Populismo e democrazia

Per quello che so, Nadia Urbinati è un’ottima e seria studiosa che si è laureata a Bologna, è andata molto presto negli Stati Uniti e da tempo insegna Teoria Politica alla Columbia University di New York. Con grande tempismo l’anno passato ha pubblicato Me, The People, un libro sul populismo calibrato sulla figura e le vicende di Trump. Appena uscita la versione italiana ‘Io, il popolo. Come il populismo trasforma la democrazia’, è stata invitata da Giorgio Zanchini  a Quante storie, trasmissione che il molto attivo giornalista conduce con grande impegno pedagogico da quando ha sostituito Corrado Augias.

Questa volta la descrizione del populismo è stato calibrata su Matteo Salvini da subito, con una breve e significativa incursione nella sede del PD della ‘Bolognina’, il quartiere più comunista della città. Parlano alcuni compagni della mia età: le Sardine ci hanno aiutato, un sacco di persone sono andate a votare, riprendono le tessere, dalla Toscana ci ringraziano, insomma commozione e anche lacrime. Un paio di dirigenti meno anziani concludono: ‘ha vinto la politica, ha vinto il PD, ha vinto la democrazia. Hanno vinto tutti’.

Una seconda e ancora più significativa incursione del conduttore – da anni preoccupato per la crisi della carta stampata sostituita dalla informazione digitale soprattutto dalla parte dei giovani, senza mediazione e selezione dell’informazione di qualità – è stata un’intervista alla indomita Ece Temelkuran, autrice del libro ‘Come sfasciare un paese in sette mosse: la via che porta dal populismo alla dittatura’.  In questo caso il populista realizzato è Erdogan. Le eloquenti parole della brava giornalista erano dominate sullo sfondo da paurosi primi piani su Erdogan, Trump, piazze affollate e minacciose, eccetera.

Insomma una narrazione efficace a tinte forti su Salvini, il populismo, e quello che ci promette. Mi permetto un primo dubbio: Salvini non comanda il più potente esercito della Nato in Europa, non ha ricevuto sette miliardi dalla Commissione Europea per contenere l’esodo siriano al di là dell’Egeo, non intende ricostruire l’impero ottomano nel Medio Oriente e soprattutto non può far leva sull’islamismo per sgominare i suoi avversari. In breve: è il Medio Oriente che è diviso tra chi è senza velo e chi lo porta. Erdogan non è Komeini, ma ha imparato da lui come dimenticare Atatürk.

Più in generale di populismi ce ne sono tanti e differenti; sarebbe interessante capire come mai si sono moltiplicati dopo la crisi economica del 2008, tema appena sfiorato nella trasmissione e, se ho capito bene, nel testo di Nadia Urbinati

Altre frasi, altri dubbi.

Il populista pensa di rappresentare tutto il popolo. E’ una novità? Dal tempo di Lenin il partito comunista non è l’avanguardia del proletariato? Da noi la sinistra prima si è chiamata PCI, poi PDS, partito democratico della sinistra, poi PD, cioè l’unico partito democratico, non ce ne sono altri. Naturalmente anche a destra i democristiani italiani e i cristiani democratici tedeschi non sono da meno. Sono cristiani e sono democratici, c’è altro?

Ma il problema è il leader e il leaderismo. ‘La democrazia americana è un meccanismo di contenimento dei leader’, ha detto Nadia. Già e chi contiene le élites oppressive di cui si lamenta Erdogan e queste élites non tendono a perpetuarsi esattamente come il populismo?

Il populista si inventa il nemico e abusa degli strumenti digitali, come fa Trump con i suoi Twitter, ma come ha cominciato Obama con il suo Smartphone, riconosce onestamente Nadia Urbinati.

Qui dobbiamo tornare all’inizio della trasmissione, perché l’alternativa al populismo è la democrazia pura incarnata nelle Sardine: ‘le sardine hanno un linguaggio meta’ (usato un po’ a sproposito sebbene consentito nel mondo anglosassone), diciamo meglio:  ‘non è che loro parlino un linguaggio partigiano: per, contro, pro, a favore; parlano un linguaggio fondamentale di base. Cioè fate il vostro lavoro, facciamo il nostro lavoro di cittadini, quindi partecipiamo, andiamo a votare, ci informiamo e poi cerchiamo di decidere. Di prendere decisioni insieme in maniera ragionevole, deliberata, insieme collettivamente e non solo individualmente’.

‘Quindi in questo senso sono puramente democratiche, è una espressione pura e genuina di movimento democratico ordinario, di cittadini che vogliono sapere di più, che vogliono contare e di esser capaci di contare. Non è populista, è popolare.  Un movimento spontaneo di cittadini liberi uguali che si associano e che si manifestano nella loro presenza fisica numerica enorme, è quantità fisica’.

‘Populismo invece  – spiega – è quando una ideologia, un leader, un movimento ha ambizioni di raggiungere il potere, ma allora diventa una macchina di costruzione, di interpretazione rappresentativa del popolo, il popolo è così, è quello vero, è questo  e non un altro, questo popolo conta.  A questo punto il popolo è uno strumento di potere organizzato in modo tale per cui è definibile come una parte che vorrebbe parlare per il tutto —in una parola io sono così, io sono il vero popolo’.

