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Il lodo Contebis

Molti siti Web venerdì 14 febbraio davano per approvato dalla maggioranza il lodo (Federico) Contebis sulla prescrizione, del resto quasi annunciato dalla senatrice Malvezzi. La notizia tuttavia non è stata riportata dai telegiornali Rai. Immagino che ciò dipenda dal fatto che non si sia trovata ancora una stesura decente della nuova legge sulla prescrizione, né ci sia l’accordo sulla riforma del processo.

Quello che è sicuro è che mentre la sottosegretario Malpezzi raccomanda, come il suo capo, un discorso di condivisione, i Cinque Stelle hanno piantato la loro bandierina identitaria. Del resto come avrebbero potuto fare altrimenti, visto che reddito di cittadinanza e legge Spazzacorrotti erano alcune delle attrattive fondamentali della campagna elettorale del comico movimento ispirato dal comico fondatore? Sicché i telegiornali Rai hanno mostrato una piazza affollata che applaude l’abbraccio appassionato tra Bonafede e DI Maio su di un palco. (To’, neanche a loro basta più la centralità del parlamento e la piattaforma Rousseau).

 Li abbiamo anche visti, a turno, seduti più tardi a fianco e a guardia del Presidente del Consiglio. Il quale, sempre distante e distaccato dalle liti che comporta la sua maggioranza, ha sepolto questo venerdì nero della giustizia proponendo un piano decennale per il Mezzogiorno (vuol durare tanto?), 32 miliardi di stanziamento e financo la realizzazione dell’Alta Velocità Napoli-Reggio Calabria (e la Sicilia?). Mamma mia! Quante promesse, mentre è ancora da terminare il rifacimento dell’autostrada Napoli-Reggio Calabria, ancora non è chiaro il destino dell’Alta Velocità in Val di Susa, né il destino di Alitalia, Air Italy, Whirpool e dei duecento tunnel autostradali da mettere in sicurezza, mentre l’Ilva di Taranto diverrà statale.

Quantunque apprezzi da una vita gli interventi di Pietro Sansonetti nei dibattiti televisivi, quantunque sappia che ha fondato un giornale come Il Dubbio (un titolo che sarebbe piaciuto anche a Hume) da cui peraltro è stato cacciato, come ha detto sconsolato in una intervista, ancora quantunque il Travaglio-sempre- incinto abbia appreso con disappunto la rinascita sia pure solo on line de Il Riformista,  definendolo il giornale che vuole abolire le carceri (mentre sarebbe giusto, immagino, introdurvi i lavori forzati  come vuole Gratteri), malgrado tutto ciò,  sono molto più pessimista di lui sulle sorti della civiltà giuridica italiana.

Perché di grazia, se la costituzione garantisce il giusto processo e la sua durata ragionevole (art. 111), non siamo tutti uguali di fronte alla legge?  Allora come si può giustificare che i reati di mafia, con i loro ambigui addentellati come il concorso esterno in associazione mafiosa o l’aggravante del metodo mafioso, oppure i reati che prevedono l’ergastolo non prevedono la prescrizione? Non è affatto chiaro, infatti, se la prescrizione sia prevista o meno, nel caso che qualcuno venga accusato del reato di appartenenza alla mafia o di un reato che prevede l’ergastolo.

Bonafede, contraddicendo con esattezza il suo cognome, ha nascosto i commi d e f che riguardano l’abolizione totale della prescrizione in una legge che è soprattutto dedicata ai reati contro la pubblica amministrazione, una truffa usuale, ma sempre deplorata e spesso cancellata.

Io non voglio lasciare queste questioni agli esperti e neppure al Presidente delle Camere Penali come vorrebbe Renzi, perché, non voglio fidarmi più di una associazione di avvocati più di quanto mi fidi dei magistrati inquirenti o giudicanti, visto che tutti hanno assimilato gli stessi codici, le stesse ambiguità, le stesso storture.

E’ arrogante la mia pretesa? Ma non ho detto da quando scrivo questi articoli che siamo overwhelmed, sopraffatti, dall’informazione? Proprio il venerdì 14 febbraio in Passato e presente di Rai 3 è stato ricordato Giuseppe Zanardelli, questo liberale di sinistra, autore del codice omonimo, che abolì la pena di morte, garantì il diritto di sciopero e che pretendeva che ‘le leggi fossero comprensibili anche per le persone scarsa cultura’. Immagino che se potesse leggere anche un solo trimestre dell’attuale Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, non solo si rivolterebbe nella tomba, me le sue povere ossa comincerebbe un moto vorticoso fino alla loro definitiva consunzione.

