Se non ora, quando?

Da circa 20 giorni ho smesso di scrivere un diario sulla pandemia da coronavirus. I motivi sono tanti.

In primo luogo, i pochi che presumo abbiano letto quel diario non hanno mostrato interesse, né condiviso le mie considerazioni. Qualcuno mi ha accusato di presunzione (in generale per tutti gli articoli) senza per altro motivare neppure vagamente l’accusa. Qualcuno mi ha accusato di non saper trovare i dati e le spiegazioni che esisterebbero. Qualcuno mi ha ammonito: guarda che la situazione è seria…. È troppo seria per … scrivere un blog? Per dire quel che si pensa? Non è meglio parlare? Si ha paura di dire in pubblico quello che si pensa in privato?  Allora davvero la situazione è seria! Si è troppo spaventati per aver voglia di parlare? Oppure, non sapendo che pensare, e qualche volta che fare, si cerca dappertutto una o l’altra notizia, si interroga questa o quella autorità … senza sosta, … senza quiete?

In secondo luogo, questa situazione è troppo seria per dire in pubblico quello che si pensa in privato, se, uscendo dalla sfera di parenti, amici e conoscenze, ci si rivolge alle istituzioni, alle autorità regionali, statali, alla Protezione civile, all’Istituto Superiore della Sanità e agli italiani di qualsiasi regione? Non diventa ancora più seria, tanto seria da diventare un alibi per qualsiasi azione sconsiderata? L’ha ben sintetizzato proprio il nostro Presidente del consiglio citando dalla peste del  Manzoni “del senno di poi son piene le fosse”.  Ragion per cui, second lui, non è il momento di fare dei bilanci.

Eh no: il Presidente del consiglio era un avvocato e continua a fare l’avvocato, non del popolo ma di se stesso, difendendo un operato indifendibile. L’epidemia è nata in Cina e le autorità cinesi, coreane, forse anche giapponesi, ci avevano indicato come affrontare la situazione. Giuseppe Conte e il suo governo – soprattutto, ma non solo, i Cinque Stelle – era in ritardo su tutto. Mentre l’epidemia scoppiava anche in Italia, alla fine di febbraio, occorreva ancora licenziare il decreto ‘mille proroghe’, che qualsiasi governo (persino il governo francese) chiude il 31 dicembre. Un ritardo per includere una legge sull’abolizione della prescrizione che solo un ministro presuntuoso, pericoloso e incompetente poteva vantare come una conquista di civiltà.

Il presidente del Consiglio ha sostenuto che solo procedendo per gradi, con tre decreti successivi, poteva condurre gli italiani a una simile restrizione delle libertà e attività personali, alla chiusura di musei, cinema, ristoranti, parchi, scuole, università. Davvero? Non potevamo permetterci quello che può fare il capo del comunismo cinese? Ma Sud Corea e Giappone sono paesi democratici e lo hanno fatto.

Ma non parliamo dell’Oriente che, come ho già detto nel mio diario, ha più rispetto per il prossimo di tutto l’Occidente cristiano. Il governatore delle California (uno stato di 41 milioni di abitanti) ha deciso in un solo giorno di adottare le misure di contenimento dell’epidemia che il nostro governo ha deciso in tre settimane. E in tre giorni è stato imitato da tutti i Governatori della costa nord-orientale degli Stati Uniti e da molti altri Governatori, ragion per cui oltre un terzo dei 330 milioni di ‘americani’ si sono trovati chiusi in casa. Presto altri adotteranno le stesse misure, malgrado il fatto incredibile che il Presidente degli Stati Uniti abbia continuato a minimizzare l’epidemia e a caldeggiare l’idea, a dir poco demenziale, che gli Stati Uniti non sono un paese propenso allo shutdown.

