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Codice della strada

La democrazia non è un’azienda Parte II

Codice della strada

La nuova legge prevede una descrizione minuziosa di una nuova tipologia. Strada urbana ciclabile. Tale strada, nella descrizione, dovrebbe avere il limite dei 30 km orari, o essere in zona a traffico limitato (ZTL).

In queste strade è consentito istituire (il termine è corretto, non scrivo costruire, in genere disegnare) corsie ciclabili, ma non necessario. Il ciclista è tenuto a utilizzare la corsia ciclabile, quando c’è. Del resto, il codice già prevedeva l’esistenza di piste ciclabili, come prevedeva strade riservate a ciclisti e pedoni, ma anche nel loro caso non limitava la possibilità di circolazione dei velocipedi alla loro esistenza.

La corsia ciclabile non è altro, dunque, se non una precisazione della precedente pista ciclabile e l’affianca. E’ tale quando rispetta il senso di marcia previsto per la strada ciclabile, di norma ma non necessariamente è collocata al limite destro della carreggiata, nulla è detto della sua larghezza, in compenso c’è una minuziosa descrizione della sua segnaletica orizzontale. Striscia bianca continua, e tuttavia intermittente e valicabile in determinate circostanze da altri veicoli, ivi compresa quella per le soste dei mezzi pubblici.

Tanta minuzia contrasta un po’ con la consuetudine di tutti i comuni di Itala. La segnaletica orizzontale in Italia ha un carattere, diciamo, ‘inaugurale’, si cancella col tempo, ed è praticamene invisibile in caso di pioggia.

Passiano finalmente alla più importantevera innovazione: ‘Corsia ciclabile per doppio senso ciclabile’. Già il nome è ambiguo: verrebbe da immaginare una corsia doppia riservata alle biciclette, divisa in due da percorrere in direzioni opposte. (comune in molti paesi e anche in Italia). Poiché sono corsie in cui i velocipedi circolano in direzione opposta all’unico senso di marcia previsto per tutti gli altri veicoli, tanto valeva chiamarla ‘corsia ciclabile per i sensi unici’.

Leggendo tuttavia la minuziosa descrizione, si tratta di una ciclabile costituita da una sola corsia, di norma posta al limite sinistro della carreggiata, caratterizzata da una striscia bianca intermittente, perché può essere valicata da altri veicoli.

Sta di fatto però che, nel caso che un’auto debba invaderla per poter proseguire la propria marcia, deve arrestarsi per tempo, di fronte a uno o più ciclisti in arrivo.

Un altro inconveniente di queste innovazioni è che, o non si fanno visto che sono opzionali, oppure per farle occorre limitare ulteriormente la possibilità di sosta dei veicoli privati. Ma anche ammesso che sia totale, nessun sindaco riuscirà a impedire la sosta di quanti forniscono merci e servizi.

Un’ultima perla sul trionfo delle biciclette appare all’art. 182. Il comma 1 prevede che i ciclisti debbono procedere in fila indiana. Ma adesso la disposizione non si applica più ai velocipedi su strade urbane ciclabili (comma 1bis). Mi sembra giusto, perché quattro o cinque motociclette possono sfrecciare affiancate, e le biciclette no?

Altra innovazione è l’istituzione della Zona scolastica, una zona urbana in prossimità di edifici scolastici, a protezione dei pedoni e dell’ambiente. Penso che l’innovazione sia legata alla diatriba dello scorso anno relativa alle responsabilità dei docenti quando gli studenti escono da scuola.

In questa zone, in determinati orari, può essere limitata o esclusa circolazione, sosta e fermata di tutte o alcune categorie di veicolo con ordinanza del sindaco, salvo scuolabus e autobus e auto con contrassegno per handicap.

In questo caso sono stato piuttosto minuzioso, per lasciare immaginare facilmente le possibili conseguenze rispetto alla consuetudine diffusa, non cervellotica, di portare a scuola e riprendere, con mezzi privati, alunni di nido, scuola materna, elementare, media.