In mancanza di un testo ufficiale sull’accordo di governo, commento brevemente il lodo (Federico) Conte in base a qualche fonte di stampa (Corriere-Ansa e IlSole 24 Ore). In entrambi i casi è difficile una valutazione, per oscurità delle fonti. I casi sono due: o i giornalisti, come accade quando fanno divulgazione scientifica, spiegano al lettore quello che non hanno capito, oppure è il ministero della giustizia a non avere idee o dati chiari, o entrambi i casi.

Ho già detto altrove che la legge Bonafede non riguarda il 75% delle prescrizioni che precedono i processi penali di primo grado. Il Sole 24 Ore, sulla base dei dati forniti dal Ministero della giustizia per il 2018, afferma che in primo e secondo appello ci sono state 303000 pronunce e, mediante le percentuali relative, illustra le conseguenze del lodo Conte.

Il lodo Conte distingue con la chiarezza che è mancata a Bonafede tra sentenze di colpevolezza e di assoluzione. Rispetto al primo grado di giudizio Il Sole indica 160.000 sentenze di condanna, pari al 53% del totale, che comportano la sospensione del corso della prescrizione fino alla fine del processo.  Non scatterebbe la sospensione per le 63.000 sentenze di assoluzione, pari al 21% del totale. Basta sommare questi numeri e queste percentuali per arrivare a 223.000 pronunce e 74% del totale. E il 26% mancante? E’ chiaro che non ha molto senso calcolare percentuali sul totale delle pronunce per valutare l’entità della modifica del lodo Conte. In breve, sul totale delle sentenze di primo grado, 223.000, l’abolizione della prescrizione voluta Da Bonafede resta  nel 72% dei casi,  e non nel 53%. La differenza è rilevante, non già poco più della metà, bensì assai più dei due terzi.

Nell’85% dei casi queste condanne sono confermate in appello, in tutto o in buona parte. Solo nel 15% dei casi un’assoluzione segue una condanna di primo grado e resta incerto capire se non ci sia comunque un allungamento del processo.

In caso di assoluzione in primo grado (63000, pari al 28%), sarà sufficiente al pubblico ministero richiedere entro un anno l’appello (che dovrebbe essere una garanzia per l’imputato e non una rivalsa per il sostituto procuratore), per tentare di recuperare l’abolizione della prescrizione. A questo punto in caso di colpevolezza nel secondo grado ci sarà una piccola compensazione relativa al corso della prescrizione di incerta valutazione.

In caso di doppia assoluzione, ‘scatta una nuova sospensione in vista della Cassazione’, ossia la prescrizione è di nuovo abolita.

Circa la riforma del processo si fissano i seguenti tempi: 12/18 mesi per le indagini preliminari, 1/3 anni per il primo grado, 2 per l’appello , 1 per la Cassazione. In sintesi da 5 a 7 e mezzo, a seconda della gravità del reato e del numero degli imputati. Se così fosse, come sosteneva Sansonetti, non ci sarebbe alcun bisogno di modificare la prescrizione, semmai di abrogare l’attuale legge Bonafede. Come prevedevo, il Ministro minaccia provvedimenti disciplinari Spazzamagistrati, scatenando la protesta dell’Associazione Nazionale Magistrati, come in precedenza quella degli avvocati. Ma nessuno crede all’applicabilità delle sanzioni, che dovrebbero essere propinate, immagino, dal Consiglio Superiore della Magistratura.

Che dire dell’auspicato compromesso? Ebbene, c’è un pragmatismo americano, che, oltre ad essere una nota corrente filosofica. è anche mentalità e costume, flessibile, capace di semplificazione creativa, efficienza.  Ma c’è anche un pragmatismo sovietico o russo, se vogliamo intimamente connesso con l’ideologia comunista, che ha la peculiarità di manifestarsi sulle questioni di principio, come nell’accordo tra nazismo e comunismo sovietico per la spartizione della Polonia, o nell’articolo 7 della Costituzione coi suoi patti lateranensi, per citare due esempi noti a tutti.

