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la separazione dei poteri 2

La risoluzione della Suprema Corte Costituzionale degli Stati Uniti del 2008 è meticolosa e occupa 64 pagine fitte, ricche di note. In aggiunta c’è il testo dei due  principali dissenzienti rispetto alla corte. Inoltre nelle note è spesso discusso e confutato il parere del dissenziente.

Tanta meticolosità non va ricordata semplicemente come una strenua difesa di un diritto del cittadino, occorre ricordare che dalla decisione dipendono in gran parte, i profitti  e le perdite delle industrie belliche americane e le sorti della più importante e ricca associazione americana che le favorisce, la NRA, la National Rifle Association.

Chi pensasse che questa mia affermazione sia tendenziosa, dovrebbe ricordare, per esempio, che durante la seconda guerra mondiale l’industria bellica americana conservò la sua autonomia rispetto all’esercito americano, fino al punto di sacrificare la vita di molti aeronauti all’esigenza del profitto. Per esempio, non apportando modifiche necessarie alle fortezze volanti, prima dell’acquisto da parte dell’esercito dell’intera produzione meno sicura.

 O potrei ricordare che anche l’etica è un business negli Stati Uniti, mediante un altro esempio plateale. Tutti ricordano che da moltissimi anni i reati di pedofilia da parte di preti cattolici , e le colpe dei vescovi nel non perseguirli, sono stati oggetto di ripetute denunce nella stampa anglosassone, anche americana, ma anche di risarcimenti milionari.

 Diversamente la pubblicazione di un testo che mostrava la dimensione della diffusione della pedofilia e dei connessi abusi nelle associazioni degli Scout non ha avuto più seguito. Perché? Perché immediatamente l’associazione americana degli Scout ha dichiarato bancarotta, prevedendo richieste di risarcimento da capogiro come quelle presentate alla ricca chiesa cattolica americana. Del resto,  per restare all’oggi, Harvey Weintein non sarebbe sotto processo come il peggiore stupratore americano dando origine a una nuova forma di outing, me too, se non fosse anche uno dei più ricchi produttori cinematografici di Hollywood, che ha già sborsato  risarcimenti milionari. 

PS Una volta tanto faccio autocritica: non vorrei sembrare troppo facinoroso, come ha detto un amico. Circa il secondo paragrafo, sono in gioco i profitti delle industrie delle armi, ma ci sono anche più validi motivi per la meticolosità della Corte Suprema. Circa il terzo paragrafo il riferimento alla storia delle fortezze volanti (B 52), tratto dalla English Wikipedia, è da verificare, ma certamente è vera l’autonomia della industria bellica degli Stati Uniti rispetto all’esercito americano anche durante la II guerra mondiale. Circa il quinto paragrafo la notizia sugli Scout è tratta da Time, non sono assolutamente contrario al movimento me too, anzi del tutto favorevole in linea di principio e di pratica. Ma sono abbastanza convinto che la morale cambia in Occidente soprattutto per opera dei tribunali e del sistema giudiziario americano. E non sto affatto dicendo che sia un male.

Mi si chiederà: ma perché allora non l’ho riscritta o cancellata? Ma non ho detto dall’inizio che mi tratto come un esperimento, palesando per esempio i mie pregiudizi, o esagerando talvolta per sottolineare qualche scoperta? Lo faceva anche Hume!

La separazione dei poteri che bella favola

La separazione dei poteri  -si sa –  è un principio fondamentale dello stato moderno, parzialmente teorizzato da John Locke e perfezionato da Montesquieu. La divisione dei poteri legislativo, esecutivo, giudiziario sarebbe alla base delle moderne costituzioni degli stati. Oggi altri studiosi più realisti sarebbero propensi a credere che sia fonte di garanzia democratica di uno stato il bilanciamento dei poteri, l’esistenza cioè di più poteri e contropoteri, in modo che il potere non sia accentrato in un sola autorità politica o di governo. Tanto varrebbe allora usare un termine meno eufemistico e parlare di conflitto tendenziale nello stato moderno tra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

