Archivi tag: Storia

La Scuola di Limes

                   C’è del marcio a Roma mi viene da dire. Perché giornali e scuole create con le migliori intenzioni finiscono per nutrire dentro di sé qualcosa che puzza. Così gli esimi professori della Luiss si sono trovati a condividere il ruolo con un sociologo del terrorismo che non amano, perché visibilmente innamorato e affascinato dalla figura di Wladimir Putin.

Il video promozionale della Scuola di Limes, in cui Lucio Caracciolo e Diego Fabbri illustrano a turno obiettivi  e caratteristiche della Scuola, vacilla spesso tra opportunismo (un carattere di cui parlerò a lungo più avanti) e razzismo

Il termine ossessivamente ricorrente nel video è percezione, punto di vista e si fa affidamento per l’insegnamento a cartografie, scenari che si incrociano o che occorre incrociare. Spesso l’atlante geografico bidimensionale è contrapposto all’ atlante dotato della terza dimensione storica e persino non è chiaro quale è quello esistente e quello inesistente.

Vediamo ripetersi in buona parte l’equivoco già presente nell’esordio di Aldo Ferrari. Soltanto che la dimensione storica di cui si parla qui non ha alcun vincolo oggettivo.

L’unica sciocchezza che ho trovato nel testo di Ferrari è il fatto che Nicolaj Gogol, pur essendo ucraino, scrive in russo, a testimonianza del fatto che l’Ucraina non è ancora una nazione. Che è come dire che Jonathan Swift, l’autore dei Gulliver Travels e della Modesta proposta, non pensa che l’Irlanda sia una nazione, perché scrive in inglese.

Diego Fabbri, a un certo punto, rinvia a una tesi filosofica che non nomina, ma che è chiaramente quella secondo cui non esistono fatti, ma solo interpretazioni. Eppure altrove sostiene che l’approccio geopolitico rifugge da categorie filosofiche o moralistiche, tanto è vero che lui e Caracciolo non parlano mai di invasione, ma sostengono entrambi che il punto di vista di Putin è difensivo.

Un altro termine usato impropriamente è impero, per cui esisterebbe un impero russo, un impero americano, persino un impero europeo. Ma non basta, impero ha un significato positivo soltanto quando è russo.

Per esempio: “l’obiettivo della Russia è un obiettivo meramente difensivo, che già descrive una postura, di un paese che è molto più di un paese, un impero che viene raccontato in Occidente soltanto come offensivo o comunque pericoloso come tutti gli imperi . Intendiamoci,oggi certamente pericoloso perché sulla difensiva, perché in grande difficoltà”.

Esempio contrario: “Putin è certamente consapevole che un impero europeo non esiste’’, ma “vuole impedire che ci siano le basi perché questo paese o non paese, scegliete voi, non entri nella Nato, cioè nell’organizzazione dell’impero europeo in America

Questo modo di esprimersi puzza, ed è bene precisare che cosa è un Impero e che cosa non lo è. Immanuel Kant è nato a Königsberg, vissuto a Königsberg, insegnato tutta la vita all’Università di Königsberg. Gli abitanti lo amavano e regolavano i loro orologi sulle sue uscite di casa. Parlavano tedesco semplicemente perché erano tedeschi, sudditi di Federico II.

Dal 1946 Königsberg è diventato territorio della Russia sovietica con il nome di Kaliningrad, in onore di un famoso rivoluzionario, e nell’arco di tre anni è stato cacciato ogni tedesco. Oggi ha un milione di abitanti russi divisi tra città portuale e campagna.

Ora chiederei a Caracciolo di indicarmi in quale parte del mondo gli Stati Uniti, che hanno scorrazzato e fatto guerre un po’ dappertutto, possiedano un solo territorio. Guantànamo gli è sempre stato rinfacciato.

“Questo paese a torto o ragione si sente sotto costante minaccia e soprattutto teme l’attacco da ovest… fossero Svedesi, Polacchi,  Francesi o Tedeschi hanno penetrato lo spazio russo da Ovest e i russi si sono salvati aumentando lo spazio che investe chiunque debba entrare. Perciò per i Russi “E’ essenziale avere più spazio possibile fra le mura del Cremlino e le avanguardie della Nato

Anche questo è raccontare la storia al contrario, perché l’Impero russo, per estendersi, si è scontrato con nemici esterni. I russi non si salvati aumentando lo spazio ad ovest. Piuttosto Napoleone e Hitler si sono inguaiati arrivando a Mosca o cercando di arrivarci.

