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PUNTI FERMI 4

Ieri, 28 luglio 2020, Il Sole 24 Ore ha pubblicato l’elenco delle regole vigenti sulle concessioni balneari in molti, ma non tutti, i paesi europei. Si tratta di un documento del governo che dovrebbero servire a giustificare di fronte all’opinione pubblica la decisione di mettere all’asta le licenze balneari a partire dal primo gennaio 2024.

Non penso di peccare di presunzione, se dico che i miei due lunghi articoli pubblicati il 6 giugno sulla questione, intitolati Viva la Nato e abbasso l’Unione europea, se venissero letti, fornirebbero al pubblico un’informazione assai più completa e assai più attenta alle probabili conseguenze funeste di questa decisione del governo.

Mario Draghi resta in carica ‘per il disbrigo degli affari correnti’ e, data la vaghezza di questa prassi amministrativa, difficilmente qualche costituzionalista potrebbe contestare la decisione di rendere operante la legge sulle concessioni balneari. Tra l’altro, se ho capito bene dalle sue dichiarazioni, c’è una porzione dei miliardi del Pnrr che verrà resa disponibile per l’Italia solo quando il governo avrà varato la legge. Se così fosse, sarebbe bello saperlo, per farci una idea assai più realistica (e assai più desolante) dell’Unione Europea.

Una volta di più, dal lontano 1922, i magistrati si sono dati da fare per remare contro gli interessi degli italiani, come spiego negli articoli citati. Il Consiglio di Stato è un nome roboante per un ibrido che ci ha regalato la costituzione più bella del mondo, che funziona ‘sia come consulente del governo, sia come organo giurisdizionale’, ed è divenuto tribunale d’appello rispetto alle sentenze dei Tribunali Regionali (TAR). Per capirci, alla faccia della divisione di poteri, potrebbe annullare o ribaltare ogni sentenza di primo grado che contrasti con l’azione di governo.

 Partendo da una valutazione che condivido, in base alla quale ‘il patrimonio costiero nazionale’ ‘per conformazione, ubicazione geografica, condizione climatiche e vocazione turistica’ è uno ‘dei più rinomati e attrattivi del mondo’, sostiene che va messo all’asta perché, dal punto di vista economico, ha ‘una indiscutibile capacità attrattiva verso le imprese di altri Stati membri’. Tanto vale mettere all’asta anche il Colosseo, Notre Dame e la Tour Eiffel, ed è possibile che lo chieda la prossima volta la Commissione Europea, a noi, non ai francesi.

Un’altra roboante istituzione, l’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha dichiarato che ‘l’approvazione del disegno di legge sulla concorrenza costituisce un passaggio strategico per il sistema Paese, non soltanto perché con esso l’Italia si conforma a precisi impegni assunti in sede europea con il Pnrr, ma anche per dare i giusti segnali ai mercati e agli investitori internazionali‘. Una dichiarazione che esula dalle sue competenze, come spiego in Punti fermi 3, ma che ricordo  di nuovo per l’ennesimo riferimento al Pnrr, di cui una buona volta Giuseppe Conte dovrà render conto.

Qui si trascura intenzionalmente che si tratta di libera concorrenza europea, non italiana. Ora persino quell’orribile e discutibile trattato internazionale che è il TFUE (Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea, ratificato dell’Italia il 2 agosto 2008) nella versione del 2012, tra i principi ispiratori del suo Preambolo propone l’equilibro negli scambi, e la lealtà nella concorrenza.

 E, a mio modo di vedere la concorrenza non è leale se non è equanime, se c’è un’assoluta disparità tra i beni in concorrenza, come è il caso tra le coste italiane e la stragrande maggioranza delle coste europee.

22 luglio 1922.  Siamo in campagna elettorale. Si fanno tante previsioni elettorali, e adesso faccio la mia. Intanto Concita (che più PD di così non potrebbe essere; non a caso dirigeva l’Unità), che sostituisce la Gruber (ecco perché) tutta l’estate, ha aperto ieri sera la campagna elettorale del PD invitando naturalmente Enrico Letta.

Ovviamente la  puntata  si apre con il video dei commossi ringraziamenti di Mario Draghi che fanno di Enrico l’autentico salvatore della patria contro Pentastellati e Centro-Destra, anzi Destra si corregge subito Letta. Come se l’opposizione non fosse sempre Far Right in campagna elettorale. Sicuramente Meloni e Salvini sono fascisti, Berlusconi pure, e comunque è un puttaniere. Si tratta di salvare l’Europa contro i sovranisti (da notare che i sovranisti della Polonia hanno sostenuto e sostengono tutto il peso dell’invasione dell’Ucraina).

