Viva la Nato e abbasso l’Unione Europea

Mentre in Europa le persone di buon senso sono indignate e spaventate all’idea che un fanatico della statura di Putin rubi alla nazione Ucraina tutte le coste che affacciano sul Mar Nero, l’Italia si accinge a regalare a un altro Impero il bene più prezioso in suo possesso, cioè la sua invidiabile posizione come penisola che si affaccia sul mare più bello del mondo, il Mare Mediterraneo, una penisola che vanta  8000 chilometri di coste e spiagge!

Tutte le generazioni passate, presenti e future malediranno l’intera compagine finanziaria e politica, governativa e amministrativa che sta vendendo l’Italia all’Unione Europea per 80 miliardi, neppure un ventesimo del suo prodotto interno lordo.

Della Nato in Europa parlo dopo, perché più importante, urgente e deleterio è il rapporto tra Italia e l’Unione europea.

Giulio Tremonti, sempre più bravo e interessante all’opposizione che al governo, invoca carte e trattati per impedire che le licenze balneari vengano azzerate e messe all’asta in base al principio della concorrenza europea. Giustamente oppone all’approvazione della direttiva Bolkestein del 2006 il Trattato europeo del 2007 sulla base della prevalenza giuridica della legge più recente.

Contraddicendo il Trattato, sostiene Tremonti, il diritto europeo sta pian piano azzerando le competenze – e quindi le sovranità nazionali: “La globalizzazione ha portato a una quasi illimitata estensione dell’ideologia del mercato. È vero che, in questi termini, la Bolkestein sublima l’ideologia mercatista concentrandola nella formula della concorrenza, ma restano tuttavia insuperabili i principi costituzionali contenuti nel Trattato e nella Costituzione.

Tra l’altro va notato che l’art. 117, primo comma, prevede la concorrenza come competenza esclusiva dello Stato. In questi termini un precedente fortemente indicativo è comunque quello costituito dalla sentenza della Corte costituzionale spagnola (numero 223 del 2015). Una sentenza che, in Spagna, ha escluso l’applicazione della Bolkestein alle concessioni demaniali”.

Un amico a cui avevo inviato la bozza di questo articolo ha obiettato, indignato, che Tremonti, quando era al governo, voleva addirittura vendere coste e spiagge, che il costo delle licenze balneari è scandalosamente basso, e che, giustamente, l’Europa chiede che vengano azzerate e riproposte in regime di concorrenza.

Poiché queste critiche riflettono le motivazioni correnti nell’opinione pubblica e parlamentare, mi permetto di osservare che preoccupazione permanente di Tremonti era la riduzione del debito pubblico, una cura che non ha mai sfiorato per esempio il governo Conte e i pentastellati, che non saprebbero altrimenti come alimentare il reddito di cittadinanza, fiore all’occhiello delle loro campagne elettorali.

Innanzitutto, Tremonti era ed è tanto consapevole del livello irrisorio dei costi delle licenze balneari, da aver richiesto nel 2002, come prima misura efficace per il risanamento del bilancio, l’aumento del 300% dei prezzi delle licenze, una proposta che ebbe come risultato lo sciopero generale di tutti i gestori dei servizi balneari.

Contro la successiva proposta di vendere alcuni ben demaniali, comprese alcune spiagge, tra gli applausi della Margherita, DL- l’Ulivo il deputato Gnudi affermò: “deve essere riaffermata una distinzione netta tra i beni del patrimonio disponibile, i beni del demanio e i beni del patrimonio indisponibile, … noi potremmo trovarci domani nella situazione di vedere alienati beni che appartengono solo nominalmente allo Stato ma in realtà sono beni pubblici propri della collettività. Evidentemente il PD oggi ha cambiato idea.

Quanto alla vendita di beni demaniali, in un articolo del 28 luglio 2012 pubblicato sul Corriere della Sera, Sergio Rizzo osserva che “risale al 1992 il primo elenco di beni demaniali messi in vendita. Una lista sterminata che comprendeva 114 caserme, la casa del fascio di Salò, campi di volo, spiagge, perfino un borgo terremotato dalle parti di Sanremo. Risultati? chi li ha visti?”

 In realtà nell’articolo Rizzo cita diversi casi di beni demaniali che sono stati venduti e di altri che continuano a essere messi in vendita, talvolta con successo e beneficio pubblico, assai più spesso con un danno per l’erario, e cita qualche caso scandaloso, in cui una pubblica amministrazione dopo aver venduto un edificio, ha dovuto riprenderlo in affitto per le sue esigenze amministrative.

Il problema fondamentale è la messa all’asta delle licenze balneari. Il criterio è questo: Coste e spiagge sono un territorio demaniale inalienabile. L’Europa ragiona così: siccome è un bene pubblico dello Stato X, diviene automaticamente un bene pubblico della Unione europea. In base al principio della concorrenza ogni altro stato Y dell’Unione può concorrere alle gare di appalto dei servizi, in base alle regole che si dà l’Unione, e quindi tutti i cittadini dell’unione europea possono partecipare alle aste.

