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Punti Fermi

Diciamo la verità: la guerra in Ucraina non ci voleva a noi italiani. Avevamo appena finito di litigare sui vaccini e assaporato la fine delle restrizioni che arriva Volodymyr Zelenski a romperci le scatole. E siccome le disgrazie non arrivano mai sole, avevamo appena celebrato la vittoria nel campionato Europeo che la Macedonia del Nord ci scaccia dai prossimi mondiali.

Adesso il morale è a pezzi e la confusione agli estremi. Si va da Massimo Cacciari, che dice che siamo sulla soglia dell’abisso e invoca una nuova Jalta, a Luciana Littizzetto, che sciorina cartelli su cartelli a Tempo che fa, per dire che le guerre fan tutte schifo (quindi anche questa). Tragici o comici, gli italiani vogliono una sola cosa, la pace ad ogni costo, costi quel che costi (agli altri).

Punti Fermi era il titolo che Giovanni Spadolini dava ai suoi editoriali quando dirigeva il Resto del Carlino di Bologna. Manifestava l’intenzione di stabilire principi e fatti incontrovertibili, mentre ospitava personalissime opinioni del direttore.

Spero perciò che si capisca il carattere ironico del titolo, visto che mi è venuta voglia di dire come la vedo io, dal momento che tanti in pubblico e, immagino, tanti di più in privato, ne parlano.

Comincerò da qualche mia opinione geografica. Una legittima ragione di Vladmir Putin per invadere l’Ucraina, è che, si dice, non sopporta l’idea di missili balistici a 380 chilometri da Mosca.

Mi sbaglierò, ma Mosca è a 700 chilometri da Karchiv e 850 da Kiev, giusto il doppio, ciò che dovrebbe dimezzare l’angoscia di Putin. Mentre se l’Ucraina ritorna sotto l’influenza di Putin, sarà l’Italia a essere a 950 chilometri dai missili.

Aggiungi che non saranno i missili di Zelenski, ma quelli supersonici di Putin. In qualche articolo passato mi mostravo un po’ preoccupato sulle strisce pedonali, perché sfrecciano silenziosissime, come i missili di Putin, biciclette contromano. Ora sono un po’ più sereno, perché con Putin non c’è rischio che finisca in ospedale.

Ma c’è una mia opinione geografica personalissima, visto che, non solo la vispa Lilli Gruber, ma tutti i pro Putin, trovano naturale che la Russia si prenda il Don Bass per raggiungere la sua Crimea.

Eppure, mi sarò distratto, ma proprio nessuno, neanche Paolo Mieli, Mario Calabresi, oppure il sempre presente e paziente Lucio Caracciolo, direttore e fondatore della rivista Limes, ha mai obiettato che la Crimea dista solo 20 chilometri dalla Russia, e ci si arriva in treno come in macchina o in autotreno.

Difatti Putin nel 2014 s’è preso la Crimea, nel 2016 ha cominciato a costruire il ponte e nel 2018 l’ha inaugurato. Se si pensa che la Crimea è poco più grande della Sicilia e ha circa 2 milioni di abitanti, la velocità è stata encomiabile, nella costruzione di un’autostrada di 22 metri di larghezza e una ferrovia, benché assai facilitata dalla lunga isola che quasi chiude il Mar d’Azof.

Al ponte di Crimea si accede dal Krasnodar Kraij , uno dei nove kraj della Russia, un territorio che costeggia il Mar Nero con una buona reputazione turistica. La città omonima ha circa 900 mila abitanti e si classifica spesso tra le 5 città della Russia con il migliore tenore di vita.

Talk Shows 1

LA7 è un canale televisivo privato italiano di proprietà del gruppo Cairo Communication. Detto più alla buona è una Tv commerciale che, sapendo come sia difficile far concorrenza alla Rai senza almeno tre canali televisivi, si dedica soprattutto a televendite, intervallate da Talk shows di argomento politico, che sono addirittura più economici di certi programmi di intrattenimento dedicati alla cucina o alla moda.

Limitandomi ai dibattiti televisivi che allietano la sera di La 7, vorrei indicare alcune caratteristiche di questi programmi. Durano circa tre ore e oltre. Un aspetto non trascurabile, perché è probabile che chi si dispone a questa faticata sia lui stesso un politico di professione, un giornalista, un opinionista, se invitato abituale.

 In ogni caso gli aspetti più attraenti del programma, purtroppo quelli in cui la pubblicità è più densa e aggressiva, vengono riservati alla prima ora e sono dominati dalla ferrea regola dell’audience. Comincerei da Propaganda Live trasmesso il venerdì.

Propaganda Live è uno dei pochi programmi per cui vale la pena guardare la tv. Ma anche di spegnerla. E poi c’è il conduttore: Diego Bianchi, in arte Zoro. C’è chi lo adora, e sono molti. E chi cambia canale appena lo vede, e sono anche di più.
Propaganda Live è l’unico programma dove ti puoi ritrovare a ridere e a piangere nella stessa serata. E non è detto sia una cosa positiva.
Zoro e i suoi lo scriviamo senza ironia sono fantastici. E chi non lo pensa è un salviniano ignorante populista sovranista sessista bianco omofobo meloniano neocolonialista e potenziale stupratore. Sono tre citazioni che rubo da un ottimo articolo di Luigi Mascheroni, docente di scienze della comunicazione, e che tutti dovrebbero leggere pubblicato il 28 giugno 2021 sul Giornale. Si adatta perfettamente anche la serata di venerdì  5 marzo che mi sono imposto di vedere per intero.

Chiaramente impegnato nel recupero di voti da parte del PD o comunque della sinistra è il talk show Di martedì diretto da Giovanni Floris. Esemplare, per esempio, è stato l’intervento, acuto ed elegante come sempre, di Pier Luigi Bersani: si apre con un consenso all’invio di armi dettato dalla congiuntura di governo più che da personale convinzione; difatti si affretta a sostenere che non va demonizzata la posizione di chi è contrario, e che comunque non si tratta di una posizione né-né.

