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La condanna di Alemanno

E’ di ieri, 24 ottobre 2020, la notizia che Alemanno, ex leader del movimento sociale italiano ed ex sindaco di Roma, è stato condannato in appello a 6 anni di carcere per corruzione. Bene, è appena cominciata la gara per le elezioni del sindaco di Roma, si affacciano le prime candidature, Virginia Raggi, Carlo Calenda, Guido Bertolaso, e quindi ci voleva per completare il quadro il tradizionale intervento a gamba tesa della magistratura.

Un instancabile garantista, come il direttore del Il Riformista, Piero Sansonetti, non poteva perdere la buona occasione per un durissimo attacco alla magistratura. Se quanto sostiene in un video è veritiero, difficilmente si potrà affermare che non si tratti di sentenza politica, di sentenza politica da tribunale speciale, come dice lui. Premesso di essere un comunista e non certo un estimatore di Alemano, Sansonetti considera la sentenza ‘piena di misteri’ per i seguenti motivi:

 1) l’entità esorbitante della pena, per un’accusa di corruzione quantificabile in 200/250 mila euro, una pena che normalmente si dà per il reato di stupro.

 2) l’accusa ha chiesto una pena di 3 anni e 6 mesi, la Corte, dopo soltanto mezzora di camera di consiglio, ha raddoppiato la pena.

Alemanno era imputato nel grande processo Mafia capitale, a tutti noto, che ha come protagonista (e condannato) Salvatore Buzzi. La posizione di Alemanno è stata poi stralciata per un processo a parte. Il dolo consisterebe in una cifra di 250 mila euro, di cui per altro soltanto una parte sarebbe finita in una fondazione che fa capo al movimento sociale.

3) la sentenza rappresenta una sfida alla Cassazione, perché il processo di Mafia Capitale ha già superato i tre gradi di giudizio e la Cassazione ha sentenziato che non c’è stata corruzione, ma solo traffico di influenze. (il massimo della pena previsto per il primo reato è di sei anni, mentre per il secondo è solo tre anni e sei mesi).

4) la cifra di circa 260 mila euro in questione non è pervenuta direttamente ad Alemanno, ma è stata consegnata a un intermediario, Franco Panzironi, allora amministratore delegato dell’azienda di raccolta dei rifiuti Ama,e lo stesso Buzzi ha sostenuto in processo che la somma non sarebbe andata ad Alemanno.

Francamente conosco ben poco dell’inchiesta su Mafia capitale, né ho certo voglia di addentrarmi nei dettagli del processo. Per scrupolo tuttavia, mi sono andato a leggere il commento alla condanna di Alemanno de Il fatto quotidiano, l’esatto opposto de Il riformista di Sansonetti.

Il breve articolo ha una struttura chiara: la notizia della condanna, la reazione di Alemanno che si scopre corrotto sena corruttori, i dettagli dell’accusa, i riscontri delle dazioni illecite dei carabinieri del Ros, i favori restituiti in cambio dal Sindaco e dal Comune di Roma.

L’aspetto più dettagliato di questo articolo riguarda la questione di merito, cioè i soldi che Alemanno avrebbe ricevuto. Le cifre del Ros sono precise: si tratta di 198.500 euro + 25.000, che fanno esattamente 223.500 euro.

Questi soldi sarebbero pervenuti tra il 2012 e settembre 2014; da dove? da ‘soggetti riconducibili a Buzzi’ (e Il Fatto Quotidiano elenca ben 6 cooperative) e ‘due soggetti economici’, che non sono riconducibili a Buzzi, ma (udite udite) ‘che in qualche modo, secondo gli inquirenti, agivano in accordo con il ras delle cooperative‘, cioè Buzzi.

Detto così vuol dire che nessuno è riuscito a dimostrare un piffero sui due soggetti economici, mentre le loro somme sono 60.000+15.000 = 75.000. Quindi 198.500- 75000= 123.500.

Questa somma, precisa il Ros, versata dal 4 gennaio 2012 al 3 settembre 2014. Se togliamo dalle cooperative che fanno capo a Buzzi, Formula sociale di cui riporta un bonifico regolare di 10 mila euro, restano113.500 euro.

Cioè Alemanno in tre anni si porta a casa una somma pari al canone Rai di un anno. Senonché il resoconto non può terminare qui, perché, stando sempre alla versione de Il fatto Quotidiano, secondo l’accusa, ‘una parte consistente dei soldi sarebbe arrivata nell’ottobre’, quindi da sottrarre dai 113 mila euro in tre anni.

Ma poiché Alemanno è stato condannato non solo per corruzione, bensì per corruzione e finanziamento illecito, vuoi vedere che Alemanno, come Marino del PD e tantissimi altri, è stato accusato di comprarsi le mutande con il Bancomat del suo partito?

A parte il pasticcio creato da Il fatto quotidiano, nel tentativo di giustificare la condanna, resta il fatto incredibile di un corrotto senza corruttori.

E qui non bastano le parole scritte, ma è necessario il video di Sansonetti, quando, nella sua insostituibile cadenza romanesca, afferma, che Alemanno è condannato in quanto ‘è un corrotto, profondamente corrotto, intrinsecamente corrotto, perché è un sindaco, un fascista, un ministro, un politico’.

Riferendosi ai due processi, Sansonetti conclude sconsolato che ‘in Italia la stessa giustizia non può stabilire ‘che una persona non ha commesso un reato e poi che ha commesso un reato’, e con il caso Palamara.

Cosa c’entra Palamara? Ma perché Palamara e Magistratopoli – esclama Sansonetti – ha dimostrato che la giustizia è la giustizia delle correnti, non riguarda l’illegalità e tanto meno la ricerca del vero.

Quando incontro circostanze che confermano quanto ho sostenuto in passato sono contento, non solo perché forse non ero in errore, ma forse avevo anche ragione a guardare più lontano.

Avevo scritto che in Italia la stessa persona in flagranza di reato viene condannata a Roma e assolta a Bologna. Nulla di strano, perché la famosa separazione dei poteri non è intesa come indipendenza dal potere politico o legislativo, ma come indipendenza di ogni magistrato.

Un’altra volta, avevo anche fatto un test tra amici,chiedendo se fosse più colpevole il corruttore o il corrotto, e tutti non hanno esitato a rispondere il corrotto, perché senza corrotti non ci sarebbero corruttori.

Quindi, caro Sansonetti, ha ragione la Corte d’appello e ha torto la Cassazione. Tanto più che il caso Palamara dimostra che più si va in alto e più l’illegalità e probabile. E qui i tre magistrati della Corte d’Appello potrebbero, come Saverio Borrelli, invocare la Resistenza.

C’è caso, caro Sansonetti, che forse la radice del problema non sia neppure soltanto Tangentopoli e la giustizia politica, bensì il sistema giudiziario. E a me, che a furia di studiare i filosofi, un po’ di filosofia mi è entrata in zucca, pare che alla radice del problema ci possa essere il carattere intrinseco del sistema giudiziario.

Che cosa? Ma è perché è il tappo dei tappi, è un sistema autoreferenziale. Poniamo che, per condannarlo, la Corte abbia affermato cose palesemente non vere. Che cosa può fare Alemanno se non ricorrere in Cassazione?

E’ questa, quella che ho appena chiamato il tritacarne, la macchina ferrigna della giustizia. Tutt’altro sarebbe, se Alemanno potesse far causa ai giudici delle Corte d’appello.

Ciò vale nel Penale come nel Civile (a dimostrazione che è un difetto del sistema). Se una persona viene condannata perché in sentenza il giudice asserisce il falso, non può citarlo in giudizio, può soltanto ricorrere in appello.

Si dirà, ma Palamara verrà giudicato a Perugia. Ma si tratta di altro reato. Contro la sentenza della Cassazione che lo ha radiato dalla magistratura, anche lui non può che far ricorso a un grado superiore di giudizio. E la corte superiore, in ogni caso, non potrà sanzionare, in alcun modo sostanziale, i magistrati della Cassazione che lo hanno condannato.

Palamara

Da giovane, un bel mattino, mentre attraversavo col verde un semaforo in uno stretto crocevia cittadino, l’anziano autista di un autonoleggio ha speronato la mia auto a cinquanta allora da sinistra, colpendo per buona sorte il vano motore, e non me.

Strani e disconnessi i ricordi: io a testa in giù, infilata nel vano per i piedi del sedile destro, dentro un’auto coricata su di un fianco, ma rombante, un professore che conosco solo di nome, lì per caso, che rampogna l’incauto e assonnato conducente, una radiografia di controllo in un ospedale prossimo alla Stazione di Bologna, un centro a quei tempi dedicato agli infortuni sul lavoro.