Dell’Ucraina poi si parla sempre in termini negativi:  “il modesto esercito ucraino”.. “L’Ucraina è uno stato molto complesso dal punto di vista etnico culturale e geopolitico   una cosa è Leopoli e una cosa è Mariupol,  una cosa Odessa e una cosa è Luhans’k, che sono sempre ucraine,  ma che è difficile tenere insieme

Ma io penso che l’Ucraina si senta nazione, anche se nel giro di mesi durante la rivoluzione russa venne occupata dalla Germania, dall’armata bianca degli zaristi, e infine dall’armata rossa. Penso anche che sia meno un’invenzione di Lenin, come sostiene Putin, di quanto l’Italia sia stata un’invenzione dell’Inghilterra, quando costrinse il Piemonte a inviare un contingente nella guerra di Crimea (1856), perché certamente una cosa era Torino e una cosa Bari, una cosa era Palermo e una cosa Genova, una cosa era Venezia e una cosa Napoli.

D’altra parte nell’approccio geopolitico quelli che ho chiamato caratteri nazionali acquistano una fissità e al tempo stesso una tale importanza strategica da rasentare il razzismo.

“Così gli Stati Uniti sono un caso unico nella storia di egemone e, allo stesso tempo, rivoluzionario. Sicchél’America “ha una cifra inevitabilmente dinamica”  ….”se si stesse ferma probabilmente ne morirebbe”… “ha bisogno di rimettersi sempre in gioco e qualche volta giocando dei giochi molto pericolosi”

Nel caso della Russia occorre tener presente “la psicologia di una collettività, il suo senso di percezione, o di contare anche di più dei mezzi di cui è a disposizione”… “una percezione che potrebbe innescare una reazione non prevista”.

Nella Scuola “non si parla solo di obiettivi quantitativi”… “ma i Russi che cosa vogliono, a che cosa non rinuncerebbero, probabilmente non rinuncerebbero alla percezione che hanno di sé e che incutono negli altri, … il Russo si sa, molto spesso si sazia, cioè, non di un benessere materiale ma del timore, del prestigio,  del rispetto che esercitano sugli altri”

 Queste “psicologie collettive non maturano in un anno o in un decennio, maturano qualche volta nei millenni. Ai ragazzi russi viene insegnato nei loro manuali di storia.

Ora anche i manuali di storia nei licei britannici fanno un po’ ridere: Tutti i capitoli si intitolano:  “L’Inghilterra e…” il pleistocene, …Giulio Cesare,.. la scoperta dell’America, …e così via. Ma non credo che ciò produca in loro un senso di superiorità, per così dire, ariana”.

E, come ho scritto io, probabilmente la Sardine non sarebbero esistite, senza cantare ‘Bella ciao’ fin dall’asilo nido. C’è stato un periodo che, per ridicolizzare certi manuali, si inventavano titoli come “L’elefante e la Resistenza”. Sono caratteri che non si tramandano, senza particolari strategie politiche.

In conclusione, questo approccio geopolitico alla guerra di Crimea prefigura un esito del tutto scontato, ma molto condiviso in Italia.

Radici

Aldo Ferrari, docente di storia alla Ca’ Foscari, ma anche politologo, specializzato in slavistica e armenistica, è autore di decine di libri sulla Russia.  In un video pervenuto dall’ISPI alle scuole, Aldo Ferrari esordisce così: ” il mio compito è presentare questo conflitto in una prospettiva storica perché questo conflitto pur essendo una questione di questi giorni ha dietro di se una storia molto lunga e più che millenaria.

A grandi linee bisogna ripercorrere questa lunga storia, perché altrimenti non si comprendono le ragioni di un conflitto terribile ma che senza poter essere giustificate devono essere comprese nella loro prospettiva storica.

Il primo stato russo nacque proprio intorno alla città di Kiev odierna capitale dell’Ucraina nell’anno 862,…. Non è solo una questione geografica, è una questione  di interpretazione storica, di comprensione delle diversi interpretazioni storiche.

Rus of Kiev, Russia di Kiev, è la citta madre; a rivendicare l’eredità di Kiev sono comprensibilmente gli ucraini ma anche i russi che in questa città vedono l’inizio della loro storia e della loro cultura. Quindi vediamo come l’interpretazione storica diventi cruciale anche nella comprensione del conflitto di oggi.

Non a caso tutto è cominciato con discorso di Putin proprio di carattere storico, discutibile, russo centrico quanto vogliamo, che negava all’Ucraina il diritto storico culturale di essere un paese indipendente e il giorno dopo l’esercito russo è entrato in Ucraina, quindi l’azione militare”.

A parte il fatto che i discorsi di Putin del 21 e del 23 febbraio sfiorano soltanto la questione storica, per altro proposta da Putin in molti altri discorsi, se la sua prospettiva è ‘russo centrica e discutibile’ non vedo perché non debba essere discussa e, se confutabile, confutata.

