agosto scorso Huffington post è un assalto da bloggerista provetta contro Giorgia Meloni. Il che dimostra come il precedente articolo fosse un falso e lei un’ennesima prova che la sinistra è sinistra.

Io vedo lontano anche su Mattia Santori e suoi amichetti .  Il 10 settembre le Sardine si rivedono a Roma per dimostrare che il fascismo può venire da sinistra cantando ‘bella ciao’.

Io vedo lontano e sono riuscito a mostrare quanto il supposto prete di strada Matteo Zuppi fosse disponibile ad adulare il potere, il giorno prima che Bergoglio lo nominasse presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Io vedo lontano su il riformista e il suo direttore Piero Sansonetti . Tante volte ho apprezzato i suoi interventi sulla giustizia e il suo giornale come una voce fuori dal coro, ma quando dichiarò che non poteva stare dalla parte di Zelenski, ho subito notato che il suo pacifismo era targato a sinistra e in sostanza contro la Nato. Oggi Il riformista è sempre più sdraiato sulle posizioni del PD e fa la sua brava e assidua campagna elettorale contro la destra.

io vedo lontano su Paolo Mieli. Adesso dicono di Paolo Mieli che vede un po’ di rosso anche su questi leader del PD ex-democrstiani. Ma Paolo Mieli è da un pezzo che, a Passato e presente, racconta la storia in modo diverso.

Per esempio, parlando del risveglio negli anni venti-trenta della rivolta araba contro il colonialismo, ha sottolineato insieme alla sua ospite che l’anticolonialismo si accompagnava alla diversa affermazione identitaria di ciascuna nazione araba; inoltre, che la lega araba ha sempre rispettato questo atteggiamento. Insomma, il contrario di quello che succede nella Unione Europea franco-tedesca e che sarebbe piaciuto a Giorgia Meloni.

 In un’altra occasione Paolo Mieli sottolineava, quasi stupefatto, il voltafaccia nelle alleanze realizzato dall’Italia in meno di sei mesi alla vigilia della Prima guerra mondiale. In un’altra trasmissione ho visto trattare dal suo ospite il maresciallo Tito per quello che era veramente. Potrei continuare, ma mi interessa notare che almeno il Corriere della Sera, con il suo direttore Luciano Fontana, non consente alla sinistra di significare qualcosa solo perché è sinistra.

Del resto Paolo Mieli ha dichiarato di aver provato un grande imbarazzo per la visita dei premier di Francia, Germania e Italia da Zelenski. Paolo Mieli è diplomatico e prudente, ma si è trattato della peggiore gufata che Zelenski abbia dovuto sopportare, in cui si prometteva un generoso piano Marshall europeo a favore dell’Ucraina a patto di accettare l’accordo di pace richiesto da Putin.

Il politologo di Firenze Mauro Campus è autore di un libro sulla mitologia del piano Marshal in cui, tra l’altro, mostra come il piano sia convenuto assai più agli Stati Uniti che all’Europa sul piano economico, insieme al grave torto dell’americanizzazione e del predominio atlantico sul piano politico e sociale. Perché un libro vecchio di 14 anni. sia riapparso il 15 aprile sotto forma di articolo bisognerebbe chiederlo agli editori del Sole24ore.

Io vedo lontano su Claudio Cerasa. ‘Le catene della Destra, l’ultimo libro di Claudio Cerasa, direttore del  Foglio, con un sottotitolo che offre già la chiave per leggerlo: Scienza, guerra, giustizia, giovani, complottismo: l’ascesa degli impostori. Inchiesta su un grande imbroglio, è un’inchiesta vibrante, serrata, colta, sulla consistenza dell’area politica che viene celebrata in anticipo come ineluttabilmente vittoriosa il 25 settembre’, scrive da promoter Pino Pisicchio, questo scampolo della Sinistra democristiana, che dopo Moro e Donat Cattin, ha militato in tutte le sigle possibili dell’area centrista, riuscendo a collezionare 24 anni di vita parlamentare fino al 2018, grazie alla sua eccellente reputazione giuridica.

Tuttavia dipingere Cerasa come ‘liberale di solido impianto e certamente non aduso a fare sconti a correnti ideologiche e partiti di sinistra’ è quanto meno un refuso, anche se ha scritto un un’analoga inchiesta Le catene della sinistra; di tutt’altro genere, tuttavia, perché Cerasa ha ereditato la direzione del Foglio già iscritto al PD da giovanissimo, , tanto che io rimasi un po’ sorpreso dalla scelta di Giuliano Ferrara.

Nel 2019, Cerasa aveva appena scritto un articolo per dimostrare che Salvini si era fatto fuori da solo dal Governo con Conte, che è un modo elegante, ma spocchioso, di snobbare l’avversario. (I Democratici americani hanno scritto qualcosa di analogo su Trump e l’impeachment). Un articolo, tuttavia, in cui non ci fanno una bella figura né il Presidente Sergio MattarellaNicola Zingaretti.

Cerasa raccontava qualche balla su Salvini e faceva sfoggio di un incredibile amore per Macron, trascurando ogni sua prepotenza verso l’Italia.  Condivideva l’idea che il coronavirus fosse poco più di una influenza, persino la tesi idiota che ‘in Italia ci sono troppi contagiati perché si fanno troppi tamponi’.

Condivideva totalmente le accuse dei Cinque Stelle contro Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia, mentre, col benestare della sinistra, Bonafede e Giuseppe Conte si portavano a casa non solo l’abolizione della prescrizione, ma anche l’estensione dell’uso dei trojan a tutta la cittadinanza a discrezione dei pubblici ministeri, e persino l’ idea imbecille della riduzione del numero dei parlamentari. Sono tutte rimostranze che manifestavo a Cerasa in una mail che conservo.

Quindi oggi è lo stesso Cerasa di tre anni fa. Di più c’è, a detta di Pisicchio, la scienza contro ‘l’antiscientismo dell’incultura dominante, alimentato dal pensiero elementare dei cospirazionisti che gli psicologi sociali americani studiano da sessant’anni’ e questa destra è la destra ‘del qualunquismo digitale, dei social complottisti, delle teorie della cospirazione studiate da Barkun.

Ora mi permetto due brevi osservazioni.  La prima su Gerald Bronner, autore della ‘Democrazia dei creduloni’ citato da Cerasa, soltanto per notare che il sociologo francese non ama neanche un po’ la scienza che circola nelle università, che deriva ottusità dalla richiesta di pubblicare ad ogni costo.

Quanto alla destra ‘del qualunquismo digitale dei social complottisti, delle teorie della cospirazione studiate da Michael Barkun’, non so se Cerasa ne parla, o se lei si è lasciato prendere la mano, ma, cacchio Pisicchio!, né lei, né Barkun potete affibbiare alla destra quello che non vi piace, perché il più imponente ed importante esempio di teoria complottista è quella relativa a Bin Laden e all’ 11 Settembre su cui non occorre soffermarci, ma che certamente è una teoria della sinistra, e certamente meno plausibile della teoria della cospirazione di Trump.