Referendum confermativo della riduzione del numero dei parlamentari

10 buone ragione per dire no, parte II

6)

Perché il si è raccomandato da costituzionalisti disinvolti.

Il primo motivo della riduzione del numero dei parlamentari è la riduzione della spesa pubblica. Persino il costituzionalista Valerio Onida, tanto favorevole alla riforma, dice che è una idea fasulla e lascia anche capire che risparmiare sui costi delle istituzioni democratiche è anche indecente.

Tuttavia Onida, con una disinvoltura che lascia perplessi, sostiene che la riduzione del numero dei parlamentari accontenterebbe il rancore degli italiani verso i politici. Al giornalista che gli chiede come mai questa volta sia favorevole alla riforma visto che è stato contrario al progetto di riforma sia di Berlusconi che di Renzi, risponde, con un candore che di nuovo lascia perplessi, perché mentre gli altri progetti erano complessivi, questo invece è semplice: riduce di un terzo il numero dei parlamentari. Prima si riduce il numero, poi si vedrà. Sarà un’occasione unica per modificare certe prassi, e persino la funzione paritetica tra camera e senato. Non dubito che trattandosi di un professore universitario, con un decennio trascorso alla corte costituzionale, sappia bene come funzioni collegiali possano essere snellite distribuendo le incombenze tra i singoli, e quanto a prassi già accenna all’idea di evitare discussioni nelle commissioni. Ultimo motivo di sconcerto: il quesito referendario è semplice e chiaro, il cittadino deve scrivere sì o no. Perché sì o perché no, secondo Onida, non è problema del cittadino.

Il 25 aprile 2010 a Reggio Emilia Valerio Onida diceva: “Per usare le parole di un grande costituente, eventuali riforme, cambiamenti, modifiche, emendamenti della Costituzione, non possono attuarsi ‘in forza di una leggina deliberata quasi di sorpresa, con una maggioranza fittizia ed effimera, ma solo in forza di un atto solenne, che sia espressione sicura della maggioranza del popolo italiano’. E, aggiungerei io, di una maggioranza ampia e concorde”.

7)

La drastica riduzione del numero dei parlamentari è stato uno dei principali obbiettivi dei Cinque Stelle nella campagna elettorale e nel loro programma di governo. Sono stati i campioni dell’antipolitica e nei confronti degli altri partiti il loro disprezzo e il loro desiderio di spazzarli via dal parlamento è stato motivo ricorrente della loro campagna elettorale. Perfettamente in continuità con la loro azione di governo che non si stancano di chiamare il governo del cambiamento.

Senonché i partiti politici sono riconosciuti dalla Costituzione Italiana ed approvata la loro funzione di orientamento del corpo elettorale. Quello invece che non è previsto, né prevedibile dalla nostra Costituzione è un movimento o un partito come i Cinque Stelle, incardinato come è nella rete informatica. Ora se fosse un movimento o un partito assimilabile agli altri partiti, con una precisa funzione per promuovere determinati candidati e determinati programmi di governo non ci sarebbe nulla da obiettare. Ma c’è la piattaforma Rousseau con la sua pretesa di democrazia diretta. Di fatto non è un segreto per nessuno che determinate scelte governative devono ricevere preventivo approvazione o condanna da parte del movimento per il tramite informatico della piattaforma Rousseau. Trovo per altro incredibile che ci siano giuristi, politologi, filosofi che si sono prodigati nell’esame, per esempio, del sovranismo, e nessuno che discuta il carattere e il pericolo di deriva autoritaria di un movimento nato e fiorito nella rete informatica.

Personalmente penso che i Cinque stelle costituiscano una società segreta al pari, per fare un esempio, della loggia massonica di Lucio Gelli. Dei trentamila o centomila che ne fanno parte ignoriamo identità, professione, residenza, secondo quali regole o requisiti vengono a far parte del movimento, o ne sono esclusi. Non sappiamo con quali tecniche informatiche vengano a costituirsi le loro decisioni governative. Non sappiamo se davvero il voto di ciascuno produca il risultato, o se ci siano raggruppamenti intermedi.

 Quello che sappiamo con sicurezza è che da un lato vogliono ridurre in modo cospicuo la rappresentanza parlamentare e l’influenza dei partiti politici tradizionali e che, dall’altro vogliono imporre la rappresentanza e l’influenza di un dispositivo informatico come la piattaforma Rousseau. In sintesi, temo che non realizzi l’ideale di Jean-Jacques e che la loro democrazia sia diretta nel senso che è diretta, da uno o più direttori.

8)

La riduzione del numero dei parlamentari non solo danneggerà la capacità di rappresentanza delle regioni più piccole, ma danneggerà le formazioni minori, quasi che fosse un male dal punto di vista democratico la presenza di più partiti, tanto a destra che a sinistra, o per dir meglio, tanto nella maggioranza quanto all’opposizione. Non è un mistero che i cinque stelle promotori della riduzione hanno da sempre osteggiato, in parlamento e fuori, la legittimità dei dissidenti e vorrebbero le dimissioni del parlamentare dissenziente. Anche questo è un insulto alla costituzione italiana, perché in Italia, esattamente come in Germania, nessuno dei parlamentari può essere costretto ad aderire alle opinioni e decisioni del proprio gruppo parlamentare.