Ed è lì che, nelle attese, sono venuto a conoscenza di un infortunio non raro tra i macellai. Talvolta, dita, mani e braccio si aggrovigliano tra le spire del tritacarne elettrico, e ricevono soccorso con l’intera pesante macchina ferrigna attaccata al braccio.

Questa immagine impressionante mi si è ripresentata nel dormiveglia, ripensando alla condanna di Palamara: incauto macellaio incollato alla pesante macchina della giustizia da un trojan infilato per l’occasione nel suo cellulare.

Due anni sono bastati per la ricostruzione del ponte di Genova, sono una inezia invece per l’indagine della magistratura locale (ma questa è un’altra storia, da includere nella rubrica ricatti), altri crolli di ponti ostruiscono percorsi fluviali, così come scale mobili crollate, nel metro romano, attendono per essere sostituite i tempi delle procure.

Al contrario, la rapidità del processo a Palamara può riempire di orgoglio la banana republic, mostrando che quello che non si compie in anni, può essere compiuto in un paio di giorni. I giudici di cassazione hanno radiato dalla magistratura Palamara, il più giovane vicecapo del Consiglio superiore della magistratura (Capo è il Presidente della Repubblica, più onorario che attivo).

E che fa Palamara, lui che dall’inizio ha sostenuto di non voler essere il capro espiatorio di un sistema collaudato di governo della magistratura, e che aveva richiesto 100 e passa testimoni, per riceverne sei?

Ebbene proclama il suo attaccamento alla toga, che è nato magistrato e magistrato morrà (sacerdos in eternum), che rispetta la sentenza, perché ‘le sentenze vanno rispettate’, che attende di leggere le motivazioni (30, 60, 90 giorni? Chi scrive non se ne intende) per esperire tutti i procedimenti di ricorso, se capisco bene alla Cassazione a camere riunite, e poi alla Corte Costituzionale, e infine alla Corte Europea.

Ecco il senso del mio sogno. Ecco la macchina ferrigna della giustizia. Solo, come accade nei sogni, le cose procedono al contrario. La macchina della giustizia ha le sue spirali volte all’insù, ma Palamara non arresta il motore e infila le mani sempre più dentro, sempre più in alto.

Possiamo immaginare come andrà a finire. La cassazione a camere riunite liquiderà la faccenda assai più rapidamente, come dettato dalla procedura (la giustizia più si sale e più è sbrigativa), la consulta dichiarerà inammissibile il ricorso evitando la noia di pronunciarsi, il ricorso all’Europa farà la sua lenta agonia negli affollati scaffali della Corte europea (che, immagino, non si attivi mai, se non ci sono interessi economici in gioco).

Salvo le debite eccezioni, il processo è stato considerato una farsa, e la farsa una necessità, se si vuole far dimenticare in fretta come funzionano il CSM e le correnti della magistratura; non uno scandalo perché il sistema non è una scoperta per nessuno.

Un incidente di percorso della procura di Perugia, che, se vuol condannare per corruzione Palamara, deve per forza riferirsi a cene come quella che vede Palamara e altri cinque membri del CSM discutere di candidature di procuratori romani con due politici, uno dei quali inquisito a Roma per analoghi motivi.

Mi tengo sul vago apposta, senza far nomi che pur son noti, perché non mi interessano i rei, ma, al solito il sistema, e la novità, rispetto alle intercettazioni del passato, del trojan che si insinua come un altoparlante nel cellulare di chiunque, stante l’obbligatorietà dell’azione penale.

Sicché, parlo da cittadino, perché abbiamo appreso che spetta al magistrato scegliere quali registrazioni sono inerenti o meno all’indagine; anzi molto peggio, perché spetta al magistrato decidere quando accendere o spegnere il trojan.

Chi mi ha letto in passato sa che circa la separazione tra i poteri o meglio dei conflitti tra i poteri penso che vinca sempre la magistratura, che insomma la magistratura faccia da tappo. Ora aggiungo: e che tappo! Basta inventarsi un reato con una lettera anonima per mettere nei guai chiunque esprima una qualsiasi opinione.

Naturalmente, chi ha voluto fermamente la legittimazione dei trojan nel processo, se non i Cinque Stelle, con in testa Bonafede, e gli ineffabili giornalisti de IL Fatto Quotidiano?

L’aspetto più bananiero della vicenda è che, secondo Palamara, il sistema è andato in tilt quando all’anzianità è stato sostituito il merito nella progressione della carriera. Giovani e meno giovani a quel punto si sono ritenuti meritevoli, i criteri meritocratici si sono moltiplicati, e il sistema si è enormemente complicato per accontentare tutte le correnti.

Leggi, Regole e Ricatti

Giorni fa nella rubrica quante storie di Rai3 a ora di pranzo è stato presentato un libro di Gherardo Colombo, Sulle regole. Gherardo Colombo, uno dei magnifici Tre nella stagione di mani pulite, è per Davigo una sorta di traditore e per Travaglio un convertito, visto che la sua principale occupazione è fare conferenze nelle scuole sulla costituzione e sul rispetto delle leggi.

Non ho seguito la trasmissione, ma ne ho colto alcuni spezzoni. Colombo ha detto tra l’altro: il Presidente della Repubblica è obbligato a firmare le leggi. Non è esatto, l’art. 74 della costituzione, salvo che l’abbiano cambiano nel frattempo, permette al Presidente di rinviare una legge alle camere con debita motivazione, anche se lo obbliga a firmare nel caso che la camera gliela ripresenti. Ed è giusto che sia così in una repubblica parlamentare. Pensiamo però, per esempio, se avesse rinviato alle camere il decreto semplificazioni che lo aveva tanto irritato. La camera avrebbe potuto rinviargli la legge, ma fuori tempo massimo. Il decreto sarebbe decaduto!

Ed è qui che possiamo cominciare a parlare di leggi, regole e ricatti. Perché il decreto-legge deve essere convertito in legge entro 60 giorni, ma nessuno obbliga Governo e Parlamento a inviarlo il 59° o 60° giorno, a meno che non intenda obbligare il Presidente della Repubblica a firmare immediatamente. Ecco il primo ricatto, un ricatto non da poco, visto che coinvolge Governo, Parlamento e Presidente della Repubblica.

Il nostro Presidente della Repubblica ama citare ad esempio comportamenti eroici e generosi, ultimamente quello di quattro bimbi che hanno soccorso un bambino sul punto di annegare. Molto bene, ma sarebbe bello trovare qualche comportamento eroico nelle alte sfere. Sarebbe stato eroico rinviare alle camere il deplorevole decreto semplificazioni.

Sarebbe stato eroico esprimere il proprio parere sulla riduzione del numero dei parlamentari; sarebbe eroico opporsi al ricorso alla fiducia ogni volta che il Governo vuole fare approvare una sua legge. Ecco che abbiamo incontrato un’altra specie di ricatto da parte del Governo.

C’è poi il Decreto Mille proroghe che si presenta l’ultimo giorno dell’anno, perché annienta il potere della opposizione. E siamo a tre specie di ricatti, tutte perpetrati dal potere esecutivo.

Scusandosi del ruolo assunto di avvocato del diavolo, il conduttore di Quante storie, a Colombo che raccomandava il pagamento delle tasse, ricordava che molte volte l’Agenzia delle Entrate è in difetto verso il contribuente. ‘Ma sa, commentava il dott. Colombo, c’è tanta evasione fiscale in giro’! Eh no, dott. Colombo, questo non giustifica assolutamente le angherie dell’Agenzia delle entrate verso i contribuenti onesti, lei sta raccomandando un ricatto, e non mi meraviglio affatto, visto che i magistrati ricorrono a certe armi di persuasione.

Ma non ci sono solo grossi ricatti commessi dai grandi e potenti. La polizia municipale, stradale, o statale, attende l’ultimo giorno utile (su 90 e più) per inviare gli avvisi di contravvenzione, di modo che o si paga subito usufruendo dello sconto o si deve l’importo intero della contravvenzione. Nuovo ricatto.

Naturalmente si può fare ricorso al prefetto. Ma se si perde si paga doppio. Perché mai, di grazia? se si ricorre è perché c’è un legittimo dubbio! No – obietterebbero i mal pensanti – così tutti farebbero ricorso (notare che i malpensanti sono tutti inclini alla frode).

