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Una puntata insolitamente interessante

Più volte ho ricordato, polemicamente, che l’Italia sembra essere più che una repubblica fondata sul lavoro, una repubblica fondata sui morti ammazzati.

E può darsi che prima o poi mi decida a proporre un articolo brutale, e persino crudele, dedicato esclusivamente alla raccapricciante speculazione che la propaganda politica compie sul numero e le modalità delle morti almeno da settanta anni  nel nostro paese.

La Rai è oggi impegnata a celebrare il 40° anniversario del terremoto dell’Irpinia, il terremoto più grande riscontrato in Italia negli ultimi 120 anni, dal tempo del terremoto di Messina, per numero di morti, quasi 3 mila, numero dei feriti oltre 8mila, numero delle case distrutte oltre 250mila.

Molto opportunamente Paolo Mieli ha voluto dedicare la puntata odierna della sua rubrica quotidiana ‘Passato e Presente’ al terremoto dell’Irpinia.  E la puntata si è rivelata tra le migliori che Paolo Mieli ci ha proposto su argomenti affrontati dal punto di vista storico sul passato recente.

Osservo che non sempre le puntate mi sono sembrate felici proprio sugli argomenti più recenti. Ci sono anche lacune sorprendenti. Che io ricordi, non una sola puntata è stata dedicata alla rivoluzione francese in un periodo in cui in Italia si è approvata con referendum la riduzione del numero dei parlamentari e si sta discutendo alla camera la riforma del parlamento.

Il merito principale della puntata odierna va allo storico interpellato  Giovanni De Luna, il quale ha esordito con due fondamentali osservazioni: la prima, che proprio nelle grandi catastrofi si rivela il carattere e la condizione politica di un paese, la seconda, che ogni terremoto italiano ha avuto una propria storia specifica.

Da questo punto di vista il terremoto dell’Irpinia ha rivelato innanzitutto l’estrema povertà, insieme alla grande solidarietà della sua popolazione.

La prospettiva è subito servita a contraddire un luogo comune proposto da Paolo Mieli, e cioè che lo Stato italiano sia sempre più sollecito a intervenire nel settentrione, come era accaduto nel terremoto del Friuli, che nel meridione.

In proposito, alcuni aspetti sono stati appena sfiorati o suggeriti dalle immagini: la posizione assolutamente impervia del paese, la fragilità delle sue strutture edilizie, la mancanza di vie di comunicazioni che in parte spiegano la differente situazione.

L’intervento di Sandro Pertini nelle zone terremotate, il suo duro attacco alla maggioranza politica che in dieci anni dalla costituzione della Protezione civile non aveva fatto nulla per renderla operativa  sono stati ricordati.

Ma si è detto anche che si deve a Pertini il cambiamento di ruolo e di importanza della Presidenza della Repubblica in Italia. In quella circostanza non mancò di assestare un duro colpo alla democrazia cristiana, di cui anche Enrico Berlinguer cercò di trarre profitto.

Mieli ha osservato che vennero aperte 137 inchieste da parte della magistratura, da cui peraltro nel  2002 tutti uscirono assolti, colpa della prescrizione secondo Mieli, mai della magistratura. Ha difeso però il povero Ciriaco De Mita attaccato da destra e da sinistra, essendo il principale boss democristiano dell’Irpinia.

Paolo Mieli ha ricordato che Oscar Luigi Scalfaro aveva organizzato e presieduto la commissione parlamentare sugli scandali derivati dal terremoto, ma non ha sottolineato abbastanza che quella funzione gli valse la presidenza della Repubblica, sia pure grazie anche al supporto ricevuto da Marco Pannella (il quale si è scusato per le ingiuste accuse mosse al Presidente Giovanni Leone, ma mai si è scusato per il secondo abbaglio).

Giovanni De Luna ha anche insistito sull’entità dei miliardi (30 o 50) dedicati alla ricostruzione, sottolineando tuttavia, da un lato, che in nessun modo si era provveduto a dotare la zona di strutture industriali capaci di fornire sostentamento alle popolazioni rimaste, dall’altro, che la zona beneficiata si era enormemente allargata fino a comprendere non  solo il salernitano ma anche l’intera Napoli.

E’ proprio da questi interventi assistenziali che si è avvantaggiata e rafforzata la camorra, dopo essere enormemente cresciuta, al pari di Mafia, Ndrangheta, ecc., negli anni sessanta e settanta del boom edilizio italiano.

