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Viva la Nato e abbasso l’Unione Europea

Mentre in Europa le persone di buon senso sono indignate e spaventate all’idea che un fanatico della statura di Putin rubi alla nazione Ucraina tutte le coste che affacciano sul Mar Nero, l’Italia si accinge a regalare a un altro Impero il bene più prezioso in suo possesso, cioè la sua invidiabile posizione come penisola che si affaccia sul mare più bello del mondo, il Mare Mediterraneo, una penisola che vanta  8000 chilometri di coste e spiagge!

Tutte le generazioni passate, presenti e future malediranno l’intera compagine finanziaria e politica, governativa e amministrativa che sta vendendo l’Italia all’Unione Europea per 80 miliardi, neppure un ventesimo del suo prodotto interno lordo.

Della Nato in Europa parlo dopo, perché più importante, urgente e deleterio è il rapporto tra Italia e l’Unione europea.

Giulio Tremonti, sempre più bravo e interessante all’opposizione che al governo, invoca carte e trattati per impedire che le licenze balneari vengano azzerate e messe all’asta in base al principio della concorrenza europea. Giustamente oppone all’approvazione della direttiva Bolkestein del 2006 il Trattato europeo del 2007 sulla base della prevalenza giuridica della legge più recente.

Contraddicendo il Trattato, sostiene Tremonti, il diritto europeo sta pian piano azzerando le competenze – e quindi le sovranità nazionali: “La globalizzazione ha portato a una quasi illimitata estensione dell’ideologia del mercato. È vero che, in questi termini, la Bolkestein sublima l’ideologia mercatista concentrandola nella formula della concorrenza, ma restano tuttavia insuperabili i principi costituzionali contenuti nel Trattato e nella Costituzione.

Tra l’altro va notato che l’art. 117, primo comma, prevede la concorrenza come competenza esclusiva dello Stato. In questi termini un precedente fortemente indicativo è comunque quello costituito dalla sentenza della Corte costituzionale spagnola (numero 223 del 2015). Una sentenza che, in Spagna, ha escluso l’applicazione della Bolkestein alle concessioni demaniali”.

Un amico a cui avevo inviato la bozza di questo articolo ha obiettato, indignato, che Tremonti, quando era al governo, voleva addirittura vendere coste e spiagge, che il costo delle licenze balneari è scandalosamente basso, e che, giustamente, l’Europa chiede che vengano azzerate e riproposte in regime di concorrenza.

Poiché queste critiche riflettono le motivazioni correnti nell’opinione pubblica e parlamentare, mi permetto di osservare che preoccupazione permanente di Tremonti era la riduzione del debito pubblico, una cura che non ha mai sfiorato per esempio il governo Conte e i pentastellati, che non saprebbero altrimenti come alimentare il reddito di cittadinanza, fiore all’occhiello delle loro campagne elettorali.

Innanzitutto, Tremonti era ed è tanto consapevole del livello irrisorio dei costi delle licenze balneari, da aver richiesto nel 2002, come prima misura efficace per il risanamento del bilancio, l’aumento del 300% dei prezzi delle licenze, una proposta che ebbe come risultato lo sciopero generale di tutti i gestori dei servizi balneari.

Contro la successiva proposta di vendere alcuni ben demaniali, comprese alcune spiagge, tra gli applausi della Margherita, DL- l’Ulivo il deputato Gnudi affermò: “deve essere riaffermata una distinzione netta tra i beni del patrimonio disponibile, i beni del demanio e i beni del patrimonio indisponibile, … noi potremmo trovarci domani nella situazione di vedere alienati beni che appartengono solo nominalmente allo Stato ma in realtà sono beni pubblici propri della collettività. Evidentemente il PD oggi ha cambiato idea.

Quanto alla vendita di beni demaniali, in un articolo del 28 luglio 2012 pubblicato sul Corriere della Sera, Sergio Rizzo osserva che “risale al 1992 il primo elenco di beni demaniali messi in vendita. Una lista sterminata che comprendeva 114 caserme, la casa del fascio di Salò, campi di volo, spiagge, perfino un borgo terremotato dalle parti di Sanremo. Risultati? chi li ha visti?”

