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Il linguaggio giuridico

Visto che Nadia Urbinati e la senatrice Malpezzi hanno entrambe insistito sulle questioni di linguaggio, voglio insistere sull’estrema ambiguità del linguaggio giuridico. Ho già detto altrove che la pretesa conquista di civiltà della legge Bonafede si fonda sulla nozione di sospensione del corso della prescrizione, condotta comicamente fino al termine del processo. Come ho già detto che l’interruzione del corso della prescrizione significa l’opposto di quando uno si aspetterebbe. Cioè si ignora il corso precedente e si ricomincia da capo, allungando evidentemente la durata del processo.

Se la salute mi assiste arriveremo a considerare ambiguità ancora più gravi. Data l’attualità mi voglio soffermare su queste due espressioni: tribunale dei ministri e legge costituzionale. Ho fatto piccoli sondaggi tra amici e conoscenti. La mia ignoranza era condivisa. Quando sentivo dire che il tribunale dei ministri aveva richiesto l’autorizzazione a procedere al senato nel caso di Salvini, pensavo che ci fosse un apposito tribunale speciale, forse memore di quando leggevo la costituzione per commentarla ai mie studenti.

Una legge costituzionale potrebbe essere anche chiamata legge anti-costituzionale in quanto modifica e talvolta ribalta il dettato della Costituzione-più-bella-del-mondo. Sarebbe appropriato chiamarla legge-modificante-la-costituzione-vigente. Si chiama costituzionale perché richiede per l’approvazione una maggioranza assoluta in parlamento, 50% +1, più un referendum se richiesto.

Una legge costituzionale del 1989 ha modificato l’art. 96 della Costituzione secondo il quale ‘il presidente del consiglio dei ministri e i ministri sono posti in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune  per reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni’.

Da allora esistono tanti tribunali dei ministri quante sono le circoscrizioni giudiziarie in Italia, cioè 26. Perciò si dovrebbe sempre dire il ‘tribunale dei ministri di Palermo’, o ‘di Catania’, ecc. In ogni  circoscrizione, ogni due anni, si installa a sorte uno speciale tribunale dei ministri composto da tre giudici  (più tre sostituti) con determinate qualifiche di merito (che in Italia corrispondono ad anzianità), pronto a giudicare un ministro della Repubblica (che potrebbe compiere un reato in ogni luogo). Aggiungo che naturalmente se il processo va per le lunghe, questi giudici e i loro sostituti rimangono in carica per seguire il proprio caso. Sicché noi abbiamo ben 26×6 = 156 giudici pronti  a giudicare i ministri. Nel  caso di Salvini, se ho inteso bene, mentre la procura di Palermo (2 volte) e di Catania si sono pronunciate per l’archiviazione, in tutti e tre casi i giudici hanno ritenuto di dover procedere e hanno chiesto autorizzazione al parlamento.  Quindi, supponendo  un processo superiore ai due anni dobbiamo considerare (3x 6) altri 18 giudici,  e 36 se superiore a 4 anni. 

Intanto osservo che se la modifica della legge costituzionale era dettata dalla volontà di sottoporre presidente del consiglio e ministri alla magistratura ordinaria come tutti gli altri cittadini della Repubblica, non si capisce perché abbiano creato un tribunale speciale in ogni circoscrizione. Con la conseguenza nel nostro caso che la magistratura inquirente assolve e quella giudicante si accinge a condannare l’imputato.

Senza entrare nel merito del giudizio, mi riesce anche incomprensibile come mai Salvini sia imputato, ma non Conte e Di Maio per comportamenti condivisi. Mi si dice che si fa distinzione tra reato amministrativo e politico. Certo una distinzione posteriore all’articolo 96 e mi piacerebbe conoscerne la fonte.

Aggiungo: Lunedi 24 febbraio in Quante Storie il pedagogico Giorgio Zanchini metteva in guardia gli studenti su come i social del web come Google, possono scrupolosamente registrare le nostre attività e condizionare non solo le nostre preferenze economiche ma anche i nostri orientamenti politici e preferenze elettorali. Tutto giusto.

Ma perché non riferirsi, prima di tutto, alle pessime norme sulle intercettazioni che proprio nella stessa mattina cominciavano a essere sottoposte all’approvazione della Camera , approfittando dell’attenzione monopolizzata dal Coronavirus, come ha protestato Pietro Sansonetti nel corso della trasmissione diretta da Nicola Porro, (Quarta Repubblica, Italia 5 ) della stessa sera? Qui non si tratta di registrare comportamenti, ma di ascoltare qualsiasi conversazione privata sul cellulare; si tratta anche di inquinamento ambientale della privacy, visto che i cellulari possono essere trasformati da lontano in registratori.

Il direttore de Il Foglio Cerasa giudicava poco confacente alla dignità della carica che il ministro dell’interno Salvini si mostrasse in mutande sulle spiagge italiane, in conversazione con folle di bagnanti. Cosa dire allora del Segretario del Partito Democratico e di Liberi e Uguali che le mutande se le sono addirittura calate in sedi parlamentari di fronte al Ministro Bonafede, malgrado le suppliche di Pietro Sansonetti?

Poiché riguardo la legge sulle intercettazione anche Renzi ha mostrato la stessa indifferenza, potrei considerare questi esempi all’interno di una categoria (per usare il gergo dei siti) che ho in mente da tempo e che reca il titolo La sinistra è sinistra (e non è una tautologia)

Per finire: è di questi giorni l’approvazione da parte della Corte Costituzionale del referendum per la riduzione da novecento a seicento del numero dei parlamentari voluto dai Cinque Stelle, come dire una legge che restringe la democrazia rappresentativa in un paese popolato da una proliferazione di partiti, mentre quegli arroganti pretendono di sottoporci alla democrazia diretta dei 30/100mila della piattaforma  Rousseau.