Avevo già previsto il compromesso tra manettari (Cinque Stelle) e mezzo-manettari (PD), senza tener conto che Liberi ed Eguali, per stimarsi più comunisti dei precedenti, sono anche più acquiescenti nei compromessi.

Poscritto: la Commissione Europea ha giudicato l’abolizione della prescrizione in linea con le raccomandazioni europee. L’ex PM Gian Carlo Caselli su Il Fatto Quotidiano gongola. La redazione de Il Foglio che, in odio al sovranismo, prenderebbe qualsiasi calcio in faccia dall’Europa, come richiede del resto il Partito Democratico, si accontenta di definire il giudizio di Caselli un ‘sovranismo a fasi alterne’.

Personalmente sono andato a vedere: la prescrizione esiste in Germania, solo è più lunga e loro sono più bravi a fare i processi. In Francia ci sarebbe, ma ricorrono molto alla interruzione per cui non scatta mai; tuttavia l’interruzione si verifica quando ci sono eventi processuali ed è indizio di buona lena. E’ anche vero che nel 2012 c’è stata una certa involuzione nella giustizia francese. In Inghilterra la rapidità dei processi non è raffrontabile con il Continente. Non cito le mie fonti? Eh no. Fatevi un giro in Internet anche voi!

Prescrizione. Una questione di principio

La sentenza del 2008 della Corte Suprema di Giustizia americana dovrà ancora attendere, perché non mi lascio sfuggire un tema di scottante attualità come la prescrizione che affligge l’accordo di governo tra PD e Cinque Stelle.

In primo luogo quello che ho ascoltato sulle reti Rai è un esempio lampante e colpevole di cattiva informazione.

Ha  cominciato Agorà su Rai Tre alle 8 di mattina. La conduttrice Serena Bortoni dopo qualche preambolo sulle dispute che si svolgono alla Camera si è rivolta ad Alessandra Paola Ghisleri di Euromedia Research, chiedendole chi ci guadagna di più. Risposta: ‘ci perde la politica. Il tema della prescrizione interessa gli italiani, ma pochissimo rispetto ai temi del lavoro, il tema del futuro, il tema delle singole famiglie. La politica è tornata di nuovo distante’

Prima obiezione: perché chiedere un parere a una giornalista di Euromedia Research, una società di sondaggi, di ricerche di mercato, di orientamento per investimenti finanziari. Siete voi del servizio pubblico che rendete distante la politica.

Alle 9 di sera su Rai 2 nel Post di approfondimento.
Se lo ripercorro è perché non solo è un modello di cattiva informazione, ma perché mi permette di congiungere quanto ho già detto in tre articoli sulla divisione dei poteri, sulla prescrizione del ministro Bonafede e sul populismo di Nadia Urbinati.

All’inizio la conduttrice Manuela Moreno presenta frettolosamente gli interlocutori: Simona Malpezzi, Sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, Marco Antonellis, e in video-conferenza il direttore de Il Riformista Pietro Sansonetti. Non dice che la senatrice Malpezzi è del PD, che Marco Antonellis è giornalista di La verità, un giornale vicino al centro destra, e di Affari italiani, un giornale on line.

Poi Manuela introduce: ‘il duello è sulla prescrizione. A tremare è il governo. E’ una partita tutta interna alla maggioranza. Con Zingaretti che dice è un teatrino insopportabile, poi accusa Renzi così fai il gioco di Salvini’.

In questo modo ha esaurito il tema e l’obiettivo dell’approfondimento. La questione è se il governo cade o meno. E infatti alla fine dei venti minuti conclude chiedendo se con questo governo mangeremo la colomba o anche il panettone. Cioè, neanche a lei gliene importa niente della prescrizione; non ha nessuna intenzione di spiegare che cosa è e soprattutto che cosa ha fatto Bonafede. Tutti i venti minuti sono una variazione sulla frase d’apertura. Del resto, quanto dice è il refrain dei telegiornali da quando esiste questa nuova maggioranza e forse anche da quando esisteva la vecchia. Ma allora invece degli approfondimenti, direttore Gennaro Sangiuliano, non sarebbe più opportuna una vignetta quotidiana sulle previsioni della tenuta del governo, con giornate di sole, nebbia, pioggia, grandine e neve?

