Punti Fermi 9 parte II

Critiche al disegno di legge Zan

Con mia grande sorpresa ho riscontrato però, che i sostenitori della identità di genere e conseguentemente del ddl Zan, affermano che la teoria del genere non esiste, anzi è un’invenzione cattolica per demolire l’identità di genere.

Poiché io era pervenuto alla conclusione che ci fosse una teoria dell’identità  di genere del tutto ignaro dell’invenzione cattolica, cercherò di spiegare il contrasto tra identità di genere e identità sessuale, in un modo che probabilmente non piacerà ai Cattolici.

Alla Dieta di Ratisbona del 1541 voluta da Carlo V, i Cattolici sostenevano che durante la messa pane e vino si trasformavano in corpo e sangue di Cristo, al contrario, i Luterani che, qualunque cosa fosse successo durante l’ultima cena a Gerusalemme, le parole di Gesù andavano intese non in senso letterale, ma metaforico.

Ovviamente tra loro non c’era alcun contrasto tra quanto risultava alla vista, al tatto e al gusto, ma l’accordo non ci fu. Che c’entra tutto questo con Zan? In apparenza nulla, l’identità di genere è sentita, la transustanziazione creduta, ma i problemi cominciano quando l’identità di genere non solo è sentita, ma anche manifestata, soprattutto (ma non solo) se in contrasto con l’identità sessuale. 

A prova di quanto pretendono i teorici dell’identità di genere cito da Wikipedia:

Teoria del gender è un neologismo (prestito linguistico dall’inglese gender theory) coniato in ambienti conservatori cattolici negli anni 90 del XX secolo per riferirsi in modo critico agli studi scientifici di genere: chi fa uso di tale espressione sostiene che gli studi di genere sottendano un complotto predefinito mirante alla distruzione della famiglia e di un supposto ordine naturale su cui fondare la società.[1] In sostanza, l’espressione “teoria del gender” è …usata come parola d’ordine contro i movimenti femministi e LGBT, in opposizione alle lotte, rivendicazioni e teorie che tali movimenti hanno elaborato e prodotto.[2]

Similmente, se sulla versione inglese di Wikipedia cerco gender theory vengo automaticamente ridiretto alla voce studi scientifici di genere, mentre esiste una lunga voce antigender theory. Quello che noto è che tanto gli studi di genere quanto i complotti antigender si affermano negli stessi anni 90 del secolo scorso.

Visto che ho appena affrontato nell’articolo precedente le teorie della cospirazione, per brevità il complottismo, faccio notare che, se uno critica gli studi scientifici di genere, lo fa perché li considera un complotto per distruggere la famiglia.

Che è un modo totalmente americano di impedire qualsia critica. Più in generale l’accusa di complottismo è un altro strumento che il Political Correct dominante può usare contro gli avversari.

L’articolo 2 del ddl Zan modifica l’art. 604 bis del codice penale stabilendo sanzioni, sempre più gravi, (1) per chi propaganda idee fondate sulla superiorità razziale, etnica, nazionale o religiosa, (2) per chi commette atti di discriminazione, per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, (3) per chi costituisce associazioni o movimenti per il medesimo scopo, e per chi le frequenta.

A proposito di lancette di orologio, l’art. 604 bis è solo l’ultima variante dell’art. 604 esistente fin dal 1975, a sua volta tratto di peso da una legge americana dal democristiano Giovanni Reale. Quella legge americana aveva per oggetto gli atti di discriminazione di cui erano vittime gli afroamericani, soprattutto negli Stati meridionali del paese.

L’articolo 3 modifica l’art. 4 ter del codice penale, l’articolo 5 modifica le pene accessorie o sostitutive per i medesimi reati e, infine, l’articolo 6 modifica l’art. 90 quater del codice di procedura penale.

Non è importante soffermarsi su questi articoli. E’ assolutamente importante, invece, che dopo, il termine religiosi, (confronta sopra il punto 2 sulle sanzioni) non si aggiunge semplicemente: o sessuali,  bensì la formula: o per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.

Disabilità a parte, che ha storia e connotazioni specifiche, tale modifica ripropone l’articolo 1, e cioè quella teoria del genere che non esiste a detta di Zan, e dei blog a lui favorevoli, ma che esiste per chiunque non sia manifestamente in malafede. La formula ricorre complessivamente per ben 8 volte; lo scopo è anche quello di rendere presente la – inesistenteteoria del genere nel modo più ampio possibile nel codice penale.

E veniamo, finalmente, al fondamentale articolo 4 del ddl Zan:

Art. 4. (Pluralismo delle idee e libertà delle scelte) 1. Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.

In un primo tempo, quando leggevo o rileggevo questo articolo, pensavo che l’articolo intendesse dire che la teoria del genere esposta nel primo articolo, non impedisse di avere una pluralità di idee diverse e di scelte connesse. Non mi piaceva l’espressione pluralismo delle idee; preferivo per esempio libertà di opinione, espressione e comunicazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), ma riflettevo su quali altre condotte fossero possibili e legittime.

Ma invito chi mi legge a considerare la formulazione di questo articolo, chissà quante volte utilizzato per difendere il decreto: ‘ai fini della presente legge’ una clausola che non a caso compare soltanto negli articoli 1 e 4 del decreto ‘sono fatte salve’ ecc.

Ho capito finalmente che della libertà di pensiero e di comportamenti ad Alessandro Zan non importasse proprio nulla. Si trattava invece di mettere un limite alla libertà delle scelte: “purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori e violenti”.

Chi legge questa frase dovrebbe riflettere su quale grado di ipocrisia e di prepotenza sia contenuta nel Political Correct. ‘a patto di non criticare l’incontrovertibile verità della teoria del genere esposta nell’artico 1’.

Sicché l’articolo 4 è solo la premessa indispensabile degli articoli 7, 8, 9, 10. Mi aveva fatto velo la posposizione degli articoli 5 e 6.

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