La democrazia non è un’azienda

In questo articolo mi limito a proporre alcune osservazioni relative al solo articolo 49 del decreto-legge   16 luglio 2020, n.76,  cosiddetto ‘Decreto semplificazioni’, convertito in legge il 16 settembre 2020, che avrebbe meritato qualche discussione in parlamento. (Sull’iter del decreto si veda articolo precedente)

L’articolo 49 conserva il titolo del Decreto semplificazioni del 16 luglio 20200 n. 76: ‘Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle infrastrutture stradali e autostradali’. 

Dopo il crollo del viadotto Polcevera di Genova, noto come ponte Morandi, con decreto 28 settembre 2018, n.109 il governo  prevedeva di attivare un sistema di monitoraggio dinamico delle infrastrutture stradali e autostradali in relazione alle criticità determinate dall’attraversamento dei carichi pesanti.

Disponeva la sua sperimentazione per un periodo di 12 mesi, al termine dei quali avrebbe provveduto a richiedere alla società concessionarie dati appositamente uniformati alle esigenze del sistema, per procedere al monitoraggio della sicurezza delle strutture, ma anche al programma di opere per il loro consolidamento e manutenzione (art 14).

I primi tre commi dell’attuale articolo 49 riguardano soltanto le gallerie esistenti di strade e autostrade, al fine di classificarle e valutarne la sicurezza. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti indicherà entro trenta giorni del presente decreto le linee guida da adottare per programmare ispezioni e successivi interventi di manutenzione e messa in sicurezza.

Non si capisce perché distinguere  con due commi (1) strade e autostrade gestite dall’ANAS o da Concessionari autostradali dalle (2) altre strade e autostrade. Oppure si capisce troppo bene che non è ancora sciolto in seno alla maggioranza di governo destino e ruolo della società Atlantia di Benetton.

Il comma 3 propone l’ovvio e cioè che nelle more (delle indecisioni)  valgono le leggi e ordinanze vigenti in materia di sicurezza.

Il comma 4, finalmente, propone linee guida anche per classificare e monitorare viadotti, ponti, cavalcavia, previa individuazione e sperimentazione per un anno di un sistema di monitoraggio dinamico di tali infrastrutture. Il comma dimostra così come per i due anni precedenti non si sia fatto assolutamente nulla.

Si aggiunge soltanto che ANAS e Società autostradali debbono trasmettere i dati utilizzando un sistema di monitoraggio esistente: il Building Information modeling (BIM). (Che l’abbia scovato la brava Paola De Micheli, attuale ministro delle infrastrutture e dei trasporti?).

Questi sono i soli commi, invariati rispetto al 16 luglio 2020, che giustificano il titolo dell’articolo e hanno due scopi:

  1. ‘dare in pasto all’opinione pubblicare il miraggio d’una decisione, quando in realtà non s’è deciso un piffero’ / (Ainis)
  2.  assicurare una delega in bianco al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per dettare qualsivoglia linee guida senza bisogno di approvazione da parte del parlamento.

Più o meno da qui cominciano le modifiche al codice della strada. Mi faceva notare un amico che soltanto in Italia i rattoppi nel manto stradale asfaltato o comunque pavimentato sono la norma.

Parimenti, la legislazione italiana si modifica mediante rattoppi o microrattoppi. In realtà le leggi italiane sono esseri viventi e vanno concepite come piante.

Il codice della strada, tutto sommato, impegna ogni cittadino italiano dalla nascita alla morte, visto che in quanto animali al minimo deambuliamo o lo fa chi per noi. Un paio d’ore di navigazione in internet, o forse quattro, vi permetterà d scoprire come questo codice, nato, o meglio, rinato nel 1992, abbia visto crescere il suo tronco, prodursi nuove rami e foglie, mentre altri rami si  seccavano e altre foglie cadevano, indipendentemente dalla stagione.

Se dunque anche nelle sue finalità generali rientra la sicurezza delle persone nella circolazione stradale non è detto che la raggiunga.

Veniamo dunque alla prima e più importante innovazione. Mi distacco di proposito dalle minuziose descrizioni e raccomandazioni del testo, L’abuso attuale da parte dei ciclisti di percorrere i sensi unici in direzione contraria al senso di marcia degli altri veicoli, cessa di essere un abuso perché diventa legge.

Molto bene  per i ciclisti, ma a quali condizioni per tutti gli altri veicoli!: rispettare in ogni circostanza la precedenza loro assegnata per legge (persino quando si immettono nella strada da un ingresso privato!).

Fino al punto che, nell’unico caso in cui dovrebbero concedere la precedenza ai pedoni e cioè nell’ attraversamento delle strisce pedonali, non c’è bicicletta che si arresti, benché costituisca una violazione del codice stradale (finché non lo cambiano!).