 Sono propenso a credere che una così drastica riduzione del numero dei deputati abbia potuto ottenere l’approvazione degli altri partiti per il medesimo calcolo politico. Zingaretti pretenderebbe un solo partito democratico o una sola sinistra; anzi proprio non arriva a capire perché mai ce ne dovrebbe essere più d’una. Salvini, allo stesso modo, spera di ereditare la guida della destra e assorbire la diaspora di Forza Italia.

9)

Perché, come ha ricordato Michele Ainis, il 23 febbraio è stato approvato dal governo il decreto legge numero 6 del 2020 che è praticamente una delega in bianco all’uso dei famigerati dpcm, decreti del presidente del consiglio, con cui Giuseppe Conte ci ha sommersi. Perché Giuseppe Conte si è costruito una rete di consulenti di dimensioni inusitate dai precedenti presidenti del Consiglio, che fanno riunioni che vengono secretate. Perché altri decreti legge sono usati di nuovo come deleghe in bianco, con decine di articoli che vengono approvati senza preventiva discussione. Come mi è capitato di osservare più volte in questo sito, ‘il lago di norme varato per decreto’ (l’espressione è di Michele Ainis) è redatto nelle forme più incomprensibili possibili, senza possibilità di discernere ciò che ha rilevanza generale e durevole e ciò che è minutaglia effimera.

Del resto per valutare l’immensa malafede di questo presidente del Consiglio, basterà leggere questa breve affermazione che espone nel sito della presidenza del consiglio per giustificare la riduzione del numero dei parlamentari:

“La riforma consentirà all’Italia di allinearsi al resto d’Europa: l’Italia, infatti, è il paese con il numero più alto di parlamentari direttamente eletti dal popolo (945); seguono la Germania (circa 700), la Gran Bretagna (650) e la Francia (poco meno di 600)”.

  1. Dato e non concesso che l’Italia debba allinearsi (si va in guerra?) al resto dell’Europa, perché cita tre paesi, non potrebbe allinearsi con gli altri 24, sicuramente più piccoli, ma complessivamente assai più affollati?
  2. Il difetto dei parlamentari italiani è di essere direttamente eletti dal popolo (camera e senato); ma che democrazia volgare! Molto meglio senatori a vita (a proposito perché cita la Gran Bretagna che se ne va e non la Spagna in cui camera e senato sono eletti dal popolo, come da noi), oppure senatori eletti da una cerchia ristretta (le regioni come in Francia), i Land come in Germania.
  3. Questo inaffidabile imbroglione pur di dire che i nostri sono troppi, si affida a un criterio irrilevante (o se vogliamo meno democratico) confronta la totalità dei nostri parlamentari con i soli deputati di Germania, Gran Bretagna e Francia.
  4. Come se la diversa modalità elettorale cambiasse la funzione di camera e senato, quella di fare le leggi (come avrebbero voluto i padri della democrazia moderna) o almeno di approvare o meno chi vorrebbe imporre le proprie.

Vale la pena tuttavia visitare questo sito di Giuseppe Conti, per capire come votare, quali rischi corre la nostra democrazia.

Consiglio in particolare di cliccare sulla voce Gallerie. Vi troverete 520 foto di Giuseppe Conte in tutti i luoghi e per tutte le occasioni, a testimonianza dei suoi 700 giorni di governo. Il sedicente avvocato del popolo è dotato di una irrefrenabile stima di sé e del suo ruolo nei destini della nazione.

10)

Esattamente un anno fa ho iniziato la pubblicazione dei miei articoli – non era per questo scopo che avevo iniziato il mio sito – commentando una delle pagine più nere della vita della nostra repubblica. Contro i comizi in spiaggia di Salvini il 20 agosto 2019 abbia assistito, con una campagna ben orchestrata da giornalisti cartacei e televisivi, alla celebrazione della centralità del parlamento, rivendicata dal tutti i partiti, in un crescendo di interventi di generale e indicibile ipocrisia culminati nel discorso di Giuseppe Conti, che accusava Salvini di anteporre l’interesse del suo partito all’interesse del paese, ma intanto si sottraeva alla verifica parlamentare della fiducia, dando le dimissioni, un atto di incredibile coraggio e abnegazione da parte di chi con Grillo Zingaretti e Mattarella aveva già programmato la nuova maggioranza giallorossa. Dopo soli 40 giorni, nella prima decade di ottobre, questi parlamentari così convinti della centralità del parlamento hanno votato quasi alla unanimità la riduzione del numero dei parlamentari. Dalla centralità del parlamento si è passati alla centralinità del parlamento, il parlamento come cassa di risonanza pubblicitaria del governo, come abbiamo potuto verificare nelle successive dirette televisive. E visto che si tratta di call center, tanto varrebbe servirsi di parlamenti albanesi, romeni o tunisini.

Per essere più espliciti e più chiari per qualsiasi lettore, e riprendendo le riflessioni già compiute sulla divisione e indipendenza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, in tutti i modi in questi anni e soprattutto nell’ultimo biennio il potere legislativo che rappresenta il cuore della democrazia, è stato represso non solo nella sua funzione legislativa, ma soprattutto nella sua funzione di controllo dell’azione di governo. Quando il potere esecutivo con la complicità del potere giudiziario distrugge o reprime il potere legislativo la democrazia è compromessa senza bisogno di ricorrere all’incendio del Reichstag.