Tireranno in ballo pure la Resistenza  e le Sardine verranno mobilitate.  Fatica sprecata, perché l’elettorato è in calo ed è soprattutto la destra che se ne sta a casa. Loro mica campano sui soldi della Stato, come i dipendenti di ogni tipo della pubblica amministrazione.

Letta faceva fatica a far capire a Concita e Parenzo quale rivoluzione copernicana fosse avvenuta   nella strategia della campagna elettorale. E ci credo, non può assicurarsi i voti dei 5 stelle, né continuare la campagna acquisti con ius soli, ius scholae e Dl Zan.

Ma intanto gli venivano le lacrime agli occhi di piacere, pensando al sistema maggioritario (ma non voleva abolirlo appena arrivato dalla Francia, dicendone tutto il male possibile?) e – son parole sue- pensando alla riduzione ad un terzo dei parlamentari: ‘questo rende la camera più stabile, più agile, più controllabile’.  Alla faccia della Rivoluzione francese!

 Devo ripetere che una camera con soli 400 deputati non c’è mai stata, né dopo né prima del fascismo? Ecco dimostrato che il fascismo viene da sinistra (e verrà, con il 25% del 35% dei votanti). Perché i comunisti o le loro varianti sono come le cozze. Prima si va al potere, poi si decide come mantenerlo. (Notavo di recente che Rai 3 offre solo salari a tempo indeterminato ai suoi dipendenti, si chiamino pure Ghezzi, Augias, Fazio, Berlinguer, eccetera).

Perciò Rampini non se la prenda: grazie alla riduzione del numero dei parlamentari e al premio di maggioranza si vince o si perde tutto, meglio non parlare di contenuti che potrebbero scontentare qualche elettore. A meno che non si tratti di comprarsi l’elettorato, come hanno fatto i 5 stelle con il reddito di cittadinanza. C’è tuttavia la risorsa manettara: mandare a casa tutti i partiti politici, un privilegio che resta loro e al quotidiano che li sostiene.

Per puro caso, solo scorrendo le offerte delle cooperative librarie, mi sono imbattuto in ‘io sono Giorgia’, e m’è venuto in mente di comprare non dico il libro, ma almeno la sua versione digitale. Prima non avevo mai letto un testo del partito fascista.

Ed è stata una piacevole sorpresa, tanto che in tre giorni mi sono letto le sue  315 pagine nelle veglie notturne, ( di solito la lettura stanca gli occhi e concilia il sonno).

Viva la Nato e abbasso l’Unione Europea 2

Penso che i grattacieli di Faro nell’ Algarve portoghese o quelli di Benidorm nella provincia valenciana siano il risultato di un eccessivo sfruttamento turistico.

Io non voglio vedere grattacieli all’Elba, tantomeno a Ischia, Capri, Sardegna. Io non vorrei vedere grattacieli in nessun luogo della penisola. Se li vogliono a Milano, li facciano, almeno dai piani alti si vedono le Alpi. Li facciano anche ad Abano, guarda caso piena di tedeschi: Abano nell’inverno è immersa nella nebbia, ma dai piani alti si vede sempre il sole.

Ci sono anche casi particolari: la Germania è riuscita a tenere fuori dalla Bolkestein i suoi distretti mercantili. L’Italia potrebbe partecipare a una gara per l’appalto dei trasporti tra Lione e Parigi. Ma la Francia ha già vietato l’uso di materiale ferroviario italiano sulle rotaie francesi. Sto parlando dell’alta velocità.

Nel management di queste compagnie sono presenti fior di fiscalisti, avvocati ecce cc che possono vincere le gare di tutta l’Elba. Sto parlando di casi reali. E’ già accaduto che una compagnia francese abbia vinto l’appalto di Tper, l’azienda pubblica che gestisce i servizi dei trasporti regionali a Bologna e Ferrara. Adesso potrebbe fare accordi con la Germania per l’acquisto esclusivo di autobus Mercedes, magari a metano come per il passato. 