Ma quale vantaggio sarebbe attendere di pagare qualche mese, in un paese in cui le banche non offrono una lira di interesse per i depositi dei clienti? E comunque perché proprio il doppio? Ogni ricorso in Italia è una puntata alla roulette: una probabilità di vincere contro due del banco. In qualsiasi paese sarebbe illegale: ecco un nuovo ricatto.

Ma c’è di più: L’attesa di tre mesi per contestare una contravvenzione, può obbligarvi a pagare anche 90 multe, quando una regola può trasformare in reato un diritto. Ed è notizia di oggi che i cervelloni del Cnen propongono di usare la posta certificata per consegnare le contravvenzioni. Al solito, meglio metter fretta ai cittadini, che alle autorità che li ricattano!

Un preludio, questo articolo, ad altre e più raffinate specie di ricatto.

Trenta Procure

Chi deve riaprire, che deve riaprire, come deve riaprire, quando deve riaprire sono assillanti interrogativi che occupano e preoccupano in questi giorni giornali e telegiornali italiani.

Nella varietà delle iniziative delle singole Regioni sembra tuttavia prevalere un atteggiamento attendista e prudente.

Non è questo il caso della magistratura italiana. Soprattutto il decreto legislativo del 17 marzo 2020 aveva posto un freno significativo alla ‘frenetica’ attività dei nostri tribunali.

Ma oggi è sicura la riapertura delle attività, grazie all’iniziativa giudiziaria delle 30 procure 30 che hanno deciso di aprire fascicoli per omicidio colposo nei confronti di una quantità di case per anziani in cui il coronavirus è entrato devastante. Ovviamente l’apertura delle indagini delle 30 procure ha mobilitato gli arrabbiati parenti e prontamente, immagino, centinaia, forse migliaia di avvocati avranno deciso di attivarsi.

Qualche organo di stampa ha sostenuto che si tratta di accuse difficili da sostenere, che produrranno sicuramente una grande quantità di documentazione giuridica, ma questo semmai costituisce un incentivo  alla laboriosità degli avvocati. In alcuni casi l’indagine investe non solo le singole case per anziani, ma anche la Regione, come è ovviamente il caso della Regione lombarda, dove ha già fatto irruzione la Guardia di Finanza (chissà perché non la polizia giudiziaria, di cui diffidano peraltro le procure, per motivi ahimè ormai celati alla mia labile memoria).

A Palermo è segnalato un caso in cui una casa per anziani è anche accusata di riciclaggio, per cui prevedo imminente una dichiarazione di Piercamillo Davigo, che ci spiegherà come la mafia sia entrata da tempo anche nel dovizioso mercato della assistenza agli anziani.

Sono sicuro invece che nessuno muoverà non dico accuse giudiziarie, ma neppure qualche blando rimprovero alla Presidenza del Consiglio, al Ministro della Sanità, al Commissario straordinario e alla stessa Protezione civile, visto che non una parola è stata spesa nei tanti decreti o nelle molteplici ordinanze per proporre efficaci disposizioni rivolte a impedire o contenere il prevedibilissimo ingresso del coronavirus nelle Case di riposo di tutta Italia.

Ma si sa che questo Governo e soprattutto la sua componente pentastellata gode della protezione e del sostegno della magistratura e degli organi di informazione di riferimento.

Il Foglio o il Conformista?

Caro Direttore Claudio Cerasa,

oggi 28 febbraio continuate la vostra polemica contro ‘il populismo sanitario’ per l’ultimo assalto a Salvini. Ieri avete pubblicato almeno 7 articoli per sostenere che la destra e la lega hanno creato un allarmismo ingiustificato che produce e produrrà danni incalcolabili alla nostra immagine europea o addirittura mondiale. Secondo questi articoli, il mondo degli esperti è unanime nel credere che il  covid-19 è un nuovo virus influenzale come tanti altri, certamente meno letale, per altro indebolito nel suo lungo viaggio dalla Cina, che i 7 morti (oggi 14) contagiati erano già agonizzanti, che per tutti gli altri si tratta di avere un raffreddore in più, insomma una passeggiata, che allo Spallanzani di Roma lo hanno già individuato, che si stanno già sperimentando vaccini sugli animali, che è questione di giorni o al massimo di mesi per avere il vaccino. Staremo a vedere, il vaccino della SARS , un virus all’80% molto simile,(2003) non è stato ancora inventato, ma forse non ne valeva la pena. Insomma aveva ragione il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Avete persino scritto ieri ‘per fortuna ci sono i Cinque stelle contro il governatore Fontana’. Sono rimasto meravigliato, direttore Cerasa,  non la sapevo così colluso col movimento caro a Travaglio, ma il mondo è bello perché è vario. Io la accuso formalmente di concorso esterno in associazione digitale, un tantino segreta. Lei ha condiviso anche l’idea del governo in carica, che ‘in Italia ci sono troppi contagiati perché si fanno troppi tamponi’ al contrario di quel che si fa in Francia e Germania. Una tesi tanto stupida quanto priva di logica.

China Weekly cdc , una fonte governativa cinese che pubblica dati ufficiali sulle condizioni di salute in Cina, in inglese per gli occidentali ottusi e presuntuosi, afferma che l’epidemia da Coronavirus nell’ 81% dei casi si può assimilare a una comune forma influenzale, nel 14% presenta sintomi anche severi, senza rischio tuttavia per la vita. Nel 5% dei casi ha richiesto il ricovero in terapia intensiva, con un decesso nel 49% dei casi.  Lo studio anche afferma che la malattia ha avuto origine e si è diffusa soprattutto negli ospedali.

Ora non mi pare che prima dell’insorgere dei focolai di Codogno e , tra le raccomandazioni del Ministro della  della salute Speranza e dei nostri centri epidemiologici, fosse stata diramata la direttiva a tutti gli ospedali e in particolare a tutti i pronto-soccorso volta a impedire l’afflusso di pazienti, come invece si sta raccomandando ora (aggiunta del 3 marzo). Una direttiva per altro difficile da rispettare, esattamente come è difficile impedire che negli ospedali si sviluppino batteri resistenti agli antibiotici.

Appare poi demenziale che le procure abbiano pensato bene di aprire un fascicolo sia per l’ospedale di Codogno, sia di Vò, se non sapessimo che demenziale è l’art. 112 della Costituzione-più- bella-del-mondo, che sancisce l’obbligarietà dell’azione penale. Tuttavia siccome sappiamo che si traduce in discrezionalità della medesima, non è detto che la demenza spetti al solo art. 112.

Tutte queste belle notizie non giustificano perciò il tenore ilare e l’entusiasmo liberatorio dei 7 articoli suddetti, perché semmai l’alta diffusione del virus tra persone sostanzialmente in ottima salute rende ancora più facile la diffusione del virus e la sua capacità di mettere assolutamente in crisi le strutture ospedaliere. Tant’è che chi confidava già nella riapertura delle scuole il 3 marzo nell’Emilia Romagna dove dimoro è rimasto deluso.

4 marzo 2020
Caro direttore Claudio Cerasa,  volevo inviarle qualcosa sul decreto legislativo circa le intercettazioni, ma preferisco soffermarmi sul suo odio sistemico per Salvini controbilanciato dalla sua recente cotta per Macron.

Su Salvini, premesso che detesto certe sue battutacce,  e tante altre cose, che non lo voto, sento schifo per chi speculando sulla resistenza, che era una cosa seria, lo considera un fascista, trovo tragicomico che lo si accusi di sequestro di persona. Lei si rallegra perché la Lepen non vuole adesso gli Italiani in Francia. Che altro dovrebbe fare? Giustamente anche gli Italiani del Sud non vogliono adesso gli Italiani del Nord.  Salvini non è un mostro. E’ solo un politico che ha riportato la Lega ai valori di un tempo. La fuga da Forza Italia in disfacimento giustifica l’altra metà del suo successo. E’ quello che preoccupa lei e tutta la sinistra, che la destra abbia almeno un leader decente. Tutto qui.

Lei racconta balle, quando dice che Salvini avversa la legge Bonafede che ha votato. Non è così. Salvini ha chiesto che entrasse in vigore l’anno dopo, esattamente come adesso Renzi, in attesa di una riforma del processo penale che non c’è. Sa che c’è?  C’è che Bonafede insieme a Conti Giuseppe col benestare della sinistra, porta a casa abolizione della prescrizione (vedi Logo Contebis)estensione dell’uso dei trojan a tutta la cittadinanza a discrezione dei pubblici ministeri, e persino quella idea imbecille della riduzione del numero dei parlamentari, in modo che l’Italia sia l’ultima in classifica su 27 paesi europei. L’idea di proporre il referendum per il 29 marzo, in piena emergenza da corona Virus, è degna di questa coalizione di  governo. Con il Presidente della Repubblica che si limita a fare sermoni alla nuove reclute del sistema giudiziario, ma accoglie queste belle leggi senza batter ciglio.

