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Conversioni in legge e codici della strada (II modifica)

In più occasioni nei miei articoli ho scritto, desolato, che la nostra Repubblica, più che fondata sul lavoro, sembra fondata sui morti ammazzati. Questa modifica, per quanto caritatevole, sembra confermare la mia idea.

Art. 7-bis (Istituzione della Giornata nazionale “Per non dimenticare”). –

1. Al fine di promuovere la sicurezza dei mezzi di trasporto con riguardo alla tutela dell’incolumità delle persone e dei beni coinvolti nelle operazioni di trasporto dei passeggeri, la Repubblica riconosce il giorno 8 ottobre come Giornata nazionale “Per non dimenticare …”.

2. La Giornata nazionale di cui al comma 1 non determina gli effetti civili di cui alla legge 27 maggio 1949, n. 260, non comporta riduzioni dell’orario di lavoro negli uffici pubblici né, qualora cada in giorno feriale, costituisce giorno di vacanza o comporta riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado, ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 5 marzo 1977, n. 54.    (come passato da terzo a secondo.

3. In occasione della Giornata nazionale di cui al comma 1, le istituzioni che hanno competenza nel settore dei trasporti nonché le scuole di ogni ordine e grado, anche in coordinamento con le associazioni e con gli organismi operanti nel settore, possono organizzare cerimonie, iniziative e incontri al fine di ricordare le vittime degli incidenti e di sensibilizzare l’opinione pubblica in relazione alla sicurezza nel trasporto, alla centralità  del passeggero, al rispetto della dignità umana e del valore della vita di ciascun individuo.

    4. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».

Istituire il giorno 8 ottobre come Giornata nazionale “per non dimenticare…” potrà in alcuni casi consolare persone che abbiano avuto parenti o amici morti o gravemente feriti in un incidente stradale, ferroviario o aereo.

Tuttavia mi sfugge come questa iniziativa possa promuovere la sicurezza dei mezzi di trasporto e giovare all’incolumità delle persone e dei beni (le valigie?) nel trasporto dei passeggeri. Penso tra l’altro che la centralità del passeggero non abbia bisogno di essere ricordata, visto che è l’unico che possa pagare il biglietto e assicurare la sopravvivenza economica di detti mezzi.

Posso certamente immaginare illustri dirigenti ferroviari intenti l’otto ottobre a deplorare gli incidenti occorsi nell’anno, corredando di opportune statistiche il loro cordoglio.

D’altra parte, il rispetto della dignità umana e il valore della vita di ciascun individuo dovrebbe sostanziare l’impegno quotidiano degli insegnanti e non la sola giornata dell’otto ottobre.

Ricordavo che esiste già una settimana nel mese di maggio dedicata alle vittime della strada dal personale ospedaliero e sapevo che in paesi stranieri l’educazione al rispetto delle regole della circolazione occupa settimane dell’intero corso di studi, non solo con insegnamenti teorici, ma persino mediante prove pratiche su percorsi istituiti per l’occasione.

Ma a questo punto mi sono reso conto che la giornata nazionale ha un carattere esclusivo, riguarda soltanto le vittime dei mezzi di trasporto. E, allora, mi chiedo, le assai più numerose vittime della strada, pedoni, ciclisti, motociclisti, avranno le loro giornate nazionali?

Papa Wojtyla, se non sbaglio, fece al suo tempo un riordino dei santi festeggiati nel calendario, non pensando certo che i santi siano soltanto 365.

Tempo fa, un amico mi ha propinato un lunghissimo elenco delle giornate nazionali e internazionali, con ricorrenze davvero peregrine. I più sanno solo che, alla festa della donna o della mamma, si sono aggiunte quelle del papà e dei nonni.

Ci sono sempre nel nostro parlamento legislatori con una spiccata inclinazione funeraria, ma la maggioranza ha voluto soprattutto precisare che la giornata non consente giorni e neppure ore di vacanza, né oneri per la finanza pubblica.