 In realtà nell’articolo Rizzo cita diversi casi di beni demaniali che sono stati venduti e di altri che continuano a essere messi in vendita, talvolta con successo e beneficio pubblico, assai più spesso con un danno per l’erario, e cita qualche caso scandaloso, in cui una pubblica amministrazione dopo aver venduto un edificio, ha dovuto riprenderlo in affitto per le sue esigenze amministrative.

Il problema fondamentale è la messa all’asta delle licenze balneari. Il criterio è questo: Coste e spiagge sono un territorio demaniale inalienabile. L’Europa ragiona così: siccome è un bene pubblico dello Stato X, diviene automaticamente un bene pubblico della Unione europea. In base al principio della concorrenza ogni altro stato Y dell’Unione può concorrere alle gare di appalto dei servizi, in base alle regole che si dà l’Unione, e quindi tutti i cittadini dell’unione europea possono partecipare alle aste.

A me questo modo, per così dire, esteso, di intendere territori demaniali e servizi ricorda, per ragionamento inverso, l’inclinazione di Putin a chiamare le guerre operazioni speciali. Significa a ben vedere che una nazione viene equiparata a un territorio, e presuppone che il concetto di servizio non comporti alcuna modifica non solo del bene demaniale, ma anche del territorio che lo circonda. Un lustrascarpe non mi porta via le scarpe, semmai le lucida e le rende più brillanti. Ma è così?

Ma il principio di concorrenza è accettabile solo perché implica condizioni di equità. Se l’equità non c’è, non c’è neppure concorrenza.  Diventa evidente allora che non tutte le nazioni europee sono identiche: L’Italia è una penisola, Germania, Francia e Spagna, per parlare solo delle nazioni più popolate, non lo sono.  L’Italia è a sud e la Svezia, pure essendo in parte una penisola, è a Nord.

Ci sono caratteristiche climatiche e marine che distinguono drasticamente le nazioni del Nord Europa dalla Nazioni che affacciano in modo esteso sul mediterraneo. Le coste e le spiagge del Nord Europa non sono neppure lontanamente paragonabili alle coste italiane. Le coste della Bretagna e della Normandia hanno il loro fascino, ma niente a che vedere con le coste amalfitana o sorrentina. né è possibile godersi lo stesso uso della spiaggia e del mare: durata del bel tempo, temperatura dell’acqua e dell’aria, altezza delle maree e conseguenti correnti lo impediscono. 

Non ci può essere un’equa concorrenza, infine, se nel Nord Europa esiste letteralmente Fame di sole.

Qualcuno penserà che esageri. Dopo la dissoluzione della Russia, milioni di giovani e meno giovani dell’Europa orientale, polacchi in testa, hanno invaso le coste della Croazia, stendendosi a prendere il sole persino sulle strade asfaltate. La Germania ogni giugno si riversa sulla costiera romagnole in cerca di sole e di birra, più che di mare.

In estate, se a Edimburgo capitava una giornata particolarmente calda e assolata, severe studiose che affollavano la biblioteca universitaria, all’ora di pranzo, si liberavano dei vestiti e si stendevano allegre in mutande e reggiseno a godersi il sole nel giardino della biblioteca, altre signore altrettanto serie e gentili ricevevano a casa gli ospiti in bikini.

Facciamo un esempio terra terra: supponiamo che una famiglia dell’isola d’Elba che gestisca da decenni i servizi di spiaggia perda la gara per la licenza. In base al principio della concorrenza potrà sempre partecipare a una gara per l’appalto dei servizi sulle spiagge della Bretagna, della Normandia, della Svezia? Scherziamo: dovrà trasferirsi in Francia o in Svezia?  Direte che sono uno stupido. Potrà continuare a offrire i servizi di spiaggia, ma alle dipendenze del soggetto vincitore della gara.

Secondo il rapporto spiagge 2021 di Legambiente, in base a dati aggiornati del Ministero per le Infrastrutture e i Trasporti, le concessioni demaniali riguardano 1432 km (il 43% di tutte le spiagge), sono circa 12000, e sono rilasciate dai Comuni.  Esiste cioè una estrema parcellizzazione d questo bene, dato che ogni concessione riguarda in media 120 metri di spiaggia.

Coste e spiagge sono il motivo e il traguardo fondamentale della vacanza o della villeggiatura. State certe che la Francia, per esempio, ha competenze legali, digitali, e strutture del credito necessarie a vincere tutte le gare di appalto delle concessioni demaniali.