Aggiunge che è troppo comodo star seduti in poltrona a guardare la guerra in Ucraina, e qui la logica gli fa difetto, perché è fin troppo facile ritorcere l’argomento sugli avversari. In breve: una posizione con-con, che svicola dall’evento bellico per tornare al tema del lavoro e alle abituali lenzuolate, se la sinistra vuole migliorare i sondaggi. La mimica e le evoluzioni tonali della loquela emiliana aiutano ampiamente l’applauso.

Contraria mi pare Concita de Gregorio che, con l’aiuto di Davide Parenzo, considera dominante la posizione né-né e aggiunge che, malgrado il tanto discutere, non ci si capisce niente. Il loro talk show  In onda, sostituisce il sabato e domenica, in modo riflessivo e arioso, il martellante Otto e mezzo dei giorni feriali.

Tuttavia anche Concita, che come conduttrice si propone sotto tono e sotto voce – e questa è una novità positiva – manifesta con decisione la sua targa politica, se l’ospite è Giulio Tremonti, come è successo il 19 marzo 22.

Entrando in un dettaglio, tuttavia non trascurabile, del bisticcio con Tremonti, lasciare alle regioni l’adozione o meno dell’energia nucleare è stata ed è una idea talmente bislacca e insensata che, anche se (per assurdo) fosse una scelta imposta dalla Costituzione, sarebbe un buon motivo per modificare la Costituzione, che diventa sacra soltanto in funzione di chi la maneggia. Ed è incredibile che il Pd, tanto nemico del sovranismo in Europa, lo appoggi e lo pratichi nelle regioni in Italia.

Talk shows 2

Quasi a rimediare al caos del martedì, in cui Giovanni Floris finisce sommerso dall’eccessivo numero di invitati, provvede, di lunedì, Non è l’arena.

In apertura, sull’enorme fondo scuro di una vasta piazza ucraina colma di detriti, emerge e si ingrandisce lentamente la figura di Massimo Giletti, a cui mancano soltanto le fondine ed Ennio Morricone, per suggerire al pubblico chi comanda il Talk Show e i duelli alla pistola che seguiranno. Aggiungo, dopo l’ultima puntata, che, alla faccia di Bersani, ha diretto il talk show dall’Ucraina.

Corrado Formigli – è scritto nella biografia – è un giornalista e un autore di programmi televisivi che non appartiene a nessun partito politico. E’ scrupoloso nel manifestare questa imparzialità nel suo talk show. Però…

Ammetto che, tra i tanti stimoli a pubblicare qualcosa, le comparse della filosofa Donatella Di Cesare a Piazza Pulita sono state le più impellenti. Apprendo dalla rete che è professoressa di filosofia teoretica alla Sapienza Università di Roma, e che ha trascorso circa venti anni in Germania a studiare Heidegger.

Invitata tre volte a Piazza Pulita per spiegarci le ragioni dell’altro, ha esordito così ‘la pace vien prima della guerra’. Più appassionato di Hume che di Heidegger, non ho compreso la verità recondita e profonda della sentenza, se non dall’aria ispirata della filosofa (occhi chiusi e labbra serrate in circolo, come quando si fischia) e mi sono subito detto. ’vero, verissimo, tanto è vero che la pace viene anche dopo la guerra’: pace-guerra-pace, insomma è come il problema dell’uovo e della gallina. Guido Crosetto ha purtroppo sommerso i suoi interventi.

Ostinato, Corrado Formigli la terza volta l’ha fatta sedere a tavolino con alleato Alessandro Orsini, professore alla Luiss ed esperto di organizzazioni terroristiche. Di rimpetto I giornalisti Paolo Mieli e Mario Calabresi. La questione è, se si deve aiutare con armi o soldi l’Ucraina di Volodymyr Zelensky, oppure no.

 Esordisce Paolo Mieli con un breve discorso sulla guerra in Ucraina. Risponde Donatella: mi meraviglio che lei faccia delle semplificazioni, ci sono due nazioni in conflitto tra loro. No, dice Mieli, una ha invaso l’altra. Questa è propaganda, ribatte lei, al che Mieli si inalbera e la prende come offesa personale.

Imperterrita lei: ‘sono due paesi indipendenti in conflitto con due eserciti regolari, …veramente c’è una formazione paramilitare dell’Ucraina di cui sappiamo poco, chi sono? chi la finanzia? che cosa vuole? …..

Ancora Mieli: è giusto che gli ucraini cerchino di resistere. Donatella: lei parla di Resistenza, ma la Resistenza era una guerra civile (io concordo) invece qui c’è un conflitto fra due stati, sono appena tornata dalla Germania e lì nessuna parla di Resistenza (e che dovrebbero fare, il harakiri?)

Conclude alla fine: bisogna che Zelensky risponda di tutto questo … che è il responsabile di questa guerra. In breve il quesito non è stato neppure affrontato, ma mi ha fatto ridere. Se Donatella non fosse a Roma, ma in una cantina di Mariupol, penserei a una variante della Sindrome di Stoccolma.

In ogni caso la questione non è accantonata e non è un caso che la puntata si sia conclusa con gli interventi di Alessandro Orsini e Alberto Negri. Alberto Negri, giornalista del Manifesto, molto gettonato a Piazza Pulita come a Rai Tre, la prima volta che ha parlato di Ucraina ha detto pressappoco: ‘però gli ucraini sono piuttosto loschi, basti pensare che hanno mandato ai lager un milione e quattrocentomila ebrei’.

Dello stesso parere sono del resto gli israeliani, risentiti recentemente, e e giustamente, del paragone proposto da Zelensky tra l’Ucraina e l’Olocausto. Tuttavia se gli ucraini sono loschi per questo motivo allora sono loschi anche polacchi, olandesi, francesi, italiani.