Ultima innovazione (art 12 bis) è la possibilità che le multe per divieto di sosta o fermata vengano comminate dagli addetti ai trasporti pubblici o alla raccolta dei rifiuti. La presento così, alla buona, come l’hanno riportata i giornali. Invece l’articolo, che occupa un paio di pagine, andrebbe esaminato attentamente per capire che si tratta di materia sottratta alle forze di polizia municipale (a cui si accede per concorso).

Infatti non riguarda solo le violazioni dei divieti di sosta e fermata, ma anche di circolazione (nelle corsie degli autobus, ma anche altrove), prevede acquisizione di personale nelle partecipate dei trasporti e della raccolta dei rifiuti, con specifica mansione.

Detto personale redige e sottoscrive il verbale di accertamento delle violazioni, dispone la rimozione dei veicoli. Le partecipate per altro hanno il controllo esclusivo dei dispositivi automatici per la rilevazione di infrazioni per circolazione in ZTL e autovelox, ora consentiti anche sulle strade urbane.

Quale è stata la conseguenza della conversione in legge? Che ormai i ciclisti circolano contromano in qualsiasi tipo di strada urbana, a prescindere da qualsiasi tipo di ciclabile.

Al caos si aggiungono adesso i monopattini elettrici, non inclusi nel codice della strada. Come mai? Grazie al trucco della sperimentazione, iniziata nel 2018, rinnovata nel 2019, rinnovata nel 2020. Ma dal 1 gennaio 2020 (Guarda caso art. 33 del decreto milleproroghe) possono circolare su tutte le strade urbane con limite a 50 km, purché abbiano un potenza non superiore a mezzo kilowat, una velocità massima di 25 km all’ora su strada, e 6 km (si fa per dire) nelle zone pedonali.

Inutile aggiungere altro, perché tutti quanti assistiamo alle loro eleganti evoluzioni strada -portico-strada. Sono equiparati aI velocipedi, e possono circolare affiancati, ma non più di due.

La democrazia non è un’azienda

In questo articolo mi limito a proporre alcune osservazioni relative al solo articolo 49 del decreto-legge   16 luglio 2020, n.76,  cosiddetto ‘Decreto semplificazioni’, convertito in legge il 16 settembre 2020, che avrebbe meritato qualche discussione in parlamento. (Sull’iter del decreto si veda articolo precedente)

L’articolo 49 conserva il titolo del Decreto semplificazioni del 16 luglio 20200 n. 76: ‘Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle infrastrutture stradali e autostradali’. 

Dopo il crollo del viadotto Polcevera di Genova, noto come ponte Morandi, con decreto 28 settembre 2018, n.109 il governo  prevedeva di attivare un sistema di monitoraggio dinamico delle infrastrutture stradali e autostradali in relazione alle criticità determinate dall’attraversamento dei carichi pesanti.

Disponeva la sua sperimentazione per un periodo di 12 mesi, al termine dei quali avrebbe provveduto a richiedere alla società concessionarie dati appositamente uniformati alle esigenze del sistema, per procedere al monitoraggio della sicurezza delle strutture, ma anche al programma di opere per il loro consolidamento e manutenzione (art 14).

I primi tre commi dell’attuale articolo 49 riguardano soltanto le gallerie esistenti di strade e autostrade, al fine di classificarle e valutarne la sicurezza. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti indicherà entro trenta giorni del presente decreto le linee guida da adottare per programmare ispezioni e successivi interventi di manutenzione e messa in sicurezza.

Non si capisce perché distinguere  con due commi (1) strade e autostrade gestite dall’ANAS o da Concessionari autostradali dalle (2) altre strade e autostrade. Oppure si capisce troppo bene che non è ancora sciolto in seno alla maggioranza di governo destino e ruolo della società Atlantia di Benetton.

Il comma 3 propone l’ovvio e cioè che nelle more (delle indecisioni)  valgono le leggi e ordinanze vigenti in materia di sicurezza.

Il comma 4, finalmente, propone linee guida anche per classificare e monitorare viadotti, ponti, cavalcavia, previa individuazione e sperimentazione per un anno di un sistema di monitoraggio dinamico di tali infrastrutture. Il comma dimostra così come per i due anni precedenti non si sia fatto assolutamente nulla.

