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Varie. Qualche riflessione in margine alla campagna elettorale.

1. Per caso il 9 agosto ho fatto uno zapping su Controcorrente di Veronica Gentili all’ora di pranzo. Veronica ha una certa grinta, distribuisce bene la parola e soprattutto ha ciglia finte e uno sbattere di palpebre notevole (quando è truccata a dovere) mentre ascolta i suoi ospiti. Sembra che davvero li ascolti e prepari il seguito, e credo lo faccia per davvero. I suoi ospiti non erano tutti favorevoli: Maria Giovanna Maglie sì, ma certamente contrari Cesare Damiano e Gianfranco Pasquino. Un altro modo di fare informazione anche durante la campagna elettorale.

2.         In Propaganda live (16 settembre) per far ridere, Diego Bianchi si traveste come sempre da Zoro, un trasteverino poco credibile, come spesso il suo programma televisivo. Trova la Meloni aggressiva e volgare, e invita i suoi ospiti Francesco Guccini e Paolo Virzì a smentire l’idea di Giorgia, secondo cui molti attori si dichiarano di sinistra, altrimenti non troverebbero lavoro.

Alla Meloni piacciono le canzoni di Guccini, e in passato lui è stato ospite in qualche evento, perciò ha dovuto scriverne una truce contro di lei. Nella interminabile intervista che Zoro gli fa, il modenese si dichiara, come prevedibile (data l’età), un Bersaniano convinto. La presenza di Virzì è più breve, il suo racconto più agile, da cineasta, e ha la battuta per l’applauso: a me che sono un anarchico di Livorno tocca dir bene del Governo Draghi! Quindi non solo gli attori, ma anche cantautori e registi sono di sinistra altrimenti… come dice Giorgia.

 3 Stranieri:

Dicono che con lo ius scholae e lo ius soli ci guadagniamo, perché gli stranieri faranno quei lavori che noi non siamo più disposti a fare.  Noi chi? Noi anziani? No di certo, visto che è legittimo andare in pensione. Noi chi, allora?  i giovani? ma allora che vuol dire che non siamo più disposti a fare? se non l’hanno mai fatto? C’è un bel po’ di razzismo in questa affermazione. Sono convinto che Africani, Marocchini, Peruviani, Filippini mi darebbe ragione.

L’edilizia, per esempio? Oggi, inoltre, è un lavoro che non è così gravoso come 50 anni fa. E richiede abilità e competenze. Ma anche chi non si è mai fermato ad ammirare la perizia di chi rovescia la cazzuola di cemento sul muro grezzo e lo distende può pensare che sia umiliante.

 L’ho scelto perché di questi tempi, restauratori e restauratrici delle facciate dei centri storici sono tutti italiani e italiane, spesso accucciate per terra a cementare e lisciare capitelli e colonnate. Senza vergogna, perché sono competenti e pagati il giusto. Quindi diciamo la verità, le imprese vogliono risparmiare.

Ma la globalizzazione è proprio questo. Il vantaggio è diminuire i costi e aumentare i profitti. Basta pensare a favore di chi per metterla in discussione.

4  Sovranista

Possiedo un DIZIONARIO Zanichelli dodicesima edizione PUBBLICATO nel 1998. 

Trovo Sovrano: ci sono molte definizioni relative agli Stati e ai Monarchi, ma quello che fa più al caso mio è ‘chi non dipende da alcun altro’.

Dunque, nel mio dizionario la parola sovranista non c’è. Ma quando ci sarà – tanto è accogliente e inclusivo il Politically Correct  – il vocabolo assume subito un significato dispregiativo e contrapposto, nel caso più frequente, a Europa, Unione Europea, Stati Uniti d’America.

Poiché, per amore di equità, cerco sempre un rimedio antagonista al Politically correct, mi imbatto nella parola Leccaculo. Definizione: (volgare e dispregiativo): chi specialmente allo scopo di trarne un vantaggio, mostra servilismo, adulazione e simili nei confronti di chi detiene il potere. Perciò, dirò che in Europa ci sono leccaculisti (ottima variante: paraculitsti) e sovranisti.