Ma ottenuto l’appalto dei servizi di spiaggia, ci sono a monte necessità di vitto e alloggio. La francese Carrefour è la più grande catena di supermercati d’Europa; è così difficile immaginare che si troverà in condizioni dominanti rispetto agli altri supermercati alimentari? Lo stesso varrà per la francese Accor-Hotels, una delle più grandi catene alberghiere d’Europa, con hotels per tutte le tasche. Vinci, Sodexo, Saint-Gobain monopolizzerebbero l’edilizia.

Inoltre, le prenotazioni di lettini e ombrelloni molto spesso in Italia avvengono persino nell’inverno o nell’anno precedente e si trascinano dietro ovviamente le prenotazioni dei servizi alberghieri, un vantaggio fondamentaleper i vincitori dell’appalto. E non c’è ragione o convenienza economica per le multinazionali per non favorire le popolazioni del Nord Europa rispetto agli italiani.

In breve, l’Isola d’Elba diventerebbe più francese della Corsica.

Viva la Nato e abbasso l’Unione Europea 2

Penso che i grattacieli di Faro nell’ Algarve portoghese o quelli di Benidorm nella provincia valenciana siano il risultato di un eccessivo sfruttamento turistico.

Io non voglio vedere grattacieli all’Elba, tantomeno a Ischia, Capri, Sardegna. Io non vorrei vedere grattacieli in nessun luogo della penisola. Se li vogliono a Milano, li facciano, almeno dai piani alti si vedono le Alpi. Li facciano anche ad Abano, guarda caso piena di tedeschi: Abano nell’inverno è immersa nella nebbia, ma dai piani alti si vede sempre il sole.

Ci sono anche casi particolari: la Germania è riuscita a tenere fuori dalla Bolkestein i suoi distretti mercantili. L’Italia potrebbe partecipare a una gara per l’appalto dei trasporti tra Lione e Parigi. Ma la Francia ha già vietato l’uso di materiale ferroviario italiano sulle rotaie francesi. Sto parlando dell’alta velocità.

Nel management di queste compagnie sono presenti fior di fiscalisti, avvocati ecce cc che possono vincere le gare di tutta l’Elba. Sto parlando di casi reali. E’ già accaduto che una compagnia francese abbia vinto l’appalto di Tper, l’azienda pubblica che gestisce i servizi dei trasporti regionali a Bologna e Ferrara. Adesso potrebbe fare accordi con la Germania per l’acquisto esclusivo di autobus Mercedes, magari a metano come per il passato. 

Riassumendo, le coste e le spiagge d’Italia sono l’unica grande ricchezza e risorsa dell’Italia, come il petrolio per la Norvegia, come boschi e foreste per la Svezia e la Finlandia. Non possiamo svenderla o regalarla all’Europa, non c’è parità con coste e spiagge del Nord Europa. Non lo fanno gli Spagnoli, ed è l’unica risorsa della Grecia.

Determinante invece per la decisione del Governo Draghi è la sentenza del Consiglio di Stato, contro una serie di associazioni, o imprese della Puglia che intenderebbero procrastinare le attuali licenze fino al 2033. Tra i motivi anche, inopinatamente, lo scarso interesse giustificherebbe di sottrarlo alla concorrenza.

Il consiglio di stato è un organo che ci ha regalato la nostra costituzione, sia come consulente del governo sia come organo giurisdizionale, alla faccia della divisione dei poteri.  Dopo l’istituzione dei tribunali regionali (TAR) il consiglio di stato è diventato tribunale d’appello.

Oberato di ricorsi e in ritardo di decenni, per motivi che ignoro ha emesso una sentenza il 9 giugno 2021 che non solo considerava, prive di pregio, come amano dire i magistrati, le motivazioni delle controparti, ma indicava il 31 dicembre 2023 come data ultima per approvare i decreti legislativi, necessari alla concorrenza.

Contro chi aveva sostenuto la tesi della scarsa appettibilità  internazionale di una singola concessione, la pubblica amministrazione “mette a disposizione dei privati concessionari un complesso di beni demaniali che, valutati unitariamente e complessivamente, costituiscono uno dei patrimoni naturalistici (in termini di coste, laghi e fiumi e connesse aree marittime, lacuali o fluviali) più rinomati e attrattivi del mondo”.

Proprio per questo, dicevo io, il regime di libera concorrenza è iniquo.