Riassumo brevemente il seguito. In commissione Italia Viva di Matteo Renzi ha votato con l’opposizione di Centro Destra e con +Europa un emendamento per sospendere la riforma Bonafede, bocciato con un solo voto di scarto; viene intervistato Enrico Costa del Centro Destra, firmatario della proposta per bocciare la riforma Bonafede; si accenna all’esistenza di una proposta di riforma del processo penale che potrebbe entrare in vigore entro l’anno, sulla quale esprime seri dubbi Enrico Costa;  si accenna al lodo Annibali, proposto da Italia Viva per rinviare di un anno la riforma Bonafede, che potrebbe ‘essere inserito dalla commissione nel decreto Mille Proroghe‘ (???). Si accenna a un fantomatico lodo Conte, non meglio precisato.

Segue l’intervento di Simona Malpezzi:

‘Quando si sta in maggioranza si cercano delle soluzioni in maggioranza. Non altro. Noi non abbiamo votato per la riforma Bonafede perché eravamo all’opposizione, ma quando siamo entrati nel governo l’abbiamo messa sul piatto come qualcosa che si doveva cambiare, e quando si sta al governo con altre forze si cambia insieme. Tanto che si sta lavorando alla riforma del processo penale, perché i cittadini italiani chiedono che ci siano dei processi che si svolgano in tempi rapidi. Sappiamo benissimo che il discorso della prescrizione è un sacrosanto diritto, per carità, che continuo a difendere e nel quale continuo a credere: ha valore solamente quando il percorso non  funziona e quello dei processi non funziona. Noi dobbiamo passare da lì. Altrimenti abbiamo soltanto una sorta di giustificazione. C’è la prescrizione soltanto perché lo Stato non è stato in grado di garantirci un processo nei tempi giusti. Sai che c’è: io penso che si possa partire proprio da lì insieme come maggioranza’.

E l’intervento  di Pietro Sansonetti:

‘A me sembra questo: io capisco il ragionamento della Malpezzi. Io ho anche una forte simpatia per il Partito Democratico, però qui c’è una questione di principio: è inutile dire arriverà la riforma del processo penale e si risolverà la questione dei tempi. Se si risolverà la questione dei tempi si può lasciare la prescrizione così come è. La  prescrizione non è qualcosa che ammazzi i processi. Capiamoci,… La prescrizione è una misura di salvaguardia di alcuni diritti dell’imputato. Se noi facciamo una riforma della giustizia che in quindici vent’anni  – -in 15-20 anni, non in sei mesi –   garantisce, per esempio, che si fanno tutti i processi, addirittura per corruzione, la prescrizione non scatterà mai. Quindi il problema non è quello di abolirla. Che senso ha abolirla, se non scatta mai? Se invece ci troviamo in una situazione in cui per fare un piccolo processo ci vogliono dieci anni e uno un po’ più grave venti o trenta è evidente che scatta la prescrizione. E’ esattamente questo. Ma il Partito Democratico lo sa benissimo; il ragionamento dell’On. Malpezzi, ma noi siamo in maggioranza qualcosa glielo dobbiamo dare ai Cinque Stelle. Io, francamente, penso che gli state dando troppo, perché gli date qualche cosa che rischia di creare un danno nella civiltà giuridica italiana difficile da riparare. Dategli qualche altra cosa, ma lasciamo stare ….. a me non interessa la battaglia tra PD e Renzi; sono fratelli separati; quando i fratelli si separano litigano più ardentemente di altri. Capisco questo principio: c’è e glielo dovete dire perché sembra che la prescrizione …  la prescrizione è solo una misura di salvaguardia, se accorciate il processo il problema non c’è. E nella riforma della giustizia non c’ è nessun’accorciamento del processo. Per abbreviare il processo bisognerebbe prendere alcune misure drastiche che i magistrati non vogliono, per esempio, come in tutto il resto del mondo, abolire  l’obbligatorietà dell’azione penale

Ce ne è abbastanza per ragionare: dunque per la sen. Malpezzi la differenza fondamentale è tra essere in maggioranza ed essere all’apposizione. Quando erano all’opposizione non hanno votato la riforma Bonafede, adesso che sono in maggioranza devono lavorare insieme sia sulla prescrizione sia sulla riforma del processo penale. Ma dice anche che è un sacrosanto diritto in cui lei crede il discorso sulla prescrizione.
Un momento, quale è il diritto? La prescrizione o il discorso sulla prescrizione? Dovrebbe essere il primo, ma da quanto dice dopo sembra il secondo: se il processo ha tempi rapidi, la prescrizione non c’è.