Chi sono i leccaculisti in Italia? Sicuramente quanti dal 1917 al 1989 adorarono l’Unione Sovietica. Dopo si sono schierati, o a favore della Germania (con Prodi), o a favore della Francia (con Letta).

A proposito, il PD chiama gli elettori della destra, o della sola Meloni, Euroscettici, mentre i propri sono Europeisti. Non gli passa neppure per la mente che si possa essere Europeisti senza essere leccaculisti.

Non ripeterò qui  i tanti esempi indicati degni di destare qualche dubbio. Solo adesso si accorgono che la Germania è già pronta a risolvere il suo problema per il caro bollette energetiche con 200 miliardi.

5   Quote rosa elettorali

Giorgia Meloni non ama le quote rosa, tanto meno le quote rosa elettorali. La democrazia si fonda sulle preferenze espresse da tutti i cittadini del proprio Stato, liberi di decidere chi saranno deputati e senatori italiani, uomini o donne. Il partito che si sceglie le proprie quote elettorali non pare tanto democratico. Oddio, che Laura Boldrini sia una quota rosa del Pd?!

6  Il dopo voto

Una sconfitta così bruciante, una destra che possa governare solo sin base alla maggioranza parlamentare suscita certo reazioni scomposte.

Il Pd è il partito di maggioranza all’opposizione ed Enrico Letta non smette di farlo notare.

Pier Luigi Bersani è tra i più furiosi, ma con qualche scompenso.

Vorrebbe mostrare come un partito si fa classe dirigente:  ‘io sono stato il primo a fare il rigassificatore a Rovigo’. Mi chiedo, perché nel cortile (pardon, nella Regione ) del vicino, e non in Emilia, visto che nessuno li ama e lui stesso  vuole imporlo a Piombino?

Lamenta che i giovani non hanno memoria e il suo pensiero corre alla resistenza. Ma anche lui dovrebbe fare qualche esercizio di memoria, non dico tanta, ma almeno fino al principio del Novecento. Non abbiamo avuto due guerre mondiali perché Francia e Germania continuavano a contendersi il dominio dell’Europa? O crede che si ammazzassero a milioni per i vigneti dell’Alsazia-Lorena?

Oggi abbiamo l’Europa Franco-Tedesca.

Ancora ruggisce: ‘se si azzarda a cambiare la Costituzione’, con riferimento alla elezione diretta del presidente della repubblica’. Discutibile certo, ma non sarà che tutti i presidenti eletti in Parlamento erano di sinistra? Quanto a cambiare la Costituzione, non ne avete fatte tante o proposte voi per primi, a cominciare dalla riduzione del numero dei deputati, piuttosto fascista direi.

7        Per finire, non sembra che sia iniziata in Italia una nuova legislatura, con una nuova maggioranza regolarmente eletta, e che si aspetti un nuovo governo.

 Al contrario, protagonista della vita politica italiana deve essere una nuova inflessibile, irresistibile opposizione, a prescindere dalla sua costituzione.

A proposito della grande Manifestazione a Roma della CGIL  di sabato 8 ottobre:

Mi è venuto in mente di aver inaugurato il mio blog, quando Giuseppe Conte fece il suo mirabile discorso il 20 agosto 2019 sulla centralità del Parlamento , liquidando Salvini prima di un voto di fiducia, un discorso che piacque tanto a tanti benpensanti. E credo di essere anche stato un tantino profetico in tempi non sospetti scrivendo tra l’altro: ‘Ora vien da ridere davvero su questa scoperta: da parte della sinistra che sulle piazze e sulle adunanze possibilmente oceaniche c’è stata sempre, quando ha vinto e quando ha perso le elezioni, quando ha voluto inaugurare o far cadere i governi.’

Maurizio Landini aveva un bel da dire: Non siamo qui contro qualcuno, ma perché venga ascoltato il lavoro.  Nondimeno prescriveva al nuovo Governo quel che deve fare e quel che non deve fare. Niente di impossibile o di insensato, si intende, e spesso contrario a quanto ha fatto il governo precedente.