Invece i Travaglio, i Gomez e i giornalisti de Il Fatto quotidiano stanno sempre a sventolare l’indipendenza della magistratura. Talmente indipendente che io ho letto testualmente anni fa su Il resto del Carlino che un giudice aveva assolto un ladro operante a Bologna, arrestato in flagranza di reato, in precedenza arrestato e giudicato colpevole invece a Roma. Il giudice bolognese si ere difeso sostenendo che appunto un giudice è indipendente da qualsiasi altro giudice, non solo dal potere politico o legislativo

Per essere brevi: il conflitto dei poteri è permanente. Possiamo immaginare l’ambiente in cui si svolge questo conflitto come un imbuto. Ebbene in fondo a questo imbuto c’è sempre il potere giudiziario che mette il tappo e chiude il conflitto, a meno che non ci sia una rivoluzione, cioè una guerra civile. Non siamo affatto troppo lontani dal giudizio di Dio in vigore in Germania nell’età medievale.

Non occorre del resto la mente di un genio per comprendere che se esiste questo conflitto tendenziale, le probabilità maggiori di successo cioè di prevaricazione di un potere sull’altro spettano al potere giudiziario.

La ragione è semplice, perché se è vero che le assemblee elettive del popolo fanno le leggi e i giudici le applicano, è anche vero che un giudice nell’applicare la legge la interpreta e se la interpreta evidentemente si prende una certa fetta di potere legislativo. 

Proporrò due esempi soltanto per chiarire la questione. Qualche anno fa, nell’ambito della legge che permetteva il finanziamento pubblico dei partiti, era invalso all’interno dei partiti l’uso di attribuire a questo o quel personaggio politico una carta di credito o un bancomat. Ora è parsa corretta ai giudici l’interpretazione che tale finanziamento essendo pubblico, fosse ancora nella disponibilità dello stato italiano, una sorta di carta prepagata per permettere agli esponenti di partiti di organizzare eventi intrinseci alla vita dei partiti, comizi, affitto di locali per dibattiti politici ecc.

Ovviamente quando è risultato che i politici si pagavano i biglietti del treno o la benzina per recarsi al proprio collegio elettorale, o in particolari emergenze persino i calzini o le mutande, una grandinata di ridicolo con cui la nostra buona stampa accompagna sempre le imprese di giudici e pubblici ministeri ha coperto l’intera classe politica a tutto vantaggio del prestigio del potere giudiziario, ma anche di quei partiti che fanno delle manette una fonte di successo elettorale. Mi aspetto le critiche e in punta di diritto mi verrà spiegato che quei soldi erano soldi pubblici, da giustificare pubblicamente per scopi pubblici. Mi accontento di rispondere: che fine hanno fatto tutti quei processi e per citare solo un caso: l’ex sindaco di Roma, signor Ignazio Marino, non è stato appena assolto per insussistenza del reato?

L’altro esempio sembrerebbe più semplice, ma anche assai più importante ai fini di una civile convivenza in una nazione assai più grande e potente della nostra. Negli Stati Uniti Il commercio e il possesso delle armi da parte di singoli cittadini è consentito in base al secondo emendamento della Costituzione, presentato nel 1787 e promulgato nel 1791.  Esso recita:

II. A well regulated Militia being necessary to the security of a free State, the right of the people to keep and bear Arms, shall not be infringed.

II– Essendo necessaria, per la sicurezza di uno Stato libero, una Milizia ben organizzata, non sarà violato il diritto del popolo di possedere e portare armi.

Ora sembrerebbe che il diritto della gente di possedere e portare delle armi non può essere violato, ma precisamente per potere costituire, come è diritto di un libero stato, una milizia non solo ben organizzata ma anche ben regolata, cioè ordinata.

La ‘Militia’ è termine che indica una formazione armata composta dai cittadini medesimi di uno stato con compiti di difesa tanto da nemici esterni quanto interni, in un tempo in cui una polizia efficiente a protezione di tutti i cittadini non esiste ancora neppure a Londra, ne è indicata con chiarezza nelle pagine di Adam Smith. Il termine si chiarisce nella sua opposizione al termine Standing Army, cioè come esercito di leva contrapposto a un esercito permanente di militari professionisti. Insomma la milizia ben regolata di cui qui si parla è un esercito di coscritti che possono essere chiamati alle armi in caso di pericolo, capace semmai di mantenere l’ordine pubblico in modo permanente. Questa interpretazione può apparire meno semplicistica, se si pensa che con la dichiarazione di indipendenza del 1776 gli americani si stavano liberando, ma in quanto federazione di Liberi stati, dalla condizione di colonia del Regno britannico, e che gli emendamenti alla costituzione del 1787 vennero proposti per timore di prevaricazione da parte di qualcuno dei tredici stati.

