Milena Gabanelli e il coronavirus

Milena Gabanelli è una giornalista dal piglio sicuro, parla a raffica, sconcerta perché è in grado di mostrarci panorami di eccellenza assai lontani dalla nostra immaginazione.

Spesso addita soluzioni a problemi complessi del tutto rivoluzionari, ma basati su pochi semplici presupposti di buon senso e buona volontà.

Abbiamo imparato a conoscerla sulla rete di Rai tre.

Tuttavia occorre una buona memoria e, fortunatamente, selettiva per capire che non è tutto oro quel che luccica nei suoi magici servizi.

Una caratteristica delle sue inchieste è che spesso additano agli italiani soluzioni straniere di grande successo che risolverebbero efficacemente i nostri problemi.

Una delle risorse tipiche del suo giornalismo è che se si illustra un tema in un paese straniero, la Gabanelli si informa dalle sedi ufficiali. Poniamo, se ci si occupa di politiche del lavoro in Germania, ci si rivolge ai responsabili nel Governo, nei sindacati, nei Land della Germania.  Gli stessi temi trattati in Italia vengono invece illustrati attraverso ricerche condotte nell’opposizione, tra i Cobas, nel caporalato meridionale.

Ricordo un esemplare servizio sull’accoglienza dei lavoratori stranieri in Svezia e su quanto sindacati e associazioni di assistenza si adoperassero per far loro superare ogni difficoltà di insediamento.

Molto bene, tuttavia sono rimasto dopo un paio d’anni sorpreso alla notizia che i lavoratori mussulmani avevano messo a ferro e fuoco la città di Malmö, geograficamente dirimpettaia di Copenhagen.

Ricordo come altro esempio un servizio eccellente su come il governo spagnolo avesse risolto il problema della speculazione edilizia in Spagna, obbligando i costruttori a edificare abitazioni supplementari destinate ai non abbienti. Mi è sembrata un’ottima risorsa prima di conoscere la crisi edilizia in cui era precipitata la Spagna.

Si potrebbe continuare così. Ma il mio intento è altrove: spendere qualche parola sulla Sanità lombarda proprio perché non amo un giornalismo tanto d’effetto quanto gratuito. Di fatto la Gabanelli è l’ultima a sparare cannonate contro la Sanità lombarda, dopo che ci si sono provati in tanti a cominciare dal nostro beneamato Presidente del Consiglio.

La prima sciocchezza espressa dalla Gabanelli è l’idea che l’epidemia sia cominciata contemporaneamente in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. In Veneto infatti, senza voler togliere alcun merito al Presidente Zaia, l’epidemia era circoscritta a un solo paese di tremila abitanti; anche qui sono piovute dall’alto ogni tipo di critica e tra i grandi meriti di Zaia è quello di essersene fregato, anche perché ci ha fatto il callo. Per quanto riguarda l’Emilia la epidemia era circoscritta a Piacenza zona contigua a quella di Codogno.

Non sembra invece che la Regione Piemonte finisca sotto inchiesta da parte della Gabanelli, mentre verrebbe da chiedersi: ma non si sono svegliati un po’ in ritardo?

La seconda sciocchezza della Gabanelli è aver dimenticato che dal primo giorno il Presidente Fontana è stato sommerso dalle critiche. La prima delle quali è stata quella di fare troppi tamponi, con grande scandalo di giornalisti, avversari politici, virologi e epidemiologi di ogni razza: ‘tamponi persino agli asintomatici e ai morti!  Ma che figura ci facciamoall’estero!’ E vi ricordate l’epidemiologa che esclamava: ‘ma siamo matti a reagire a questo modo a una banale influenza!’

 Così come è stata accolto come una indegna provocazione e un insulto al Presidente del Consiglio il fatto che Attilio Fontana si sia presentato alla televisione con una mascherina in volto, mentre già si sapeva che una sua collaboratrice era contagiata. Tamponi e mascherine a tutto spiano oggi sono raccomandati da ogni governo, dall’organizzazione mondiale della sanità e dalla stessa Gabanelli in una comparsa recente.

Ho già ricordato nelle settimane passate che il Presidente Fontana è stato criticato, prima, per aver affidato i pazienti a un ospedale periferico e inadeguato come quello di Codogno, poi, per aver esportato il contagio a Milano  proponendo l’ospedale Sacco come centro per l’assistenza dei casi critici, infine, per aver trascurato l’uso e la disponibilità dei medici di base, mentre ricordo che inizialmente era assolutamente sconsigliato rivolgersi ai medesimi.

Scusate tanto, capisco che un pubblico giovanile abbia scarsa conoscenza di certe situazioni e che anche la Gabanelli abbia l’aria di donna energica che gode di ottima salute, ma di grazia siete mai stati in un ambulatorio dei medici di base o di pediatri? Qui le masse di covid-19 sarebbero state visibile a occhio nudo!

E con i loro mille/ millecinquecento assistiti che cosa si pensa avrebbero potuto fare anche i più volenterosi medici di base, che ricoprono ruoli più o meno analoghi in tutte le nazioni d’Europa in cui dilaga il corona virus e in cui l’assistenza sanitaria è un diritto di tutti i cittadini (da noi anche di tutti gli irregolari).

Per cui mi vien da ridere al pensiero che la Gabanelli spara in sincronia quelle che sono state le tre successive bordate contro il Presidente Fontana.

Mi fermo qui per oggi, ma tornerò sull’argomento, perché qui dietro cova l’idea di statalizzare (e meridionalizzare) la sanità italiana sottraendola alle Regioni, oltre quella di ‘cancellare Salvini’.