 “Basti pensare che il giro d’affari stimato del settore si aggira intorno ai quindici miliardi di euro all’anno, a fronte dei quali l’ammontare dei canoni di concessione supera di poco i cento milioni di euro, il che rende evidente il potenziale maggior introito per le casse pubbliche a seguito di una gestione maggiormente efficiente delle medesime”.

Ma si badi, mentre questa valutazione complessiva dovrebbe indurre a una generale rivalutazione dei canoni, qui è la parcellizzazione delle concessioni che diventa un intralcio da abolire, cioè si passa da una argomentazione giuridica (non priva per altro di conseguenze economiche), a una consulenza vantaggiosa per il governo (qui sta il carattere equivoco di fondo del Consiglio di Stato, che consiglia e giudica nello stesso tempo), ma si dice che la parcellizzazione delle concessioni è un ostacolo, quindi da abolire per attuare il regime di libera concorrenza nell’unione europea.

Giudizio, anche più dettagliato:

Già queste considerazioni traducono in termini economici un dato di oggettiva e comune evidenza, legata alla eccezionale capacità attrattiva che da sempre esercita il patrimonio costiero nazionale, il quale per conformazione, ubicazione geografica, condizioni climatiche e vocazione turistica è certamente oggetto di interesse transfrontaliero, esercitando una indiscutibile capacità attrattiva verso le imprese di altri Stati membri”.

Consiglio attuativo:

Né si può sminuire l’importanza e la potenzialità economica del patrimonio costiero nazionale attraverso un artificioso frazionamento del medesimo, nel tentativo di valutare l’interesse transfrontaliero rispetto alle singole aree demaniali date in concessione. Una simile parcellizzazione, oltre a snaturare l’indiscutibile unitarietà del settore, si porrebbe in contrasto, peraltro, con le stesse previsioni legislative nazionali (che, quando hanno previsto le proroghe, lo hanno sempre fatto indistintamente e per tutti, non con riferimento alle singole concessioni all’esito di una valutazione caso per caso) e, soprattutto, darebbe luogo ad ingiustificabili ed apodittiche disparità di trattamento, consentendo solo per alcuni (e non per altri) la sopravvivenza del regime della proroga ex lege”.

Nemmeno lontanamente sfiora la testa del magistrato l’idea che forse proprio questo trattamento generalizzato sia stata la causa di canoni di concessione irrisori.

E finalmente il vero scopo della sentenza:

Non vi è dubbio, al contrario, che le spiagge italiane (così come le aree lacuali e fluviali) per conformazione, ubicazione geografica e attrazione turistica presentino tutte e nel loro insieme un interesse transfrontaliero certo, il che implica che la disciplina nazionale che prevede la proroga automatica e generalizzata si pone in contrasto con gli articoli 49 e 56 del TFUE, in quanto è suscettibile di limitare ingiustificatamente la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei servizi nel mercato interno, a maggior ragione in un contesto di mercato nel quale le dinamiche concorrenziali sono già particolarmente affievolite a causa della lunga durata delle concessioni attualmente in essere.

Qui occorre fare attenzione. Sembra che il problema sia l’eliminazione delle proroga automatica e generalizzata delle concessioni, mentre il riferimento all’articolo 49 (Libertà di stabilimento) e 56 (libera circolazione dei servizi nel mercato interno)  del Testo di Funzionamento dell’Unione Europea, consente al governo di emanare decreti legislativi  che potrebbero mettere all’asta la costa dell’intera Puglia dal Gargano a Santa Maria di Leuca.. 

In realtà l’arti 49 del TFEU è talmente vago da consentire tanto a un cittadino francese di aprire una piccola falegnameria a Bologna, quanto non solo di gestire le coste della puglia, ma anche di rimpiazzare il personale italiano con personale albanese.

Qualcuno ha sostenuto che “Nel settore delle concessioni demaniali con finalità turistico-ricreative, le notevoli differenze esistenti fra le legislazioni degli Stati membri (in particolare quelli più direttamente interessati ossia, oltre all’Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Grecia e Croazia) avrebbero richiesto una preventiva armonizzazione delle normative nazionali applicabili in tale settore”.