Riassumendo, le coste e le spiagge d’Italia sono l’unica grande ricchezza e risorsa dell’Italia, come il petrolio per la Norvegia, come boschi e foreste per la Svezia e la Finlandia. Non possiamo svenderla o regalarla all’Europa, non c’è parità con coste e spiagge del Nord Europa. Non lo fanno gli Spagnoli, ed è l’unica risorsa della Grecia.

Determinante invece per la decisione del Governo Draghi è la sentenza del Consiglio di Stato, contro una serie di associazioni, o imprese della Puglia che intenderebbero procrastinare le attuali licenze fino al 2033. Tra i motivi anche, inopinatamente, lo scarso interesse giustificherebbe di sottrarlo alla concorrenza.

Il consiglio di stato è un organo che ci ha regalato la nostra costituzione, sia come consulente del governo sia come organo giurisdizionale, alla faccia della divisione dei poteri.  Dopo l’istituzione dei tribunali regionali (TAR) il consiglio di stato è diventato tribunale d’appello.

Oberato di ricorsi e in ritardo di decenni, per motivi che ignoro ha emesso una sentenza il 9 giugno 2021 che non solo considerava, prive di pregio, come amano dire i magistrati, le motivazioni delle controparti, ma indicava il 31 dicembre 2023 come data ultima per approvare i decreti legislativi, necessari alla concorrenza.

Contro chi aveva sostenuto la tesi della scarsa appettibilità  internazionale di una singola concessione, la pubblica amministrazione “mette a disposizione dei privati concessionari un complesso di beni demaniali che, valutati unitariamente e complessivamente, costituiscono uno dei patrimoni naturalistici (in termini di coste, laghi e fiumi e connesse aree marittime, lacuali o fluviali) più rinomati e attrattivi del mondo”.

Proprio per questo, dicevo io, il regime di libera concorrenza è iniquo.

 “Basti pensare che il giro d’affari stimato del settore si aggira intorno ai quindici miliardi di euro all’anno, a fronte dei quali l’ammontare dei canoni di concessione supera di poco i cento milioni di euro, il che rende evidente il potenziale maggior introito per le casse pubbliche a seguito di una gestione maggiormente efficiente delle medesime”.

Ma si badi, mentre questa valutazione complessiva dovrebbe indurre a una generale rivalutazione dei canoni, qui è la parcellizzazione delle concessioni che diventa un intralcio da abolire, cioè si passa da una argomentazione giuridica (non priva per altro di conseguenze economiche), a una consulenza vantaggiosa per il governo (qui sta il carattere equivoco di fondo del Consiglio di Stato, che consiglia e giudica nello stesso tempo), ma si dice che la parcellizzazione delle concessioni è un ostacolo, quindi da abolire per attuare il regime di libera concorrenza nell’unione europea.

Giudizio, anche più dettagliato:

Già queste considerazioni traducono in termini economici un dato di oggettiva e comune evidenza, legata alla eccezionale capacità attrattiva che da sempre esercita il patrimonio costiero nazionale, il quale per conformazione, ubicazione geografica, condizioni climatiche e vocazione turistica è certamente oggetto di interesse transfrontaliero, esercitando una indiscutibile capacità attrattiva verso le imprese di altri Stati membri”.

Consiglio attuativo:

Né si può sminuire l’importanza e la potenzialità economica del patrimonio costiero nazionale attraverso un artificioso frazionamento del medesimo, nel tentativo di valutare l’interesse transfrontaliero rispetto alle singole aree demaniali date in concessione. Una simile parcellizzazione, oltre a snaturare l’indiscutibile unitarietà del settore, si porrebbe in contrasto, peraltro, con le stesse previsioni legislative nazionali (che, quando hanno previsto le proroghe, lo hanno sempre fatto indistintamente e per tutti, non con riferimento alle singole concessioni all’esito di una valutazione caso per caso) e, soprattutto, darebbe luogo ad ingiustificabili ed apodittiche disparità di trattamento, consentendo solo per alcuni (e non per altri) la sopravvivenza del regime della proroga ex lege”.

Nemmeno lontanamente sfiora la testa del magistrato l’idea che forse proprio questo trattamento generalizzato sia stata la causa di canoni di concessione irrisori.