Se vi piace, potremmo dire che i singoli stati erano già tendenzialmente sovranisti. Ma, come si vedrà nel seguito, prevarrà una interpretazione contraria da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti.

Elite e antielite

In una lettera giovanile David Hume (i miei amici sostengono che non ho studiato altro nella vita, ma sono molto pungenti, come in genere tutti gli amici) confessa di essere poco incline a sottomettersi a qualsiasi autorità nei suoi studi. Anche per questo mi è simpatico e ho sempre avuto una spiccata inclinazione ad andare controcorrente su qualsiasi vicenda quotidiana. Se c’è qualche cosa di cui mi pento nella vita è di aver sprecato troppo tempo nella lettura dei giornali, e di una sofferta e passiva partecipazione politica, tanto più che non avevo alcun interesse a un impegno attivo in essa.

 Quando ero giovane c’erano autori alla casa editrice Il Mulino che si rifiutarono di inserire Rousseau nei Classici della democrazia, non senza destare molte polemiche, e sono convinto che neppure per un’ora Jean-Jacques avrebbe potuto sopportare la partecipazione democratica diretta che caldeggiava nel suo Contratto sociale. Probabilmente ce l’aveva con l’arroganza e il fanatismo delle assemblee degli anziani della plumbea calvinistica Ginevra. David Hume per altro considerava Julie ou la Nouvelle Héloïsela sua opera migliore, proprio Hume che invitava le signore a lasciare perdere i romanzi per leggere di storia!  (ma Hume aveva anche l’intelligenza di considerare Laurence Sterne il migliore romanziere inglese e il buon gusto di andare a spasso con l’Aminta di Torquato Tasso nella tasca).  Tutte queste divagazioni per concludere col dire che la piattaforma Rousseau è il peggio che ci potesse capitare.

Church in danger! gridavano preti di ogni risma e setta agli inizi del Settecento in Inghilterra sotto la marea di deismo che li assediava, Democrazia in pericolo gridano oggi i benpensanti di ogni estrazione. Sta di fatto che come la chiesa non affondava tre secoli fa, era soltanto che la gente nell’isola britannica non era più disposta a perderci il sonno e magari la vita per andarle dietro, come aveva fatto nel tormentato secolo passato, così oggi la democrazia non sta affondando; è solo che il mondo va dove lo porta la globalizzazione, le multinazionali, la competizione nella rete e, in breve, politici e governi non sanno bene come comportarsi. Per dire, in una giornata di bora a Trieste, è inevitabile che si sollevino certe sottane o qualcheduno ruzzoli per terra malgrado si sia avvinghiato alle funi. Solo che, mentre nessuno a Trieste si sognerebbe di dar la colpa al sindaco o ai vigili urbani, i democratici più fanatici hanno preso a dar la colpa ai loro avversari politici, a trovar divisivo ogni loro discorso, eversivo ogni loro comportamento.

Un uomo per nulla incolto e inesperto di politica come il fondatore de il Foglio, qualche mese fa tuonava: è giusto e sacrosanto l’impeachment per Trump e le elites devono comandare.  Conoscendolo, non sono sicuro che non pensasse il contrario, ma se va inteso alla lettera, ci si può permettere qualche dubbio. Senza neppure avvicinarmi alla soglia della vicenda giudiziaria di Trump, l’accusa è di aver favorito una ingerenza straniera nella democrazia americana. My God! (come ha imparato a dire mio nipote) il crimine di Trump è perpetrato dagli Stati Uniti verso tutti i paesi dotati di un sistema elettorale. Da quando? da sempre, fate voi. 

Quanto alle elites di chi sta parlando Ferrara? Di quelle europee? Ancora di quelle americane?

 Certamente Trump non solo è, ma vuole apparire prepotente, volgare e antipatico rispetto alla gentilezza e alla eleganza dialettica di un Obama.  Trump è in tutto e per tutto anti-elite. E’ un tycoon che probabilmente ha fatto i soldi anche in modo losco, che ha familiari, donne, amici solo a pagamento, che racconta balle, che pensa di trattare i capi di stato come tratta gli uomini d’affari, che si vanta di poter risolvere complicate crisi internazionali, ma poi non risolve nulla.