Ma contro questa prospettiva il giudice è tanto apodittico quanto tautologico. Non è in gioco l’armonizzazione delle legislazioni, bensì la liberalizzazione in base agli articoli 49 e 56, fatta salva la natura ‘funzionale e pragmatica’ di tutto il TFUE.  Di nuovo le differenze di legislazione non potrebbero che rivelarsi un ostacolo alla liberalizzazione. Personalmente sono del parere, giuridicamente parlando, che non solo l’argomentazione, ma anche la capoccia di questi magistrati, a partire dal presidente Filippo Patroni-Griffi, sia priva di pregio.

Populismo e democrazia

Per quello che so, Nadia Urbinati è un’ottima e seria studiosa che si è laureata a Bologna, è andata molto presto negli Stati Uniti e da tempo insegna Teoria Politica alla Columbia University di New York. Con grande tempismo l’anno passato ha pubblicato Me, The People, un libro sul populismo calibrato sulla figura e le vicende di Trump. Appena uscita la versione italiana ‘Io, il popolo. Come il populismo trasforma la democrazia’, è stata invitata da Giorgio Zanchini  a Quante storie, trasmissione che il molto attivo giornalista conduce con grande impegno pedagogico da quando ha sostituito Corrado Augias.

Questa volta la descrizione del populismo è stato calibrata su Matteo Salvini da subito, con una breve e significativa incursione nella sede del PD della ‘Bolognina’, il quartiere più comunista della città. Parlano alcuni compagni della mia età: le Sardine ci hanno aiutato, un sacco di persone sono andate a votare, riprendono le tessere, dalla Toscana ci ringraziano, insomma commozione e anche lacrime. Un paio di dirigenti meno anziani concludono: ‘ha vinto la politica, ha vinto il PD, ha vinto la democrazia. Hanno vinto tutti’.

Una seconda e ancora più significativa incursione del conduttore – da anni preoccupato per la crisi della carta stampata sostituita dalla informazione digitale soprattutto dalla parte dei giovani, senza mediazione e selezione dell’informazione di qualità – è stata un’intervista alla indomita Ece Temelkuran, autrice del libro ‘Come sfasciare un paese in sette mosse: la via che porta dal populismo alla dittatura’.  In questo caso il populista realizzato è Erdogan. Le eloquenti parole della brava giornalista erano dominate sullo sfondo da paurosi primi piani su Erdogan, Trump, piazze affollate e minacciose, eccetera.

Insomma una narrazione efficace a tinte forti su Salvini, il populismo, e quello che ci promette. Mi permetto un primo dubbio: Salvini non comanda il più potente esercito della Nato in Europa, non ha ricevuto sette miliardi dalla Commissione Europea per contenere l’esodo siriano al di là dell’Egeo, non intende ricostruire l’impero ottomano nel Medio Oriente e soprattutto non può far leva sull’islamismo per sgominare i suoi avversari. In breve: è il Medio Oriente che è diviso tra chi è senza velo e chi lo porta. Erdogan non è Komeini, ma ha imparato da lui come dimenticare Atatürk.

Più in generale di populismi ce ne sono tanti e differenti; sarebbe interessante capire come mai si sono moltiplicati dopo la crisi economica del 2008, tema appena sfiorato nella trasmissione e, se ho capito bene, nel testo di Nadia Urbinati

Altre frasi, altri dubbi.

Il populista pensa di rappresentare tutto il popolo. E’ una novità? Dal tempo di Lenin il partito comunista non è l’avanguardia del proletariato? Da noi la sinistra prima si è chiamata PCI, poi PDS, partito democratico della sinistra, poi PD, cioè l’unico partito democratico, non ce ne sono altri. Naturalmente anche a destra i democristiani italiani e i cristiani democratici tedeschi non sono da meno. Sono cristiani e sono democratici, c’è altro?

Ma il problema è il leader e il leaderismo. ‘La democrazia americana è un meccanismo di contenimento dei leader’, ha detto Nadia. Già e chi contiene le élites oppressive di cui si lamenta Erdogan e queste élites non tendono a perpetuarsi esattamente come il populismo?

Il populista si inventa il nemico e abusa degli strumenti digitali, come fa Trump con i suoi Twitter, ma come ha cominciato Obama con il suo Smartphone, riconosce onestamente Nadia Urbinati.