Arriviamo a Macron, lei dice che apre le frontiere, che riforma la scuola francese, che stringe patti di amicizia con l’Italia. Io per ora ho  visto che i Francesi hanno brigato più di qualsiasi altro paese per ridurre la Libia  a una guerra tribale, dando origine all’esodo più massiccio e pericoloso dall’Africa; mentre la Spagna da un lato e la Turchia dall’altro hanno preso accordi tranquilli, affinché I profughi africani non attraversino poche miglia del Mediterraneo.

Ma non divaghiamo: ho visto guerriglie varie nelle strade della Francia per  molti mesi e forse una pausa per sfinimento come ai tempi della guerra di Algeria, ho visto le frontiere ben chiuse in Liguria e Piemonte, ho visto  respinto da Macron un accordo già raggiunto sulla cantieristica navale, ho visto che l’accordo FCA-Peugeot regala  alla Peugeot l’amministratore delegato e metà consiglio di amministrazione, pur essendo per numero di aziende e per fatturato la metà di FCA, ho visto rifiutare i Treni-Italia sulle linee dell’alta velocità francese.  Io sarò ignorante, ma che non bisogna fare alleanze con i paesi confinanti non l’ha detto per primo Machiavelli, l’aveva detto 17 secoli prima Aristotele, ormai suddito del re di Macedonia e precettore di suo figlio Alessandro Magno.

A lei piace Macron, che è solo un finanziere, persino  quando si appella a una legge che mette fuori gioco il parlamento francese, perché lui possa decidere sulle pensioni. Insomma in odio al populismo e al sovranismo, vedendo traballare Angela Merkel, lei lo nomina cavaliere della globalizzazione e neppure si accorge che un fungo digitale come i Cinque Stelle è assai peggio di populisiti e sovranisti.

Le consiglio perciò un confronto tra i dieci minuti con cui Riccardo Molinari capogruppo alla Camera della Lega ha criticato il nuovo decreto sulle intercettazioni (molto meglio del Foglio) e l’accorato intervento a favore della calabrese on. Elisa Scandullà, esponente dei Cinque Stelle nella commissione giustizia, tanto devota a una persona  a suo dire del calibro (che termine azzeccato!) del procuratore Gratteri (che però non va ‘scomodato’ invano) come Conte Giuseppe è devoto a Padre Pio. Se li legge, forse capirà la distanza civile, politica e culturale tra Lega e Cinque Stelle.

Poscritto Per la cronaca Riccardo Molinari è stato processato a Torino nel 2016 insieme ad altri leghisti come Roberto Cota e a un esponente dei Fratelli d’Italia. Assolto in primo grado, diventato capogruppo dei leghisti nella nuova legislatura insediata nel marzo 2018, i pubblici ministeri hanno pensato bene di sottoporlo nuovamente a processo il 24 luglio 2018, condannandolo a un anno e 7 mesi di carcere per peculato.

Il simpatico Davigo avrebbe chiesto ben altra pena, visto che il suo disprezzo per i corrotti è inversamente proporzionale all’entità del tornaconto. In questo caso, ben 1200 euro. Assolto in cassazione perché ‘il fatto non costituisce reato? Quando? A novembre 2019, quando la Lega è già all’opposizione. Oddio, che nessuno pensi che la giustizia faccia il suo corso ad orologeria! Sul criterio di questi processi.

la separazione dei poteri 2

La risoluzione della Suprema Corte Costituzionale degli Stati Uniti del 2008 è meticolosa e occupa 64 pagine fitte, ricche di note. In aggiunta c’è il testo dei due  principali dissenzienti rispetto alla corte. Inoltre nelle note è spesso discusso e confutato il parere del dissenziente.

Tanta meticolosità non va ricordata semplicemente come una strenua difesa di un diritto del cittadino, occorre ricordare che dalla decisione dipendono in gran parte, i profitti  e le perdite delle industrie belliche americane e le sorti della più importante e ricca associazione americana che le favorisce, la NRA, la National Rifle Association.

Chi pensasse che questa mia affermazione sia tendenziosa, dovrebbe ricordare, per esempio, che durante la seconda guerra mondiale l’industria bellica americana conservò la sua autonomia rispetto all’esercito americano, fino al punto di sacrificare la vita di molti aeronauti all’esigenza del profitto. Per esempio, non apportando modifiche necessarie alle fortezze volanti, prima dell’acquisto da parte dell’esercito dell’intera produzione meno sicura.

 O potrei ricordare che anche l’etica è un business negli Stati Uniti, mediante un altro esempio plateale. Tutti ricordano che da moltissimi anni i reati di pedofilia da parte di preti cattolici , e le colpe dei vescovi nel non perseguirli, sono stati oggetto di ripetute denunce nella stampa anglosassone, anche americana, ma anche di risarcimenti milionari.

 Diversamente la pubblicazione di un testo che mostrava la dimensione della diffusione della pedofilia e dei connessi abusi nelle associazioni degli Scout non ha avuto più seguito. Perché? Perché immediatamente l’associazione americana degli Scout ha dichiarato bancarotta, prevedendo richieste di risarcimento da capogiro come quelle presentate alla ricca chiesa cattolica americana. Del resto,  per restare all’oggi, Harvey Weintein non sarebbe sotto processo come il peggiore stupratore americano dando origine a una nuova forma di outing, me too, se non fosse anche uno dei più ricchi produttori cinematografici di Hollywood, che ha già sborsato  risarcimenti milionari. 

PS Una volta tanto faccio autocritica: non vorrei sembrare troppo facinoroso, come ha detto un amico. Circa il secondo paragrafo, sono in gioco i profitti delle industrie delle armi, ma ci sono anche più validi motivi per la meticolosità della Corte Suprema. Circa il terzo paragrafo il riferimento alla storia delle fortezze volanti (B 52), tratto dalla English Wikipedia, è da verificare, ma certamente è vera l’autonomia della industria bellica degli Stati Uniti rispetto all’esercito americano anche durante la II guerra mondiale. Circa il quinto paragrafo la notizia sugli Scout è tratta da Time, non sono assolutamente contrario al movimento me too, anzi del tutto favorevole in linea di principio e di pratica. Ma sono abbastanza convinto che la morale cambia in Occidente soprattutto per opera dei tribunali e del sistema giudiziario americano. E non sto affatto dicendo che sia un male.

Mi si chiederà: ma perché allora non l’ho riscritta o cancellata? Ma non ho detto dall’inizio che mi tratto come un esperimento, palesando per esempio i mie pregiudizi, o esagerando talvolta per sottolineare qualche scoperta? Lo faceva anche Hume!

Il linguaggio giuridico

Visto che Nadia Urbinati e la senatrice Malpezzi hanno entrambe insistito sulle questioni di linguaggio, voglio insistere sull’estrema ambiguità del linguaggio giuridico. Ho già detto altrove che la pretesa conquista di civiltà della legge Bonafede si fonda sulla nozione di sospensione del corso della prescrizione, condotta comicamente fino al termine del processo. Come ho già detto che l’interruzione del corso della prescrizione significa l’opposto di quando uno si aspetterebbe. Cioè si ignora il corso precedente e si ricomincia da capo, allungando evidentemente la durata del processo.

Se la salute mi assiste arriveremo a considerare ambiguità ancora più gravi. Data l’attualità mi voglio soffermare su queste due espressioni: tribunale dei ministri e legge costituzionale. Ho fatto piccoli sondaggi tra amici e conoscenti. La mia ignoranza era condivisa. Quando sentivo dire che il tribunale dei ministri aveva richiesto l’autorizzazione a procedere al senato nel caso di Salvini, pensavo che ci fosse un apposito tribunale speciale, forse memore di quando leggevo la costituzione per commentarla ai mie studenti.

Una legge costituzionale potrebbe essere anche chiamata legge anti-costituzionale in quanto modifica e talvolta ribalta il dettato della Costituzione-più-bella-del-mondo. Sarebbe appropriato chiamarla legge-modificante-la-costituzione-vigente. Si chiama costituzionale perché richiede per l’approvazione una maggioranza assoluta in parlamento, 50% +1, più un referendum se richiesto.

