Archivi tag: Multiculturalismo

Multiculturalism

La globalizzazione comporta diffusione di usanze. Non certo per la generazione di mio figlio, ma certo per quella di mio nipote nato nel terzo millennio, Halloween, importato dall’America è un must, occorre travestirsi nel modo più orrido possibile. (La passione per l’horror invece è nata molto prima, coinvolgeva anche la generazione degli anni 70). Gli zombi, folle di umani risuscitati che di solito attraversano lentamente a piedi  le strade delle città e si nutrono di cervelli umani, sono gli idoli principali dei bimbi di Halloween.

Il natale per converso si sta trasformando nella ricorrenza dei buoni sentimenti, quindi anche della tolleranza, e di necessità del multiculturalismo.

Per esempio nella mia Bologna è per lo meno da un ventennio che il presepe è diventato oggetto di dibattito. Si deve fare o non si deve fare negli asili e nelle scuole primarie? Una soluzione assai praticata nelle chiese consiste nel mettere accanto alla stalla di Betlemme, e alle casupole dei pastori, interessanti minareti, a prescindere dei quasi sei secoli che distanziano la nascita di Gesù e quella di Maometto. Questa non è certo una notizia.

Ma in un recente  film di natale (i film  di Natale sono un genere ormai) proposto da Netflix, Let it snow, in una cittadina dell’Illinois  in cui felicemente è arrivata la neve per festeggiare meglio il Natale e accadono tra i giovani molti episodi di riconciliazione,  nella chiesa è stata allestita una sorta di scena di animazione e canto, con la partecipazione di re magi, ma anche di uno strano grosso cane rosso luminescente, di cui mi sfugge la simbologia. Gesù è rappresentato adulto, immobile e ieratico – stile bizantino – ma alla sua sinistra appare imponente con vesti sfarzose tipicamente indiane e sei braccia in continuo movimento una divinità indiana, di quelle primordiali che fanno doni all’umanità. Il dono in questione è appunto Gesù e l’atmosfera natalizia. Tra i devoti che affollano la chiesa c’è qualche sorpresa e persino il noto giovanissimo star della canzone, tra i protagonisti del film, trova piuttosto strana la novità, a significare che gli sceneggiatori sanno di osare fin troppo e temono la disapprovazione del pubblico. Io penso tuttavia che il dado è tratto, che Netflix pensi al suo mercato indiano, e quello che oggi a noi occidentali può apparire una stranezza tra vent’anni non sorprenderà più nessuno come i minareti nei presepi delle chiese cattoliche.

Del resto a pensarci bene il mondo è assai cambiato. Il povero Hume  poteva pensare delle tre religioni monoteiste che ciascuna demolisse l’altra: se  una è vera le altre due sono false si diceva confortato. Al contrario sappiamo oggi che ciascuna affida al soccorso e alla sopravvivenza della concorrente la propria. Tuttavia la pluralità degli dei è l’ultimo scoglio che il commercio globalizzato deve abbattere. Un pensiero rassicurante per chi per esempio segue la rinascita dell’induismo come eredità identitaria degli indiani, fortemente supportata dal premier Modi, a costo di nuove terribili sviluppi conflittuali con il Pakistan , il Cashemire, e il Bangladesh mussulmani.

Post scriptum.

Un ombra tuttavia di pessimismo ha attraversato questa notte il mio dormiveglia: in Let it snow la vicenda principale coinvolge il giovanissimo cantante e una liceale appena diplomata, dilaniata dal dilemma: restare nella sua cittadina per assistere e confortare la mamma gravemente malata o recarsi a New York per laurearsi alla Columbia University, dalla quale ha appena ricevuto la prestigiosa ammissione?  Ora, padroni di Netflix, francamente non vorremmo sostituire alle divinità che millenni di storia ci hanno regalato divinità effimere come le mitologiche università dell’Elite americana.