Qui dobbiamo tornare all’inizio della trasmissione, perché l’alternativa al populismo è la democrazia pura incarnata nelle Sardine: ‘le sardine hanno un linguaggio meta’ (usato un po’ a sproposito sebbene consentito nel mondo anglosassone), diciamo meglio:  ‘non è che loro parlino un linguaggio partigiano: per, contro, pro, a favore; parlano un linguaggio fondamentale di base. Cioè fate il vostro lavoro, facciamo il nostro lavoro di cittadini, quindi partecipiamo, andiamo a votare, ci informiamo e poi cerchiamo di decidere. Di prendere decisioni insieme in maniera ragionevole, deliberata, insieme collettivamente e non solo individualmente’.

‘Quindi in questo senso sono puramente democratiche, è una espressione pura e genuina di movimento democratico ordinario, di cittadini che vogliono sapere di più, che vogliono contare e di esser capaci di contare. Non è populista, è popolare.  Un movimento spontaneo di cittadini liberi uguali che si associano e che si manifestano nella loro presenza fisica numerica enorme, è quantità fisica’.

‘Populismo invece  – spiega – è quando una ideologia, un leader, un movimento ha ambizioni di raggiungere il potere, ma allora diventa una macchina di costruzione, di interpretazione rappresentativa del popolo, il popolo è così, è quello vero, è questo  e non un altro, questo popolo conta.  A questo punto il popolo è uno strumento di potere organizzato in modo tale per cui è definibile come una parte che vorrebbe parlare per il tutto —in una parola io sono così, io sono il vero popolo’.

Nuova incursione: sono andati da Norberto Bobbio –‘il Grande!’ – per chiedergli che cosa è la democrazia. Bobbio ne ha voluto dare una definizione puramente procedurale (e da buon giurista sa quanto la procedura condizioni il risultato: ogni codice ha le sue leggi, ma anche il suo codice di procedura che condiziona applicazione, interpretazione e uso delle medesime) è un metodo per prendere decisioni collettivamente; tutti partecipano alla decisione direttamente o indirettamente. La decisione viene presa a maggioranza dopo libera discussione.  Dove la semplicità del discorso svicola su quel indirettamente che nasconde una montagna – questa sì enorme – di problemi. 

Del resto noi ottuagenari siamo vaccinati: non siamo andati alle assemblee del ’68 o del ’77 e neppure a quelle di quartiere di Bologna per non sapere quanto sia problematica una decisione ragionevole e collettiva?

Il Manifesto, che è un giornale di sinistra tanto mesto quanto ironico, una settimana dopo la prima adunanza a Piazza Maggiore, ha usato con molto garbo la descrizione zoologica del comportamento dei banchi di sardine per celebrare l’intervento delle Sardine metaforiche. Per esempio, il muoversi come un banco è una difesa contro i predatori. C’è una differenza tuttavia: le sardine marine sono un banco compatto quando si muovono, mentre quando arrivano a destinazione si sparpagliano per nutrirsi e fare all’amore. Esattamente il contrario di quanto fanno le Sardine che si compattano fitte solo quando arrivano in piazza.

Sono andate in piazza per gareggiare sul numero, e certo non sono andate in piazza senza essere pro o contro. Non si canta Bella ciao senza pensare che la democrazia sia in pericolo e che Salvini sia un fascista.

Due parole su Bella ciao, anche perché alcuni si sono commossi ad apprendere che è stata cantata anche dall’Assemblea europea. E’ una bellissima canzone. La musica pare sia stata rubata alle Mondine.  Mai cantata probabilmente dai partigiani e adottata se non erro nel 48 a Praga durante un raduno internazionale dei partigiani europei. Normale dunque che si canti in Europa.

Quanto al testo: quando la donna si sveglia scopre che c’è l’invasor, supplica il partigiano di portarla via, e il partigiano replica che venga piuttosto a seppellirlo e a mettere un fiore sulla sua tomba. Posso dire che è un tantino datata?  Che il partigiano ci fa una bellissima ed eroica figura, mentre la donna appare un tantino sventata, visto che si sveglia con l’invasore in casa e pensa al partigiano come a un principe azzurro?

Non potremmo cantarla ‘O partigiana, portami via …’ pensando a come le donne venivano allora trattate in campagna come in città, e a come sono state trascurate le donne della resistenza dopo il 25 aprile? Considerato anche che a Bologna non si muove foglia che il Partito non voglia e che è destinato a durare più del comunismo in Russia.

Quanto a me. Non ho pensato neppure un momento che il distacco tra Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni non si sarebbe rinnovato, dopo due anni e mezzo. Andiamo, se a Bologna l’unica volta che c’è stata alternanza non ha vinto Giorgio Guazzaloca, ha perso invece il Partito che non se l’è sentita di votare una candidata donna.

