Referendum confermativo della riduzione del numero dei parlamentari

10 BUONE RAGIONI PER VOTARE NO

Sono certamente consapevole che la mia sia una voce tra le tantissime  su una questione dibattuta da tantissimo tempo. Se ho la presunzione di aggiungerla, è perché sono state dette tante falsità e vengono taciute tante altre verità.   

  Parte I

1)

Indire un referendum che abbia rilevanza costituzionale in piena emergenza coronavirus  è una assurdità manifesta, visto che lo stesso governo ha annullato la data prevista per il 29 marzo scorso. Sostenere che ora ci sono norme di distanziamento, eccetera non è una modifica favorevole, ma contraria, visto che tali norme impediscono lo svolgimento di normali discussioni pubbliche tra cittadini.

2)

L’abbinamento del referendum su una modifica permanente della costituzione con le elezioni regionale e comunali che hanno effetti temporanei è un abuso da parte della maggioranza governativa.

Come ha opportunamente esemplificato il costituzionalista Michele Ainis nello stesso seggio elettorale verrà scelto il nuovo governatore della Puglia, il sindaco di Voghera o di Milazzo e l’assetto permanente delle Repubblica Italiana, con una alterazione territoriale nell’afflusso dei votanti (più bassa dove manca un’elezione locale). Paradossalmente, aggiungo io, anche un’alterazione qualitativa, perché l’elezione locale del governatore e/o del sindaco rischia di far passare assolutamente in secondo piano la modifica permanente della costituzione.

C’è bisogno di citare Guicciardini e il sommo difetto degli italiani :la loro attenzione esclusiva al particulare? Sicché una sentenza famosa risorgimentale sarebbe stata più corretta così: L’Italia è fatta, ora bisogna disfare gli italiani. Che l’abbinamento fosse indigesto è apparso chiaro – come ha notato Giovanni Maria Flick – visto che Il PD ha ceduto solo dopo ripetuti rifiuti, per evitare una crisi di governo.

3)

La corte costituzionale è in difetto. La corte costituzionale ha respinto il ricorso, si dice. In realtà la corte costituzionale non si è pronunciata sull’abbinamento che, comunque, la costituzione vieta esplicitamente per i referendum abrogativi. Come usa nella stragrande maggioranza dei casi, la corte costituzionale ha giudicato inammissibile il ricorso. Per limitarci al ricorso del comitato di promozione del referendum, la corte ha considerato il soggetto ricorrente non riconosciuto dalla costituzione. Mi limito a far notare che se il comitato di promozione del referendum non ha titolo per giudicare l’opportunità di un abbinamento, ci si chiede quale altro soggetto avrebbe titolo. Per chi ha letto qualche cosa in questo sito, mi permetto di dire che un volta di più il sistema  giuridico fa a pugni con il buon senso (e con i principi democratici). Il governo ha diritto di stabilire le modalità e il popolo no?

4)

Confronti discutibili con gli altri paesi dell’Europa. La stragrande maggioranza dei 28 paesi europei ha un rapporto tra numero di parlamentari e popolazione superiore a quello Italiano.

Resta significativo il confronto con pochi paesi: la Germania, l’Inghilterra, la Francia, la Spagna, la Polonia.

Cominciamo con il paese che ci assomiglia di più per popolazione, parlamento e tradizioni giurifiche: La Francia ha 577 deputati e 300 senatori. Perché dovremmo passare a 400 e 200?

Dicono, lo vorrebbe Macron, ‘tan pis pour Macron‘ e per di più la Francia è una Repubblca Presidenziale, la nostra è parlamentare, lo vuole il comico Grillo e il manettaro Travaglio.

Riguardo all’Inghilterra basta sommare ai loro deputati il numero dei Lord per vedere che non c’è confronto.

La Spagna ha il numero più basso di deputati: 356. vero ma ha anche 15 milioni in meno di abitanti. Inoltre quest’anno è andata tre volte alle elezioni per l’impossibilità di fare un governo. Non pare che il numero basso di deputati sia d’aiuto!  Abbastanza simile il caso della Polonia con 38 milioni di abitanti.

Lascio per ultima la Germania con i suoi 85 milioni di abitanti e 709 deputati. E’ sciocco confrontare i 709 deputati con i 945 parlamentari italiani. Nessuno dimentica che, grazie alla ‘costituzione più bella del mondo’, normalmente ogni disegno di legge passa più volte dall’una all’altra camera. Renzi aveva proposto una modifica sostanzialmente ispirata al modello tedesco, ma siccome ci aveva messo la faccia i suoi compagni di partito non hanno perso l’occasione per cancellare il rottamatore (però i suoi giovani compagni Orlando. Speranza, Del Rio,  eccetera sono tutti ministri).

5)

Si dice anche che i nostri parlamentari sono i più pagati del mondo. Mi piace citare Famiglia cristiana che correttamente scrive sui parlamentari italiani: stipendio mensile netto 5346 ( ma tace che il lordo è pari a 10345) + 3503 di diaria + 3690 spese per l’esercizio della prorpria funzione: totale 125390. Se si aggiungono spese per traporto e telecomunicazioni si arriva correttamente  a 144000 euro l’anno; a questo punto la somma viene paragonata agli 84 mila euro lordi circa del deputato tedesco.

Ecco lo scandalo! Cioè si confronta lo stipendio lordo del deputato tedesco con il netto del deputato italiano + le spese d’esercizio della propria funzione, dimenticandosi che molte di queste spese servono per collaboratori consulenze ricerhe ecc. Cifre veritiere, ma confronto imbecille o imbroglione.

 Perché ai 7009 euro dello stipendio lordo su cui il deputato tedesco paga regolarmente le tasse  si aggiunge ‘un forfait esentasse per le spese pari a 3647 euro’ (come quello italiano) (pag 34)  e inoltre (pag. 20)  si dice che il deputato ha un ulteriore dotazione in natura e denaro. Quanto a natura il parlamento aggiunge all’edificio che chiamano ancora Reichstag, altri tre edifici di notevolissime dimensioni, che assicurano a ogni parlamentare tedesco una quantità di servizi e ausili per l’esercizio delle proprie funzioni. Inoltre un altro importo forfettario, per pagare assistenti, consulenze ecc. Trasporti e telecomunicazioni gratuite. In breve, uno stipendio assolutamente paragonabile e probabilmente superiore a quello dei nostri deputati.

Da dove ricavo queste informazioni? Semplice: dal depliant (versione 2006) che mi hanno dato quando ho visitato il parlamento tedesco. Tra l’altro vi si dice che il costo del parlamento assomma a 540 – 560 milioni di euro e hanno il buon senso di aggiungere 7 euro per ogni tedesco.

Ora io non so quanto costa il nostro parlamento, ma, se anche fosse il doppio o il triplo per ogni italiano, sarebbe sempre meno di quanto ci costa, per abitante, il canone Rai. Perciò se vogliamo risparmiare, risparmiamo su questo servizio, abbondantemente nutrito dalla pubblicità. Mentre i tedeschi sostengono che il bundestag è il cuore della democrazia, sono fieri della loro cupola di vetro da cui ogni cittadino o turista può guardare l’aula destinata alle rare sedute plenarie, sono fieri del loro 3 milioni di visitatori all’anno,  perché i tedeschi non dimenticano che nel 1933 il loro Reichstag andò in fiamme pochi giorni prima della consultazione elettorale, che neppure dando la colpa ai comunisti assicurò a Hitler la maggioranza governativa.