Nuova incursione: sono andati da Norberto Bobbio –‘il Grande!’ – per chiedergli che cosa è la democrazia. Bobbio ne ha voluto dare una definizione puramente procedurale (e da buon giurista sa quanto la procedura condizioni il risultato: ogni codice ha le sue leggi, ma anche il suo codice di procedura che condiziona applicazione, interpretazione e uso delle medesime) è un metodo per prendere decisioni collettivamente; tutti partecipano alla decisione direttamente o indirettamente. La decisione viene presa a maggioranza dopo libera discussione.  Dove la semplicità del discorso svicola su quel indirettamente che nasconde una montagna – questa sì enorme – di problemi. 

Del resto noi ottuagenari siamo vaccinati: non siamo andati alle assemblee del ’68 o del ’77 e neppure a quelle di quartiere di Bologna per non sapere quanto sia problematica una decisione ragionevole e collettiva?

Il Manifesto, che è un giornale di sinistra tanto mesto quanto ironico, una settimana dopo la prima adunanza a Piazza Maggiore, ha usato con molto garbo la descrizione zoologica del comportamento dei banchi di sardine per celebrare l’intervento delle Sardine metaforiche. Per esempio, il muoversi come un banco è una difesa contro i predatori. C’è una differenza tuttavia: le sardine marine sono un banco compatto quando si muovono, mentre quando arrivano a destinazione si sparpagliano per nutrirsi e fare all’amore. Esattamente il contrario di quanto fanno le Sardine che si compattano fitte solo quando arrivano in piazza.

Sono andate in piazza per gareggiare sul numero, e certo non sono andate in piazza senza essere pro o contro. Non si canta Bella ciao senza pensare che la democrazia sia in pericolo e che Salvini sia un fascista.

Due parole su Bella ciao, anche perché alcuni si sono commossi ad apprendere che è stata cantata anche dall’Assemblea europea. E’ una bellissima canzone. La musica pare sia stata rubata alle Mondine.  Mai cantata probabilmente dai partigiani e adottata se non erro nel 48 a Praga durante un raduno internazionale dei partigiani europei. Normale dunque che si canti in Europa.

Quanto al testo: quando la donna si sveglia scopre che c’è l’invasor, supplica il partigiano di portarla via, e il partigiano replica che venga piuttosto a seppellirlo e a mettere un fiore sulla sua tomba. Posso dire che è un tantino datata?  Che il partigiano ci fa una bellissima ed eroica figura, mentre la donna appare un tantino sventata, visto che si sveglia con l’invasore in casa e pensa al partigiano come a un principe azzurro?

Non potremmo cantarla ‘O partigiana, portami via …’ pensando a come le donne venivano allora trattate in campagna come in città, e a come sono state trascurate le donne della resistenza dopo il 25 aprile? Considerato anche che a Bologna non si muove foglia che il Partito non voglia e che è destinato a durare più del comunismo in Russia.

Quanto a me. Non ho pensato neppure un momento che il distacco tra Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni non si sarebbe rinnovato, dopo due anni e mezzo. Andiamo, se a Bologna l’unica volta che c’è stata alternanza non ha vinto Giorgio Guazzaloca, ha perso invece il Partito che non se l’è sentita di votare una candidata donna.

E credo di essere stato anche un tantino profetico in tempi non sospetti, visto che nel mio primo articolo dopo il 20 agosto sulla centralità del parlamento avevo scritto tra l’altro: ‘Ora vien da ridere davvero su questa scoperta: da parte della sinistra che sulle piazze e sulle adunanze possibilmente oceaniche c’è stata sempre, quando ha vinto e quando ha perso le elezioni, quando ha voluto inaugurare o far cadere i governi.’

Pilotate no, clonate sì, però, le Sardine, visto che a Bologna si apprende e si canta Bella ciao tre volte: al Nido, alla Scuola materna, alla Scuola elementare, tutte scuole che non dipendono dalla Stato ma dalla Regione.

 In ogni caso non trovo giusto che venga negato al Presidente degli Stati Uniti – in linea di principio e nelle forme consone alla sua carica – quell’uso degli strumenti informatici e digitali che viene permesso a qualsiasi privato cittadino. Perché solo Nadia Urbinati può credere che agli eventi organizzati dalle Sardine ci si sia arrivati senza uno staff appropriato e grazie a tutti quegli apparati e quelle strategie di comunicazione che ormai vengono insegnate anche nei manuali.

A Giorgio Zanchini dico dunque: se questa è la mediazione che proponi, meglio l’informazione diretta.

A Nadia Urbinati dico come Totò: ‘ma ci faccia il piacere!’

PS:  Giuro che l’ultima frase mi è venuta in mente, subito prima di lasciare il computer e andare a mangiare in sala da pranzo accendendo la televisione. E di che tratta oggi Paolo Mieli a Passato e Presente, se non di Totò? Forse questa sorella anziana del Grande Fratello, dopo essere entrata in casa via etere, via satellite, via cavo, adesso attraversa di nascosto le nostre teste attraverso Wi fi e Bluetooth.