 Del resto,  almeno dall’Ottocento,  nei paesi danubiani i pogrom erano una sport tanto diffuso quanto oggi il calcio in Europa.  Mi diverte però l’idea che i giornalisti del Manifesto sono bravi a fare le copertine, ma, dopo aver lasciato il Partito per protesta contro i carri armati in Piazza San Venceslao, sono rimasti gli unici comunisti italiani.

L’orientamento di Alberto Orsini è troppo noto per richiedere un commento. Tuttavia i suoi argomenti variano di volta in volta: l’ho sentito una volta sostenere che Putin è caduto in una trappola geniale di Joe Biden, una seconda volta che l’Europa è come un corpo umano in cui l’Italia ha la funzione di ospitare tutti i bambini scampati dall’Ucraina, una terza volta, dopo gli insulti di Biden, che non bisogna demonizzare Putin, ma umanizzarlo, riconoscerlo come persona, altrimenti ‘disperato ci sventra tutti’.

Talk shows 3

Tante parole solo per dire che Corrado Formigli è un subdolo. Ma c’è una caratteristica che lo accomuna con Lilli Gruber e preferisco parlare di lei, perché è più diretta. Non si può dire che Otto e mezzo manchi di ritmo.

 Lilli Gruber è famosa perché non solo fa ai suoi ospiti le domande, ma fornisce anche le risposte. E’ del resto così sicura di come stanno le cose, e in questo assomiglia al suo beniamino Marco Travaglio, che il suo Talk Show è in realtà un monologo e gli ospiti sono lì per garantirlo.

Questo da sempre, ma in questo frangente è ansiosa e come ossessionata dalle trattative per la soluzione della guerra. Così quando ha invitato nientemeno che la vice di Zelensky, Iryna Vereshchuk, la interroga così: ‘Sono accettabili queste condizioni …Crimea e Donbass alla Russia e una neutralità internazionale?’

 L’ospite, chiaramente irritata, dice pressappoco: vorrei vedere con che faccia Zelensky potrebbe presentarsi agli ucraini con una proposta del genere. Al che Lilli, rivolgendosi sconsolata ai suoi ospiti: sarà difficile trovare un compromesso.

Qualcuno dovrebbe fare a Lilli Gruber la seguente domanda: Signora Gruber, ci dica per favore di che colore sono oggi le sue mutande? E’ una domanda inopportuna, idiota, indecente?

 Sicuro, ma non è più idiota o indecente che pretendere una risposta dalla vice di Zelensky sui possibili accordi per la pace. Invece la Gruber (e Formigli) si comporta come se stesse lei al tavolo delle trattative, proprio come le quote rosa pretese da Laura Boldrini e Luciana Littizzetto.

Termino con Atlantide storie di uomini e di mondi, il programma in onda il Mercoledì, dal 2017 diretto da Andrea Purgatori . Non è un Talk Show, ma piuttosto un programma di approfondimento culturale. Le puntate dedicate rispettivamente a Zelensky e a Putin sono state eccellenti dal punto di vista dell’informazione.

Altrettanto lodevole è Presa Diretta diretto da Riccardo Iacona, in onda su Rai 3 il lunedì sera, spesso riproposto la domenica. Terribili come i video della Crimea, infatti, sono quelli che provengono dal sud del Madagascar. Gli abitanti, tra i più poveri del pianeta sono tormentati tanto da alluvioni, quanto da una siccità che ha distrutto le coltivazioni, e costringe a ricercare l’acqua potabile scavando nel letto del fiume a secco.

 Ma anche le spiagge e le ricche dimore di Miami sono destinate a sparire sotto l’oceano nel giro di qualche decina d’anni. Ne saranno testimoni quanti sono nati intorno al duemila.

P.S. Lilli Gruber supera se stessa. Questa sera ha intervistato giuliva l’eccellente negoziatore di Zelensky Alexander Rodnyansky. Contrariata come al solito che gli ucraini non vogliano rinunciare alla integrità territoriale (mentre, secondo Lilli, va da sé che Germania e Italia non rinuncino al gas russo) chiede alla fine quanto tempo dovranno durare i negoziati.

Coronavirus, un diario

6 marzo 2020

Dedicherò questo articolo agi effetti che l’epidemia del Coronavirus provoca nei campi più disparati, guidato soltanto dalle riflessioni che le notizie mi hanno suggerito. Già da adesso viene in mente a me, come penso a molti altri, il proverbio ‘Non tutto il male viene per nuocere’. Fantastici i brani dedicati alla Peste di Londra del 1665 nei diari di Samuel Pepys e di John Evelyn.

Meritano di essere riprese alcune riflessioni già presenti negli articoli precedenti. Prima di tutto sulla stupida euforia dell’ultimo week end in cui prevalevano, tra esperti, politici, giornalisti, una ventata liberatoria di euforia del tipo ‘ma siamo matti a seminare il panico, per una epidemia influenzale come tante altre?’ Le mamme dell’Emilia raggianti, perché i figli il 3 marzo sarebbero tornati a scuola, il presidente del Consiglio a litigare con il governatore Fontana per la falla sanitaria prodotta a Codogno; gli esperti virologi, i ricercatori del genoma, epidemiologi, pneumologi a esprimere una vasta gamma di opinioni contraddittorie; il ministro della salute che, preso in contropiede, perché per settimane aveva sostenuto che tutto era pronto nella sanità italiana per il Coronavirus; (Senza per la verità alcun riguardo per quanto consigliavano i medici cinesi), gli esperti dell’informazione a tuonare contro la mania dei tamponi ‘ma che immagine dell’Italia trasmettiamo?’Gli esperti della finanza e dell’economia già da subito a proporre contromisure economiche per il rilancio della produzione e delle esportazioni. Un Oscar particolare – nella diffusa demenza – va ai magistrati che hanno aperto un fascicolo, spero contro ignoti, sia sull’ospedale di Codogno, sia su Vò.

