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Conversioni in legge e Codici della strada (III modifica)

Tra le novità del codice della strada segnalate dalla stampa quotidiana è sembrata la più importante quella relativa all’attraversamento pedonale. E’ obbligatorio fermarsi non solo quando il pedone attraversa la strada, ma anche quando è ancora sul marciapiede.

Poiché sulle strade italiane le strisce pedonali non offrono alcuna garanzia di sicurezza e spesso sono il luogo su cui si riscontrano morti e infortuni gravissimi, vale la pena di valutare bene la novità del codice e quale impatto possa avere per garantire maggiore sicurezza delle infrastrutture, oggetto della legge presente.

Prima domanda: è veramente una novità? Seconda domanda: raggiunge veramente lo scopo?

Nell’articolo 191 del Codice della strada, il comma 1 è sostituito dal seguente:

Quando il traffico non è regolato da agenti o da semafori, i conducenti devono dare la precedenza, rallentando gradualmente e fermandosi, ai pedoni che transitano sugli attraversamenti pedonali o si trovano nelle loro immediate prossimità. I conducenti che svoltano per inoltrarsi in un’altra strada al cui ingresso si trova un attraversamento pedonale devono dare la precedenza, rallentando gradualmente e fermandosi, ai pedoni che transitano sull’attraversamento medesimo o si trovano nelle sue immediate prossimità, quando a essi non sia vietato il passaggio. Resta fermo per i pedoni il divieto di cui all’articolo 190, comma 4;

Questo era prima il comma1:

Quando il traffico non è regolato da agenti o da semafori, i conducenti devono fermarsi quando i pedoni transitano sugli attraversamenti pedonali. Devono altresì dare la precedenza, rallentando e all’occorrenza fermandosi, ai pedoni che si accingono ad attraversare sui medesimi attraversamenti pedonali. Lo stesso obbligo sussiste per i conducenti che svoltano per inoltrarsi in un’altra strada al cui ingresso si trova un attraversamento pedonale, quando ai pedoni non sia vietato il passaggio. Resta fermo il divieto per i pedoni di cui all’articolo 190, comma 4.

Il comma 1 dell’art. 191 è già presente nel Codice della strada del 1992. Ho indicato in corsivo la proposizione aggiunta, già presente comunque nel 2010, si veda http://www.giudicedipaceroma.it/categoria/codice-della-strada-2010. (Quasi impossibile scoprire, consultando le GU, l’anno esatto di qualsiasi modifica)

Come si vede, l’unica reale novità è la sostituzione ai pedoni che si accingono ad attraversare l’espressione si trovano nelle sue immediate prossimità.  Inoltre all’espressione all’occorenza, si sostituisce gradualmente.

Prima conclusione: non c’è nessuna novità, ma solo ignoranza delle regole, visto che il pedone, prima come ora, aveva la precedenza anche quando si trovava sul marciapiede. Semmai accingersi ad attraversare era più preciso di trovarsi in prossimità.

Un pedone può passare vicino alle strisce senza la minima intenzione di attraversare, e la prossimità è un concetto vago, (un metro, tre metri, ecc.?-irrilevante il riferimento al comma 4 dell’art. 190) Semmai all’occorrenza lascia aperta alla valutazione del conducente l’obbligo di fermarsi; gradualmente tuttavia è pleonastico (che si fa altrimenti: si inchioda?) come, in buona parte tutto, il nuovo comma.

Tralascio per ora ogni commento sulla seconda parte del comma che non comporta differenti variazioni. Ma, come al solito, al legislatore distratto, e alla stampa che lo segue pedissequa, faccio notare che, sebbene l’idea di fermarsi mentre un pedone attraversa non meriterebbe neppure un comma del codice della strada (e che altro? lo dovrebbe accoppare o storpiare?) l’idea che sulle strisce pedonali il pedone abbia la precedenza sulle vetture è quella da salvaguardare, se si vuole in veramente migliorare la sicurezza delle strade.

E allora ha davvero poco senso sventolare come una grande novità l’idea che la precedenza inizia fin dal marciapiede, quando il codice della strada non garantisce in alcun modo la stessa visibilità delle strisce pedonali.

E’ da un pezzo che deploro il fatto che in Italia, diversamente da quel che accade nei paesi civili, non si propone alcun divieto di sosta in prossimità delle strisce pedonali.

Eppure, il Codice della strada, questo mostro in continua evoluzione metastatica, come tutti i Codici italiani, – ho scoperto solo di recente – propone il divieto di sosta prima delle strisce pedonali, e ne disegna anche la segnaletica (art. 145, comma 4):

Purtroppo l’articolo lascia a chi fa le strade la facoltà di utilizzare o meno il divieto (cari sindaci italiani, forse avete qualche morto sulla coscienza!). Inoltre, limita il divieto di sosta soltanto allo spazio precedente a destra della direzione di marcia, mentre dovrebbe valere da entrambi i lati, e forse da ogni lato o direzione, visto che ormai i sensi unici non sono veramente tali.

Quanto alla segnaletica, sarebbe meglio disegnarla sul bordo del marciapiede come fanno in Inghilterra. Ma qui si aprirebbe una lunga parentesi, dato che le strisce pedonali diventano invisibili quando piove; sono spesso semi-cancellate (per esempio, nella più stretta prossimità all’ombelico, o fallo, di Bologna: la Torre degli Asinelli). Grazie al Led, chi si inventa la segnaletica, avrebbe cento diversi modi per rendere le strisce davvero visibili.

Aggiungo che, qualora la misura fosse adottata per ogni striscia pedonale, l’attenzione e il rispetto della precedenza del pedone diverrebbe un’abitudine per ogni automobilista, come accade nei paesi civili.

Circa la seconda proposizione del comma osservo soltanto che, almeno nella città di Bologna, il verde sincrono per auto e pedoni è diventato un criterio talmente diffuso, da consentire alle auto solo una falsa partenza, proprio come alle olimpiadi.

Infine, il comportamento di motociclisti e ciclisti merita un articolo a parte.