E finalmente il vero scopo della sentenza:

Non vi è dubbio, al contrario, che le spiagge italiane (così come le aree lacuali e fluviali) per conformazione, ubicazione geografica e attrazione turistica presentino tutte e nel loro insieme un interesse transfrontaliero certo, il che implica che la disciplina nazionale che prevede la proroga automatica e generalizzata si pone in contrasto con gli articoli 49 e 56 del TFUE, in quanto è suscettibile di limitare ingiustificatamente la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei servizi nel mercato interno, a maggior ragione in un contesto di mercato nel quale le dinamiche concorrenziali sono già particolarmente affievolite a causa della lunga durata delle concessioni attualmente in essere.

Qui occorre fare attenzione. Sembra che il problema sia l’eliminazione delle proroga automatica e generalizzata delle concessioni, mentre il riferimento all’articolo 49 (Libertà di stabilimento) e 56 (libera circolazione dei servizi nel mercato interno)  del Testo di Funzionamento dell’Unione Europea, consente al governo di emanare decreti legislativi  che potrebbero mettere all’asta la costa dell’intera Puglia dal Gargano a Santa Maria di Leuca.. 

In realtà l’arti 49 del TFEU è talmente vago da consentire tanto a un cittadino francese di aprire una piccola falegnameria a Bologna, quanto non solo di gestire le coste della puglia, ma anche di rimpiazzare il personale italiano con personale albanese.

Qualcuno ha sostenuto che “Nel settore delle concessioni demaniali con finalità turistico-ricreative, le notevoli differenze esistenti fra le legislazioni degli Stati membri (in particolare quelli più direttamente interessati ossia, oltre all’Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Grecia e Croazia) avrebbero richiesto una preventiva armonizzazione delle normative nazionali applicabili in tale settore”.

Ma contro questa prospettiva il giudice è tanto apodittico quanto tautologico. Non è in gioco l’armonizzazione delle legislazioni, bensì la liberalizzazione in base agli articoli 49 e 56, fatta salva la natura ‘funzionale e pragmatica’ di tutto il TFUE.  Di nuovo le differenze di legislazione non potrebbero che rivelarsi un ostacolo alla liberalizzazione. Personalmente sono del parere, giuridicamente parlando, che non solo l’argomentazione, ma anche la capoccia di questi magistrati, a partire dal presidente Filippo Patroni-Griffi, sia priva di pregio.

Leggi, Regole e Ricatti

Giorni fa nella rubrica quante storie di Rai3 a ora di pranzo è stato presentato un libro di Gherardo Colombo, Sulle regole. Gherardo Colombo, uno dei magnifici Tre nella stagione di mani pulite, è per Davigo una sorta di traditore e per Travaglio un convertito, visto che la sua principale occupazione è fare conferenze nelle scuole sulla costituzione e sul rispetto delle leggi.

Non ho seguito la trasmissione, ma ne ho colto alcuni spezzoni. Colombo ha detto tra l’altro: il Presidente della Repubblica è obbligato a firmare le leggi. Non è esatto, l’art. 74 della costituzione, salvo che l’abbiano cambiano nel frattempo, permette al Presidente di rinviare una legge alle camere con debita motivazione, anche se lo obbliga a firmare nel caso che la camera gliela ripresenti. Ed è giusto che sia così in una repubblica parlamentare. Pensiamo però, per esempio, se avesse rinviato alle camere il decreto semplificazioni che lo aveva tanto irritato. La camera avrebbe potuto rinviargli la legge, ma fuori tempo massimo. Il decreto sarebbe decaduto!

Ed è qui che possiamo cominciare a parlare di leggi, regole e ricatti. Perché il decreto-legge deve essere convertito in legge entro 60 giorni, ma nessuno obbliga Governo e Parlamento a inviarlo il 59° o 60° giorno, a meno che non intenda obbligare il Presidente della Repubblica a firmare immediatamente. Ecco il primo ricatto, un ricatto non da poco, visto che coinvolge Governo, Parlamento e Presidente della Repubblica.

Il nostro Presidente della Repubblica ama citare ad esempio comportamenti eroici e generosi, ultimamente quello di quattro bimbi che hanno soccorso un bambino sul punto di annegare. Molto bene, ma sarebbe bello trovare qualche comportamento eroico nelle alte sfere. Sarebbe stato eroico rinviare alle camere il deplorevole decreto semplificazioni.

Sarebbe stato eroico esprimere il proprio parere sulla riduzione del numero dei parlamentari; sarebbe eroico opporsi al ricorso alla fiducia ogni volta che il Governo vuole fare approvare una sua legge. Ecco che abbiamo incontrato un’altra specie di ricatto da parte del Governo.