Tutto ciò per me non esonera la elite americana (e anglosassone in generale) da tutte le colpe che penso abbia. Ed è una elite che fa danni, tantissimo ipocrita, ma altrettanto arrogante nella realtà. Trump è una meteora. L’elite rimane, è un danno permanente. Insomma anche per la elite tutto è una questione di soldi, anche se invoca in continuazione i sani principi. i diritti umani, i valori democratici, i principi della costituzione, l’eccellenza scientifica, il primato delle sue università, ecc ecc. Ma queste elites americane chi sono? Ignora Ferrara che si muovono molte accuse a questa elite, e in primo luogo di essere diventata piuttosto ereditaria?

Monica Levinsky – per dire – non è mai stata popolare, ma recentemente, a una donna che le ha chiesto di brutto come mai non abbia mai pensato di cambiare cognome, ha risposto prontamente: perché, Clinton lo ha fatto? Penso che solo per questo meriterebbe anche lei una copertina come person of the year, un Oscar, insomma un gran premio e per lo meno una seria riflessione da parte di tanti sedicenti democratici.

Anzi propongo da subito <perché, Clinton lo ha fatto?> dovrebbe diventare un motto da usare fuori dal contesto d’origine, rivolto a chi tenta per esempio di darci lezioni di democrazia. Immaginiamoci per esempio Lilli Gruber che rivolge al suo ospite di turno una domanda in modo che debba rispondere per forza dichiarando che Salvini è un farabutto. Se l’ospite, poniamo, è Marco Damilano, la farà contenta nel migliore dei modi, ma se è un giornalista o un politico appena un po’ distante dal Corriere, dal Sole 24 ore, dal Fatto quotidiano, dovrebbe darmi retta e rispondere soltanto ‘perché, Clinton lo ha fatto?’

Mi raccomando fatelo, e se vi chiedono spiegazioni, ripetete all’infinito ‘perché, Clinton lo ha fatto’? Basteranno pochi casi e diventeremo famosi in due. E ho già pronta una rubrica del mio blog per farmi compagnia.

Femminismo e bidet

Non solo nei paesi anglosassoni, ma in generale nei paesi del Nord-Europa, in Canada, e persino in Francia  a cui dobbiamo l’invenzione, il bidet non arreda la stanza da bagno. 

Quanto a femminismo non sembra che le donne negli Stati Uniti siano seconde a nessuno. Sicché mi è sempre parsa un’anomalia che non abbiano mai fatto richiesta di un simile dispositif, per dirla alla francese. 

Femminismo a parte, io stesso, (come del resto familiari e conoscenti,maschi e femmine),  ho sempre fatto uso del bidet e mi sono trovato in imbarazzo tutte le volte che ho dovuto soggiornare nei paesi citati. 

Per prudenza, prima di scrivere questo articolo, ho inserito in internet il suo titolo. Così ho appreso che Jacques Bidet non è l’inventore del suddetto, ma un autore che si occupa assai seriamente di femminismo. Per il resto quasi niente, salve un titolo di una rubrica femminista: Vade retro bidet. Il succo del pezzo era che la vagina è autopulente, i lavaggi sono antigienici e sconsigliati dai medici. Se necessario, con acqua fredda, perché il calore favorisce la candida.

Ora solo da pochi anni ho saputo che anche le gengive sono autopulenti, (e da pochissimo che i campi non richiedono l’aratura), ma questo non è considerato un buon motivo per non lavarsi i denti. Scene di un uso abbondante e accurato di dentifricio e di filo interdentale è consueto nei film e nei serial americani ed è praticato non solo per combattere le carie, ma anche nella prospettiva di un evento mondano o di un rapporto sessuale.

Quando a circa vent’anni ho trascorso un mese a Parigi  con amici nella centralissima e vecchiotta rue St Denis, in un hotel davvero economico e caratteristico il nostro stanzone aveva due letti a due piazze, con il tipico guanciale a rotolo. Troneggiavano in mezzo due enormi bidet ottocenteschi in cui avrebbero potuto fare il bagno due bimbi di cinque/sei anni, che ci facevano molto ridere e che confermavano quanto già sapevamo:  lo scopo primario del dispositivo era riservato alle pratiche delle prostitute. Questo spiegava perché mancasse nelle case delle signore per bene. Figuriamoci allora nelle puritane dimore della borghesia britannica o nord-americana. Insomma più della vasca da bagno, del lavabo, o persino del water, il dispositivo allude all’idea sconveniente che abbiamo apparati genitali e… un sedere. 