A me questo modo, per così dire, esteso, di intendere territori demaniali e servizi ricorda, per ragionamento inverso, l’inclinazione di Putin a chiamare le guerre operazioni speciali. Significa a ben vedere che una nazione viene equiparata a un territorio, e presuppone che il concetto di servizio non comporti alcuna modifica non solo del bene demaniale, ma anche del territorio che lo circonda. Un lustrascarpe non mi porta via le scarpe, semmai le lucida e le rende più brillanti. Ma è così?

Ma il principio di concorrenza è accettabile solo perché implica condizioni di equità. Se l’equità non c’è, non c’è neppure concorrenza.  Diventa evidente allora che non tutte le nazioni europee sono identiche: L’Italia è una penisola, Germania, Francia e Spagna, per parlare solo delle nazioni più popolate, non lo sono.  L’Italia è a sud e la Svezia, pure essendo in parte una penisola, è a Nord.

Ci sono caratteristiche climatiche e marine che distinguono drasticamente le nazioni del Nord Europa dalla Nazioni che affacciano in modo esteso sul mediterraneo. Le coste e le spiagge del Nord Europa non sono neppure lontanamente paragonabili alle coste italiane. Le coste della Bretagna e della Normandia hanno il loro fascino, ma niente a che vedere con le coste amalfitana o sorrentina. né è possibile godersi lo stesso uso della spiaggia e del mare: durata del bel tempo, temperatura dell’acqua e dell’aria, altezza delle maree e conseguenti correnti lo impediscono. 

Non ci può essere un’equa concorrenza, infine, se nel Nord Europa esiste letteralmente Fame di sole.

Qualcuno penserà che esageri. Dopo la dissoluzione della Russia, milioni di giovani e meno giovani dell’Europa orientale, polacchi in testa, hanno invaso le coste della Croazia, stendendosi a prendere il sole persino sulle strade asfaltate. La Germania ogni giugno si riversa sulla costiera romagnole in cerca di sole e di birra, più che di mare.

In estate, se a Edimburgo capitava una giornata particolarmente calda e assolata, severe studiose che affollavano la biblioteca universitaria, all’ora di pranzo, si liberavano dei vestiti e si stendevano allegre in mutande e reggiseno a godersi il sole nel giardino della biblioteca, altre signore altrettanto serie e gentili ricevevano a casa gli ospiti in bikini.

Facciamo un esempio terra terra: supponiamo che una famiglia dell’isola d’Elba che gestisca da decenni i servizi di spiaggia perda la gara per la licenza. In base al principio della concorrenza potrà sempre partecipare a una gara per l’appalto dei servizi sulle spiagge della Bretagna, della Normandia, della Svezia? Scherziamo: dovrà trasferirsi in Francia o in Svezia?  Direte che sono uno stupido. Potrà continuare a offrire i servizi di spiaggia, ma alle dipendenze del soggetto vincitore della gara.

Secondo il rapporto spiagge 2021 di Legambiente, in base a dati aggiornati del Ministero per le Infrastrutture e i Trasporti, le concessioni demaniali riguardano 1432 km (il 43% di tutte le spiagge), sono circa 12000, e sono rilasciate dai Comuni.  Esiste cioè una estrema parcellizzazione d questo bene, dato che ogni concessione riguarda in media 120 metri di spiaggia.

Coste e spiagge sono il motivo e il traguardo fondamentale della vacanza o della villeggiatura. State certe che la Francia, per esempio, ha competenze legali, digitali, e strutture del credito necessarie a vincere tutte le gare di appalto delle concessioni demaniali.

Ma ottenuto l’appalto dei servizi di spiaggia, ci sono a monte necessità di vitto e alloggio. La francese Carrefour è la più grande catena di supermercati d’Europa; è così difficile immaginare che si troverà in condizioni dominanti rispetto agli altri supermercati alimentari? Lo stesso varrà per la francese Accor-Hotels, una delle più grandi catene alberghiere d’Europa, con hotels per tutte le tasche. Vinci, Sodexo, Saint-Gobain monopolizzerebbero l’edilizia.

Inoltre, le prenotazioni di lettini e ombrelloni molto spesso in Italia avvengono persino nell’inverno o nell’anno precedente e si trascinano dietro ovviamente le prenotazioni dei servizi alberghieri, un vantaggio fondamentaleper i vincitori dell’appalto. E non c’è ragione o convenienza economica per le multinazionali per non favorire le popolazioni del Nord Europa rispetto agli italiani.

In breve, l’Isola d’Elba diventerebbe più francese della Corsica.

2 pensieri su “Viva la Nato e abbasso l’Unione Europea

  1. Speriamo che qualcuno di “quelli che contano” legga tutto l’articolo e ci rifletta un po’…

    1. mi accontento che altri, che non contano (e perciò è più probabile che ragionino, o siano in buona fede, rispetto a quelli che contano) condividano.

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