C’è poi il Decreto Mille proroghe che si presenta l’ultimo giorno dell’anno, perché annienta il potere della opposizione. E siamo a tre specie di ricatti, tutte perpetrati dal potere esecutivo.

Scusandosi del ruolo assunto di avvocato del diavolo, il conduttore di Quante storie, a Colombo che raccomandava il pagamento delle tasse, ricordava che molte volte l’Agenzia delle Entrate è in difetto verso il contribuente. ‘Ma sa, commentava il dott. Colombo, c’è tanta evasione fiscale in giro’! Eh no, dott. Colombo, questo non giustifica assolutamente le angherie dell’Agenzia delle entrate verso i contribuenti onesti, lei sta raccomandando un ricatto, e non mi meraviglio affatto, visto che i magistrati ricorrono a certe armi di persuasione.

Ma non ci sono solo grossi ricatti commessi dai grandi e potenti. La polizia municipale, stradale, o statale, attende l’ultimo giorno utile (su 90 e più) per inviare gli avvisi di contravvenzione, di modo che o si paga subito usufruendo dello sconto o si deve l’importo intero della contravvenzione. Nuovo ricatto.

Naturalmente si può fare ricorso al prefetto. Ma se si perde si paga doppio. Perché mai, di grazia? se si ricorre è perché c’è un legittimo dubbio! No – obietterebbero i mal pensanti – così tutti farebbero ricorso (notare che i malpensanti sono tutti inclini alla frode).

Ma quale vantaggio sarebbe attendere di pagare qualche mese, in un paese in cui le banche non offrono una lira di interesse per i depositi dei clienti? E comunque perché proprio il doppio? Ogni ricorso in Italia è una puntata alla roulette: una probabilità di vincere contro due del banco. In qualsiasi paese sarebbe illegale: ecco un nuovo ricatto.

Ma c’è di più: L’attesa di tre mesi per contestare una contravvenzione, può obbligarvi a pagare anche 90 multe, quando una regola può trasformare in reato un diritto. Ed è notizia di oggi che i cervelloni del Cnen propongono di usare la posta certificata per consegnare le contravvenzioni. Al solito, meglio metter fretta ai cittadini, che alle autorità che li ricattano!

Un preludio, questo articolo, ad altre e più raffinate specie di ricatto.

Signor Presidente della Repubblica

Mi dispiace Signor Presidente, ma non avrebbe dovuto agire così:‘La difficile congiuntura economica e sociale’ non può essere un alibi per legittimare la conversione in legge del cosiddetto decreto semplificazioni.

Le stesse ragioni che l’hanno fatta ‘indispettire’, per usare l’eufemismo stupido di un giornalista di Repubblica, l’inserimento di norme eterogenee nelle leggi, già condannato dalla corte costituzionale nel 2019, il passaggio dai 65 articoli del decreto legge del 16 luglio 2020 a 109 articoli della sua conversione in legge, e ancora di più l’inserimento di oltre 15 pagine di riforme al codice della strada che, come lei osserva, ‘ha immediati riflessi sulla vita quotidiana delle persone’ senza uno straccio di discussione in parlamento, queste stesse ragioni, dico, avrebbe dovuto impedirle di firmare la legge e di rinviarla al governo.

Perché, Presidente della Repubblica, non c’è congiuntura economica e sociale che possa giustificare una deriva autoritaria del governo e del parlamento. Non la poteva giustificare nel 1922, non la può giustificare oggi. Lei di fatto rischia di rendersi complice di una coalizione di governo che, del resto, lei stesso ha autorizzato. Se poteva avere qualche dubbio nell’agosto 2019, non può averne alcuno oggi.

Il modo in cui l’esecutivo si è imposto in questo anno, grazie ai Cinque Stelle ma anche al PD, non lascia dubbi e, soprattutto, mostra la continuità tra questo modo autoritario di governare e il vero significato della riduzione del numero dei parlamentari e delle modalità di questo referendum, indetto in situazione di restrizione delle libertà dei cittadini.  

Guardi ‘LA Repubblica’ di oggi 12 settembre 2020, Signor Presidente: 4 paginoni sull’operato di tre procure contro Salvini, mentre il suo richiamo è relegato a pagina sette: un quarto di pagina sopra un enorme e colorato invito pubblicitario a visitare la Liguria. Il giornale ufficiale della sinistra PD usa Salvini, come i nazisti usavano i comunisti tedeschi. Dopo che il referendum sarà naufragato, spero che Maurizio Molinari abbandoni il giornalaccio.

