Elezioni comunali

Perché, per la prima volta, non vado a votare.

Da un pezzo ho smesso di scrivere articoli su questo sito. Se faccio una eccezione, è perché stiamo per vivere una bella pagina di democrazia, come direbbe, (e ridirà) un cinico a tutti noto. Appena si è affacciato Matteo Lepore, un anno fa, e si è capito che era il candidato ufficiale del PD, si è anche capito come andava a finire.

Per le recenti elezioni del Presidente della regione, ho votato davvero Matteo Salvini, per sfottere gli amici preoccupati, tanto ero sicuro che tra Stefano Bonacini e Lucia Borgonzoni ci sarebbero stati almeno 10 punti di scarto. Ma davvero qualcuno pensa che il più longevo partito comunista d’Europa possa finire come per incantesimo?

Davvero qualcuno ha pensato che Lucia Borgonzoni potesse essere un’alternativa possibile?  Una che iniziava la sua campagna elettorale ossequiando il Buon Governo del PD?

Il mito del Buon Governo:

Cominciamo da qualche grande opera: la nuova stazione dedicata all’alta velocità. Chi la utilizza è impressionato dalla altezza/profondità dell’opera. Eppure, il livello percorribile dalle auto è talmente basso da impedire l’ingresso dei vigili del fuoco e da obbligarli a un presidio permanente.

L’idea della ciclabile riservata, contraria al senso unico di Via Carracci, è insensata (con la valigia sulla canna?) e ha impedito un percorso a due corsie. Via Carracci è soggetta a un traffico intenso e vien da ridere, perché i taxi o le auto in uscita dalla stazione vengono bloccate a ridosso del semaforo del Ponte di Galliera. Mentre non c’è alcuna rientranza di fronte all’ingresso per salire o scendere dalle auto.

La nuova stazione non è opera del Comune, ma certamente nulla è stato fatto senza il suo consenso.

L’idea di buon governo che anima da decenni i governanti di Bologna è che la soluzione al traffico cittadino consista nello scoraggiare con qualsiasi mezzo l’uso dell’automobile. Un capolavoro in questo senso è la sistemazione della piazza Medaglie d’oro, con il carosello delle auto di fronte all’ingresso principale della stazione ferroviaria.  E se qui, nonostante tutto, possono transitare auto, autobus e taxi, è solo perché il Buon governo non ci ha messo le mani.

Ricorderò qualcuna delle numerose soluzioni destinate a scoraggiare l’uso delle auto. Tra i tragitti a imbuto, il percorso che da Piazza dei Martiri conduce alla stazione è davvero esilarante: sempre più stretto e attraversato da passaggi pedonali conduce, prima a un parcheggio sempre pieno, poi a una strettoia per immettersi sui viali di circonvallazione a Porta Galliera.  Altrettanto stretto e accidentato è il loro attraversamento per le auto da via Indipendenza al Ponte di Galliera.

Certamente si tratta di un incrocio complesso. Ma perché, allora, complicarlo ulteriormente con l’idea assolutamente balzana di un tram, con costruzione di corsia riservata, da Corticella a Piazza dei Martiri? Solo perché sono arrivati i soldi da Roma si vogliono far lavorare le cooperative di riferimento?

Tra gli imbuti geniali mi piace sottolineare sui viali di circovallazione, in direzione nord sud, il passaggio da 3 a 2 corsie all’incrocio di Via San Vitale. Ma è una zona piena di sorprese. Chi proviene da Porta Santo Stefano, deve entrare in Via San Vitale, dopo aver sostato ai semafori: 1) Strada Maggiore, 2) Ospedale Sant’Orsola, 3) porta San Vitale, 4) arresto per svolta a U, 5) incrocio di Via Belmeloro, 6) Porta San Vitale. Totale: 9 minuti di sosta per l’unico ingresso al centro storico nel quadrante sud-est.

In direzione contraria, sempre all’incrocio di Via San Vitale, un’auto privata che voglia entrare, alla successiva Porta Zamboni, in via Irnerio, deve prima allontanarsi per Via Zanolini raggiungendo la ex Stazione della Ferrovia Veneta per poi riavvicinarsi attraverso la Via Malaguti.

La soluzione ha costretto, ovviamente, a deviare anche le auto che da Via San Donato intendono entrare in Via Irnerio. All’ultima rotonda di Via San Donato le si fa allontanare da Porta Zamboni verso Nord (verso Porta Mascarella) per riaccoglierle sui viali, in direzione opposta, centinaia di metri più a Nord.

Per essere più chiari e sintetici, le auto che dai viali potrebbero semplicemente voltare a sinistra per entrare nel centro storico a Porta San Vitale e a Porta Zamboni, debbono farlo da destra dopo un lungo giro, per un totale di un paio di chilometri.

Naturalmente, l’ampia Via Enrico Berlinguer che dalla rotonda di Via San Donato conduce alla Via Malaguti è riservata alla circolazione degli autobus. Questa strada ha una storia ragguardevole: ricavata dall’interramento dei binari della Stazione Veneta, hanno cominciato a costruirla da entrambi i lati. Sarà lunga al massimo trecento metri, eppure, a strada terminata e asfaltata c’era, a metà, un dislivello di 10 centimetri! Hanno rimediato? Macché, sempre per farci ridere, hanno lasciato il dislivello nell’asfalto, segnalando il salto con un pittura a scacchi per chi sale, ma invisibile per chi scende. Povero Berlinguer!

Non dico una parola su Via Irnerio, Via dei Mille e Via Marconi, un tempo grandi vie di scorrimento del traffico, oggi conciate per le feste.

Sicuramente lo scopo è stato raggiunto, senza per questo ridurre code e intasamenti. Meno auto, stesso caos.