Si aggiunge soltanto che ANAS e Società autostradali debbono trasmettere i dati utilizzando un sistema di monitoraggio esistente: il Building Information modeling (BIM). (Che l’abbia scovato la brava Paola De Micheli, attuale ministro delle infrastrutture e dei trasporti?).

Questi sono i soli commi, invariati rispetto al 16 luglio 2020, che giustificano il titolo dell’articolo e hanno due scopi:

  1. ‘dare in pasto all’opinione pubblicare il miraggio d’una decisione, quando in realtà non s’è deciso un piffero’ / (Ainis)
  2.  assicurare una delega in bianco al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per dettare qualsivoglia linee guida senza bisogno di approvazione da parte del parlamento.

Più o meno da qui cominciano le modifiche al codice della strada. Mi faceva notare un amico che soltanto in Italia i rattoppi nel manto stradale asfaltato o comunque pavimentato sono la norma.

Parimenti, la legislazione italiana si modifica mediante rattoppi o microrattoppi. In realtà le leggi italiane sono esseri viventi e vanno concepite come piante.

Il codice della strada, tutto sommato, impegna ogni cittadino italiano dalla nascita alla morte, visto che in quanto animali al minimo deambuliamo o lo fa chi per noi. Un paio d’ore di navigazione in internet, o forse quattro, vi permetterà d scoprire come questo codice, nato, o meglio, rinato nel 1992, abbia visto crescere il suo tronco, prodursi nuove rami e foglie, mentre altri rami si  seccavano e altre foglie cadevano, indipendentemente dalla stagione.

Se dunque anche nelle sue finalità generali rientra la sicurezza delle persone nella circolazione stradale non è detto che la raggiunga.

Veniamo dunque alla prima e più importante innovazione. Mi distacco di proposito dalle minuziose descrizioni e raccomandazioni del testo, L’abuso attuale da parte dei ciclisti di percorrere i sensi unici in direzione contraria al senso di marcia degli altri veicoli, cessa di essere un abuso perché diventa legge.

Molto bene  per i ciclisti, ma a quali condizioni per tutti gli altri veicoli!: rispettare in ogni circostanza la precedenza loro assegnata per legge (persino quando si immettono nella strada da un ingresso privato!).

Fino al punto che, nell’unico caso in cui dovrebbero concedere la precedenza ai pedoni e cioè nell’ attraversamento delle strisce pedonali, non c’è bicicletta che si arresti, benché costituisca una violazione del codice stradale (finché non lo cambiano!).

Signor Presidente della Repubblica

Mi dispiace Signor Presidente, ma non avrebbe dovuto agire così:‘La difficile congiuntura economica e sociale’ non può essere un alibi per legittimare la conversione in legge del cosiddetto decreto semplificazioni.

Le stesse ragioni che l’hanno fatta ‘indispettire’, per usare l’eufemismo stupido di un giornalista di Repubblica, l’inserimento di norme eterogenee nelle leggi, già condannato dalla corte costituzionale nel 2019, il passaggio dai 65 articoli del decreto legge del 16 luglio 2020 a 109 articoli della sua conversione in legge, e ancora di più l’inserimento di oltre 15 pagine di riforme al codice della strada che, come lei osserva, ‘ha immediati riflessi sulla vita quotidiana delle persone’ senza uno straccio di discussione in parlamento, queste stesse ragioni, dico, avrebbe dovuto impedirle di firmare la legge e di rinviarla al governo.

Perché, Presidente della Repubblica, non c’è congiuntura economica e sociale che possa giustificare una deriva autoritaria del governo e del parlamento. Non la poteva giustificare nel 1922, non la può giustificare oggi. Lei di fatto rischia di rendersi complice di una coalizione di governo che, del resto, lei stesso ha autorizzato. Se poteva avere qualche dubbio nell’agosto 2019, non può averne alcuno oggi.