Se questo si congiunge con l’opinione – comune per la verità a tutti gli italiani incontrati in Inghilterra o Scozia in soggiorni di varia durata -, che gli abitanti dell’isola sono veramente un po’ zozzoni si capisce che il dispositivo possa sembrare totalmente superfluo. 

Perché i medesimi abitanti non se ne adontino come di un volgare pregiudizio indicherò alcuni fatti incontrovertibili: 1) fino al termine del secolo scorso Inglesi e Scozzesi avevano distinti rubinetti per la calda e per la fredda, persino nei bagni di lusso. Li guidava probabilmente l’idea che far scorrere acqua calda e fredda sia un inutile spreco. La doccia era assente. 2) a conferma, nei pub boccali, tazze e piattini per decenni sono stati puliti con il detersivo e solo di recente sciacquati con acqua. I medesimi pub sono molto belli e confortevoli rispetto ai nostri bar, ma sicuramente a scapito di una reale pulizia e disinfestazione. Nei medesimi locali è possibile notare che il contenuto di latte, caffè, birra che immancabilmente si riversa sul piattino – dato che i recipienti sono usati come unità di misura – viene riversato dai clienti dal piattino nella tazza o al boccale. 3) l’uso domestico costante di moquette e tappeti, materiale molto adatto allo sviluppo di una flora batterica 4) la ripetuta raccomandazione fatta dalle amiche a mia moglie: ‘per carità non accettare un invito per un lunch a due, ti toccherà mangiare l’insalata dell’orto dietro casa con tutta la sua terra’ 5) l’uso degli adolescenti maschi a riversare il risultato dei loro esercizi solitari in un calzerotto, tanto che il grido ‘fatti una sega nel calzino!’ è la risposta consueta di qualsiasi compagna di scuola malamente importunata 6) mi fermo qui, ma se non basta, vi ricordo che proprio il popolarissimo Johnson, quando era sindaco di Londra, si vantava di non tirare mai l’acqua ogni volta che andava in bagno per i bisogni minori.

To be fair, vi accontenterò deplorando che gli italiani, se sono più puliti a casa propria, non sono in grado di lasciare un gabinetto pubblico decente. Penso che dovremmo essere considerati un popolo veramente incivile, fino a quando i nostri locali pubblici (bar, scuole, ospedali) non saranno dotati di un numero sufficiente e adeguato di toilette immacolate.

Tutta questa diatriba per proporre ai popoli del Nord-Europa e soprattutto alle loro donne di esigere finalmente i bidet nelle loro toilette. I Britannici, del resto, hanno fatto recentemente enormi passi nella rubinetteria, tanto da essere all’avanguardia nell’uso di miscelatori e di docce. 

Accattateve o bidet! ve lo supplico in napoletano. 

O per lo meno discutetene! Non c’è neppure bisogno di farne tema di un dibattito di gender, perché almeno il sedere lo abbiamo tutti!

Technology sex and power e nudità negli Stati Uniti

I millennials sono la generazione americana nata nell’ultimo decennio del secolo scorso, divenuti protagonisti nel bene e nel male, in questi ultimi anni.  Il magazine Time dello 11 novembre 2019 narra la triste vicenda di Katie Hill, entrata giovanissima nel parlamento americano, grazie alla tecnologia digitale, ma costretta prestissimo alle dimissioni, per alcune foto apparse in rete che la propongono nuda e svelerebbero i suoi rapporti sessuali con una donna impegnata nella sua campagna elettorale  e con un consulente legale del suo staff. Il giornale sentenzia: la tecnologia digitale ha cambiato il sesso, il sesso ha cambiato il potere, e il potere è nuovamente vulnerabile, per sviluppi tecnologici che non esistevano dieci anni fa. Tra parentesi Katie è bisessuale, ammette la prima relazione, ma nega la seconda e considera il tutto una montatura orchestrata dal marito durante la fase del divorzio.