I disordini dell’8 marzo nelle carceri erano assolutamente prevedibili, data la sospensione totale dei colloqui con le famiglie, i provvedimenti del 17 marzo (Decreto Legge n. 18) propongono vantaggi per una ristretta minoranza e si scontrano con le lungaggini della magistratura di sorveglianza. Per il resto della popolazione carceraria si ricorrerà a videochiamate quotidiane, dicono i giornali. Preferisco invece attenermi al testo del decreto legge:       

Art. 83 comma 16: ‘Negli istituti penitenziari e negli istituti penali per minorenni, a decorrere dal 9 marzo 2020 e sino alla data del 22 marzo 2020, i colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i condannati, gli internati e gli imputati a norma degli articoli 18 della legge 26 luglio 1975, n. 354, 37 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, e 19 del decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 121, sono svolti a distanza, mediante, ove possibile, apparecchiature e collegamenti di cui dispone l’amministrazione penitenziaria e minorile o mediante corrispondenza telefonica, che puo’ essere autorizzata oltre i limiti di cui all’articolo 39, comma 2, del predetto decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 e all’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo n. 121 del 2018.

Questo articolo è indecente per le seguenti ragioni: vengono citati tre articoli di legge (per l’esattezza una legge del 1975, un decreto presidenziale e un decreto legislativo ) in cui si parla di colloqui con famiglie e avvocati, delle loro modalità e frequenza. Si limita invece il diritto solo a colloqui a distanza con apparecchiature, se esistenti, o piuttosto alla sola corrispondenza telefonica (che è termine giuridico per indicare una telefonata di x minuti). Si può autorizzare in questo caso una frequenza o una durata maggiore rispetto alle leggi esistenti.  133 parole (delle oltre 45000 del presente decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020) per indicare un divieto retroattivo! e una possibilità di ricorrere alle telefonate per altri 5 giorni! Un articolo tanto indecente da far pensare che sia stato scritto direttamente dal Ministro della giustizia, che, vale la pena di ripeterlo, considera l’abolizione della prescrizione una conquista civile.

Come avevo previsto nel mio diario, la rivolta nelle carceri è stata generale per l’abolizione sine die dei colloqui e contatti con familiari e avvocati, con danni quantificati in questo decreto in 20 milioni di euro. Credo che, forse meglio di molte altre critiche, la citazione di questo comma dia la misura del valore di questo decreto di 45000 parole. Decretare inoltre la sospensione dei colloqui il 17 marzo, a partire dal 9 marzo, significa che l’ordine di abolire i colloqui è partito dall’alto (ho verificato quella notte stessa che tutte le carceri italiane venivano chiuse) e che si intende ‘mettere una pezza’ a una palese violazione della legge.

Ugualmente prevedibili erano le disastrose situazioni degli anziani nelle case di riposo e delle residenze per disabili. Ci giunge notizia soltanto che i gestori abbiano interrotto ogni rapporto tra gli anziani e le famiglie e non informino neppure i parenti dello stato di salute dei propri cari. Neanche in questo caso governo e protezione civile hanno adottato misure degne di nota.

Ma qui mi voglio soffermare su una puntata di Piazza pulita del 26 marzo 2020 in cui Corrado Formigli ha intervistato Matteo Salvini (tutt’ora visibile in Streaming). Che il conduttore ci tenesse a criticare sotto ogni punto di vista la Sanità lombarda e Salvini era abbastanza scontato, ma c’è una domanda incredibile fatta da Formigli che un giornalista certamente fazioso ma avveduto come lui non avrebbe dovuto fare: ‘Il coronavirus non conosce confini, nessun paese di destra o di sinistra è stato risparmiato, è la fine dell’utopia sovranista?’ Salvini risponde che la domanda è bizzarra. Ognuno può pensare quello che vuole di questa intervista, ma la domanda merita di essere incorniciata negli annali della stupidità giornalistica italiana. Perché il Corona virus nulla ha che vedere con il sovranismo, e semmai è vero il contrario: è l’effetto della globalizzazione, e della globalizzazione più selvaggia. Bill Gates, e molti altri compreso Bill Clinton, sosteneva già nel 2018 che una pandemia era inevitabile e proponeva di attuare misure di emergenza.