Sansonetti dice una cosa fondamentale: qui c’è una questione di principio, perché la prescrizione non ammazza i processi, è una misura di salvaguardia di alcuni diritti dell’imputato.

In secondo luogo dice se arriverà la riforma del processo, l’attuale prescrizione non scatterà mai, che bisogno c’è di abolirla? E’ l’uovo di Colombo. Ma io ho già detto che il ministro Bonafede non è in grado di capirlo e per far stare dritto un uovo lo spiaccica sul tavolo. E non è l’unico del resto a non capire: come si fa a dire nello stesso tempo che la prescrizione interessa pochissimo gli italiani e che i cittadini italiani chiedono che ci siano dei processi  che si svolgano in tempi rapidi, visto che sono problemi intimamente legati.

In terzo luogo dubita che si farà mai una riforma del processo, visto per esempio che i magistrati non voglio abolire neppure la obbligatorietà dell’azione penale che non c’è in tutto il resto del mondo.

Quindi Nadia Urbinati e persino il grande Bobbio la fanno facile quando dicono che la democrazia è quando ci si siede intorno un tavolo, si discute, ci si accorda e poi si prendono le decisioni insieme. Ci sono questioni di principio – e sono tante – in cui l’accordo è improponibile. Infine (punto 3) è proprio come la penso io, che il potere giudiziario travalica sul potere legislativo, alla faccia della indipendenza dei poteri.

Purtroppo Sansonetti dice anche che il litigio tra Renzi e il PD non lo interessa e quindi Manuela Morena assai contrariata chiama in soccorso Antonellis: ‘Marco secondo te qual è il gioco che sta facendo Renzi?’

 Marco è chiaro nel suo giudizio: E’ una guerra di posizionamento e di logoramento, ma riesce anche a dire che la mediazione si trova sia se la questione viene politicizzata (nel senso che in politica c’è sempre spazio per l’accordo), sia se viene depoliticizzata (cioè diventa una questione tecnica da sbrigare fra giuristi). In un secondo intervento, verso la fine del Post, aggiungerà che la partita della prescrizione si gioca anche sul terreno del consenso, nel tentativo di consolidare Italia Viva.

Segue il secondo intervento del sottosegretario Malpezzi; contro Renzi, se uno sta in maggioranza non può votare con l’opposizione e tantomeno chiedere la sfiducia nei confronti del ministro Bonafede. Le parole hanno un peso e anche le azioni che le seguono e, questa volta rivolgendosi a Sansonetti, osserva che il lodo Conte (?) non è un passo indietro, ma un passo avanti verso la soluzione della prescrizione ed è sicura che si può lavorare insieme, ciascuno con la propria identità, i propri valori e persino le proprie visioni (sic) e trovare un accordo sulla riforma del processo. In breve, tante parole per dirci, come Nadia Urbinati, che per lei non esistono questioni di principio.

Come il cacio sui maccheroni, segue un flash sul ministro Bonafede, che manifesta la sua identità, i suoi valori e persino le sue visioni con le seguenti parole: ‘vado avanti per la mia strada che è quella del lavoro  e insisto: la legge sulla prescrizione è una conquista di civiltà; questo lo voglio dire e lo voglio ribadire, perché le varie analisi che ci sono, dimenticano di dire che ogni anno c’erano migliaia di processi che evaporavano a seguito della prescrizione’.

Anche lui dimentica qualcosa, di dire, per esempio, che la prescrizione è utilizzata persino dai Sostituti Procuratori per liberarsi dall’obbligo dell’azione penale, quanto non li aggrada. Un tipo di prescrizione non toccato dalla sua legge.

‘Allora direttore in tutto questo c’è un silenzio che si nota che è quello del premier Conte; qual è la partita invece che sta giocando lui?’ pungola la brava dirottatrice. 