Difatti, la ricostruzione di Ferrari dimostra al contrario che la storia dell’Ucraina è assai diversa dalla storia russa. Per esempio, la struttura delle città stato lungo il corso del Dniepr e del Principato che ha origine nella figura leggendaria di Rurick non ha alcuna delle caratteristiche autocratiche che caratterizzano la Russia di Ivan il terribile e della ‘Terza Roma’, della dinastia del Romanoff, tantomeno le caratteristiche della Russia di Pietro il Grande o di Caterina ii, che tanto si è impegnata nella sottomissione dei territori imperiali.

Si deve aggiungere che quando lo Zar nel febbraio del 2017 abdicò, le prime nazioni che proclamarono la loro indipendenza furono l’Ucraina e la Lituania.

Altri, come Corrado Augias e Alessandro Barberi, considerano almeno triplice la gestazione di quella che Augias chiama l’anima russa. In un video discorrono agevolmente sul tema, non senza scivoloni. Alessandro sostenendo che la repressione di Pinochet fu condannata solo a posteriori, Corrado attribuendo alla Russia una spiritualità, presente anche in Putin, visto che in Guerra e pace le armate dello Zar si inginocchiano di fronte al quadro della Madonna esibito dal Patriarca.

Perciò mi sento autorizzato anche io a qualche divagazione. Il periodo rivoluzionario, tanto nel caso della Rivoluzione francese, quanto della Rivoluzione russa, è un lasso di tempo estremamente limitato. La Rivoluzione francese dura non oltre sei anni. Prima e dopo la Francia non cambia carattere. Anzi si può dire che Napoleone Bonaparte interpreta assai meglio di Luigi XIV la concezione dello Stato come entità suprema che non è disposta a condividere il potere.

Quanto alla Rivoluzione russa, il periodo propriamente rivoluzionario, in cui è incerta la vittoria di uno qualsiasi dei contendenti, dura al massimo quattro anni. Ma si può dire che dopo quattro anni, i tre determinatissimi fanatici, Lenin a Pietroburgo per controllare le alterne vicende della Duma, Stalin a sedare qualsiasi moto antirivoluzionario nella Russia, Trotskij a rincorrere zaristi e menscevichi nei territori a occidente della Russia, l’estensione della Russia Sovietica coincide con l’estensione della Russia dello Zar.

Basta Bugie

Basta Bugie

Basta Bugie, questo giornaletto cattolico dal titolo ardito, tra gli argomenti trattati, ha anche una rubrìca in cui vengono raccontate le vite dei Santi.

Traggo dall’articolo sulla vita della Santa Maria Maddalena de’ Pazzi  (1566-1607) il seguente brano relativo alla sua vestizione:

‘La sua vita consacrata fu immediatamente contrassegnata da doni mistici incomparabili. Nei quaranta giorni successivi alla professione religiosa, Gesù, anche più volte al giorno, la rapiva in estasi. Le fece più volte ammirare la bellezza della Sua Santissima Madre, le tolse il cuore e lo nascose nel suo Cuore, le affidò come maestro lo Spirito Santo e le diede come consiglieri sant’Agostino, santa Caterina da Siena, la beata Maria Bagnesi e il suo angelo custode’.

Chiaramente gli editori di Basta Bugie hanno tratto di peso la vita di questa suora da un libretto devoto di epoche passate. Tuttavia, un giornale che si intitola Basta Bugie, non dovrebbe pubblicare la vita di una santa nello stile fiorito e metaforico dell’epoca d’oro della Controriforma. Qualche devoto potrebbe prenderlo alla lettera e pensare che Gesù operasse già dei trapianti.

La santa è famosa per il suo stile di vita penitenziale e la sua ricerca della sofferenza estrema. Un fenomeno assai diffuso in quel periodo in cui si voleva rimediare allo stile di vita piuttosto epicureo o mondano di tanti monasteri maschili e femminili.

Proprio a due passi da casa mia, c’è un palazzo antico con una targa in cui si dice che, in una cappellina sulle scale, trascorse in preghiera l’intera sua vita il Beato Lodovico Bormioli (1433-1485) . Ora, passare quasi ogni giorno per quello stradellino (Via Dal Luzzo, Bologna) e leggere la targa mi crea un po’ d’angoscia.

Per fortuna mi colpì in gioventù l’affermazione di un ardente discepolo di Cristo, secondo cui si può diventare santi anche spegnendo le candele dell’altare maggiore con il lancio di noci da distanza adeguata. Idea alquanto peregrina, ma che ebbe su di me un effetto liberatorio.

Mentre, che lo stile di vita dei Santi e la tipologia dei Miracoli siano determinati dalla specifica età storica, non è affatto un’ idea peregrina.

Ripensandoci tuttavia, così com’è, quel testo, tenuto conto della distanza storica, si armonizza perfettamente con il tono e il fervore odierno del giornale: la vita del cristiano non è mica una roba da codardi.

 A me conferma l’idea che ogni religione abbia i suoi talebani.