Una piccola testimonianza in proposito: anche il Vomero negli anni sessanta e settanta ha subito un enorme sviluppo edilizio.  Fino al 1980 tuttavia dominavano ancora intonaci scrostati dei vecchi edifici, crepe e degrado nelle nuove costruzioni. Dopo il terremoto dell’Irpinia il suo patrimonio edilizio si è completamente rinnovato.

Per tornare alla premessa di questo articolo cito una dichiarazione del 19 novembre: “O i Benetton se ne vanno o va revocata subito la concessione. Se ne discuta nel prossimo consiglio dei ministri”. “Il governo ha una responsabilità davanti ai cittadini. Il Movimento 5 stelle ha preso degli impegni con le famiglie delle vittime del Ponte Morandi e li vuole rispettare”.

Qualunque sia la responsabilità della famiglia Benetton e della concessionaria autostrade, trovo grottesca questa dichiarazione del ministro degli esteri Luigi Di Maio, questo modo di fare politica, e condivido tutto  il disagio che ha dimostrato di recente il Presidente della Campania, Enzo De Luca, nei confronti di questo ‘ducetto’.

Rai o EIAR?

Tecniche di disinfomazione del disservizio pubblico

Nei lunghi mesi di confinamento in casa per il coronavirus, la Rai  inviava a tutte le ore una sorta di messaggio intimidatorio che cominciava così: AIUTA LA PROTEZIONE CIVILE con una donazione per la sanità…. Seguiva, come una sventagliata di mitra, la lettura scandita dell’Iban della protezione civile 17 cifre , e quel che peggio, pieno di zeri Zero,zero …. zero zero zero .

Confesso che non ci sono voluti molti giorni, perché si instaurasse  dentro di me una sorta di riflesso e mi precipitassi a spegnere il televisore. Fastidio e rifiuto, questo il risultato.  A TV spenta e quiete in casa mi sembrava poco rassicurante una protezione civile che chiedeva aiuto ai cittadini, suppongo, da proteggere. E hanno ricominciato a spararlo adesso!

 Sarò male informato, ma a tutt’oggi non si conosce né l’ammontare né l’esito di queste donazioni.  So che, con disappunto di Travaglio, nemico giurato di Bertolaso, è stato nominato per l’emergenza un supercommissario, di nome Arcuri, ma, con sollievo di Travaglio, Giuseppe Conte ha fatto di tutto e di più perché neppure per un attimo il supercommissario gli rubasse la scena.

Ma non divaghiamo. Adesso la Rai trasmette un nuovo messaggio altrettanto intimidatorio con la stessa frequenza del precedente che riguarda il 21 e 22 settembre, relativo al referendum confermativo per la riduzione dei numero dei parlamentari, alle 7 elezioni regionali, alle 1000  elezioni comunali, a due parlamentari.

Qualcuno mi ha detto che non ha capito niente del messaggio, neppure se in Emilia, da dove scrivo, dobbiamo andare a votare  o no. In compenso il messaggio è scandito e minaccioso e, francamente, sembra, come e più del precedente,inventato per irritare l’ascoltatore e indurlo a disertare i seggi elettorali, tanto più che le elezioni serviranno a chiudere le scuole appena riaperte, o a rimandare l’apertura.

Che la Rai sia impegnata a sabotare l’elezione?

Paranoia? Il parlamento sempre convocato per approvare leggi  o provvedimenti solo con voto di fiducia, question time trasmesse in diretta (quando mai prima?) per giustificare l’azione di governo, ma soprattutto, non ci è forse toccato in questi nove mesi ascoltare più messaggi del presidente del consiglio a reti unificate che in tutta la nostra vita precedente?

Quando poi una delle tre reti Raie era privata di questo nobile privilegio, si consolava riassumendo i   monologhi mentre trasmetteva da palazzo Chigi foto (persino ritoccate) del Presidente del Consiglio, ma più spesso video: ecco Conte al suo tavolo che scruta, legge, corregge, studia corposi fascicoli, oppure ripassa ad alta voce i suoi discorsi srotolando tra mani, intente in ampie volute, i suoi argomenti. Un principe, in una sala principesca, il cui profilo si staglia sulla Santa Agnese del Domenichino. Ma non è tutto. Molti altri video lo riprendono mentre si aggira nella sua dimora, andando avanti e indietro per i corridoi.