Per fortuna il covid-19 (coronavirus disease-2019) ci ha messo meno di una settimana a farci rinsavire con il suo implacabile contagio e il suo puntare ogni giorno al raddoppio di contagiati (e di morti), meglio di qualsiasi fanatico della roulette.

Abbiamo imparato che la scienza e gli scienziati non sono e non devono essere tutti d’accordo.

Abbiamo imparato che il Virus si diffonde soprattutto negli ospedali e nei pronto-soccorso, come da molte settimane ci dicevano i medici e le autorità cinesi. Dove fioriscono tra l’altro – lo sappiamo da tanto – i più agguerriti batteri resistenti agli antibiotici.

Abbiamo imparato che fare molti tamponi non è un danno d’immagine per l’Italia. Vale la pena che racconti un aneddoto in proposito: alla rubrica del TG3 Linea notte un/a giornalista deplorava che in Italia si fossero fatti 20000 tamponi e indicava a modello gli Stati Uniti che ne aveva fatti solo 500. Non più tardi di 10 minuti dopo, l’inviato della Rai negli Stati Uniti, convocato dal conduttore, lo/la smentiva comunicando che si erano già fatti 4500 tamponi e che si disponevano a farne migliaia.

Perché il covid-19 fa rinsavire tutti. Ma abbiamo sentito che laggiù il costo di un tampone è 3200 dollari. Un medico mi ha detto che, se il paziente risulta contagiato, paga lo Stato, in caso contrario deve pagarlo lui.

 Quando penso che a Vò si dispongono a ripetere il test per tutti e duemila residenti, con una disponibilità di soli 150.000 euro, mi viene da augurare agli Stati Uniti tutto il contagio possibile. Chissà che in tal caso non vinca le primarie Bernie Sanders e riesca a fare per la sanità americana quello che non è riuscito a fare Obama. Forse il Presidente Trump, con le sue folli sottovalutazioni, darà una mano alla provvidenza.

Contro gli esperti di economia e finanza (e molti noti esponenti del PD) voglio io proporre per un Oscar o per un Nobel il più acuto invitato a Linea notte, Francesco Cancellato, vicedirettore di Fanpage.it, un giornale on line, pensate un po’, fondato a Napoli nel 2011. La tesi che ha proposto è tanto semplice quanto intelligente: non dobbiamo immaginare che l’emergenza sanitaria e l’emergenza economica contemplino interessi che confliggono. Riuscire a contenere il contagio costituisce il più importante risultato economico che l’Italia possa attendersi. Su che base? La posta in gioco di tutte queste misure draconiane è la capacità di contenere il contagio nei limiti delle capacità del nostro sistema sanitario e la speranza di una limitata diffusione in regioni meno attrezzate dal punto di vista sanitario rispetto alle regioni del Nord.

Confortavano questa prospettiva pochi altri, come il professore di igiene all’Università di Pisa Marcello Tavio, Presidente del SIMIF (Società italiana per le malattie infettive, se non erro). Le sue assennate risposte alle domande dei giornalisti mostravano inoltre che, se il governo può dare le direttive generali, soltanto le regioni sono in grado di fornire risposte conformi alle proprie specificità.

Qualcuno ha osservato che gli ospedali periferici come Codogno sono svantaggiati; altri con più logica hanno osservato che non tutti gli ospedali possono offrire le cure più costose in una medicina che per essere eccellente è diventata specialistica. La nostra sanità del resto, per essere efficiente, non ha margini disponibili per rispondere immediatamente a una situazione di emergenza. Tradotto in pillole: posti letto, infermieri, dottori sono proporzionali alla richiesta normale di cura da parte della popolazione.

A posteriori sembrano piuttosto ridicole e inopportune le visite in massa degli esponenti del PD al quartiere cinese di Milano, e i pranzi e le cene ai ristoranti cinesi di Milano e Bologna. Cominceranno adesso a mostrare la loro solidarietà ai gestori italiani di ristoranti, trattorie, fast-food di Milano e Bologna? Ci sono cascato anche io, quando commosso guardavo il Presidente Mattarella in visita in una scuola elementare frequentata da molti splendidi bimbi cinesi, pensando che fosse stata la più bella idea del Presidente. Ancora oggi – in ritardo – Corrado Augias in TV leggeva il brano dei Promessi Sposi quando Renzo a Milano, a causa della peste, viene accolto col forcone come un untore. La sinistra è sinistra (e non è una tautologia) ripeto dentro di me, e non smette mai di fare propaganda.

Lasciatemi gridare una volta tanto: cara professoressa Nadia Urbinati, ‘accoglienza’ ormai è un termine ideologico in bocca alla sinistra, in bocca a papa Francesco è ‘propaganda fide’.

Tanti hanno ricordato le pesti, fino a quella di Atene, in questi giorni. Nessuno ha ricordato la Spagnola. Eppure è quasi il centenario, visto che è scoppiata a fine del 1918 e nel 1919, con un numero di morti nel mondo che oggi si stimano tra i cinquanta e i cento milioni. Non voglio affatto seminare il panico. La Spagnola faceva vittime proprio tra gli adulti sani, al contrario del Coronavirus.

Facendo lo zapping tra un TG e l’altro, ho notato che, da quando è stato detto che la mascherina non protegge chi la porta, ma piuttosto chi ci sta intorno, raramente ho visto un Italiano (o un Europeo) usare la mascherina, a parte il personale sanitario negli ospedali. Al contrario in tutti i paesi asiatici colpiti o meno dal Coronavirus l’uso della mascherina è generale. In parte sarà dovuto alla difesa dallo smog, ma credo che la causa principale sia un ancestrale rispetto per il prossimo, evidenziato spesso dall’inchino del capo o analoghe espressioni quando ci si incontra. Una lezione per l’occidente cristiano.

