Punti fermi 7

11 agosto 2022. L’Huffington Post, impegnatissimo nella campagna elettorale della sinistra grazie a Gianni Del Vecchio e al suo direttore Mattia Feltri, ha pubblicato oggi un articolo che non avrebbe destato il mio interesse se Enrico Letta, invece di insistere sulla solita accusa di fascismo nei confronti di Giorgia Meloni, non avesse introdotto l’altro asso della campagna elettorale del PD: noi siamo il futuro.

Quando l’approvazione del decreto legislativo Zan è stata arrestata in Senato, Letta ha cinguettato, o piuttosto tuonato. su Twitter:   ‘Hanno voluto fermare il futuro. Hanno voluto riportare l’Italia indietro. Sì, oggi hanno vinto loro e i loro inguacchi, al Senato. Ma il Paese è da un’altra parte. E presto si vedrà’.

L’articolo in questione, una sorta di manifesto elettorale, in perfetta obbedienza e armonia con il suo capo, recita:

Una giovane ventenne come me non può votare Giorgia Meloni per un motivo semplice: è rimasta indietro con le lancette della storia. Non ne faccio nemmeno una questione di ‘passato scomodo’ (non ha ancora fatto i conti con il fascismo per quanto cerchi di accaparrarsi consensi con dichiarazioni fatte all’ultimo minuto in vista delle elezioni) ma ne faccio una questione di attualità e futuro.

Giorgia Meloni e il suo partito hanno una visione anacronistica del presente; non vogliono fare riforme coraggiose che facciano evolvere il nostro paese, ma vogliono regredire. Non hanno una visione globale, sono convinti che la globalizzazione e l’Europa ci abbiano solo penalizzato, quando in realtà grazie al libero scambio e alle contaminazioni culturali oggi noi giovani abbiamo molte più opportunità e prospettive rispetto a prima.

 Sono contrari ai diritti civili e ritengono che non siano una priorità, quando è chiaro a tutti che i diritti siano l’unica cosa che conta davvero all’interno di una comunità, meno diritti vuol dire anche avere una società che produce di meno e quindi cresce di meno

Mi fermo qui e accenno solo alle critiche successive: ‘Giorgia Meloni non sostiene le giovani donne e questo è uno degli elementi che mi fa più dispiacere’. Vuole che siano sottomesse all’uomo che è il re della casa, mentre a lei tutto è concesso, compreso il fatto che ‘non è sposata, ma ha una figlia, e tra i due nella coppia è quella più famosa e potente’.

 Infine ‘ha un registro verbale violento e diseducativo sia per le giovani leader donne che si stanno facendo strada, ma anche per tutti i più giovani che si stanno affacciando alla politica’. Insomma ‘Giorgia Meloni è rimasta indietro, non so se per scelta tattica o per convinzione,,,,’,, Un ventenne non può votare un’idea di Paese vecchia, perché non è lui  stesso vecchio, guarda naturalmente al futuro e sostiene che vuole un’Italia all’avanguardia,(un avanguardista dunque?)  che abbia uno sguardo sul mondo e tuteli i diritti‘.

Sono tutte critiche che non val la pena smentire, e tuttavia trovo incredibile che, una volta di più, si contesti alla Meloni, come una contraddizione e chissà quale privilegio, il fatto di non essere sposata, di avere una figlia e un partner meno potente.  La legge 76 del 2016 distingue tre istituti che regolano la vita in comune tra due persone, il matrimonio tra coppie eterosessuali, l’unione civile tra coppie omosessuali, e infine la convivenza di fatto. Quest’ultima è la condizione che di solito le coppie eterosessuali preferiscono rispetto al matrimonio.

L’articolo è prima apparso su OPEN e firmato da Marta De Vivo ed è utile sapere chi è: Leggo su Linkedin che questa bella ragazza, è ‘nata nel 2001, vive a Venezia, è bilingue inglese e frequenta il Corso in Relazioni Internazionali e Diritti Umani presso l’Università degli Studi di Padova‘.

Per collaborazione a testale giornalistiche prestigiose, per le numerose interviste a personaggi di spicco italiani e stranieri, per la stretta collaborazione con Huffpost, per la partecipazione a numerose trasmissioni radiofoniche e iniziative giornalistiche, questa ventunenne nuota col suo blogger, che vanta cinquecento collegamenti, nel grande mondo pubblico e sotterraneo delle reti informatiche fin da bambina.

Per comprendere la sua visione del mondo e le tematiche che più le stanno a cuore dovrei leggere il suo profilo su Instagram e Tiktok. Non solo vive nel mondo dei social, ma è anche molto attiva nella vita pubblica. Ha co-fondato un movimento per la difesa delle donne afghane e un movimento studentesco che si chiama Studente in movimento, che intende rivoluzionare insegnamento e contenuti delle scuole dalle primarie all’università.

Ha promosso la conoscenza del Museo M9 di Mestre, sulla   storia dei cambiamenti del secolo scorso. Ha persino fatto un TedX sulla relazione tra democrazia e tecnologia per il 75° anniversario della Repubblica. Fare un TedX, se capisco bene, è vedersi assegnato uno spazio di 18 minuti per una riflessione su un tema di propria scelta nel Gota della più importante e prestigiosa associazione della rete informatica del mondo.

Completa il suo attivismo la fondazione della sua BeDream academy  che offre consulenze di social strategy per aziende e privati e servizi per lo sviluppo della brand identity, immagino non gratuiti.  Insomma, se non si è esperti nel mondo dei social influenzer, dei role model, dei testimonial, dei focus group, non si è in grado di apprezzare l’intensità e laboriosità di una ventunenne come Marta De Vivo.

Invece la ventunenne che qui esprime la sua impossibilità di votare per Giorgia Meloni perché, non sa se per scelta politica o tattica elettorale, non vuol mettersi al passo con la storia, è una ragazza come tante che manifesta una legittima cultura da liceale, che non tradisce nessuna familiarità con il mondo dell’informatica, come del resto il ventenne maschio che compie una analoga riflessione.  Al massimo trasmette l’idea che voglia affermarsi come leader nel mondo della politica.

Il manifesto rispetta bene questi limiti ed è ben confezionato. Ottimo il suo carattere ripetitivo, l’aspetto vago delle aspirazioni, l’insistenza sui diritti, insomma una personcina buona e preoccupata, che non fa che riprendere le critiche correnti nel suo partito di appartenenza. Del resto l’argomento fondante è tautologico: chi appartiene al futuro non regredisce al passato.

Solo qualche piccolo scivolone: quando intende esprimere il suo grado di avversione per la Meloni, inizia con un linguaggio troppo accorato e intimistico: Giorgia Meloni non sostiene le giovani donne e questo è uno degli elementi che mi fa più dispiacere’. E, nel criticarne il linguaggio, definirlo registro verbale  implica una familiarità con la linguistica che non ci aspetteremmo dalla ventenne.

Resta il fatto tuttavia che questo manifesto elettorale è un falso, scritto forse su commissione, oppure ‘per scelta tattica e convinzione‘, a conferma del mio principio n.1 che la sinistra è sinistra e  non   è una tautologia.

Ma è tempo di tornare sull’affermazione iniziale e vedere  se davvero il dlZan sia il futuro.

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