Il modo in cui l’esecutivo si è imposto in questo anno, grazie ai Cinque Stelle ma anche al PD, non lascia dubbi e, soprattutto, mostra la continuità tra questo modo autoritario di governare e il vero significato della riduzione del numero dei parlamentari e delle modalità di questo referendum, indetto in situazione di restrizione delle libertà dei cittadini.  

Guardi ‘LA Repubblica’ di oggi 12 settembre 2020, Signor Presidente: 4 paginoni sull’operato di tre procure contro Salvini, mentre il suo richiamo è relegato a pagina sette: un quarto di pagina sopra un enorme e colorato invito pubblicitario a visitare la Liguria. Il giornale ufficiale della sinistra PD usa Salvini, come i nazisti usavano i comunisti tedeschi. Dopo che il referendum sarà naufragato, spero che Maurizio Molinari abbandoni il giornalaccio.

A proposito, c’è stato un curioso scambio tra Paolo Mieli e Roberto Saviano. Roberto Saviano ha annunciato che voterà no al Referendum, Paolo Mieli gli rimprovera che gli manca la capacità di capire che cosa sia un compromesso di governo. Curioso, perché in base agli argomenti di entrambi, l’idea che i deputati alla camera siano 400 o 630 non fa differenza . Del resto, non pare faccia differenza neppure per il Presidente della Repubblica. E se persone così note, e stimate, così dedicate alla vita civile del nostro paese, la pensano così, vale la pena di starle a sentire?

Le tendenze autoritarie, per quanto mascherate o negate, lasciano indizi inequivocaboli. Tornando al messaggio ossessivo sul referendum e sulle elezioni di domenica 20 e lunedì 21 settembre, fate caso al contrasto tra il lungo e dettagliato annuncio e la raccomandazione finale di presentarsi al seggio elettorale con tutte le misure necessarie di prevenzione del contagio. Vale a dire: l’appuntamento è un abuso manifesto, ma adeguatevi! Un governo autoritario ha un bisogno spasmodico di ricordare ogni tanto chi comanda.

Altro indizio: l’annuncio è lungo e dettagliato, ma non esplicita la conseguenza più importante: se voti sì i deputati passeranno da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. Se voti no la costituzione non viene modificata.

Referendum: un’appendice

In merito all’imminente referendum confermativo i membri della corte costituzionale, – quali e quanti non ci è concesso sapere, ma sicuramente la maggioranza – hanno dimostrato una volta di più che considerano Gesù una brava persona, ma hanno ben altra stima per Ponzio Pilato. D’altra parte, il direttore del Fatto quotidiano, Travaglio, persona diversamente intelligente che predilige argomenti diversamente logici, ha accusato i giornalisti di Repubblica di essere dei voltagabbana, schierandosi per il no al referendum. In realtà l’ex direttore Ezio Mauro esprimeva in un articolo molti dubbi e perplessità sulla riduzione del numero dei parlamentari. La considerava tuttavia giustificata per una duplice situazione: l’unione europea da un lato e le regioni dall’altro hanno acquisito un ruolo molto più ampio nella produzione di leggi rispetto al parlamento nazionale.

Tuttavia, è proprio su questa premessa che mi sembra il caso di dissentire. In regioni con consigli regionali di 40-60 consiglieri in pratica è il governatore che fa le leggi. Altrettanto ristretto è l’organo che governa l’Europa e fa le leggi. Si aggiunga che nel parlamento italiano le leggi che giungono a discussione sono tutte direttamente proposte dal governo, cioè dall’esecutivo. Infine, si consideri, come si è detto, l’abuso di potere che sulla base dell’emergenza sanitaria ci ha riempiti di decreti del presidente del consiglio, di decreti legge approvati con voto di fiducia. In sostanza il parlamento, e in particolare la camera dei deputati, non solo ha perso la funzione legislatrice, ma anche il potere di controllo e di rettifica e persino di contrasto di leggi più o meno ispirate da involuzione autoritaria.  

E’ così difficile capire che chi governa tende a produrre leggi e regole che tendono a conservare il proprio potere, a favorire gli interessi dei partiti o dei singoli che lo compongono?