Sabato 7 marzo 2010

Colazione. Il conduttore della rubrica sulla salute di Rai 3 ha pensato bene di aprire la trasmissione sull’ansia, intervistando un professore di Psichiatria dell’Università di Tor Vergata a Roma.  Quasi subito una Signora, telefonando dalla zona rossa del Lodigiano, ha detto che in realtà lì sono molto tranquilli e inventano filastrocche sul Coronavirus per i bambini. Ovviamente l’ansia è generata da ciò che è futuro e incerto assai più che da ciò che conosciamo; in altre parole più dalla globalizzazione che dal Coronavirus. Proprio sulla diffusione universale attuale dell’ansia, soprattutto tra i giovani e i meno giovan,i la trasmissione è stata carente.

Microsoft News: a conferma del detto che ‘tutto il mondo è paese’, negli Stati Uniti c’è stata una replica del litigio Presidente Conte-governatore Fontana, tra il Presidente Trump e il governatore dello Stato di Washington- (costa occidentale, a Nord della California) dove si registrano 13 dei 17 morti per Coronavirus negli USA. Soltanto che i toni sono stati molto più accesi, come si confà a un grande paese e soprattutto a un weird President: Trump, che già non aveva buoni rapporti con il governatore Jay Inslee, si è limitato a definirlo a Snake, un serpente. Gli 8 miliardi e passa già stanziati per fronteggiare il contagio non sono merito suo, ma frutto di decisioni prese in Parlamento.

Il Post offre ogni giorno notizie accurate sul Coronavirus. Ieri 6 marzo ha ripreso un rapporto dell’ISS sulle prime 105 vittime italiane con le seguenti percentuali: 42.2% ottuagenari, 32,4% settuagenari, 14,1 % nonagenari, 8,4% sessagenari, 2,8 cinquantenari. A occhio, a me sembrano coerenti con l’indice ordinario di mortalità in rapporto con l’età. (ovviamente non è che i nonagenari godano di salute migliore, è che sono molti meno!)

Circa ‘non tutto il male vien per nuocere’, un amico ha detto che il suo aereo da Parigi era quasi vuoto, che ci sarà meno inquinamento nei cieli, meno inquinamento industriale, meno domanda di petrolio, in breve un vantaggio per il clima. Già, ma ci si muove più in auto che con mezzi pubblici. Penso invece che ai genitori faccia bene stare di più con i figli; per tutti un po’ più di considerazione per le fatiche degli insegnanti, una buona opportunità per i più avveduti.

Che danno può fare il dolore straziante e l’accorata partecipazione alle Esequie affollate di un caro estinto, se portatore del Coronavirus, come è successo a San Marco in Lamis, nel Foggiano ! Con l’augurio a tutti di una pronta guarigione …non posso trattenermi dal sorridere per l’insipienza.

Sabato notte 7 marzo
Erano giorni che guardavo in TV codazzi affollati di politici aggirarsi senza alcun rispetto per le stesse regole che il governo raccomandava, con aggiunta di strette di mano. Adesso spunta Zingaretti che dice sorridente “Sono positivo. Sto Bene. Lavoro da casa”. A Repubblica non pare vero di imbastire un bella lista di politici beneauguranti e solidali con il capo del Partito Democratico.

Apre la lista Renzi, il più incontinente: ‘Forza Nicola, tutti con te e grazie ai medici, infermieri, farmacisti, ricercatori. Tutti insieme, tutti’. Un ‘Forza Zingaretti’ anche di Gentiloni e a seguire la sindaca Raggi, Salvini, il governatore Fontana; Teresa Belloni, il ministro Gualtieri, e altri fino a Molliconi di Fratelli d’Italia. Berlusconi anche è solidale ma non c’è. Quando un comune cittadino è positivo cercano di ricostruire tutti i suoi percorsi. Qui un segretario di partito che dovrebbe dire: ‘sono positivo, chiedo scusa per aver dato il cattivo esempio, chiedo scusa specialmente a medici, infermieri… .’ Meglio il ministro Orlando che ha detto soltanto. ‘Farò un controllo anch’io’.

domenica 8 marzo
Quando ero un liceale circolava una barzelletta sull’Europa come paradiso e l’Europa come inferno. Nell’Europa come inferno i poliziotti erano tedeschi, la cucina era inglese, agli Italiani toccava l’amministrazione. Fermiamoci qui. Sarà stata dimenticata, per non rendere l’unione ancora più difficile. Non per questo sembra tanto lontana dalla realtà.

Il nuovo decreto di questa notte scontenta il Piemonte che vorrebbe la zona rossa estesa a tutta le regione, il Veneto che vorrebbe sottratte le sue province alla zona rossa. Non è solo una rivendicazione di autonomia; molto dipende dal carattere impreciso o ambiguo delle disposizioni che ammettono una interpretazione più severa, e allora si lamenta il Veneto, o meno severa, e allora è il Piemonte a volere estendere la zona rossa. Ma forse la vaghezza era richiesta per arrivare a un accordo tra le parti a Roma.

Perciò in Piemonte erano tutti a sciare, chiuse le piste invece nel Trentino. Piscine e palestre chiuse solo in Emilia e Romagna. Tutti scandalizzati a Milano non tanto per l’assalto ai treni nella notte, quanto per la fuga di notizie. Eppure i treni potevano essere fermati o comunque prevista la situazione. La chiusura delle carceri è stata generale e per tutta la settimana. Non erano del tutto prevedibili le rivolte? E anche la giornata delle donne non poteva essere rinviata, a tutto vantaggio delle sue manifestazioni?