Una legge costituzionale del 1989 ha modificato l’art. 96 della Costituzione secondo il quale ‘il presidente del consiglio dei ministri e i ministri sono posti in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune  per reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni’.

Da allora esistono tanti tribunali dei ministri quante sono le circoscrizioni giudiziarie in Italia, cioè 26. Perciò si dovrebbe sempre dire il ‘tribunale dei ministri di Palermo’, o ‘di Catania’, ecc. In ogni  circoscrizione, ogni due anni, si installa a sorte uno speciale tribunale dei ministri composto da tre giudici  (più tre sostituti) con determinate qualifiche di merito (che in Italia corrispondono ad anzianità), pronto a giudicare un ministro della Repubblica (che potrebbe compiere un reato in ogni luogo). Aggiungo che naturalmente se il processo va per le lunghe, questi giudici e i loro sostituti rimangono in carica per seguire il proprio caso. Sicché noi abbiamo ben 26×6 = 156 giudici pronti  a giudicare i ministri. Nel  caso di Salvini, se ho inteso bene, mentre la procura di Palermo (2 volte) e di Catania si sono pronunciate per l’archiviazione, in tutti e tre casi i giudici hanno ritenuto di dover procedere e hanno chiesto autorizzazione al parlamento.  Quindi, supponendo  un processo superiore ai due anni dobbiamo considerare (3x 6) altri 18 giudici,  e 36 se superiore a 4 anni. 

Intanto osservo che se la modifica della legge costituzionale era dettata dalla volontà di sottoporre presidente del consiglio e ministri alla magistratura ordinaria come tutti gli altri cittadini della Repubblica, non si capisce perché abbiano creato un tribunale speciale in ogni circoscrizione. Con la conseguenza nel nostro caso che la magistratura inquirente assolve e quella giudicante si accinge a condannare l’imputato.

Senza entrare nel merito del giudizio, mi riesce anche incomprensibile come mai Salvini sia imputato, ma non Conte e Di Maio per comportamenti condivisi. Mi si dice che si fa distinzione tra reato amministrativo e politico. Certo una distinzione posteriore all’articolo 96 e mi piacerebbe conoscerne la fonte.

Aggiungo: Lunedi 24 febbraio in Quante Storie il pedagogico Giorgio Zanchini metteva in guardia gli studenti su come i social del web come Google, possono scrupolosamente registrare le nostre attività e condizionare non solo le nostre preferenze economiche ma anche i nostri orientamenti politici e preferenze elettorali. Tutto giusto.

Ma perché non riferirsi, prima di tutto, alle pessime norme sulle intercettazioni che proprio nella stessa mattina cominciavano a essere sottoposte all’approvazione della Camera , approfittando dell’attenzione monopolizzata dal Coronavirus, come ha protestato Pietro Sansonetti nel corso della trasmissione diretta da Nicola Porro, (Quarta Repubblica, Italia 5 ) della stessa sera? Qui non si tratta di registrare comportamenti, ma di ascoltare qualsiasi conversazione privata sul cellulare; si tratta anche di inquinamento ambientale della privacy, visto che i cellulari possono essere trasformati da lontano in registratori.

Il direttore de Il Foglio Cerasa giudicava poco confacente alla dignità della carica che il ministro dell’interno Salvini si mostrasse in mutande sulle spiagge italiane, in conversazione con folle di bagnanti. Cosa dire allora del Segretario del Partito Democratico e di Liberi e Uguali che le mutande se le sono addirittura calate in sedi parlamentari di fronte al Ministro Bonafede, malgrado le suppliche di Pietro Sansonetti?

Poiché riguardo la legge sulle intercettazione anche Renzi ha mostrato la stessa indifferenza, potrei considerare questi esempi all’interno di una categoria (per usare il gergo dei siti) che ho in mente da tempo e che reca il titolo La sinistra è sinistra (e non è una tautologia)

Per finire: è di questi giorni l’approvazione da parte della Corte Costituzionale del referendum per la riduzione da novecento a seicento del numero dei parlamentari voluto dai Cinque Stelle, come dire una legge che restringe la democrazia rappresentativa in un paese popolato da una proliferazione di partiti, mentre quegli arroganti pretendono di sottoporci alla democrazia diretta dei 30/100mila della piattaforma  Rousseau.

Si tratta di un referendum privo di quorum, cioè un referendum valido indipendentemente dal numero dei votanti, con sondaggi che prevedono l’85 per cento degli italiani favorevoli alla riduzione dei parlamentari. Il risparmio economico rispetto al PIL del paese è assolutamente ridicolo e ininfluente. Prevale invece il disprezzo verso la classe politica alimentato da decenni dall’informazione dei nostri più autorevoli e diffusi quotidiani: tutti riconoscono che dal 1992 la magistratura ha esercitato un’azione di ‘supplenza’ nella vita democratica del paese, sostituendosi ai partiti politici. Altro che supplenza, si tratta di un inquinamento sistematico da parte della magistratura della vita dei partiti, i cui diritti di associazione sono protetti dall’art. 49 della Costituzione.

Si può solo sperare che il referendum che si svolgerà nella prossima primavera sia accompagnato da un’adeguata campagna di informazione. Ecco una  buona occasione per le Sardine di attivarsi in gran numero per informarsi e innalzare il livello della partecipazione elettorale. Tanto più necessario in quanto l’emergenza coronavirus , secondo un decreto appena approvato dal Governo, deve durare 6 mesi, quindi in grado di nascondere il referendum. La democrazia è certamente messa più in pericolo da un governo alla Facebook o alla Zuckerberg, come dovremmo chiamare i movimenti o i partiti nati grazie ai social del Web, che dai governi populisti, checché ne pensino Nadia Urbinati, o Il Foglio.

Un aspetto sorprendente che dovrebbe far riflettere è che i maggiori manettari del paese, quelli che hanno più brigato per ottenere poteri arbitrari di repressione, sono gli stessi che sostengono che la corruzione è dilagata, che la mafia ha aumentato la sua presenza nella società e la sua influenza economica, anche perché ormai è difficile distinguere comportamenti e persino grado di istruzione dei suo affiliati, da quello di onesti cittadini. Ci si può chiedere dunque se non dovremmo togliergli credito.

Anche in questo caso ho fatto un piccolo test tra amici e conoscenti. Ho chiesto: ‘secondo te è più colpevole il corrotto o il corruttore?’ Tutti, ma proprio tutti, hanno risposto ‘il corrotto’ e alla domanda successiva: ‘perché?’, molti hanno risposto subito raggianti: ‘senza corrotti non ci sarebbero i corruttori’. Sarà che sono molto anziano, sarà che un tempo ho studiato e insegnato un po’ di logica, sarà che da bambino ci chiedevano se era nato prima l’uovo o la gallina, ma ero strabiliato. Lascio al lettore ulteriori riflessioni.

Personalmente sono tentato di immaginare che cosa succederebbe in Italia, se ogni politico, ogni amministratore, ogni medico ospedaliero, ogni insegnante, ogni cittadino insomma impegnato nel servizio pubblico partecipasse a un Me too, tanto diffuso quanto quello delle donne americane, che avesse per oggetto non la violenza e la molestia sessuale, ma l’essere stato, o l’essere ancora oggetto di  una indagine giudiziaria, a cominciare da Zingaretti che, se non erro, è stato assolto da tre accuse, ma che è ancora sotto indagine per un’altra circostanza.

Poscritto 1 marzo 2020

Come previsto , anzi peggio: Il referendum si svolgerà il 29 marzo, in piena emergenza da coronavirus. Questo il cronoprogramma del Governo e Conte è assai Conte-nto, perché conta sulla paura dei cittadini di frequentare luoghi affollati.

Intanto, ecco una prima informazione, anche per le Sardine: sui 27 paesi europei l’Italia è al 22° posto in classifica, per numero di parlamentari rispetto al numero di abitanti. Per ogni centomila abitanti abbiamo 1,6 parlamentari. Prima di noi, al 21° posto, un paese con ben due parlamentari. Seguono solo Polonia con 1,5, Francia con 1,4  (ma è una repubblica presidenziale), Olanda e Spagna con 1,3 e infine Germania con 0,9. (in  un solo ramo del Parlamento però )Fonte: Sole 24 Ore, 10 Settembre 2015.

