Pacifismi 1

La storia del pacifismo italiano dopo il 1945 è piuttosto curiosa. Si dicono pacifisti i comunisti italiani, Togliatti in testa, perché sono profondamente avversi all’ingresso dell’Italia nel Patto atlantico. Viene perciò creato un movimento per la pace, per attirare consensi esterni al partito comunista, e ha la sua acme, perciò, nel 1949 con l’ingresso dell’Italia nella Nato. Nel 1952 è assai debilitato e scompare nel 1955. Quindi è un pacifismo non proprio diritto, ma come dire inclinato a sinistra e bellicoso a destra. Un pacifismo non proprio pacifico.

Come avrebbe potuto essere altrimenti? C’è bisogno di ricordare che Lenin, nel timore di una repressione della rivoluzione, non solo spostò il governo da Pietroburgo a Mosca, ma pretese che i comunisti di tutta Europa, per salvare la rivoluzione in Russia, dovessero fondare un partito militarizzato e scissionista (subito rompere con i socialisti), che, se vogliamo, fu un modello per il partito fascista e per quello nazista: sto parlando del 1921, un anniversario festeggiato. Sicché l’ossessione dell’accerchiamento viene da lontano.

Una testimonianza personale: nel 1978, per andare con la famiglia in auto a Praga da Vienna, alla frontiera austriaca non ci hanno neppure fermati. Appena passato il confine, non solo le sbarre consuete, ma tutto cintato con una quantità di rotoli di filo spinato, cavalli di frisia a centinaia, torrette armate, soldati con mitra e cani lupi. Eppure il problema semmai era uscire, non certo entrare nell’ Europa orientale e l’Austria non era, come non è, neppure nella Nato.

In un articolo sul Riformista del 24 aprile 2022 Piero Sansonetti, di cui pure ho parlato assai bene in diversi articoli precedenti, critica giustamente il paragone con la Resistenza, ma poi sostiene che dopo le atomiche sul Giappone, l’olocausto, il bombardamento di Dresda e gli orrori del Vietnam bisogna condannare ogni guerra ed essere pacifisti. A parte che l’olocausto non c’entra niente, ogni guerra va dunque condannata a causa degli orrori prodotti dagli Stati Uniti.

Se l’orrore è prodotto dal numero dei morti e, in particolare, civili, ci sono altrettanti massacri nei periodi di pace. Se l’orrore è prodotto dal genere di morte, le guerre da sempre sono state micidiali. Al tempo dei Romani, conquistata una città, spesso si uccidevano i soldati avversari (non esisteva il prigioniero) e la popolazione civile diveniva tutta schiava.

Al tempo di Napoleone, i due avversari si sparavano a turno fucilate o cannonate contro schiere di fanti in piedi, in fila, stretti l’uno all’altro e ad ogni colpo ne morivano decine. Erano carneficine.

Se il problema è l’arma, almeno un milione di abitanti del Congo sono stati massacrati da coltelli o fucili. Mi dilungo su una questione così ovvia, perché l’argomento di Sansonetti non regge. Resta invece il fatto che anche questo è pacifismo non è diritto, ma inclinato.

C’è poi l’articolo 11 della Costituzione italiana: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Mi piace citarlo per la sua ambiguità: perché non vieta affatto di ricorrere alla guerra in caso di difesa della propria libertà, ma neppure in caso di difesa della libertà di altri popoli. Quanto al divieto di ricorrere alle armi come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, solo Dribba può pensare che l’invasione di uno Stato sia semplicemente una controversia. E chiamo Dribba Alessandro Di Battista, perché sarebbe stato un ottimo leader politico, se fosse nato almeno vent’anni prima del 1968.

D’altro canto, anche Putin potrebbe sottoscrivere l’articolo della Costituzione visto che la sua è una operazione speciale e non una guerra. Quanto al resto, in base alla formulazione sarebbe facile sia affermare, sia negare che ONU, Nato, Patto di Varsavia assicurino pace e giustizia fra le nazioni.

Ma il pacifismo è, per così dire, esploso, da quando Putin ha invaso l’Ucraina. Si tratta di un pacifismo variegato, perché diversamente motivato.

L’antipatia viscerale nei confronti di Zelenski è l’ingrediente non unico, ma fondamentale, del pacifismo, per esempio, di Selvaggia Lucarelli. Invitata dal subdolo Formigli (megasubdolo direbbero i bambini) a difendere il professore Orsini,dichiara che Zelenski, gli provoca inquietudine, un effetto straniante (Brecht), ma anche struggente (anti-Brecht) e trova un suo messaggio un po’ ingenuo … ma anche, come dire, eccessivamente furbo. Qui sentiamo più l’attrice che la giornalista. 

Un gruppo affine è quello capeggiato da Carlo Freccero, che è stato per molti anni direttore di Rai 2, è tornato ad esserlo tra il 2018 e il 2019. Su di lui mi limito a citare l’inizio di un articolo di Lorenzo De Cicco, pubblicato su La repubblica del 3 aprile 2022:

ROMA –Tutto si tiene, ma gli altri non ve lo dicono: la “guerra della Nato” e il Green Pass “olio di ricino postmoderno”; i vaccini “che modificano il dna”, come il 5G, e il “golpe in Ucraina” messo in atto da “paramilitari nazisti” addestrati dagli americani e foraggiati “dal finanziere Soros”; la resistenza “fiction” di Zelenski, “fantoccio degli Usa”, e le “zanne affilate dei generali”, mica di Putin, ma italianissimi, “come Figliuolo”.

Tutto si tiene, nel metaverso della Commissione DuPre (Dubbio e Precauzione), che in una saletta di convegni alla Città dell’Altra economia di Testaccio, Roma, celebra lo sposalizio tra le teorie sulla “dittatura sanitaria” da Covid e il nuovo fronte del dissenso, la narrazione del conflitto ucraino tendenza Mosca. “Ci sono elementi di continuità tra la gestione della pandemia in Occidente e la guerra della Nato”, assicura il professor Ugo Mattei– che con Carlo Freccero e Massimo Cacciari ha fondato a dicembre la commissione in nome del no al Green Pass – mentre tira le somme a valle di 4 ore e mezza di interventi.

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