Ritorno alla mia fissa di sabato sera. Sale affollate in attesa del decreto e i giornalisti pigiati guancia a guancia con i microfoni in mano, mentre si raccomanda a tutti gli italiani di evitare gli affollamenti e di rispettare le distanze tra le persone. Altri sono indifferenti a queste incongruenze; meglio prendersela con il disgraziato che a Bologna ha taciuto di essere contagiato pur di fare subito il suo intervento a urologia. Sicché l’autore del crono-programma, poteva esortare all’auto-responsabilità, mentre prosegue la caconomìa.

lunedì 9 marzo 2020 ore 19
Domenica mattina, appena letto della rivolta al carcere di Salerno, dopo aver visitato vari siti, ho scritto ‘la chiusura delle carceri è stata generale e per tutta la settimana. Non erano del tutto prevedibili le rivolte?’ Adesso alcuni personaggi incivili incitano alla chiusura delle celle e al raddoppio delle pene e mostrano video indegni del peggiore stato del mondo. Tutti sanno che le nostre carceri sono le più affollate d’Europa, tutti dovrebbero sapere che i carcerati aspettano il giorno e l’ora dei colloqui come l’evento più importante delle loro settimane. Tutti i carcerati avranno visto in TV la richiesta di evitare gli affollamenti. Io penso che quanti non hanno previsto reazioni assai prevedibili debbano essere rimossi e che certamente il Ministro della Giustizia va rimosso, a meno che non dimostri di aver diramato qualche istruzione in proposito che è stata disattesa.

Martedì 10 marzo 2020 ore 9
Apro il cellulare e vedo un Travaglio furioso che chiede che vengano individuati e puniti quanti hanno lasciato trapelare notizie sul decreto in preparazione la notte dell’8 marzo. Alcuni affermano che i capitoli sulla peste dei Promessi Sposi siano di una sconcertante attualità. Ebbene Travaglio è un eloquente rappresentante, non l’unico certo, dell’attuale caccia all’untore, alla ricerca di qualcuno da mettere in galera come responsabile della diffusione del contagio.
Benedetto Croce bollò come moralistica e priva di validità storica la Storia delle colonna infame di Alessandro Manzoni. Direi piuttosto che tale storia difetta di storicismo crociano. Se ha ragione Croce quando osserva che il cardinale Borromeo è responsabile di torture verso gli accusati, ha torto se considera i monatti i veri untori, e ancora più torto nella totale giustificazione dei giudici, sulla scorta della concezione della giustizia e delle norme giuridiche del tempo. Quasi che giudizi morali non esistessero allora, mentre vediamo che oggi sono costanti su tutti gli eventi connessi al Coronavirus.

Un accurata indagine mostra che a Seattle, il portatore 0 del contagio si è comportato nel più saggio e responsabile dei modi, notificando subito il suo malessere e analogamente si sono comportati medici e autorità nell’isolarlo e nella ricerca dei suoi contatti. Malgrado tutto ciò, il focolaio infettivo si è esteso ugualmente nella città e nello Stato di Washington. Avrebbe più senso invece trovare i responsabili che hanno chiuso a tempo indeterminato le carceri italiane. Qui il Coronavirus non c’entra nulla, c’entra una concezione barbarica e manettara della giustizia.

mercoledì 11marzo ore 16
La libera circolazione del sovranismo.
Informazione e trasparenza dovrebbero essere requisiti fondamentali degli stati autenticamente democratici. La globalizzazione avrebbe dovuto estendere e arricchire la conoscenza e la collaborazione tra i paesi. Populismo e sovranismo erano i deplorevoli, anzi i vergognosi attributi di una destra ignorante, miope e autoritaria. Per essere sbrigativi, fascista. L’Unione Europea ricerca soluzioni condivise con spirito collaborativo tra i paesi che la compongono.

I fatti: L’informazione più precisa e dettagliata, quotidiana, sull’epidemia del coronavirus è stata fornita dalla Cina. Non sembra uno stato democratico. A seguire dalla Corea del Sud e dall’Italia. Spesso accompagnata dalla disapprovazione di menti esperte e illuminate.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima a tutt’oggi 113/114 mila contagi e 4.000 morti. In che modo? Riceve dati puntuali dagli 80/100 paese colpiti dal virus? Si basa su criteri di probabilità? Non è dato sapere.

Queste 3 righe sono errate. Soprattutto che non è dato sapere. Probabilmente le mie scarse informazioni erano basate sul sito della OMS, la quale anche oggi 12 marzo parla di 125 000 casi. Un sito della Johns Hopkins University, suggeritomi da un amico e citato anche da l Sole 24 ore fornisce dati assai più precisi e dettagliati per il mondo: 127.000 circa….

11 marzo 2011 ho scritto:
Veniamo all’Europa. La Francia qualche cifra la dà, 1000/1500 casi, un certo numero di morti. Più che altro si diffonde sui metodi di contenimento dell’epidemia fase 3, fase 2, vietati eventi con + di 5000 persone, poi con + di mille persone. Per dare il senso di un paese forte, ordinato, lungimirante. La Grandeur, la Grandeur! o il ridicolo?  (Oggi 14 marzo ricordo solo la bravata dei 3500 intrepidi che hanno sfidato in massa il coronavirus).

Mercoledì 11 marzo avevo scritto
La palma forse la merita la Germania. C’è qualcuno che ha capito quanto è ampio il contagio in Germania? 4000 anziani invitati a stare a casa nella regione North Reno -Westfalia, 1000 casi di contagio in tutto il paese, ma nessuna vittima, anzi forse 2. (?), Son medici tedeschi, mica far paragoni! Quanto alle misure: divieto assoluto di esportare ogni genere di materiale sanitario, a cominciare da quello connesso con il coronavirus. L’importante è non far trapelare notizie che potrebbero nuocere all’economia del paese; Merkel proprio come Macron.