Sono tutte premesse che semmai suggerirebbero l’aumento dei deputati. In una repubblica con 400 deputati, di cui duecento dieci/duecento cinquanta riservati alla maggioranza (di cui 50 ministri o sottosegretari) restano 150 eroici deputati a contrastare la deriva autoritaria attuale e potenziale. La riduzione di un terzo delle due camere è proprio ispirato a questo disegno malvagio. Guardate la Polonia (38 milioni di abitanti) che ha subito mezzo secolo di regime comunista: adesso ha 460 deputati e 100 senatori, una proporzione simile alla Germania.

Da notare che l’unico referendum confermativo che ha avuto successo è quello sul titolo v, sulla devoluzione di molti poteri e ambiti legislativi dallo stato centrale alle regioni. Approvato con una partecipazione al voto di un terzo soltanto degli italiani. Se la costituzione propone il referendum popolare, quando non si raggiunge la maggioranza dei due terzi in entrambe le camere, l’aver permesso la mancanza di un quorum per il referendum confermativo dimostra solo che anche i padri fondatori sono stati un po’ ingenui, forse sull’onda di fiducia che il popolo sarebbe corso alle urne come nel 1946. Anzi un bel po’.

Qualche storico decente sostiene che fascismo e nazismo sono fenomeni marginali nella vita democratica odierna dell’Europa. Questo non ci salva assolutamente da peggiori involuzioni autoritarie prodotte dalla globalizzazione e dalla rete informatica. La prima costituisce enormi potentati economici capaci di contrastare qualsiasi stato nazionale. Quanto alla seconda, finché i criteri di diffusione e selezione dell’informazione sono quelli adottati da Google, Facebook, Instagram, Twitter, e persino dalla meritocrazia accademica delle Università americane, il futuro democratico di quei paesi che non conoscono ancora la dittatura comunista è assolutamente incerto. Istituzioni autenticamente democratiche non possono trovare consenso con i metodi con cui si raccomanda e si promuove, che so, la cucina vegana. o con cui le star della canzone si conquistano il successo.

Nessuno ci ha spiegato perché solo 400 deputati, perché uno su 150 mila abitanti! Senza riscontro in alcuna nazione europea. Imbonitori come il direttore del Foglio Claudio Cerasa, fin da bambino targato PD, ripete esattamente l’imbroglio di Conte e dice che sarà l’occasione per snellire i lavori del parlamento. Fa finta di ignorare che non sono mai stati tanto snelliti come oggi. Non c’è schifezza di decreto legge che non venga approvato con la fiducia, l’ultimo ieri…. Del resto anche la Confindustria non vede l’ora di snellire le aziende per produrre meglio e di più.

Bologna: culla della democrazia e del buon governo: Lunedì 7 settembre, la stagione culturale verrà inaugurata nella sala più importante della città, l’Archiginnasio, con la presentazione del libro dell’assessore alla sanità e la partecipazione di Bonacini. Una bella testimonianza di quanto sia libera, aperta, di spessore europeo la democrazia bolognese, perché di coronavirus si è parlato e si parlerà per mesi e anni ancora, mentre uno straccio di dibattito vero sul referendum che avverrà tra 15 giorni…. Per carità vogliamo forse che la gente vada a votare? Città metropolitana, o provinciale?

Referendum confermativo della riduzione del numero dei parlamentari

10 buone ragione per dire no, parte II

6)

Perché il si è raccomandato da costituzionalisti disinvolti.

Il primo motivo della riduzione del numero dei parlamentari è la riduzione della spesa pubblica. Persino il costituzionalista Valerio Onida, tanto favorevole alla riforma, dice che è una idea fasulla e lascia anche capire che risparmiare sui costi delle istituzioni democratiche è anche indecente.