Ma giustamente Sansonetti non abbocca; l’obiettivo del Premier è salvare il governo e semmai, se tace, è perché capisce che è una questione molto seria. Aggiunge che capisce anche le ragioni di Zingaretti, che sono le medesime per portarci fuori dalla palude, ma ribadisce che ci sono alcune grandi questioni di principio che non sono negoziabili. ‘La giustizia è una questione fondamentale su cui si immagina il futuro della società’. Capisce anche il discorso della Malpezzi che dice mettiamoci intorno a un tavolo e mediamo. Ebbene mediate su tutto, sul reddito di cittadinanza, sulle autostrade, ma come si fa a mediare sulla prescrizione? La legge doveva entrare in vigore dopo un anno  per fare la riforma del processo, ma non c’è uno straccio di riforma. E Sansonetti diventa sempre più diretto ed esplicito: ‘questi non possono mettere le mani sulla giustizia perché sono giustizialisti. Vanno dietro a Davigo, a Gratteri, a Travaglio. Ditegli di no, vedrete che cedono’, (interruzione di M. Moreno: ‘ma questa è una preghiera’), Sansonetti insiste, ‘ditegli di no, non vanno a casa, stia tranquilla. Dite di no, sulla questione delle prescrizione, ci dispiace’.

Terzo intervento del Sottosegretario Malpezzi:’ io sono d’accordo sui contenuti ma non sono d’accordo sulla questione del cedere e del rivendicare‘ perché io penso che un governo di maggioranza deve tenere tutti insieme ‘facendo in modo che nessuno si senta umiliato‘. Cioè ricorre alla retorica del linguaggio non divisivo, ultima versione del ‘politically correct‘. Poi ha fatto capire che l’accordo sul fantomatico lodo Conti c’è già e che ‘a detta di tutti è un superamento della legge Bonafede’ (tutti chi?) –  e quindi presto si troverà un accordo anche sulla riforma del processo penale.

Non bastasse insiste sulla diversità del governo Conte bis dal precedente. Loro facevano a gara per piantare le loro bandierine, invece adesso ci deve essere un progetto comune, un progetto di condivisione. Insomma  si adegua alla retorica di Zingaretti, su cui si apre il nuovo flash:

 ‘Renzi ha voluto anche lui il governo con i Cinque Stelle. Italia viva a parole è nata per allargare il campo democratico ai moderati contro Salvini. Oggi è la principale causa di fibrillazione di questo campo e fa un favore a Mattero Salvini. Io lo chiamerei un fallimento strategico, che però non deve essere scaricato sugli italiani. Io capisco  che i sondaggi vanno male, ma prima di tutto bisogna pensare agli italiani e non a se stessi’.

Con il che Zingaretti si è immedesimato talmente col suo Premier da ripetere contro Renzi esattamente il discorso che Conte ha fatto in Parlamento il 21  agosto contro Salvini . E in questo Post si dice anche che ha fatto da paciere tra Cinque Stelle e Renzi, come Conte si metteva tra Cinque Stelle e Salvini per fare l’avvocato del popolo.

E allora, professoressa Urbinati, non stano entrambi dicendo Io, il popolo. Oppure populisti sono solo quelli che non ci piacciono?

Flash finale su Salvini:  ‘gli italiani non possono essere a processo per tutta la vita senza un inizio e senza una fine…’. Conclude il sottosegretario Malpezzi: Salvini ‘ha perso credibilità, ma lui la legge la votata, che faccia tosta!’ Eh no senatrice! La faccia tosta è la sua! Perché Salvini oltre a votare la legge ha ottenuto anche la sua entrata in vigore dopo un anno, in attesa di una riforma del processo: Ed è esattamente la pretesa attuale di Renzi, visto che ancora non si vede uno straccio di riforma, una pretesa che lei rifiuta.

Ma qui mi rivolgo alla conduttrice. Lei non solo ha deviato l’approfondimento sui litigi di palazzo, ma non ha neppure chiarito che il lodo Conte – evocato ben 4 volte – è un compromesso proposto da Federico Conte, esponente di Liberi e Uguali e nulla c’entra con Conte  Giuseppe, presidente del consiglio.

Con questa confusione il rapidissimo approfondimento è sprofondato, o se vuole è deragliato, peggio della motrice dell’alta velocità nel Lodigiano. Ma di questo lodo Conte, e anche, visto che si parla tanto di linguaggio, di qualche ambiguità del linguaggio giuridico occorre parlare più diffusamente nel prossimo articolo.