C’è chi mi corregge rinviandomi soprattutto a quanto il 10 marzo ha sostenuto il ministro della salute Jens Spahn. Il ministro ha detto che l’80% delle infezioni sono state miti.  Inoltre il virologo Christian Drosten della Charité di Berlino ha fornito due ragioni per giustificare un indice così basso di mortalità in Germania. In primo luogo la situazione in Germania è stata subito affrontata.  In secondo luogo la Germania è al comando per quanto riguarda la diagnostica. Ciò è dovuto al fatto che i test erano disponibili fin da gennaio , che i loro laboratori sono molto diffusi, bene equipaggiati  tecnicamente  con regole procedurali molto flessibili, che la loro associazione ufficiale per l’assicurazione della salute aveva già introdotto una procedura per questi test in Gennaio, il che significa che gli assicuratori sono supportati dal punto di vista finanziario..(Our laboratories are technically very well equipped, our regulations for the introduction of new test procedures are very flexible and our statutory health insurance association already introduced a code for these tests in January, which means that (insurers) are financially supported), testo originale in The local),

 Un ‘ultima motivazione è che gli infettati erano giovani che tornavano dalle vacanze e lavoratori.  A chi gli chiede se la mortalità aumenterà il ministro afferma che secondo Drosten la situazione è molto seria. Come in Francia al momento sono vietati assembramenti di più di mille persone-

Dopo queste dichiarazioni ho motivo di modificare quanto ho detto? La situazione nella zona del North Reno-Westfalia viene descritta come una gara di solidarietà e di saggezza.  Certo nessuno nega che i tedeschi siano più disciplinati e meno individualisti degli italiani. Ma i casi sono passati da i 1300 ai 2200 di oggi 12 marzo e i morti rimangono 3. Inoltre qualcuno ha visto descritto un tampone su una dottoressa tedesca, in cui veniva prelevato solo del muco sull’orlo interno delle narici, insomma in modo ben diverso da quanto si fa in Italia.

Altre fonti mi fanno comprendere che il sistema sanitario tedesco è diverso da quello italiano e credo anche spagnolo e francese e presenta caratteristiche simili al sistema americano. Leggo che secondo le autorità tedesche ‘le compagnie di assicurazione sanitaria sono state pagate per il test del coronavirus a partire dal 28 febbraio 2020’ ‘Tuttavia un dottore deve confermare che il paziente venga sottoposto al test’.  La quarantena volontaria è diffusa e raccomandata dall’Istituto Robert Koch nel caso di essere stati vicini a contagiati. La quarantena richiesta dalle autorità comporta controlli severi e pene fino a 2 anni di carcere o multe. 

Dopo di che mi permetto di dubitare ancora sulla veridicità dell’informazione e sulla validità delle misure adottate, almeno fino al 12 di marzo, dalla Germania ed esclamo con Orazio ‘credat Judeus Apella / non Ego..’

Avevo anche scritto qualche riga sull’Inghilterra. Mi sembrava che Johnson sottovalutasse i rischi connessi con il coronavirus, ma al tempo stesso – un po’ lugubramente – chiedesse che venissero ampliati gli spazi nei cimiteri. In un paese dedito da molto tempo alla cremazione.
Ricordo però che qualcuno temeva la diffusione del virus nelle carceri, dato l’affollamento e le scarse condizioni igieniche.

Mi fermo qui e rimetto oggi 14 marzo nel mio diario quanto ho scritto l’11 marzo, con qualche correzione e aggiornamento.

Il Foglio o il Conformista?

Caro Direttore Claudio Cerasa,

oggi 28 febbraio continuate la vostra polemica contro ‘il populismo sanitario’ per l’ultimo assalto a Salvini. Ieri avete pubblicato almeno 7 articoli per sostenere che la destra e la lega hanno creato un allarmismo ingiustificato che produce e produrrà danni incalcolabili alla nostra immagine europea o addirittura mondiale. Secondo questi articoli, il mondo degli esperti è unanime nel credere che il  covid-19 è un nuovo virus influenzale come tanti altri, certamente meno letale, per altro indebolito nel suo lungo viaggio dalla Cina, che i 7 morti (oggi 14) contagiati erano già agonizzanti, che per tutti gli altri si tratta di avere un raffreddore in più, insomma una passeggiata, che allo Spallanzani di Roma lo hanno già individuato, che si stanno già sperimentando vaccini sugli animali, che è questione di giorni o al massimo di mesi per avere il vaccino. Staremo a vedere, il vaccino della SARS , un virus all’80% molto simile,(2003) non è stato ancora inventato, ma forse non ne valeva la pena. Insomma aveva ragione il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Avete persino scritto ieri ‘per fortuna ci sono i Cinque stelle contro il governatore Fontana’. Sono rimasto meravigliato, direttore Cerasa,  non la sapevo così colluso col movimento caro a Travaglio, ma il mondo è bello perché è vario. Io la accuso formalmente di concorso esterno in associazione digitale, un tantino segreta. Lei ha condiviso anche l’idea del governo in carica, che ‘in Italia ci sono troppi contagiati perché si fanno troppi tamponi’ al contrario di quel che si fa in Francia e Germania. Una tesi tanto stupida quanto priva di logica.

China Weekly cdc , una fonte governativa cinese che pubblica dati ufficiali sulle condizioni di salute in Cina, in inglese per gli occidentali ottusi e presuntuosi, afferma che l’epidemia da Coronavirus nell’ 81% dei casi si può assimilare a una comune forma influenzale, nel 14% presenta sintomi anche severi, senza rischio tuttavia per la vita. Nel 5% dei casi ha richiesto il ricovero in terapia intensiva, con un decesso nel 49% dei casi.  Lo studio anche afferma che la malattia ha avuto origine e si è diffusa soprattutto negli ospedali.

Ora non mi pare che prima dell’insorgere dei focolai di Codogno e , tra le raccomandazioni del Ministro della  della salute Speranza e dei nostri centri epidemiologici, fosse stata diramata la direttiva a tutti gli ospedali e in particolare a tutti i pronto-soccorso volta a impedire l’afflusso di pazienti, come invece si sta raccomandando ora (aggiunta del 3 marzo). Una direttiva per altro difficile da rispettare, esattamente come è difficile impedire che negli ospedali si sviluppino batteri resistenti agli antibiotici.

Appare poi demenziale che le procure abbiano pensato bene di aprire un fascicolo sia per l’ospedale di Codogno, sia di Vò, se non sapessimo che demenziale è l’art. 112 della Costituzione-più- bella-del-mondo, che sancisce l’obbligarietà dell’azione penale. Tuttavia siccome sappiamo che si traduce in discrezionalità della medesima, non è detto che la demenza spetti al solo art. 112.