A proposito, c’è stato un curioso scambio tra Paolo Mieli e Roberto Saviano. Roberto Saviano ha annunciato che voterà no al Referendum, Paolo Mieli gli rimprovera che gli manca la capacità di capire che cosa sia un compromesso di governo. Curioso, perché in base agli argomenti di entrambi, l’idea che i deputati alla camera siano 400 o 630 non fa differenza . Del resto, non pare faccia differenza neppure per il Presidente della Repubblica. E se persone così note, e stimate, così dedicate alla vita civile del nostro paese, la pensano così, vale la pena di starle a sentire?

Le tendenze autoritarie, per quanto mascherate o negate, lasciano indizi inequivocaboli. Tornando al messaggio ossessivo sul referendum e sulle elezioni di domenica 20 e lunedì 21 settembre, fate caso al contrasto tra il lungo e dettagliato annuncio e la raccomandazione finale di presentarsi al seggio elettorale con tutte le misure necessarie di prevenzione del contagio. Vale a dire: l’appuntamento è un abuso manifesto, ma adeguatevi! Un governo autoritario ha un bisogno spasmodico di ricordare ogni tanto chi comanda.

Altro indizio: l’annuncio è lungo e dettagliato, ma non esplicita la conseguenza più importante: se voti sì i deputati passeranno da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. Se voti no la costituzione non viene modificata.

Se non ora, quando?

Da circa 20 giorni ho smesso di scrivere un diario sulla pandemia da coronavirus. I motivi sono tanti.

In primo luogo, i pochi che presumo abbiano letto quel diario non hanno mostrato interesse, né condiviso le mie considerazioni. Qualcuno mi ha accusato di presunzione (in generale per tutti gli articoli) senza per altro motivare neppure vagamente l’accusa. Qualcuno mi ha accusato di non saper trovare i dati e le spiegazioni che esisterebbero. Qualcuno mi ha ammonito: guarda che la situazione è seria…. È troppo seria per … scrivere un blog? Per dire quel che si pensa? Non è meglio parlare? Si ha paura di dire in pubblico quello che si pensa in privato?  Allora davvero la situazione è seria! Si è troppo spaventati per aver voglia di parlare? Oppure, non sapendo che pensare, e qualche volta che fare, si cerca dappertutto una o l’altra notizia, si interroga questa o quella autorità … senza sosta, … senza quiete?

In secondo luogo, questa situazione è troppo seria per dire in pubblico quello che si pensa in privato, se, uscendo dalla sfera di parenti, amici e conoscenze, ci si rivolge alle istituzioni, alle autorità regionali, statali, alla Protezione civile, all’Istituto Superiore della Sanità e agli italiani di qualsiasi regione? Non diventa ancora più seria, tanto seria da diventare un alibi per qualsiasi azione sconsiderata? L’ha ben sintetizzato proprio il nostro Presidente del consiglio citando dalla peste del  Manzoni “del senno di poi son piene le fosse”.  Ragion per cui, second lui, non è il momento di fare dei bilanci.

Eh no: il Presidente del consiglio era un avvocato e continua a fare l’avvocato, non del popolo ma di se stesso, difendendo un operato indifendibile. L’epidemia è nata in Cina e le autorità cinesi, coreane, forse anche giapponesi, ci avevano indicato come affrontare la situazione. Giuseppe Conte e il suo governo – soprattutto, ma non solo, i Cinque Stelle – era in ritardo su tutto. Mentre l’epidemia scoppiava anche in Italia, alla fine di febbraio, occorreva ancora licenziare il decreto ‘mille proroghe’, che qualsiasi governo (persino il governo francese) chiude il 31 dicembre. Un ritardo per includere una legge sull’abolizione della prescrizione che solo un ministro presuntuoso, pericoloso e incompetente poteva vantare come una conquista di civiltà.

Il presidente del Consiglio ha sostenuto che solo procedendo per gradi, con tre decreti successivi, poteva condurre gli italiani a una simile restrizione delle libertà e attività personali, alla chiusura di musei, cinema, ristoranti, parchi, scuole, università. Davvero? Non potevamo permetterci quello che può fare il capo del comunismo cinese? Ma Sud Corea e Giappone sono paesi democratici e lo hanno fatto.