 Ma mi è venuto anche in mente: E se il costo per lo stato italiano dei Patronati sindacali fosse ridotto del 14%, non avremmo 50 miliardi pronti per le bollette energetiche? Anche solo il 7% sarebbe un buon punto di partenza. (Nota Bene, non si tratta di ridurre stipendi a qualcuno).

8        Pacifismo

Il secondo partito di opposizione non è da meno e Giuseppe Conte prepara la sua grande manifestazione per la pace il 21- 23 ottobre, suscitando tante discordie nel Pd, ma anche tante adesioni nella sinistra italiana. Chi non ricorda la prontezza con cui disse che si doveva passare dalla Fase 1 alla Fase 2, quando sentì l’odore dei soldi, il 2% del PIL di spese militare?

A proposito, e mi rivolgo a Beppe Servegnini, che non pensa che la democrazia sia in pericolo in Italia, ma che non si fida e teme un salto nel buio, perché non si dedica a un salto nel buio che c’è già stato?  chi meglio di lui potrebbe fare un’analisi del linguaggio di Giuseppe Conte, chi potrebbe scoprire un senso, un progetto, una storia nel suo pensiero come avvocato del popolo? Io son pronto a scommettere che non c’è.

Enrico Letta cerca di rimediare progettando un sit-in sulla pace.  Del resto, anche Conte s’era fatto vistosamente vivo alla manifestazione della CGIL.  

Il 29 marzo 2022, dopo neppure un mese dall’invasione dell’Ucraina, avevo scritto: ‘Diciamo la verità: la guerra in Ucraina non ci voleva a noi italiani. Avevamo appena finito di litigare sui vaccini e assaporato la fine delle restrizioni che arriva Volodymyr Zelensky a romperci le scatole.

Adesso il morale è a pezzi e la confusione agli estremi. Si va da Massimo Cacciari, che dice che siamo sulla soglia dell’abisso e invoca una nuova Jalta, a Luciana Littizzetto, che sciorina cartelli su cartelli a Tempo che fa, per dire che le guerre fan tutte schifo (quindi anche questa). Tragici o comici, gli italiani vogliono una sola cosa, la pace ad ogni costo, costi quel che costi (agli altri)’. 

Automobili e sovranismo

Il sovranismo è, secondo la definizione che ne dà l’enciclopedia Larousse, una dottrina politica che sostiene la preservazione o la ri-acquisizione della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in contrapposizione alle istanze e alle politiche delle organizzazioni internazionali e sovranazionali. Si distingue dal nazionalismo perché non contiene l’idea di una superiorità etnica, e quindi non è razzista, ed è una idea che si è sviluppata soprattutto in Europa, dato che la globalizzazione e l’aggregazione continentale dei poteri economici e politici, induce gli stati europei a costituire una federazione.

E’ sufficiente uno sguardo alle voci di Wikipedia italiana o inglese per comprendere che è un idea in progress. La versione italiana per esempio non può che accontentarsi di parlare di differenti sovranismi: in Francia, in Svizzera, in Germania , in Italia, ecc.

Curiosamente la voce souvrainism nelle Wikipedia inglese è appena abbozzata e riferita soprattutto alla Francia e al Lepenismo. Un turista culturale come me avrebbe voglia di chiedere: scherzate ma non vi guardate alla specchio? Ma forse gli inglesi pensano o forse segretamente si chiedono perché occorra una nuova parola visto che loro sono semplicemente nazionalisti. America first ripete del resto Trump, e dice a gran voce quello che i governanti degli Stati Uniti davano per scontato e sottinteso, in quanto tutors mondiali dell’ideale democratico.

