Radici

Aldo Ferrari, docente di storia alla Ca’ Foscari, ma anche politologo, specializzato in slavistica e armenistica, è autore di decine di libri sulla Russia.  In un video pervenuto dall’ISPI alle scuole, Aldo Ferrari esordisce così: ” il mio compito è presentare questo conflitto in una prospettiva storica perché questo conflitto pur essendo una questione di questi giorni ha dietro di se una storia molto lunga e più che millenaria.

A grandi linee bisogna ripercorrere questa lunga storia, perché altrimenti non si comprendono le ragioni di un conflitto terribile ma che senza poter essere giustificate devono essere comprese nella loro prospettiva storica.

Il primo stato russo nacque proprio intorno alla città di Kiev odierna capitale dell’Ucraina nell’anno 862,…. Non è solo una questione geografica, è una questione  di interpretazione storica, di comprensione delle diversi interpretazioni storiche.

Rus of Kiev, Russia di Kiev, è la citta madre; a rivendicare l’eredità di Kiev sono comprensibilmente gli ucraini ma anche i russi che in questa città vedono l’inizio della loro storia e della loro cultura. Quindi vediamo come l’interpretazione storica diventi cruciale anche nella comprensione del conflitto di oggi.

Non a caso tutto è cominciato con discorso di Putin proprio di carattere storico, discutibile, russo centrico quanto vogliamo, che negava all’Ucraina il diritto storico culturale di essere un paese indipendente e il giorno dopo l’esercito russo è entrato in Ucraina, quindi l’azione militare”.

A parte il fatto che i discorsi di Putin del 21 e del 23 febbraio sfiorano soltanto la questione storica, per altro proposta da Putin in molti altri discorsi, se la sua prospettiva è ‘russo centrica e discutibile’ non vedo perché non debba essere discussa e, se confutabile, confutata.

Difatti, la ricostruzione di Ferrari dimostra al contrario che la storia dell’Ucraina è assai diversa dalla storia russa. Per esempio, la struttura delle città stato lungo il corso del Dniepr e del Principato che ha origine nella figura leggendaria di Rurick non ha alcuna delle caratteristiche autocratiche che caratterizzano la Russia di Ivan il terribile e della ‘Terza Roma’, della dinastia del Romanoff, tantomeno le caratteristiche della Russia di Pietro il Grande o di Caterina ii, che tanto si è impegnata nella sottomissione dei territori imperiali.

Si deve aggiungere che quando lo Zar nel febbraio del 2017 abdicò, le prime nazioni che proclamarono la loro indipendenza furono l’Ucraina e la Lituania.

Altri, come Corrado Augias e Alessandro Barberi, considerano almeno triplice la gestazione di quella che Augias chiama l’anima russa. In un video discorrono agevolmente sul tema, non senza scivoloni. Alessandro sostenendo che la repressione di Pinochet fu condannata solo a posteriori, Corrado attribuendo alla Russia una spiritualità, presente anche in Putin, visto che in Guerra e pace le armate dello Zar si inginocchiano di fronte al quadro della Madonna esibito dal Patriarca.

Perciò mi sento autorizzato anche io a qualche divagazione. Il periodo rivoluzionario, tanto nel caso della Rivoluzione francese, quanto della Rivoluzione russa, è un lasso di tempo estremamente limitato. La Rivoluzione francese dura non oltre sei anni. Prima e dopo la Francia non cambia carattere. Anzi si può dire che Napoleone Bonaparte interpreta assai meglio di Luigi XIV la concezione dello Stato come entità suprema che non è disposta a condividere il potere.

Quanto alla Rivoluzione russa, il periodo propriamente rivoluzionario, in cui è incerta la vittoria di uno qualsiasi dei contendenti, dura al massimo quattro anni. Ma si può dire che dopo quattro anni, i tre determinatissimi fanatici, Lenin a Pietroburgo per controllare le alterne vicende della Duma, Stalin a sedare qualsiasi moto antirivoluzionario nella Russia, Trotskij a rincorrere zaristi e menscevichi nei territori a occidente della Russia, l’estensione della Russia Sovietica coincide con l’estensione della Russia dello Zar.

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