Formigli si corregge e dice: volevo dire che non possiamo sconfiggerlo senza l’aiuto dell’Europa. Personalmente ho scritto nel mio diario che in realtà il Coronavirus ha prodotto la ‘libera circolazione del sovranismo’. Non solo l’Europa non aiuta, ma ciascuno Stato va per conto suo, a cominciare da Svezia e Regno Unito, ma anche la Germania, la Francia, Il Belgio, l’Olanda e persino tutti gli Stati che non hanno l’euro si oppongono a qualsiasi accordo comune per fronteggiare l’emergenza. 

Del resto, se Mario Cuomo nella città e nello stato di New York si è attirato la simpatia dei cittadini, mettendo in atto restrizioni simili a quelle italiane, quando Trump ha proposto di mettere in quarantena gli Stati di New York, New Jersey, Connecticut, Michigan e California, (tutti democratici),  Cuomo ha detto che sarebbe un ‘atto di guerra contro gli Stati’. Trump ci ha rinunciato, ma non mi sembra encomiabile la pretesa di Cuomo , che da un lato mette in quarantena  i propri concittadini, dall’altro esige la loro libera circolazione negli altri Stati.

Ma c’è qualcosa di molto più importante che riguarda il nostro paese: se La Repubblica reca il titolone “Cancellare Salvini” fa il suo mestiere mediatico. Siccome lo ha sempre desiderato e proposto, è semmai una esortazione rivolta ai colleghi delle altre testate giornalistiche. Ma intanto la Regione Lombardia e il suo sistema sanitario è sotto attacco: le si è rimproverato, prima, di portare i contagiati in ospedali periferici non attrezzati (Conte: ‘la falla di Codogno’), poi, di aver lasciato in abbandono i medici di base che sono in prima linea (questa puntata di Formigli) e, infine, (oggi 3 aprile 2020) di aver portato il virus da Codogno negli ospedali di Milano. Proprio oggi invece negli Stati Uniti si esprime apprezzamento e interesse per l’Italia che sembra ‘appiattire la curva’ dell’aumento dei contagi.

Si dirà di storie ce ne sono tante e non vale la pena di perderci il sonno. Ma la realtà è che si intende approfittare dell’emergenza per togliere la sanità alle autonomie regionali, come vuole persino il ministro Orlando del Pd. Quindi ha torto Matteo Salvini quando dice, come ha detto a Formigli, che non è il momento dei bilanci e delle polemiche. Noi anziani ci ricordiamo come era la sanità prima delle autonomie regionali, e come è tutt’ora nel Sud. Del resto il matto che li comanda non vorrebbe anche lui approfittare della pandemia per rendere universale il reddito di cittadinanza? Ha detto proprio così universale e non planetario, pensando probabilmente ai diritti degli alieni.

Concludo con una notizia buona e una cattiva:
la notizia buona è che Nicola Zingaretti è guarito.
La notizia cattiva è che Nicola Zingaretti è guarito. Per cui, lui che antepone all’interesse di partito il bene pubblico. come vuole il presidente Conte, continuerà a fare disastri.

 Ma c’è anche una seconda notizia buona e una cattiva.
La notizia buona è che Nicola Porro è guarito.
La notizia cattiva è che Nicola Porro è guarito e pretenderà di festeggiare la Pasquetta ‘fuori Portaì insieme a Matteo Renzi.

Un saluto infine a Paolo Mieli: in un articolo molto equilibrato ha aggiunto “Bene ha fatto il nostro Presidente del Consiglio a non tornare alla  normalità per la Pasqua”; e che altro avrebbe potuto fare? non c’è bisogno di essere così bolognese, nel senso dantesco del termine, Signor Mieli.