Si tratta di un referendum privo di quorum, cioè un referendum valido indipendentemente dal numero dei votanti, con sondaggi che prevedono l’85 per cento degli italiani favorevoli alla riduzione dei parlamentari. Il risparmio economico rispetto al PIL del paese è assolutamente ridicolo e ininfluente. Prevale invece il disprezzo verso la classe politica alimentato da decenni dall’informazione dei nostri più autorevoli e diffusi quotidiani: tutti riconoscono che dal 1992 la magistratura ha esercitato un’azione di ‘supplenza’ nella vita democratica del paese, sostituendosi ai partiti politici. Altro che supplenza, si tratta di un inquinamento sistematico da parte della magistratura della vita dei partiti, i cui diritti di associazione sono protetti dall’art. 49 della Costituzione.

Si può solo sperare che il referendum che si svolgerà nella prossima primavera sia accompagnato da un’adeguata campagna di informazione. Ecco una  buona occasione per le Sardine di attivarsi in gran numero per informarsi e innalzare il livello della partecipazione elettorale. Tanto più necessario in quanto l’emergenza coronavirus , secondo un decreto appena approvato dal Governo, deve durare 6 mesi, quindi in grado di nascondere il referendum. La democrazia è certamente messa più in pericolo da un governo alla Facebook o alla Zuckerberg, come dovremmo chiamare i movimenti o i partiti nati grazie ai social del Web, che dai governi populisti, checché ne pensino Nadia Urbinati, o Il Foglio.

Un aspetto sorprendente che dovrebbe far riflettere è che i maggiori manettari del paese, quelli che hanno più brigato per ottenere poteri arbitrari di repressione, sono gli stessi che sostengono che la corruzione è dilagata, che la mafia ha aumentato la sua presenza nella società e la sua influenza economica, anche perché ormai è difficile distinguere comportamenti e persino grado di istruzione dei suo affiliati, da quello di onesti cittadini. Ci si può chiedere dunque se non dovremmo togliergli credito.

Anche in questo caso ho fatto un piccolo test tra amici e conoscenti. Ho chiesto: ‘secondo te è più colpevole il corrotto o il corruttore?’ Tutti, ma proprio tutti, hanno risposto ‘il corrotto’ e alla domanda successiva: ‘perché?’, molti hanno risposto subito raggianti: ‘senza corrotti non ci sarebbero i corruttori’. Sarà che sono molto anziano, sarà che un tempo ho studiato e insegnato un po’ di logica, sarà che da bambino ci chiedevano se era nato prima l’uovo o la gallina, ma ero strabiliato. Lascio al lettore ulteriori riflessioni.

Personalmente sono tentato di immaginare che cosa succederebbe in Italia, se ogni politico, ogni amministratore, ogni medico ospedaliero, ogni insegnante, ogni cittadino insomma impegnato nel servizio pubblico partecipasse a un Me too, tanto diffuso quanto quello delle donne americane, che avesse per oggetto non la violenza e la molestia sessuale, ma l’essere stato, o l’essere ancora oggetto di  una indagine giudiziaria, a cominciare da Zingaretti che, se non erro, è stato assolto da tre accuse, ma che è ancora sotto indagine per un’altra circostanza.

Poscritto 1 marzo 2020

Come previsto , anzi peggio: Il referendum si svolgerà il 29 marzo, in piena emergenza da coronavirus. Questo il cronoprogramma del Governo e Conte è assai Conte-nto, perché conta sulla paura dei cittadini di frequentare luoghi affollati.

Intanto, ecco una prima informazione, anche per le Sardine: sui 27 paesi europei l’Italia è al 22° posto in classifica, per numero di parlamentari rispetto al numero di abitanti. Per ogni centomila abitanti abbiamo 1,6 parlamentari. Prima di noi, al 21° posto, un paese con ben due parlamentari. Seguono solo Polonia con 1,5, Francia con 1,4  (ma è una repubblica presidenziale), Olanda e Spagna con 1,3 e infine Germania con 0,9. (in  un solo ramo del Parlamento però )Fonte: Sole 24 Ore, 10 Settembre 2015.

Bisogna infatti ricordare che la Germania ha un senato simile a quello che avrebbe voluto Renzi, proposta che fu bocciata dallo stesso PD. Imperterrito Zingaretti oggi si accoda, come al solito, ai Cinque Stelle nell’appoggiare la proposta di ridurre il Parlamento a 400 deputati e 200 senatori, malgrado in tutti questi anni nulla sia stato fatto per eliminare l’andirivieni delle leggi tra camera e senato. Se vince il referendum confermativo saremo l’ultimo paese d’Europa per numero di parlamentari.

Non ho controllato, ma nella legge Bonafede Spazzacorrotti, nella quale si pretende anche di aumentare la trasparenza dei partiti politici, sono pronto a scommettere che nulla è scritto sulla identità pubblica dei membri della Piattaforma Rousseau. Siccome vengono consultati  e sono  quindi determinanti in ogni decisione del governo si configurano come una setta segreta proibita dall’art 18 della Costituzione.

 Il primo tentativo reale di ridurre i parlamentari è stato proposto al tempo del governo D’Alema, nel 1997. Guarda caso, quando l’antipolitica più selvaggia già inquinava il paese da 5 anni. E’ seguito un altro progetto a firma Violante; Renzi ha cercato di seguire l’esempio della Germania; curiosamente gli esponenti del Partito democratico, sempre così rispettosi e premurosi nel seguire l’esempio tedesco (a cominciare da Prodi) gli si sono rivoltati contro inaugurando il suo declino.