La weaponization of nude images, cioè la trasformazione in armi  capaci di distruggere la reputazione di un avversario è un crimine sessuale che i politici al potere non hanno saputo affrontare, commenta la giornalista Charlotte Alter. Anche in clima di Me-Too non è facile spiegare quale meccanismo abbia costretto Katie alle dimissioni. Secondo questo nuovo codice etico il consenso sessuale è impossibile quando c’è differenza di potere tra i partners. E tuttavia Charlotte Alter si chiede: basta la differenza di potere per rendere il rapporto una colpa? Non c’è stata nessuna accusa di coercizione, assalto, o abuso.  Simili interrogativi e altre considerazioni completano l’articolo senza soluzione. ‘Nessuno è perfetto, si scusa la deputata dimissionaria, ma non avrei mai pensato che le mie imperfezioni potessero venire usate come armi per distruggermi’.

 E per me ritorna la domanda perché le sue immagini nude le considera imperfezioni? Sono semplici immagini di nudità o piuttosto inequivocaboli video che testimoniano il rapporto? Al che mi pare di capire che persino la giornalista scrive il suo pezzo in una vaga atmosfera di tabu e autocensura.

In ogni caso, perché la vita sessuale di un politico non è un affare privato, ma piuttosto argomento di valutazione della sua moralità, nel paese che più di tutti ha considerato una assidua pratica sessuale indizio di buona salute e magari un esercizio salutare come il jogging o il nuoto in piscina?

Immunità legale dei fabbricanti di armi

Per una lunga consuetudine sono propenso a credere che i tentativi di rendere attuale il pensiero di un filosofo del passato ha prodotto più male che bene, almeno per la corretta interpretazione del filosofo in questione. Per aver dedicato gran parte dei miei studi al pensiero di David Hume e al background della sua istruzione filosofica mi capita tuttavia di imbattermi in un articolo del Time 4 November 2019 dedicato al Protection of Lawful Commerce in Arms Act (PLCAA), ragguardevole legge non a caso firmata nel 2005 da George Bush junior, un presidente americano che ha inteso rinverdire la concezione tradizionale della giustizia americana secondo le encomiabili tradizioni del Far West. L’articolo (pp. 20-21) firmato da Melissa Chan, che non trascura il carattere eccezionale di questa legge, è la causa prossima di quanto scrivo nel seguito.

E’ stato una sorpresa per me sapere che esiste una legge americana che rende praticamente immuni tutte le industrie americane che costruiscono e commerciano le armi da ogni causa in tribunale prodotta dalle vittime di ogni omicidio, più o meno di massa, sul suolo degli Stati Uniti. Ragione per cui è possibile portare in tribunale poteri del calibro di Google o Facebook e persino i poliziotti che hanno messo fine alla strage uccidendo l’autore o rendendolo inoffensivo, ma impossibile far causa ai fabbricanti di armi.

La legge in questione, a testimonianza dell’elevato e raffinato sentimento giuridico della nazione americana, non è tale da non ammettere eccezioni, rispetto alla protezione del legittimo commercio delle armi. Delle 6 eccezioni previste mi interessa la quinta che qui riporto per intero:

An action for death, physical injuries or property damage resulting directly from a defect in design or manufacture of the product, when used as intended or in a reasonably foreseeable manner, except that where the discharge of the product was caused by a volitional act that constituted a criminal offense, then such act shall be considered the sole proximate cause of any resulting death, personal injuries or property damage.

Giffords Law Center: “Gun Industry Immunity”

E’ facile vedere che questa eccezione si riferisce a danni accidentali derivanti da un difetto nella progettazione o fabbricazione del prodotto, come può accadere per danni prodotti da automobili o da utensili di cucina, ma è facile notare che questa quinta eccezione contiene a sua volta una eccezione: discharge è una bella parola inglese che si può intendere tanto in senso commerciale (per esempio quando un container viene scaricato da una nave) e in senso lato come distribuzione del prodotto, quanto in senso specifico come scarica di proiettili da una pistola, un fucile o un mitra. Se la scarica del prodotto, cioè se lo sparo è stato causato da un atto volontario che costituisce offesa criminale, allora questo atto deve essere considerato l’unica causa prossima di ogni morte o danno conseguente. Cioè l’eccezione dell’eccezione elimina l’eccezione.

