Perché questo sito #2

Docente di storia della filosofia all’Università di Bologna, sono andato in pensione quando è nato un nipote nel 2010, a 72 anni, e ho fatto il nonno a tempo pieno, preferendo di gran lunga la sua compagnia alla frequentazione degli ambienti accademici. Quando ha iniziato la prima elementare, e io ero ormai vedovo, non ho trovato di meglio che tornare ai miei studi, per le ragioni indicate in why this site. Quel testo è solo la premessa con cui mi rivolgevo a editori inglesi o tedeschi. Purtroppo senza successo.

Scartata l’ipotesi di rivolgermi ad Amazon, poco adatta alle mie ricerche, la soluzione più economica, ma anche più durevole, è apparsa la costruzione di un sito dove collocare i miei lavori e l’aiuto di un nipote assai competente in ambito informatico è stato decisivo.

Ho letto qualche anno fa che negli Stati Uniti, su di una popolazione di circa 320 o 360 milioni di abitanti (le cifre oscillano) ben 16 milioni hanno al proprio attivo una pubblicazione. Tanto per spiegare che un sito può essere una tomba, piuttosto che uno strumento di comunicazione. Se poi si pensa ai milioni di persone che godono di un sito (soprattutto per un tornaconto economico) si può capire come il problema non sia avere un indirizzo nella rete, ma emergere in qualche luogo dall’oceano sommerso di Google. Del resto è quanto suggeriscono subito tutti i manuali per la costruzione di siti e quanto mi ha ripetuto spesso mio nipote.

Sicché, fatto il sito e proposte le prima pagine statiche (come si dice) contenenti i miei lavori, per necessità mi sono dovuto interessare alle pagine dinamiche, quelli che si chiamano articoli.

Ma poiché non mi considero né un uomo di cultura, né un intellettuale, e tantomeno un cuoco, e siccome non bevo, né prendo nessuna pillola per dormire (molti anni fa mezza pillola di Tavor mi ha fatto piangere per mezz’ora), trascorro di notte qualche ora nel dormiveglia, rimuginando riflessioni di ogni genere. Aiutato anche dalla mia passione per le sonate di pianoforte, le uniche capaci di conciliare piuttosto che disturbare il sonno, ho cominciato a inventare qualche articolo la notte e a riscriverlo di giorno. Ora mi tratto perciò come un esperimento vivente. Intendo scrivere articoli su quello che capita, basandomi quasi soltanto su letture ed eventi antichi e recenti, senza timore di incorrere nell’errore e nel disprezzo, mostrando come ogni giorno prendiamo di necessità partito, senza alcuna possibilità di una scelta ben informata e meditata.