Ma non parliamo dell’Oriente che, come ho già detto nel mio diario, ha più rispetto per il prossimo di tutto l’Occidente cristiano. Il governatore delle California (uno stato di 41 milioni di abitanti) ha deciso in un solo giorno di adottare le misure di contenimento dell’epidemia che il nostro governo ha deciso in tre settimane. E in tre giorni è stato imitato da tutti i Governatori della costa nord-orientale degli Stati Uniti e da molti altri Governatori, ragion per cui oltre un terzo dei 330 milioni di ‘americani’ si sono trovati chiusi in casa. Presto altri adotteranno le stesse misure, malgrado il fatto incredibile che il Presidente degli Stati Uniti abbia continuato a minimizzare l’epidemia e a caldeggiare l’idea, a dir poco demenziale, che gli Stati Uniti non sono un paese propenso allo shutdown.

I disordini dell’8 marzo nelle carceri erano assolutamente prevedibili, data la sospensione totale dei colloqui con le famiglie, i provvedimenti del 17 marzo (Decreto Legge n. 18) propongono vantaggi per una ristretta minoranza e si scontrano con le lungaggini della magistratura di sorveglianza. Per il resto della popolazione carceraria si ricorrerà a videochiamate quotidiane, dicono i giornali. Preferisco invece attenermi al testo del decreto legge:       

Art. 83 comma 16: ‘Negli istituti penitenziari e negli istituti penali per minorenni, a decorrere dal 9 marzo 2020 e sino alla data del 22 marzo 2020, i colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i condannati, gli internati e gli imputati a norma degli articoli 18 della legge 26 luglio 1975, n. 354, 37 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, e 19 del decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 121, sono svolti a distanza, mediante, ove possibile, apparecchiature e collegamenti di cui dispone l’amministrazione penitenziaria e minorile o mediante corrispondenza telefonica, che puo’ essere autorizzata oltre i limiti di cui all’articolo 39, comma 2, del predetto decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 e all’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo n. 121 del 2018.

Questo articolo è indecente per le seguenti ragioni: vengono citati tre articoli di legge (per l’esattezza una legge del 1975, un decreto presidenziale e un decreto legislativo ) in cui si parla di colloqui con famiglie e avvocati, delle loro modalità e frequenza. Si limita invece il diritto solo a colloqui a distanza con apparecchiature, se esistenti, o piuttosto alla sola corrispondenza telefonica (che è termine giuridico per indicare una telefonata di x minuti). Si può autorizzare in questo caso una frequenza o una durata maggiore rispetto alle leggi esistenti.  133 parole (delle oltre 45000 del presente decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020) per indicare un divieto retroattivo! e una possibilità di ricorrere alle telefonate per altri 5 giorni! Un articolo tanto indecente da far pensare che sia stato scritto direttamente dal Ministro della giustizia, che, vale la pena di ripeterlo, considera l’abolizione della prescrizione una conquista civile.

Come avevo previsto nel mio diario, la rivolta nelle carceri è stata generale per l’abolizione sine die dei colloqui e contatti con familiari e avvocati, con danni quantificati in questo decreto in 20 milioni di euro. Credo che, forse meglio di molte altre critiche, la citazione di questo comma dia la misura del valore di questo decreto di 45000 parole. Decretare inoltre la sospensione dei colloqui il 17 marzo, a partire dal 9 marzo, significa che l’ordine di abolire i colloqui è partito dall’alto (ho verificato quella notte stessa che tutte le carceri italiane venivano chiuse) e che si intende ‘mettere una pezza’ a una palese violazione della legge.

Ugualmente prevedibili erano le disastrose situazioni degli anziani nelle case di riposo e delle residenze per disabili. Ci giunge notizia soltanto che i gestori abbiano interrotto ogni rapporto tra gli anziani e le famiglie e non informino neppure i parenti dello stato di salute dei propri cari. Neanche in questo caso governo e protezione civile hanno adottato misure degne di nota.