Bisogna infatti ricordare che la Germania ha un senato simile a quello che avrebbe voluto Renzi, proposta che fu bocciata dallo stesso PD. Imperterrito Zingaretti oggi si accoda, come al solito, ai Cinque Stelle nell’appoggiare la proposta di ridurre il Parlamento a 400 deputati e 200 senatori, malgrado in tutti questi anni nulla sia stato fatto per eliminare l’andirivieni delle leggi tra camera e senato. Se vince il referendum confermativo saremo l’ultimo paese d’Europa per numero di parlamentari.

Non ho controllato, ma nella legge Bonafede Spazzacorrotti, nella quale si pretende anche di aumentare la trasparenza dei partiti politici, sono pronto a scommettere che nulla è scritto sulla identità pubblica dei membri della Piattaforma Rousseau. Siccome vengono consultati  e sono  quindi determinanti in ogni decisione del governo si configurano come una setta segreta proibita dall’art 18 della Costituzione.

 Il primo tentativo reale di ridurre i parlamentari è stato proposto al tempo del governo D’Alema, nel 1997. Guarda caso, quando l’antipolitica più selvaggia già inquinava il paese da 5 anni. E’ seguito un altro progetto a firma Violante; Renzi ha cercato di seguire l’esempio della Germania; curiosamente gli esponenti del Partito democratico, sempre così rispettosi e premurosi nel seguire l’esempio tedesco (a cominciare da Prodi) gli si sono rivoltati contro inaugurando il suo declino.

Il lodo Contebis

Molti siti Web venerdì 14 febbraio davano per approvato dalla maggioranza il lodo (Federico) Contebis sulla prescrizione, del resto quasi annunciato dalla senatrice Malvezzi. La notizia tuttavia non è stata riportata dai telegiornali Rai. Immagino che ciò dipenda dal fatto che non si sia trovata ancora una stesura decente della nuova legge sulla prescrizione, né ci sia l’accordo sulla riforma del processo.

Quello che è sicuro è che mentre la sottosegretario Malpezzi raccomanda, come il suo capo, un discorso di condivisione, i Cinque Stelle hanno piantato la loro bandierina identitaria. Del resto come avrebbero potuto fare altrimenti, visto che reddito di cittadinanza e legge Spazzacorrotti erano alcune delle attrattive fondamentali della campagna elettorale del comico movimento ispirato dal comico fondatore? Sicché i telegiornali Rai hanno mostrato una piazza affollata che applaude l’abbraccio appassionato tra Bonafede e DI Maio su di un palco. (To’, neanche a loro basta più la centralità del parlamento e la piattaforma Rousseau).

 Li abbiamo anche visti, a turno, seduti più tardi a fianco e a guardia del Presidente del Consiglio. Il quale, sempre distante e distaccato dalle liti che comporta la sua maggioranza, ha sepolto questo venerdì nero della giustizia proponendo un piano decennale per il Mezzogiorno (vuol durare tanto?), 32 miliardi di stanziamento e financo la realizzazione dell’Alta Velocità Napoli-Reggio Calabria (e la Sicilia?). Mamma mia! Quante promesse, mentre è ancora da terminare il rifacimento dell’autostrada Napoli-Reggio Calabria, ancora non è chiaro il destino dell’Alta Velocità in Val di Susa, né il destino di Alitalia, Air Italy, Whirpool e dei duecento tunnel autostradali da mettere in sicurezza, mentre l’Ilva di Taranto diverrà statale.

Quantunque apprezzi da una vita gli interventi di Pietro Sansonetti nei dibattiti televisivi, quantunque sappia che ha fondato un giornale come Il Dubbio (un titolo che sarebbe piaciuto anche a Hume) da cui peraltro è stato cacciato, come ha detto sconsolato in una intervista, ancora quantunque il Travaglio-sempre- incinto abbia appreso con disappunto la rinascita sia pure solo on line de Il Riformista,  definendolo il giornale che vuole abolire le carceri (mentre sarebbe giusto, immagino, introdurvi i lavori forzati  come vuole Gratteri), malgrado tutto ciò,  sono molto più pessimista di lui sulle sorti della civiltà giuridica italiana.

Perché di grazia, se la costituzione garantisce il giusto processo e la sua durata ragionevole (art. 111), non siamo tutti uguali di fronte alla legge?  Allora come si può giustificare che i reati di mafia, con i loro ambigui addentellati come il concorso esterno in associazione mafiosa o l’aggravante del metodo mafioso, oppure i reati che prevedono l’ergastolo non prevedono la prescrizione? Non è affatto chiaro, infatti, se la prescrizione sia prevista o meno, nel caso che qualcuno venga accusato del reato di appartenenza alla mafia o di un reato che prevede l’ergastolo.

Bonafede, contraddicendo con esattezza il suo cognome, ha nascosto i commi d e f che riguardano l’abolizione totale della prescrizione in una legge che è soprattutto dedicata ai reati contro la pubblica amministrazione, una truffa usuale, ma sempre deplorata e spesso cancellata.

Io non voglio lasciare queste questioni agli esperti e neppure al Presidente delle Camere Penali come vorrebbe Renzi, perché, non voglio fidarmi più di una associazione di avvocati più di quanto mi fidi dei magistrati inquirenti o giudicanti, visto che tutti hanno assimilato gli stessi codici, le stesse ambiguità, le stesso storture.

E’ arrogante la mia pretesa? Ma non ho detto da quando scrivo questi articoli che siamo overwhelmed, sopraffatti, dall’informazione? Proprio il venerdì 14 febbraio in Passato e presente di Rai 3 è stato ricordato Giuseppe Zanardelli, questo liberale di sinistra, autore del codice omonimo, che abolì la pena di morte, garantì il diritto di sciopero e che pretendeva che ‘le leggi fossero comprensibili anche per le persone scarsa cultura’. Immagino che se potesse leggere anche un solo trimestre dell’attuale Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, non solo si rivolterebbe nella tomba, me le sue povere ossa comincerebbe un moto vorticoso fino alla loro definitiva consunzione.

In mancanza di un testo ufficiale sull’accordo di governo, commento brevemente il lodo (Federico) Conte in base a qualche fonte di stampa (Corriere-Ansa e IlSole 24 Ore). In entrambi i casi è difficile una valutazione, per oscurità delle fonti. I casi sono due: o i giornalisti, come accade quando fanno divulgazione scientifica, spiegano al lettore quello che non hanno capito, oppure è il ministero della giustizia a non avere idee o dati chiari, o entrambi i casi.

Ho già detto altrove che la legge Bonafede non riguarda il 75% delle prescrizioni che precedono i processi penali di primo grado. Il Sole 24 Ore, sulla base dei dati forniti dal Ministero della giustizia per il 2018, afferma che in primo e secondo appello ci sono state 303000 pronunce e, mediante le percentuali relative, illustra le conseguenze del lodo Conte.

Il lodo Conte distingue con la chiarezza che è mancata a Bonafede tra sentenze di colpevolezza e di assoluzione. Rispetto al primo grado di giudizio Il Sole indica 160.000 sentenze di condanna, pari al 53% del totale, che comportano la sospensione del corso della prescrizione fino alla fine del processo.  Non scatterebbe la sospensione per le 63.000 sentenze di assoluzione, pari al 21% del totale. Basta sommare questi numeri e queste percentuali per arrivare a 223.000 pronunce e 74% del totale. E il 26% mancante? E’ chiaro che non ha molto senso calcolare percentuali sul totale delle pronunce per valutare l’entità della modifica del lodo Conte. In breve, sul totale delle sentenze di primo grado, 223.000, l’abolizione della prescrizione voluta Da Bonafede resta  nel 72% dei casi,  e non nel 53%. La differenza è rilevante, non già poco più della metà, bensì assai più dei due terzi.

Nell’85% dei casi queste condanne sono confermate in appello, in tutto o in buona parte. Solo nel 15% dei casi un’assoluzione segue una condanna di primo grado e resta incerto capire se non ci sia comunque un allungamento del processo.

In caso di assoluzione in primo grado (63000, pari al 28%), sarà sufficiente al pubblico ministero richiedere entro un anno l’appello (che dovrebbe essere una garanzia per l’imputato e non una rivalsa per il sostituto procuratore), per tentare di recuperare l’abolizione della prescrizione. A questo punto in caso di colpevolezza nel secondo grado ci sarà una piccola compensazione relativa al corso della prescrizione di incerta valutazione.

In caso di doppia assoluzione, ‘scatta una nuova sospensione in vista della Cassazione’, ossia la prescrizione è di nuovo abolita.