E credo di essere stato anche un tantino profetico in tempi non sospetti, visto che nel mio primo articolo dopo il 20 agosto sulla centralità del parlamento avevo scritto tra l’altro: ‘Ora vien da ridere davvero su questa scoperta: da parte della sinistra che sulle piazze e sulle adunanze possibilmente oceaniche c’è stata sempre, quando ha vinto e quando ha perso le elezioni, quando ha voluto inaugurare o far cadere i governi.’

Pilotate no, clonate sì, però, le Sardine, visto che a Bologna si apprende e si canta Bella ciao tre volte: al Nido, alla Scuola materna, alla Scuola elementare, tutte scuole che non dipendono dalla Stato ma dalla Regione.

 In ogni caso non trovo giusto che venga negato al Presidente degli Stati Uniti – in linea di principio e nelle forme consone alla sua carica – quell’uso degli strumenti informatici e digitali che viene permesso a qualsiasi privato cittadino. Perché solo Nadia Urbinati può credere che agli eventi organizzati dalle Sardine ci si sia arrivati senza uno staff appropriato e grazie a tutti quegli apparati e quelle strategie di comunicazione che ormai vengono insegnate anche nei manuali.

A Giorgio Zanchini dico dunque: se questa è la mediazione che proponi, meglio l’informazione diretta.

A Nadia Urbinati dico come Totò: ‘ma ci faccia il piacere!’

PS:  Giuro che l’ultima frase mi è venuta in mente, subito prima di lasciare il computer e andare a mangiare in sala da pranzo accendendo la televisione. E di che tratta oggi Paolo Mieli a Passato e Presente, se non di Totò? Forse questa sorella anziana del Grande Fratello, dopo essere entrata in casa via etere, via satellite, via cavo, adesso attraversa di nascosto le nostre teste attraverso Wi fi e Bluetooth.

La centralità del Parlamento

Ieri, 20 agosto 2019, agli italiani è stata solennemente ricordata la centralità del Parlamento  — agli italiani connessi con la RAI , con LA Sette, o connessi (sempre meno) ai grandi quotidiani nazionali: la politica non si fa nelle piazze o peggio sulle spiagge, come appare (stesse le fonti) nei flash con al centro il testone di Salvini. E certamente è vero che l’annuncio da parte del leader della lega era apparso fuori tempo massimo dopo la chiusura agostana del Parlamento. In una campagna ben orchestrata, giornalisti cartacei e televisivi , con l’aiuto dei soliti opinionisti (meglio se costituzionalisti) ci hanno proposto e riproposto il fondamento della nostra convivenza politica: la centralità del Parlamento, culminata non solo nello speciale di Mentana (che, privo di ogni senso del ridicolo, ha chiuso il medesimo con un flash sul macchinone del presidente del consiglio che varca di notte il portone del Quirinale per deporre le proprie dimissioni ai piedi o tra le braccia del Presidente della repubblica, quasi fosse Armstrong che mette piede sulla luna!), ma in un inedita e lunghissima diretta di Rai 2, ci ha regalato per intero discorso e replica del Presidente Conte e interventi di tutti i rappresentati dei partiti.

Ora vien da ridere davvero su questa scoperta: da parte della sinistra che sulle piazze e sulle adunanze possibilmente oceaniche c’è stata sempre, quando ha vinto e quando ha perso le elezioni, quando ha voluto inaugurare o far cadere i governi; da parte dei pentastellati che di solito hanno lasciato il Parlamento in sospeso in attesa della consultazione informatica della base. Sicché questa repubblica virtuale dei trentamila che tanto pesantemente condizionano la vita di sessanta milioni di italiani, scoprono oggi la centralità del Parlamento!

 Vediamola questa giornata e questa diretta televisiva. Cominciamo a notare come l’ imparziale Conte ha trattato Salvini. Come lo ha trattato? ‘noi siamo sempre stati leali e rispettosi con te e tu vieni a chiedere la sfiducia’, facendo finta di non sapere (‘apprendo dalle agenzie…’) che non è in gioco la sfiducia, ma solo una regolazione dei conti con il suo avversario. Se ci fosse bisogno di una prova di quanto fosse equanime Conte, basta confrontare il suo intervento con quello fotocopia del capogruppo dei Cinque stelle.  E come siamo stati lusingati da questa diretta: pare che tutti gli intervenuti non fossero esponenti di questo o quel partito o frazione di partito;no, tutti hanno parlato in nome dell’ interesse del paese, mancava che citassero il bene comune di San Tommaso e dei sinodi vescovili.