Ora l’automobile non è di destra o di sinistra, anche se probabilmente si comprano più utilitarie a sinistra e più auto di lusso a destra. In ogni caso è dal secolo scorso considerato un mezzo di prima necessità per le famiglie. Potrebbe essere quindi giudicato un sintomo di sovranismo tendenziale. In questo caso chi sono i più sovranisti in Europa in base alle preferenze manifestate? Una classifica disponibile su Quattroruote (dic. 2019, supplemento, p. 72) sulle top ten dei modelli più venduti per paese nei primi 9 mesi dell’anno ci permette di stabilire che sono i Francesi. Aho! su 10 modelli 10, troviamo solo 5 Renault (76 mila) 4 Peugeot (72 mila) e 1 Citroen (16,5). La Germania possiamo metterla al secondo posto, soltanto perché compare una Skoda e una Ford focus costruite peraltro in Germania: 77 mila Volkswagen, 68,5 mila tra Audi, Mercedes e BMW, 13,6 mila Opel e 38 mila tra Skoda e Ford focus (per un totale di 197 mila auto). L’Italia segue grazie ai modelli di Panda, Fiat 500 e Jeep, ma ospita anche Nissan, Peugeot e Renault. Il Belgio, curiosamente o forse no, sembra una fotocopia della Germania, la Spagna ha una buona percentuale di auto tedesche o francesi, mentre l’Olanda e, soprattutto, l’Inghilterra sono aperte a tutti i mercati, anche di estremo oriente.

Se poi passiamo a un tema di attualità come quello dei Fringe benefits e auto aziendali (uso promiscuo) ricordiamo che in Italia il fringe benefit che rientra adesso nell’imponibile IRPEF è passato dal 30% al 60%. Sarebbe dunque più vicino al 50% medio nei paesi dell’Ocse (ma la stima è assolutamente ipotetica, viste le disparità legislative dei paesi) e quindi equo.

Ma non lo sarebbe affatto in base al medesimo supplemento (pagg. 16-17) se si tiene conto degli oneri deducibili. In primo luogo la detraibilità dell’Iva al momento dell’acquisto è ridotta al 40% per la sola Italia e dietro specifica autorizzazione dell’Europa. Tutte le auto aziendali costano agli utilizzatori il 60% in più che negli altri paesi. Inoltre la quota di ammortamento dell’acquisto è ridotta al 20% nella sola Italia e nello stesso modo i costi relativi al carburante e alla manutenzione. Il tetto del fringe benefit del resto è limitato a circa 18mila euro come in Francia e nel Regno Unito. Anche in questo caso la Germania, insieme alla Spagna, hanno un notevole privilegio: la spesa per l’acquisto e per i consumi è illimitata, la detraibilità dell’Iva e dell’ammortamento al 100% come negli altri paesi.

Se non ho capito male, supponiamo che un utilizzatore tedesco in uso promiscuo dell’auto aziendale abbia acquistato un auto del valore di 50/60 mila euro, tale somma risulterà nel suo imponibile Irpef, ma poi dedotta alla voce oneri deducibili, per gli anni di ammortamento e per le spese di carburante e manutenzione. Se poi la stima del fringe benefit da includer nell’imponile si avvicinasse alla media europea, la pacchia sarebbe ancora maggiore.

In sostanza l’aumento dell’Irpef relativo al fringe benefit dal 30 al 60 per cento per l’utilizzatore, congiunto ai maggiori costi per l’azienda, rende la stima della riduzione delle immatricolazioni (60000 unità) fatta dall’Aniasi (Associazione delle società di noleggio) come risultato del provvedimento non del tutto improbabile. Se la Ragioneria dello stato ha stimato un aumento delle entrate dello stato di 330 milioni, è possibile stimare in 260 milioni la riduzione delle medesime causate dalla riduzione delle immatricolazioni, e quindi un beneficio finali di sole 70 milioni. E’ sicuramente interesse di Quattroruote e dell’autore di questo articolo, Emilio Deleidi, temere una riduzione ulteriore del mercato automobilistico in Italia e tali stime potrebbero essere inesatte. Ma se il prospetto comparativo sugli oneri dedicubili è veritiero e corretto, resta il fatto che nell’unione europea, ci sono, in realtà, paesi più sovrani degli altri, che hanno meno bisogno di manifestare sovranismo.