Il lodo Contebis

Molti siti Web venerdì 14 febbraio davano per approvato dalla maggioranza il lodo (Federico) Contebis sulla prescrizione, del resto quasi annunciato dalla senatrice Malvezzi. La notizia tuttavia non è stata riportata dai telegiornali Rai. Immagino che ciò dipenda dal fatto che non si sia trovata ancora una stesura decente della nuova legge sulla prescrizione, né ci sia l’accordo sulla riforma del processo.

Quello che è sicuro è che mentre la sottosegretario Malpezzi raccomanda, come il suo capo, un discorso di condivisione, i Cinque Stelle hanno piantato la loro bandierina identitaria. Del resto come avrebbero potuto fare altrimenti, visto che reddito di cittadinanza e legge Spazzacorrotti erano alcune delle attrattive fondamentali della campagna elettorale del comico movimento ispirato dal comico fondatore? Sicché i telegiornali Rai hanno mostrato una piazza affollata che applaude l’abbraccio appassionato tra Bonafede e DI Maio su di un palco. (To’, neanche a loro basta più la centralità del parlamento e la piattaforma Rousseau).

 Li abbiamo anche visti, a turno, seduti più tardi a fianco e a guardia del Presidente del Consiglio. Il quale, sempre distante e distaccato dalle liti che comporta la sua maggioranza, ha sepolto questo venerdì nero della giustizia proponendo un piano decennale per il Mezzogiorno (vuol durare tanto?), 32 miliardi di stanziamento e financo la realizzazione dell’Alta Velocità Napoli-Reggio Calabria (e la Sicilia?). Mamma mia! Quante promesse, mentre è ancora da terminare il rifacimento dell’autostrada Napoli-Reggio Calabria, ancora non è chiaro il destino dell’Alta Velocità in Val di Susa, né il destino di Alitalia, Air Italy, Whirpool e dei duecento tunnel autostradali da mettere in sicurezza, mentre l’Ilva di Taranto diverrà statale.

Quantunque apprezzi da una vita gli interventi di Pietro Sansonetti nei dibattiti televisivi, quantunque sappia che ha fondato un giornale come Il Dubbio (un titolo che sarebbe piaciuto anche a Hume) da cui peraltro è stato cacciato, come ha detto sconsolato in una intervista, ancora quantunque il Travaglio-sempre- incinto abbia appreso con disappunto la rinascita sia pure solo on line de Il Riformista,  definendolo il giornale che vuole abolire le carceri (mentre sarebbe giusto, immagino, introdurvi i lavori forzati  come vuole Gratteri), malgrado tutto ciò,  sono molto più pessimista di lui sulle sorti della civiltà giuridica italiana.

Perché di grazia, se la costituzione garantisce il giusto processo e la sua durata ragionevole (art. 111), non siamo tutti uguali di fronte alla legge?  Allora come si può giustificare che i reati di mafia, con i loro ambigui addentellati come il concorso esterno in associazione mafiosa o l’aggravante del metodo mafioso, oppure i reati che prevedono l’ergastolo non prevedono la prescrizione? Non è affatto chiaro, infatti, se la prescrizione sia prevista o meno, nel caso che qualcuno venga accusato del reato di appartenenza alla mafia o di un reato che prevede l’ergastolo.

Bonafede, contraddicendo con esattezza il suo cognome, ha nascosto i commi d e f che riguardano l’abolizione totale della prescrizione in una legge che è soprattutto dedicata ai reati contro la pubblica amministrazione, una truffa usuale, ma sempre deplorata e spesso cancellata.

Io non voglio lasciare queste questioni agli esperti e neppure al Presidente delle Camere Penali come vorrebbe Renzi, perché, non voglio fidarmi più di una associazione di avvocati più di quanto mi fidi dei magistrati inquirenti o giudicanti, visto che tutti hanno assimilato gli stessi codici, le stesse ambiguità, le stesso storture.

E’ arrogante la mia pretesa? Ma non ho detto da quando scrivo questi articoli che siamo overwhelmed, sopraffatti, dall’informazione? Proprio il venerdì 14 febbraio in Passato e presente di Rai 3 è stato ricordato Giuseppe Zanardelli, questo liberale di sinistra, autore del codice omonimo, che abolì la pena di morte, garantì il diritto di sciopero e che pretendeva che ‘le leggi fossero comprensibili anche per le persone scarsa cultura’. Immagino che se potesse leggere anche un solo trimestre dell’attuale Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, non solo si rivolterebbe nella tomba, me le sue povere ossa comincerebbe un moto vorticoso fino alla loro definitiva consunzione.

In mancanza di un testo ufficiale sull’accordo di governo, commento brevemente il lodo (Federico) Conte in base a qualche fonte di stampa (Corriere-Ansa e IlSole 24 Ore). In entrambi i casi è difficile una valutazione, per oscurità delle fonti. I casi sono due: o i giornalisti, come accade quando fanno divulgazione scientifica, spiegano al lettore quello che non hanno capito, oppure è il ministero della giustizia a non avere idee o dati chiari, o entrambi i casi.