Invece Salvini, ci ha spiegato indignato Conte, ha rotto il contratto di Governo anteponendo all’interesse nazionale l’interesse personale o del suo partito. Come fosse un malfattore che ha rubato dall’erario della nazione! Come se i cinque stelle, con Di Maio in testa, non avessero scandito ogni giorno dei loro 14 mesi di governo, ogni atto, progetto o dichiarazione di intenti come aspetto della propaganda politica quotidiana, in una maniera ossessiva che ci ha fatto rimpiangere l’annuncite di Renzi. Come se potessimo dimenticare che, proprio alla vigilia di questa giornata, persino la giornata della memoria del ponte di Genova è stata condotta (come gli interi lavori connessi) secondo la sapiente regia dei pentastellati! In questa nostra triste Repubblica che non riesce a fondarsi se non su gli uni o gli altri morti.

Ma questo Presidente del consiglio, così preoccupato per i fondamenti della nostra costituzione e della nostra vita politica, scandita dalle somme regole delle istituzioni, così avvinghiato alla somma idea della centralità del Parlamento, che cosa fa in definitiva? Dà le dimissioni, senza che il Parlamento, tanto centrale, si sia pronunciato e abbia votato per fiduciare o sfiduciare il suo governo. E con molta eleganza riduce la questione a una questione personale: tu Salvini non hai le palle per chiedere il voto di fiducia, ma io ho le palle per dimettermi da capo del governo, facendo l’ultimo regalo a Grillo, Di Maio e ai cinque stelle tutti.

Dimenticavo di ricordare che i Cinque stelle vogliono chiudere Radio Radicale che da venti o trent’anni trasmette in diretta i dibattiti parlamentari.

Postscritto:

Tanto per precisare la differenza di quanto è mediatico e quanto è parlamentare.

L’occasione è stata data dalla giornata in cui Toninelli ha presentato in parlamento una mozione per annullare la costruzione della Tav, dopo che il Presidente del consiglio aveva accettato la prosecuzione dei lavori. Dunque una mozione del ministro dei trasporti contro una decisione del proprio governo, votata da tutti i Cinque stelle, ma bocciata, mentre venivano accolta dal Parlamento le  mozioni contrarie dell’opposizione. A questo punto e solo a questo punto, Salvini ha dichiarato che non esisteva più una maggioranza di governo. Per dire che se i Cinque stelle facevano propria una posizione antigovernativa, solo per pararsi il sedere di fronte all’aristocrazia informatica della piattaforma Rousseau, evidentemente veniva a mancare l’appoggio al governo in carica.

Ma con la promessa di una mozione di sfiducia, è stato proprio Salvini a richiedere che la questione venisse discussa in Parlamento e a chiedere ai parlamentari di tornare dalle vacanze. E’ dunque Salvini Il vero assertore della centralità del parlamento, se ne ha richiesto la convocazione sfidando un migliaio di vacanzieri furibondi.

La vicenda è stata quindi vissuta e raccontata al contrario proprio dalla maggioranza dei vacanzieri che non l’hanno perdonata a Salvini! Non essendoci da votare una fiducia o sfiducia al governo, Il Signor Conte, avvocato con le palle, avrebbe dovuto spiegare perché un ministro del suo governo avesse presentato una mozione antigovernativa, per di più fatta proprio dal partito di maggioranza del suo governo. Avrebbe dovuto deplorare l’iniziativa e cercare di rassicurare Salvini sulla tenuta del governo. Semmai lui stesso avrebbe dovuto chiedere una controprova proponendo un voto di fiducia. Ma aveva troppe palle per un simile atto di coraggio.

Il problema peggiore è che tutto questa farsa è stata proposta in diretta agli italiani e sostenuta da tutta, propria tutta, la stampa italiana.

Quello che non capisco è perché Salvini non abbia fatto cenno a tutto ciò. Ma Salvini si sa non ha questa abilità dialettica. Del resto per scacciare un simile, non dico velo, ma piumone invernale di ipocrisia ci sarebbe voluto il talento di Shakespeare.