Ma che cosa c’entra Hume? Eh no, non lasceremo le cause prossime nelle mani dei giuristi: sono questioni che hanno interessato per millenni i filosofi e si sa che David Hume ha scritto l’intero primo dei tre libri del Treatise of Human Nature sulla causalità.

Ora c’è un problema, anzi due: Hume faceva esplicitamente professione di scetticismo, ma il caso vuole che gli interpreti preferiscano parlare di scetticismo mitigato, per attribuire a Hume dottrine esenti da ogni dubbio. In secondo luogo Hume pubblicò il terzo libro del trattato, sulla morale e sulla politica, un anno e mezzo dopo i primi due libri, quando ormai era deciso ad accantonare un suo tema privilegiato: l’associazione delle idee.

Premesso ciò, è ragionevole sostenere che Hume considera l’invenzione della giustizia un preliminare necessario alla convivenza pacifica degli uomini e – con rincrescimento di alcuni interpreti -fa consistere la giustizia nella costituzione della proprietà privata. Tuttavia nell’esaminare le regole della tradizione giusnaturalistica relative all’acquisizione di una proprietà e alla stabilità del possesso Hume semina dubbi (‘consumando forse più di una vendetta verso gli studi imposti per dovere’ (David Hume’s moral scepticism) p. 173) e non sa se ricorrere al criterio dell’utilità o alle regole associative dell’ìmmaginazione. Questo perché ‘no questions in philosophy are more difficult, than when a number of causes present themselves for the same phenomenon, to determine which is the principal and predominant’ Treatise book 3 sect. iii, nota. Per citare un suo esempio (ivi, pp. 507-508 ,n.), (tratto forse dalla sofistica greca) quando due colonie rivali intendono appropriarsi di una citta abbandonata dai suoi abitanti, chi va considerato il primo occupante? Il delegato che tocca la porta della città, o quello che lo anticipa scagliando una lancia sulla medesima? For my part – dice Hume – I find the dispute impossible to be decided, and that because the whole question hangs upon the fancy…e si diffonde sulle molte cause.

Torniamo alla nostra legge e alle nostre eccezioni e vediamo un caso concreto di applicazione .

One young boy was playing with his father’s gun and accidentally shot his friend.

Adames v. Sheehan, 909 N.E.2d 742 (Ill. 2009)

La famiglia dell’ucciso fece causa alla fabbrica della pistola, sulla base della quinta eccezione. La pistola era sostanzialmente pericolosa e difettosa, perché mancava di un dispositivo di sicurezza capace di impedire a bambini di sparare, né includeva adeguate avvertenze relative al prevedibile uso della pistola da parte di bambini. Il querelante quindi considerava applicabile la quinta eccezione, ma la corte suprema dell’Illinois ritenne che non potesse essere applicata perché la morte del bambino ‘was caused by a volitional act that constituted a criminal offense’. L’unica causa della morte da considerare è la causa prossima, la causa prossima è premere volontariamente il grilletto di una pistola rivolta verso una persona o i suoi bene. Di per se questo è un reato e quindi l’eccezione quinta è inapplicabile. Uno che abbia letto Hume potrà nutrire qualche dubbio e chiedersi perché debba considerarsi unicamente la causa prossima, e se del caso, non potrebbe essere la causa più prossima l’improvvisa comparsa dell’amico di fronte alla pistola, o ancora, non è lecito chiedersi se il bambino conosce le conseguenze del suo atto e, soprattutto, è in grado di avere la benché minima nozione giuridica di criminal offense?

A ben vedere il ragionamento della suprema corte è abbastanza conseguente. Le pistole servono per uccidere le persone, basta premere un grilletto. Uccidere le persone è un reato. A meno che… non si è autorizzati. In questo caso si può far causa a una fabbrica di armi solo se la pistola si inceppa, o il fucile spara storto. Questa è la corretta interpretazione della quinta eccezione.

In attesa che i politici americani decisi a cancellare questa legge diventino abbastanza numerosi, i parenti delle vittime dovrebbero organizzarsi. Una giornata della memoria, tre cimiteri negli Usa, a New York, a Los Angeles e a Washington dove raccogliere, letteralmente o simbolicamente, l’intera popolazione delle vittime.