Circa la riforma del processo si fissano i seguenti tempi: 12/18 mesi per le indagini preliminari, 1/3 anni per il primo grado, 2 per l’appello , 1 per la Cassazione. In sintesi da 5 a 7 e mezzo, a seconda della gravità del reato e del numero degli imputati. Se così fosse, come sosteneva Sansonetti, non ci sarebbe alcun bisogno di modificare la prescrizione, semmai di abrogare l’attuale legge Bonafede. Come prevedevo, il Ministro minaccia provvedimenti disciplinari Spazzamagistrati, scatenando la protesta dell’Associazione Nazionale Magistrati, come in precedenza quella degli avvocati. Ma nessuno crede all’applicabilità delle sanzioni, che dovrebbero essere propinate, immagino, dal Consiglio Superiore della Magistratura.

Che dire dell’auspicato compromesso? Ebbene, c’è un pragmatismo americano, che, oltre ad essere una nota corrente filosofica. è anche mentalità e costume, flessibile, capace di semplificazione creativa, efficienza.  Ma c’è anche un pragmatismo sovietico o russo, se vogliamo intimamente connesso con l’ideologia comunista, che ha la peculiarità di manifestarsi sulle questioni di principio, come nell’accordo tra nazismo e comunismo sovietico per la spartizione della Polonia, o nell’articolo 7 della Costituzione coi suoi patti lateranensi, per citare due esempi noti a tutti.

Avevo già previsto il compromesso tra manettari (Cinque Stelle) e mezzo-manettari (PD), senza tener conto che Liberi ed Eguali, per stimarsi più comunisti dei precedenti, sono anche più acquiescenti nei compromessi.

Poscritto: la Commissione Europea ha giudicato l’abolizione della prescrizione in linea con le raccomandazioni europee. L’ex PM Gian Carlo Caselli su Il Fatto Quotidiano gongola. La redazione de Il Foglio che, in odio al sovranismo, prenderebbe qualsiasi calcio in faccia dall’Europa, come richiede del resto il Partito Democratico, si accontenta di definire il giudizio di Caselli un ‘sovranismo a fasi alterne’.

Personalmente sono andato a vedere: la prescrizione esiste in Germania, solo è più lunga e loro sono più bravi a fare i processi. In Francia ci sarebbe, ma ricorrono molto alla interruzione per cui non scatta mai; tuttavia l’interruzione si verifica quando ci sono eventi processuali ed è indizio di buona lena. E’ anche vero che nel 2012 c’è stata una certa involuzione nella giustizia francese. In Inghilterra la rapidità dei processi non è raffrontabile con il Continente. Non cito le mie fonti? Eh no. Fatevi un giro in Internet anche voi!

Prescrizione

Pensavo di continuare l’articolo sulla separazione dei poteri, ma preferisco soprassedere perché non sfumi dal mio dormiveglia il recente ricordo di un Post successivo al telegiornale della sera di RaiDue. L’encomiabile direttore Gennaro San Giuliano o chi per lui aveva organizzato un dibattito di approfondimento circa la recente legge sulla prescrizione entrata in vigore dal 1 Gennaio 2020, di cui menano vanto i Cinque Stelle e soprattutto il ministro della giustizia Alfonso Bonafede.

E’ così che ho assistito divertito a un ennesimo monologo del notissimo e gettonatissimo direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, che con la testa stravolta verso l’alto, come in un quadro caravaggesco di San Paolo caduto da cavallo sulla via di Damasco e folgorato dallo Spirito santo, recitava: ci fosse stata questa legge, Andreotti sarebbe stato condannato per mafia e Berlusconi avrebbe avuto sette condanne per corruzione di politici, testimoni e quant’altro. Tanto che mi sono chiesto se Travaglio sia un nome d’arte, per uno sempre incinta di monologhi e volumi manettari.

L’intervento di Travaglio era un inno all’abolizione della prescrizione, perché è solo uno strumento che permette agli avvocati di mandare assolti i loro potenti assistiti. Invero, uno studio ha mostrato che le dilazioni degli avvocati hanno effetto solo nel 3% dei casi, ma immagino che Travaglio obietterebbe: appunto 1% gli Andreotti, 2% i Berlusconi, mentre la prescrizione non salva mai i poveri diavoli coi difensori di ufficio.

Poiché la giustizia non è una religione in cui magistrati e avvocati che la gestiscono fanno la parte dei chierici e il popolo che la subisce fa la parte dei laici, poiché nelle vicende della giustizia prima o poi ci finiamo tutti, cercherò di parlarne evitando il più possibile i tecnicismi giuridici.

In uno studio della Camera dei Deputati si dice: ‘La prescrizione del reato è la rinuncia dello Stato a far valere la propria pretesa punitiva, in considerazione del tempo trascorso dalla commissione del reato e trova fondamento nel fatto che, a distanza di molto tempo, si ritiene che venga meno l’interesse dello Stato sia a punire un comportamento penalmente rilevante, sia a tentare il reinserimento sociale del reo’. (cos’è questa aggiunta? un inchino a Beccaria?)

Qui già siamo in un campo discutibile che, per comodità e brevità, dirò che divide tendenze garantiste e manettare. Perché, avendo una discreta autonomia nell’organizzazione dei processi, procuratori e giudici finiscono per decidere quando l’interesse dello Stato viene meno. Ecco dunque l’ennesima invasione di campo del potere giudiziario nel potere legislativo.

Di fatto, poiché la costituzione prescrive nell’art. 111 la ragionevole durata dei processi e la parità tra accusa e difesa, la prescrizione può essere considerata intrinsecamente garantista. Ragion per cui a chi ama lo slogan: ‘non ci si difende dai processi ma nei processi‘, bisogna rispondere che il processo è un incubo per l’imputato, esattamente come la prescrizione è un incubo per giudici e pubblici ministeri.

Ricorriamo come Hume alla simpatia mettendoci nei panni dell’imputato. Pensiamo al processo come alla cottura in forno. L’imputato è il pollo. La prescrizione stabilisce i tempi di cottura a seconda della pena massima connessa al reato, il corso della prescrizione è il timer ticchettante. Quando il timer si arresta l’imputato è cotto, sia che torni a casa assolto e frastornato o, peggio, prescritto, sia che venga inghiottito dal carcere come colpevole. Capita che si dimentichi un ingrediente: si ferma il timer, si apre il forno, si rimedia alla meglio, e si fa riprendere il timer. Ecco il concetto di sospensione della prescrizione, da non confondere con la sua interruzione, un termine giuridico inopportuno, perché la prescrizione viene interrotta solo per farla ricominciare da principio. 

Siamo in grado adesso di affrontare la modifica in questione nella legge ‘spazzacorrotti’, come la chiama correttamente Bonafede:

Art. 1
1) Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
……….
e) all’articolo 159 (che regola la sospensione della prescrizione): 1) il secondo comma è sostituito dal seguente: “Il corso della prescrizione rimane altresì sospeso dalla pronunzia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o dell’irrevocabilità del decreto di condanna”; 2) il terzo e il quarto comma sono abrogati;
v)   …
2. Le disposizioni di cui al comma 1, lettere d), e), f) , entrano in vigore il 1° gennaio 2020.
3…

Per chiarire la modifica basta dire che il primo comma riguarda in sostanza i preliminari del processo, che la condanna per decreto riguarda le sole pene pecuniarie, che una sentenza diventa esecutiva quando il processo è terminato. Nel nostro sistema giudiziario la prescrizione non esiste per i reati di mafia, per quelli che prevedono l’ergastolo, e, adesso, per tutti gli altri reati dalla pronunzia della sentenza di primo grado.

Resta in ogni caso una fondamentale ambiguità: l’abolizione riguarda tutte le sentenze di primo grado o solo quelle di colpevolezza? Solo queste ultime decreta Travaglio; l’art. 129 del codice penale obbliga il giudice ad assolvere, non a prescrivere. Si obietta: ma questo vale soltanto quanto ci sono ragioni evidenti per sostenere che il fatto non sussiste, o non è un reato, o comunque non è stato commesso dall’imputato.

Per dirimere la questione occorre ricordare che un anno prima già il ministro della giustizia Orlando aveva modificato questo secondo comma: Quando si pronunzia una sentenza si ha tempo per depositare la motivazione. L’ art. 544 del codice di procedura penale, in caso di sentenze di condanna, prescrive un termine massimo di 30 giorni, poi di 90 per sentenze complicate, e in casi specialissimi di 180 giorni. Naturalmente è ovvio che senza motivazione completa non è possibile ricorrere in appello.

