Punti Fermi 9 parte iii

Critiche al disegno di legge ZAN

Vale la pena dunque di sottolineare subito la nuova formula ricorrente negli articoli 7, 8, 9, e 10  del ddl Zan: discriminazioni per motivi fondati sull’orientamento sessuale e sull’identità del genere.  Con qualche lievissima variante la formula ricorre otto volte.

Comincerò dagli articoli 8 e 9 che documentano l’incredibile entrismo della comunità LGBT. L’articolo 8, aggiungendo la formula, modifica un decreto legislativo attuativo del 2003, cioè un decreto che fornisce assistenza o richiede iniziative per garantire il successo di una legge. In questo caso istituisce presso il Consiglio dei Ministri un Ufficio volto a raggiungere nel lavoro la ‘parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza, dall’origine etnica e tra uomo e donna’. Ora, per intenderci, un caporale del meridione cercherà di pagare di meno uno straniero e una donna, ma non vedo come potrebbe risparmiare in base all’orientamento sessuale del lavoratore, ammesso che lo conosca. Quel che importa è che qualche attivista LGBT possa entrare in un Ufficio del Consiglio dei Ministri.

 L’articolo 9 modifica alcuni dettagli alla legge del 2020 che concerne, tra l’altro, la costruzione di case-rifugio o l’assistenza nei centri antiviolenza che accolgono le vittime di reati sessuali. Quindi già del 2020 erano previsti reati fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Non è difficile, del resto trovare riscontro della particolare attenzione dedicata dalla Comunità LGBT alla costruzione delle case e alla assistenza offerta dai centri antiviolenza.

Di fondamentale importanza è l’articolo 7 diviso in 3 punti. Il punto 2 è irrilevante.

Il punto 3 propone cerimonie e incontri per realizzare le finalità del punto 1 e rinvia ad altre due leggi.

E’ interessante confrontare la formula ricorrente negli articoli 7-10 con le formule precedenti: legge 2013 n.119 violenza contro le donne e discriminazioni di genere, legge 2015 n. 107: prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni. Dunque da una legge sulla violenza contro tutte le donne a una violenza ristretta alla comunità LGBT.

D’altra parte è proprio quanto è previsto dalla legge 2013 sulla sensibilizzazione della scuola di ogni grado a partire dalla scuola di infanzia circa la violenza contro le donne, e ora contro la comunità omosessuale, a scatenare le ben note reazioni su cui non intendo soffermarmi.

Ma il punto peggiore è il punto 1 che merita la citazione:

(Istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia) 1. La Repubblica riconosce il giorno 17 maggio quale Giornata nazionale contro l’o­mofobia, la lesbofobia, la bifobia e la tran­sfobia, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contra­stare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità so­ciale sanciti dalla Costituzione.

Ci sono più giornate dedicate a qualcosa  in Italia rispetto ai 365 giorni dell’anno solare, non è questo il problema. La pretesa inaccettabile è il riconoscimento da parte della Repubblica di 4 nuovi e distinti reati: contro gli omosessuali maschi, le omosessuali femmine, i bisessuali, i trans-sessuali, ossia il riconoscimento istituzionale e giuridico, senza neppure nominarla, della comunità o movimento LGBT.

Per quale fine? promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione, solita retorica del political correct, subito contraddetta dalla volontà di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dalla teoria inesistente che subordina il genere biologico al genere sentito o desiderato. I pregiudizi, sono i luoghi comuni o stereotipi di genere , di chi pensa, per esempio, che gli umani si distinguono in base al sesso biologico.

Questo riconoscimento della comunità LGBT non richiede, regolamenti, persone. La Repubblica riconosce il Corpo dei pompieri, o la Guardia di finanza, o le Cooperative. Ma non mi risulta, per esempio, che Lotta continua o Potere operaio abbiano mai preteso un riconoscimento da parte della Repubblica Italiana.

In conclusione il disegno di legge ZAN è da respingere.

Il primo motivo è che sarebbe la prima volta in cui una teoria qualsivoglia, scientifica o meno, diventerebbe una verità certificata dalla legge. Per esempio, ci sono regole dettagliate sulla costruzione dei ponteggi per il restauro di tetti o facciate. Tutte hanno come fondamento la teoria della gravità, ma la Gravità, oppure la Teoria della Relatività, o, ancora, il Darvinismo non sono mai stati certificati o garantiti come verità da una legge di Stato, italiano o straniero.

Il secondo motivo, altrettanto  e probabilmente più importante, è che lo scopo principale del ddl Zan è quello di accreditare il movimento LGBT  e i suoi  attivisti  in modo da ampliare la sua sfera di influenza e di condizionamento del governo e dell’amministrazione dello Stato italiano.

Tra l’altro, come spiegherò dopo, la comunità  LGBT, grazie al riconoscimento istituzionale, potrebbe tendere ad escludere qualsiasi altro soggetto  a occuparsi dei diritti omosessuali. Infine, perché una giornata dedicata, quando ormai un fine settimana di giugno è dedicato al Gay pride in tutto l’Occidente?

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