Qui devo far pausa, perché i video di Conte visto di spalle che cammina per i corridoi di palazzo Chigi, a testimonianza certa che lui solo ci porterà fuori e a testa alta dall’incubo del coronavirus, sono stati davvero tanti,… a tal punto che anche Di Maio deve essere sbottato pretendendo dalla Rai carrellate del suo di dietro mentre si aggirava per altri corridoi.

 Tanta piaggeria da parte dei tg Rai che a un certo punto su Rai due qualcuno si deve essere vergognato. Sono pronto a giurare sulla verità di quanto segue:

Tempo fa, cercavo su Raiplay testimonianza di un ennesimo episodio del genere per due righe di satira. Ebbene la diretta in questione, prima di essere archiviata su Raiplay, era stata modificata con tanto di nome e cognome di chi aveva alleggerito la genuflessione, per sfuggire al ridicolo ma soprattutto alla vergogna!

Si dirà: ma la Rai dedica al referendum confermativo apposite trasmissioni di dibattito. Si, ne ho vista una su RAI uno: quattro persone in piedi di fronte a un leggio che devono rispondere alle dieci domande di una voce fuori campo (di chi?), due per il sì, due per il no, con un esponente  per il sì che rinuncia a favore del compagno. Due tre minuti a testa per le risposte, mentre il cronometro scandisce i secondi.

In breve, tantissima cura per l’imparzialità del dibattito, a costo di renderlo stupido e indigeribile. Al solito, l’unica testimonianza meritevole di ascolto è stata quella della portavoce del partito radicale che si è chiesta come mai al dibattito partecipassero strani comitati dai nomi insignificanti, e non già i partiti politici, a cominciare dai Cinque Stelle che hanno fortemente voluto la riduzione di un terzo dei parlamentari per un risibile risparmio economico.

Insomma una farsa, esattamente simile a quelle destinate alle elezioni regionali, per cui d’imperio gli verrà sequestrata l’alternativa intelligente: la trasmissione di storia di Paolo Mieli. Noi in Emilia l’abbiamo subita questo inverno: stessi turni di due o tre minuti per tutti i possibili aspiranti a governatore, malgrado tutti sapessimo che i candidati veri erano solo due Bonacini e la candidata della lega. Un regolamento approvato a maggioranza dal  consiglio regionale precedente e vincente!

Va detto che l’ossessivo comunicato sulle elezioni del 20 e 21 settembre  reca il timbro della Repubblica Italiana, a testimonianza della affidabilità e obbligo della dichiarazione. Un tempo i signori di Italia rendevano ufficiali e legali i loro messaggi sbandierando stemmi multicolori  (le sale dell’Archiginnasio di Bologna ne sono pieni). I nuovi signori della politica agli stemmi sostituiscono i timbri. Per questi ed altri timbri Giuseppe Conte ha una vera passione, da collezionista.

Mercoledì 26 agosto, ore 20:35, Rai due:  Presentando gli argomenti del telegiornale lo speaker afferma che scuola e referendum hanno occupato la giornata politica. Di scuola si parla 10/15 minuti, di referendum un minuto solo per mostrare Zingaretti che dice che voterà si alla riduzione del numero dei parlamentari. Del resto, il 14 settembre riapriranno le scuole e possiamo immaginarci il diluvio di polemiche nei giorni successivi. Perciò il referendum passerà inosservato! A riprova di quanto ho detto finora!

Tra l’altro è incredibile che dopo infinite discussioni solo oggi si accorgano che debbono risolvere il problema di come  andare e tornare da scuola, rispettando le distanze di sicurezza. Con Bonacini che fa da paciere tra governo e regioni, e si dichiara fiducioso che il governo risolverà anche questo problema.

Ma Azzolina, Conte e i suoi affollati comitati scientifici non conoscono i diagrammi di flusso sulle operazioni da eseguire per l’esecuzione di un algoritmo, roba che i bambini oggi imparano alla materna? Non era il problema preliminare da risolvere?

Giovedì 27, alba. Referendum: leggo sul cellulare Bonacini si schiera per il Sì, senza se e senza ma. C’era da dubitarlo?

Detto questo rinvio la discussione del referendum ai prossimi articoli.