Ebbene che cosa ha fatto Orlando? Un regalo immotivato ai giudici, triplicando i tempi massimi di sospensione (un anno e mezzo) sia per la condanna in primo sia per la condanna in secondo grado. Quindi Bonafede intendeva riferirsi proprio alle sentenze di condanna quando sostituisce i commi 1 e 2 di Orlando e abroga i successivi due che ne sono la conseguenza. Soltanto che la scrive male.

O forse intenzionalmente, altrimenti la condanna tra primo o secondo grado, (è il caso del sindaco Marino dell’articolo precedente) creerebbe una disparità di trattamento per lo stesso reato.

Resta da chiarire perché si disponga alla lettera 1,d)e)f) quello che alla lettera v,2 –  in un pasticcio di lettere e numeri – si fa entrare in vigore un anno dopo. Si tratterebbe di una concessione ottenuta dalla Lega per mettere in campo una riforma complessiva del diritto processuale e civile, secondo Rai News. Ma è noto che Rai News lavora in tandem con Rai Tre ed è targata PD.

 Perciò quando il primo gennaio 2020 Bonafede ha dichiarato: ‘sono molto orgoglioso che da oggi la prescrizione come siamo abituati a conoscerla non esiste più; ora ci dobbiamo mettere al lavoro per la riduzione dei tempi del processo giusto che abbia una durata breve e ragionevole non solo nel penale ma anche nel civile e promette per il 2020 una drastica riduzione nei tempi del processo‘ è a lui e non alla Lega che dobbiamo chiedere perché abbia aspettato 11 mesi per mettersi al lavoro.

Sarà comunque difficile, dopo aver spazzato via gli imputati, riuscire a spazzar via giudici e pubblici ministeri, visto che per gli anni tra il 2004 e il 2015 ci sono oltre un milione e seicentomila cause arretrate, semmai aumentate negli anni successivi. Di queste un milione e duecentomila riguardano i preliminari del processo, cioè il 75% non toccato dalla legge, solo il 16% il primo grado e l’8% il secondo. In ogni caso, visto che la differenza sta tra tendenze manettare intere, o mezzo manettare come quelle del ministro Orlando, ciò fra presagire l’eventualità di un compromesso tra PD e Cinque Stelle.

C’è da meravigliarsi tuttavia che il Presidente della Repubblica non abbia fatto obiezione rispetto a un comma che tra l’altro sarebbe entrato in vigore 11 mesi dopo e c’è da meravigliarsi che Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio, abbia espresso un ampio encomio per l’operato del Presidente nel 2019, il migliore del suo settennato, ‘giustizia a parte’. Ma forse era un titolo ironico.

Conclusione:

Si narra che Cristoforo Colombo si sia vantato di poter drizzare un uovo su uno dei suoi poli e che abbia persuaso gli scettici, schiacciandone un poco il guscio da un polo. Tuttavia, se avesse spiaccicato il guscio sulla tavola, sarebbe passato per un imbecille o un buffone. C’è dell’analogia con chi ha preteso di regolare la prescrizione sopprimendola.

La separazione dei poteri che bella favola

La separazione dei poteri  -si sa –  è un principio fondamentale dello stato moderno, parzialmente teorizzato da John Locke e perfezionato da Montesquieu. La divisione dei poteri legislativo, esecutivo, giudiziario sarebbe alla base delle moderne costituzioni degli stati. Oggi altri studiosi più realisti sarebbero propensi a credere che sia fonte di garanzia democratica di uno stato il bilanciamento dei poteri, l’esistenza cioè di più poteri e contropoteri, in modo che il potere non sia accentrato in un sola autorità politica o di governo. Tanto varrebbe allora usare un termine meno eufemistico e parlare di conflitto tendenziale nello stato moderno tra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

Invece i Travaglio, i Gomez e i giornalisti de Il Fatto quotidiano stanno sempre a sventolare l’indipendenza della magistratura. Talmente indipendente che io ho letto testualmente anni fa su Il resto del Carlino che un giudice aveva assolto un ladro operante a Bologna, arrestato in flagranza di reato, in precedenza arrestato e giudicato colpevole invece a Roma. Il giudice bolognese si ere difeso sostenendo che appunto un giudice è indipendente da qualsiasi altro giudice, non solo dal potere politico o legislativo

Per essere brevi: il conflitto dei poteri è permanente. Possiamo immaginare l’ambiente in cui si svolge questo conflitto come un imbuto. Ebbene in fondo a questo imbuto c’è sempre il potere giudiziario che mette il tappo e chiude il conflitto, a meno che non ci sia una rivoluzione, cioè una guerra civile. Non siamo affatto troppo lontani dal giudizio di Dio in vigore in Germania nell’età medievale.

Non occorre del resto la mente di un genio per comprendere che se esiste questo conflitto tendenziale, le probabilità maggiori di successo cioè di prevaricazione di un potere sull’altro spettano al potere giudiziario.

La ragione è semplice, perché se è vero che le assemblee elettive del popolo fanno le leggi e i giudici le applicano, è anche vero che un giudice nell’applicare la legge la interpreta e se la interpreta evidentemente si prende una certa fetta di potere legislativo. 

Proporrò due esempi soltanto per chiarire la questione. Qualche anno fa, nell’ambito della legge che permetteva il finanziamento pubblico dei partiti, era invalso all’interno dei partiti l’uso di attribuire a questo o quel personaggio politico una carta di credito o un bancomat. Ora è parsa corretta ai giudici l’interpretazione che tale finanziamento essendo pubblico, fosse ancora nella disponibilità dello stato italiano, una sorta di carta prepagata per permettere agli esponenti di partiti di organizzare eventi intrinseci alla vita dei partiti, comizi, affitto di locali per dibattiti politici ecc.

Ovviamente quando è risultato che i politici si pagavano i biglietti del treno o la benzina per recarsi al proprio collegio elettorale, o in particolari emergenze persino i calzini o le mutande, una grandinata di ridicolo con cui la nostra buona stampa accompagna sempre le imprese di giudici e pubblici ministeri ha coperto l’intera classe politica a tutto vantaggio del prestigio del potere giudiziario, ma anche di quei partiti che fanno delle manette una fonte di successo elettorale. Mi aspetto le critiche e in punta di diritto mi verrà spiegato che quei soldi erano soldi pubblici, da giustificare pubblicamente per scopi pubblici. Mi accontento di rispondere: che fine hanno fatto tutti quei processi e per citare solo un caso: l’ex sindaco di Roma, signor Ignazio Marino, non è stato appena assolto per insussistenza del reato?

L’altro esempio sembrerebbe più semplice, ma anche assai più importante ai fini di una civile convivenza in una nazione assai più grande e potente della nostra. Negli Stati Uniti Il commercio e il possesso delle armi da parte di singoli cittadini è consentito in base al secondo emendamento della Costituzione, presentato nel 1787 e promulgato nel 1791.  Esso recita:

II. A well regulated Militia being necessary to the security of a free State, the right of the people to keep and bear Arms, shall not be infringed.

II– Essendo necessaria, per la sicurezza di uno Stato libero, una Milizia ben organizzata, non sarà violato il diritto del popolo di possedere e portare armi.

Ora sembrerebbe che il diritto della gente di possedere e portare delle armi non può essere violato, ma precisamente per potere costituire, come è diritto di un libero stato, una milizia non solo ben organizzata ma anche ben regolata, cioè ordinata.

La ‘Militia’ è termine che indica una formazione armata composta dai cittadini medesimi di uno stato con compiti di difesa tanto da nemici esterni quanto interni, in un tempo in cui una polizia efficiente a protezione di tutti i cittadini non esiste ancora neppure a Londra, ne è indicata con chiarezza nelle pagine di Adam Smith. Il termine si chiarisce nella sua opposizione al termine Standing Army, cioè come esercito di leva contrapposto a un esercito permanente di militari professionisti. Insomma la milizia ben regolata di cui qui si parla è un esercito di coscritti che possono essere chiamati alle armi in caso di pericolo, capace semmai di mantenere l’ordine pubblico in modo permanente. Questa interpretazione può apparire meno semplicistica, se si pensa che con la dichiarazione di indipendenza del 1776 gli americani si stavano liberando, ma in quanto federazione di Liberi stati, dalla condizione di colonia del Regno britannico, e che gli emendamenti alla costituzione del 1787 vennero proposti per timore di prevaricazione da parte di qualcuno dei tredici stati.

Se vi piace, potremmo dire che i singoli stati erano già tendenzialmente sovranisti. Ma, come si vedrà nel seguito, prevarrà una interpretazione contraria da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti.