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Lo scetticismo è paralizzante, ma fa riflettere

Tra i grandi scettici moderni, c’è un filo rosso che collega Bayle, Mandeville e Hume.

Mandeville è tra i primi a osservare che non ci sono solo mode nel vestiario, ma anche nei costumi e nelle idee: correnti di pensiero che sembrano aver successo e conquistare di volta in volta le maggioranze.

Negli anni sessanta, quando io avevo tra i venti e i trenta anni, uno dei temi più assillanti e preoccupanti nel mondo scientifico era la crescita esponenziale della popolazione umana. In un imponente convegno internazionale, se non erro tenuto a Roma, il rimedio sembrava essere la limitazione delle nascite. Del resto in Cina venne presto adottato il criterio di un solo figlio per famiglia. In una società prevalentemente contadina la soluzione è stata disastrosa, visto che era già costume abituale liberarsi delle nascite femminili per ovvi motivi. Oggi le donne sono merce rara e avvengono molti matrimoni tra consanguinei.

L’edizione del 1966 dell’Enciclopedia britannica (vol 18, p. 233- 234) riportava la cifra di 3 miliardi per l’anno 1960 (stima ONU), un incremento annuo del 2% (contro lo 0,3 nel 18° secolo, lo 0,6 alla metà del 19°) e stimava che la popolazione mondiale sarebbe raddoppiata per l’anno 2000. Previsione abbastanza corretta visto che abbiamo raggiunto i 7 miliardi e 100 milioni di persone, e si prevedono 9 miliardi per il 2040. La stima relativa all’Africa era di un passaggio dai 140 milioni di abitanti del 1920 ai 240 milioni del 1960 (ibidem vol. I, p. 307).

Nel numero del 23 settembre 2019 di Time interamente dedicato al cambiamento climatico della terra e in particolare al riscaldamento del pianeta non è riportato il dato relativo alla intera popolazione africana, tuttavia si prevede, solo con riferimento al recente inurbamento degli africani, che si passerà dai 400 milioni attuali a 1 miliardo e 260 milioni nel 2040, vale a dire tra soli 20 anni.

Curiosamente, dico curiosamente per me che sono anziano, non per altri e tantomeno per gli autori di questo documentatissimo numero di Time, non c’è nessun accenno problematico all’aumento vertiginoso della popolazione mondiale. Eppure, per fare un solo esempio, l’allevamento bovino costituisce un problema e in più di un luogo in questo numero, e in tanti analoghi interventi, la necessità di ridurre drasticamente la carne bovina come componente della catena alimentare è data per scontata. Misure drastiche – come il passaggio da una alimentazione carnivora che passi dalla bistecca agli insetti – vengono proposte come indiscutibili. In breve i bovini sono un problema e una minaccia seria per il riscaldamento del pianeta e la sua sopravvivenza, gli umani, che sono la causa non principale ma unica dell’affollamento dei bovini, no.

Un altro elemento che caratterizza la corrente di pensiero attuale rispetto a quella della mia giovinezza è che allora era evidente un certo catastrofismo, oggi tutt’altro. Il problema è serio ma risolubile. Al punto che Time comincia con un articolo in cui si immagina un reportage del 2050 in cui si descrive come la terra è sopravissuta, How earth survived, benchè gli obbiettivi di contentimento del riscaldamento previsti non verranno raggiunti.
L’ottimismo si unisce con l’idea di assecondare la natura. Sembra che all’aratura tradizionale si debba preferire l’azione dei lombrichi, presenti in numero esorbitante nel terriccio superficiale e capaci di rivoltare migliaia di tonnellate di terriccio. Per altro si fa presente che la produzione naturale di energia, solare ed eolica, è ormai più conveniente rispetto all’estrazione e trasformazione dei prodotti fossili, e si prevede che in pochi anni Stati dell’estensione della California non useranno più petrolio, anche grazie ai progressi nella conservazione della produzione solare ed eolica.

Nella mia ignoranza scientifica avrei gradito qualche informazione specifica del tipo: quante are o ettari di terreno (o anche di superfice marina) da riservare agli impianti eolici o fotovoltaici sono necessari per produrre un kilowatt di energia elettrica o un gallone di benzina?

L’ottimismo scientifico dei climatatologi e l’ottimismo sociale politico dei medesimi del resto è talmente estremo, che il boom della campagna per lo sviluppo sostenibile mediante una riconversione totale industriale e civile del pianeta ha fatto gridare al complotto – di cui pure la giovane Greta sarebbe un innocente e inconsapevole strumento. Quale sarà nel frattempo il destino economico e sociale di quelle nazioni che oggi affidano la propria sopravvivenza all’industria petrolifera? Ma -soprattutto – come mai nessuno pensa più alla limitazione delle nascite?

E… tuttavia, avevo da pochi giorni terminato di scrivere queste povere riflessioni sullo sviluppo sostenibile e i problemi del riscaldamento del pianeta, che un telegiornale del mattino mi ha annunciato l’iniziativa di un folto gruppo di scienziati australiani, contraddicendomi.

Infatti, come ultima ma inderogabile richiesta ai politici della terra è proposta la stabilizzazione attuale della popolazione del pianeta, un eufemismo per tornare alla richiesta della limitazione delle nascite.

Il che mi induce a nuove inquiete e inquietanti riflessioni, ma questa è un’altra storia…