Tutte queste belle notizie non giustificano perciò il tenore ilare e l’entusiasmo liberatorio dei 7 articoli suddetti, perché semmai l’alta diffusione del virus tra persone sostanzialmente in ottima salute rende ancora più facile la diffusione del virus e la sua capacità di mettere assolutamente in crisi le strutture ospedaliere. Tant’è che chi confidava già nella riapertura delle scuole il 3 marzo nell’Emilia Romagna dove dimoro è rimasto deluso.

4 marzo 2020
Caro direttore Claudio Cerasa,  volevo inviarle qualcosa sul decreto legislativo circa le intercettazioni, ma preferisco soffermarmi sul suo odio sistemico per Salvini controbilanciato dalla sua recente cotta per Macron.

Su Salvini, premesso che detesto certe sue battutacce,  e tante altre cose, che non lo voto, sento schifo per chi speculando sulla resistenza, che era una cosa seria, lo considera un fascista, trovo tragicomico che lo si accusi di sequestro di persona. Lei si rallegra perché la Lepen non vuole adesso gli Italiani in Francia. Che altro dovrebbe fare? Giustamente anche gli Italiani del Sud non vogliono adesso gli Italiani del Nord.  Salvini non è un mostro. E’ solo un politico che ha riportato la Lega ai valori di un tempo. La fuga da Forza Italia in disfacimento giustifica l’altra metà del suo successo. E’ quello che preoccupa lei e tutta la sinistra, che la destra abbia almeno un leader decente. Tutto qui.

Lei racconta balle, quando dice che Salvini avversa la legge Bonafede che ha votato. Non è così. Salvini ha chiesto che entrasse in vigore l’anno dopo, esattamente come adesso Renzi, in attesa di una riforma del processo penale che non c’è. Sa che c’è?  C’è che Bonafede insieme a Conti Giuseppe col benestare della sinistra, porta a casa abolizione della prescrizione (vedi Logo Contebis)estensione dell’uso dei trojan a tutta la cittadinanza a discrezione dei pubblici ministeri, e persino quella idea imbecille della riduzione del numero dei parlamentari, in modo che l’Italia sia l’ultima in classifica su 27 paesi europei. L’idea di proporre il referendum per il 29 marzo, in piena emergenza da corona Virus, è degna di questa coalizione di  governo. Con il Presidente della Repubblica che si limita a fare sermoni alla nuove reclute del sistema giudiziario, ma accoglie queste belle leggi senza batter ciglio.

Arriviamo a Macron, lei dice che apre le frontiere, che riforma la scuola francese, che stringe patti di amicizia con l’Italia. Io per ora ho  visto che i Francesi hanno brigato più di qualsiasi altro paese per ridurre la Libia  a una guerra tribale, dando origine all’esodo più massiccio e pericoloso dall’Africa; mentre la Spagna da un lato e la Turchia dall’altro hanno preso accordi tranquilli, affinché I profughi africani non attraversino poche miglia del Mediterraneo.

Ma non divaghiamo: ho visto guerriglie varie nelle strade della Francia per  molti mesi e forse una pausa per sfinimento come ai tempi della guerra di Algeria, ho visto le frontiere ben chiuse in Liguria e Piemonte, ho visto  respinto da Macron un accordo già raggiunto sulla cantieristica navale, ho visto che l’accordo FCA-Peugeot regala  alla Peugeot l’amministratore delegato e metà consiglio di amministrazione, pur essendo per numero di aziende e per fatturato la metà di FCA, ho visto rifiutare i Treni-Italia sulle linee dell’alta velocità francese.  Io sarò ignorante, ma che non bisogna fare alleanze con i paesi confinanti non l’ha detto per primo Machiavelli, l’aveva detto 17 secoli prima Aristotele, ormai suddito del re di Macedonia e precettore di suo figlio Alessandro Magno.

A lei piace Macron, che è solo un finanziere, persino  quando si appella a una legge che mette fuori gioco il parlamento francese, perché lui possa decidere sulle pensioni. Insomma in odio al populismo e al sovranismo, vedendo traballare Angela Merkel, lei lo nomina cavaliere della globalizzazione e neppure si accorge che un fungo digitale come i Cinque Stelle è assai peggio di populisiti e sovranisti.

Le consiglio perciò un confronto tra i dieci minuti con cui Riccardo Molinari capogruppo alla Camera della Lega ha criticato il nuovo decreto sulle intercettazioni (molto meglio del Foglio) e l’accorato intervento a favore della calabrese on. Elisa Scandullà, esponente dei Cinque Stelle nella commissione giustizia, tanto devota a una persona  a suo dire del calibro (che termine azzeccato!) del procuratore Gratteri (che però non va ‘scomodato’ invano) come Conte Giuseppe è devoto a Padre Pio. Se li legge, forse capirà la distanza civile, politica e culturale tra Lega e Cinque Stelle.

Poscritto Per la cronaca Riccardo Molinari è stato processato a Torino nel 2016 insieme ad altri leghisti come Roberto Cota e a un esponente dei Fratelli d’Italia. Assolto in primo grado, diventato capogruppo dei leghisti nella nuova legislatura insediata nel marzo 2018, i pubblici ministeri hanno pensato bene di sottoporlo nuovamente a processo il 24 luglio 2018, condannandolo a un anno e 7 mesi di carcere per peculato.

Il simpatico Davigo avrebbe chiesto ben altra pena, visto che il suo disprezzo per i corrotti è inversamente proporzionale all’entità del tornaconto. In questo caso, ben 1200 euro. Assolto in cassazione perché ‘il fatto non costituisce reato? Quando? A novembre 2019, quando la Lega è già all’opposizione. Oddio, che nessuno pensi che la giustizia faccia il suo corso ad orologeria! Sul criterio di questi processi.