Ho già detto altrove che la legge Bonafede non riguarda il 75% delle prescrizioni che precedono i processi penali di primo grado. Il Sole 24 Ore, sulla base dei dati forniti dal Ministero della giustizia per il 2018, afferma che in primo e secondo appello ci sono state 303000 pronunce e, mediante le percentuali relative, illustra le conseguenze del lodo Conte.

Il lodo Conte distingue con la chiarezza che è mancata a Bonafede tra sentenze di colpevolezza e di assoluzione. Rispetto al primo grado di giudizio Il Sole indica 160.000 sentenze di condanna, pari al 53% del totale, che comportano la sospensione del corso della prescrizione fino alla fine del processo.  Non scatterebbe la sospensione per le 63.000 sentenze di assoluzione, pari al 21% del totale. Basta sommare questi numeri e queste percentuali per arrivare a 223.000 pronunce e 74% del totale. E il 26% mancante? E’ chiaro che non ha molto senso calcolare percentuali sul totale delle pronunce per valutare l’entità della modifica del lodo Conte. In breve, sul totale delle sentenze di primo grado, 223.000, l’abolizione della prescrizione voluta Da Bonafede resta  nel 72% dei casi,  e non nel 53%. La differenza è rilevante, non già poco più della metà, bensì assai più dei due terzi.

Nell’85% dei casi queste condanne sono confermate in appello, in tutto o in buona parte. Solo nel 15% dei casi un’assoluzione segue una condanna di primo grado e resta incerto capire se non ci sia comunque un allungamento del processo.

In caso di assoluzione in primo grado (63000, pari al 28%), sarà sufficiente al pubblico ministero richiedere entro un anno l’appello (che dovrebbe essere una garanzia per l’imputato e non una rivalsa per il sostituto procuratore), per tentare di recuperare l’abolizione della prescrizione. A questo punto in caso di colpevolezza nel secondo grado ci sarà una piccola compensazione relativa al corso della prescrizione di incerta valutazione.

In caso di doppia assoluzione, ‘scatta una nuova sospensione in vista della Cassazione’, ossia la prescrizione è di nuovo abolita.

Circa la riforma del processo si fissano i seguenti tempi: 12/18 mesi per le indagini preliminari, 1/3 anni per il primo grado, 2 per l’appello , 1 per la Cassazione. In sintesi da 5 a 7 e mezzo, a seconda della gravità del reato e del numero degli imputati. Se così fosse, come sosteneva Sansonetti, non ci sarebbe alcun bisogno di modificare la prescrizione, semmai di abrogare l’attuale legge Bonafede. Come prevedevo, il Ministro minaccia provvedimenti disciplinari Spazzamagistrati, scatenando la protesta dell’Associazione Nazionale Magistrati, come in precedenza quella degli avvocati. Ma nessuno crede all’applicabilità delle sanzioni, che dovrebbero essere propinate, immagino, dal Consiglio Superiore della Magistratura.

Che dire dell’auspicato compromesso? Ebbene, c’è un pragmatismo americano, che, oltre ad essere una nota corrente filosofica. è anche mentalità e costume, flessibile, capace di semplificazione creativa, efficienza.  Ma c’è anche un pragmatismo sovietico o russo, se vogliamo intimamente connesso con l’ideologia comunista, che ha la peculiarità di manifestarsi sulle questioni di principio, come nell’accordo tra nazismo e comunismo sovietico per la spartizione della Polonia, o nell’articolo 7 della Costituzione coi suoi patti lateranensi, per citare due esempi noti a tutti.

Avevo già previsto il compromesso tra manettari (Cinque Stelle) e mezzo-manettari (PD), senza tener conto che Liberi ed Eguali, per stimarsi più comunisti dei precedenti, sono anche più acquiescenti nei compromessi.

Poscritto: la Commissione Europea ha giudicato l’abolizione della prescrizione in linea con le raccomandazioni europee. L’ex PM Gian Carlo Caselli su Il Fatto Quotidiano gongola. La redazione de Il Foglio che, in odio al sovranismo, prenderebbe qualsiasi calcio in faccia dall’Europa, come richiede del resto il Partito Democratico, si accontenta di definire il giudizio di Caselli un ‘sovranismo a fasi alterne’.

Personalmente sono andato a vedere: la prescrizione esiste in Germania, solo è più lunga e loro sono più bravi a fare i processi. In Francia ci sarebbe, ma ricorrono molto alla interruzione per cui non scatta mai; tuttavia l’interruzione si verifica quando ci sono eventi processuali ed è indizio di buona lena. E’ anche vero che nel 2012 c’è stata una certa involuzione nella giustizia francese. In Inghilterra la rapidità dei processi non è raffrontabile con il Continente. Non cito le mie fonti? Eh no. Fatevi un giro in Internet anche voi!