Ma qui mi voglio soffermare su una puntata di Piazza pulita del 26 marzo 2020 in cui Corrado Formigli ha intervistato Matteo Salvini (tutt’ora visibile in Streaming). Che il conduttore ci tenesse a criticare sotto ogni punto di vista la Sanità lombarda e Salvini era abbastanza scontato, ma c’è una domanda incredibile fatta da Formigli che un giornalista certamente fazioso ma avveduto come lui non avrebbe dovuto fare: ‘Il coronavirus non conosce confini, nessun paese di destra o di sinistra è stato risparmiato, è la fine dell’utopia sovranista?’ Salvini risponde che la domanda è bizzarra. Ognuno può pensare quello che vuole di questa intervista, ma la domanda merita di essere incorniciata negli annali della stupidità giornalistica italiana. Perché il Corona virus nulla ha che vedere con il sovranismo, e semmai è vero il contrario: è l’effetto della globalizzazione, e della globalizzazione più selvaggia. Bill Gates, e molti altri compreso Bill Clinton, sosteneva già nel 2018 che una pandemia era inevitabile e proponeva di attuare misure di emergenza.

Formigli si corregge e dice: volevo dire che non possiamo sconfiggerlo senza l’aiuto dell’Europa. Personalmente ho scritto nel mio diario che in realtà il Coronavirus ha prodotto la ‘libera circolazione del sovranismo’. Non solo l’Europa non aiuta, ma ciascuno Stato va per conto suo, a cominciare da Svezia e Regno Unito, ma anche la Germania, la Francia, Il Belgio, l’Olanda e persino tutti gli Stati che non hanno l’euro si oppongono a qualsiasi accordo comune per fronteggiare l’emergenza. 

Del resto, se Mario Cuomo nella città e nello stato di New York si è attirato la simpatia dei cittadini, mettendo in atto restrizioni simili a quelle italiane, quando Trump ha proposto di mettere in quarantena gli Stati di New York, New Jersey, Connecticut, Michigan e California, (tutti democratici),  Cuomo ha detto che sarebbe un ‘atto di guerra contro gli Stati’. Trump ci ha rinunciato, ma non mi sembra encomiabile la pretesa di Cuomo , che da un lato mette in quarantena  i propri concittadini, dall’altro esige la loro libera circolazione negli altri Stati.

Ma c’è qualcosa di molto più importante che riguarda il nostro paese: se La Repubblica reca il titolone “Cancellare Salvini” fa il suo mestiere mediatico. Siccome lo ha sempre desiderato e proposto, è semmai una esortazione rivolta ai colleghi delle altre testate giornalistiche. Ma intanto la Regione Lombardia e il suo sistema sanitario è sotto attacco: le si è rimproverato, prima, di portare i contagiati in ospedali periferici non attrezzati (Conte: ‘la falla di Codogno’), poi, di aver lasciato in abbandono i medici di base che sono in prima linea (questa puntata di Formigli) e, infine, (oggi 3 aprile 2020) di aver portato il virus da Codogno negli ospedali di Milano. Proprio oggi invece negli Stati Uniti si esprime apprezzamento e interesse per l’Italia che sembra ‘appiattire la curva’ dell’aumento dei contagi.

Si dirà di storie ce ne sono tante e non vale la pena di perderci il sonno. Ma la realtà è che si intende approfittare dell’emergenza per togliere la sanità alle autonomie regionali, come vuole persino il ministro Orlando del Pd. Quindi ha torto Matteo Salvini quando dice, come ha detto a Formigli, che non è il momento dei bilanci e delle polemiche. Noi anziani ci ricordiamo come era la sanità prima delle autonomie regionali, e come è tutt’ora nel Sud. Del resto il matto che li comanda non vorrebbe anche lui approfittare della pandemia per rendere universale il reddito di cittadinanza? Ha detto proprio così universale e non planetario, pensando probabilmente ai diritti degli alieni.

Concludo con una notizia buona e una cattiva:
la notizia buona è che Nicola Zingaretti è guarito.
La notizia cattiva è che Nicola Zingaretti è guarito. Per cui, lui che antepone all’interesse di partito il bene pubblico. come vuole il presidente Conte, continuerà a fare disastri.

 Ma c’è anche una seconda notizia buona e una cattiva.
La notizia buona è che Nicola Porro è guarito.
La notizia cattiva è che Nicola Porro è guarito e pretenderà di festeggiare la Pasquetta ‘fuori Portaì insieme a Matteo Renzi.

Un saluto infine a Paolo Mieli: in un articolo molto equilibrato ha aggiunto “Bene ha fatto il nostro Presidente del Consiglio a non tornare alla  normalità per la Pasqua”; e che altro avrebbe potuto fare? non c’è bisogno di essere così bolognese, nel senso dantesco del termine, Signor Mieli.