Punti Fermi 5

Prima di affrontare io sono Giorgia, voglio elencare alcuni principi, che chiamo motti miei, di varia natura, che ho accumulato via via che scrivevo o studiavo per scrivere i miei articoli, proprio per la loro affinità con il testo di Giorgia.

Motti miei:

  1. La sinistra è sinistra e non è una tautologia.
  2. L’Italia è una repubblica democratica fondata sui morti ammazzati, (art.1).
  3. Il fascismo può venire solo da sinistra, (di solito cantando Bella ciao).
  4. Di un leader, di un partito, di un provvedimento – quando lo è – non basta dire che è antidemocratico o autoritario, occorre dire che è fascista, perché il termine aggiunge il disprezzo. (altrimenti a sinistra non capiscono, chissà perché).
  5. Se Hitler avesse previsto la Germania e l’Europa odierna, non avrebbe scatenato la Seconda guerra mondiale (sua abbreviazione: Se Hitler avesse saputo…).
  6. Il Political correct è un modo per rendere il pensiero sanzionabile in tribunale. Uccide la libertà di pensiero, soprattutto nell’ambito della morale, della politica, del costume.
  7. Teorie come la Gender Theory o la Critical Race Theory hanno aperto la strada alla dittatura delle minoranze.
  8. La Cancelling Culture è una deprecabile barbarie e fomenta l’ignoranza. Precedenti: Talebani; prima ancora: Guardie Rosse (e il  Libretto Rosso contenente le citazioni di Mao Tse Tung).

E’ facile notare che i primi quattro principi hanno un ambito di applicazione europeo, o specificamente italiano, e che gli ultimi tre hanno un ambito di applicazione americano, o se si vuole anglosassone. Indicano rispettivamente una minaccia reale presente e futura per la democrazia, come ovviamente il quinto. Ma sarà possibile capire più avanti anche che gli ambiti di applicazione si intrecciano, tra Europa e America.

Sono costretto tuttavia a una interruzione.

OGGI 2 GIUGNO 2022  FESTA DELLA REPUBBLICA ORE 12.40

Giorgio Zanchini, in un contesto in cui vuole presentare un libro di Paolo Pagliaro – il giornalista che con il suo Punto chiude ogni sera il programma di Lilli Gruber – prima osserva che, diversamente dal Patto di stabilità, il Pnrr  è lo strumento con cui l’Europa costringe l’Italia a rispettare gli accordi sull’uso delle risorse, poi introduce la questione delle concessioni balneari. Inizia con un’affermazione assolutamente campata in aria, a dimostrazione della propria ignoranza: sette mila chilometri di coste di cui la metà sono date in concessione. Continua con un filmato in cui un ignoto personaggio ripete la nota tiritera che a fronte di un costo complessivo delle concessioni balneari di cento milioni di euro c’è un giro d’affari stimato in 15 miliardi l’anno, sottolinea la protesta quasi  generale dei titolari delle concessioni, lascia infine la parola a Paolo Pagliaro che dice testualmente: noi siamo affezionati ai nostri bagnini con cui trascorriamo le nostre vacanze, ma i bandi vanno fatti e non perché ce lo chiede l’Europa, ma perché il principio della concorrenza va rispettato. Termina augurando ai bagnini di vincere le gare.

Nessuno dei due fornisce all’ignaro ascoltatore l’informazione fondamentale: si tratta di aprire le nostre spiagge non già alla concorrenza italiana, ma alla libera concorrenza europea.

L’inciso di Paolo Pagliaroe non perché ce lo chiede l’Europa” significa che il giornalista ritiene che, siccome una concessione demaniale è un bene pubblico dell’ Italia, automaticamente diviene bene pubblico della Unione Europea. Il che dimostra, o che ha una concezione assai distorta di che cosa sia l’Unione europea, piuttosto simile a quella di Putin sulla Federazione Russa, o che è in totale malafede.  Io ho scritto abbastanza sull’argomento negli ultimi cinque articoli e non mi ripeto. Mi hanno rovinato la festa della Repubblica e spengo il televisore.

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