Tuttavia Onida, con una disinvoltura che lascia perplessi, sostiene che la riduzione del numero dei parlamentari accontenterebbe il rancore degli italiani verso i politici. Al giornalista che gli chiede come mai questa volta sia favorevole alla riforma visto che è stato contrario al progetto di riforma sia di Berlusconi che di Renzi, risponde, con un candore che di nuovo lascia perplessi, perché mentre gli altri progetti erano complessivi, questo invece è semplice: riduce di un terzo il numero dei parlamentari. Prima si riduce il numero, poi si vedrà. Sarà un’occasione unica per modificare certe prassi, e persino la funzione paritetica tra camera e senato. Non dubito che trattandosi di un professore universitario, con un decennio trascorso alla corte costituzionale, sappia bene come funzioni collegiali possano essere snellite distribuendo le incombenze tra i singoli, e quanto a prassi già accenna all’idea di evitare discussioni nelle commissioni. Ultimo motivo di sconcerto: il quesito referendario è semplice e chiaro, il cittadino deve scrivere sì o no. Perché sì o perché no, secondo Onida, non è problema del cittadino.

Il 25 aprile 2010 a Reggio Emilia Valerio Onida diceva: “Per usare le parole di un grande costituente, eventuali riforme, cambiamenti, modifiche, emendamenti della Costituzione, non possono attuarsi ‘in forza di una leggina deliberata quasi di sorpresa, con una maggioranza fittizia ed effimera, ma solo in forza di un atto solenne, che sia espressione sicura della maggioranza del popolo italiano’. E, aggiungerei io, di una maggioranza ampia e concorde”.

7)

La drastica riduzione del numero dei parlamentari è stato uno dei principali obbiettivi dei Cinque Stelle nella campagna elettorale e nel loro programma di governo. Sono stati i campioni dell’antipolitica e nei confronti degli altri partiti il loro disprezzo e il loro desiderio di spazzarli via dal parlamento è stato motivo ricorrente della loro campagna elettorale. Perfettamente in continuità con la loro azione di governo che non si stancano di chiamare il governo del cambiamento.

Senonché i partiti politici sono riconosciuti dalla Costituzione Italiana ed approvata la loro funzione di orientamento del corpo elettorale. Quello invece che non è previsto, né prevedibile dalla nostra Costituzione è un movimento o un partito come i Cinque Stelle, incardinato come è nella rete informatica. Ora se fosse un movimento o un partito assimilabile agli altri partiti, con una precisa funzione per promuovere determinati candidati e determinati programmi di governo non ci sarebbe nulla da obiettare. Ma c’è la piattaforma Rousseau con la sua pretesa di democrazia diretta. Di fatto non è un segreto per nessuno che determinate scelte governative devono ricevere preventivo approvazione o condanna da parte del movimento per il tramite informatico della piattaforma Rousseau. Trovo per altro incredibile che ci siano giuristi, politologi, filosofi che si sono prodigati nell’esame, per esempio, del sovranismo, e nessuno che discuta il carattere e il pericolo di deriva autoritaria di un movimento nato e fiorito nella rete informatica.

Personalmente penso che i Cinque stelle costituiscano una società segreta al pari, per fare un esempio, della loggia massonica di Lucio Gelli. Dei trentamila o centomila che ne fanno parte ignoriamo identità, professione, residenza, secondo quali regole o requisiti vengono a far parte del movimento, o ne sono esclusi. Non sappiamo con quali tecniche informatiche vengano a costituirsi le loro decisioni governative. Non sappiamo se davvero il voto di ciascuno produca il risultato, o se ci siano raggruppamenti intermedi.

 Quello che sappiamo con sicurezza è che da un lato vogliono ridurre in modo cospicuo la rappresentanza parlamentare e l’influenza dei partiti politici tradizionali e che, dall’altro vogliono imporre la rappresentanza e l’influenza di un dispositivo informatico come la piattaforma Rousseau. In sintesi, temo che non realizzi l’ideale di Jean-Jacques e che la loro democrazia sia diretta nel senso che è diretta, da uno o più direttori.

8)

La riduzione del numero dei parlamentari non solo danneggerà la capacità di rappresentanza delle regioni più piccole, ma danneggerà le formazioni minori, quasi che fosse un male dal punto di vista democratico la presenza di più partiti, tanto a destra che a sinistra, o per dir meglio, tanto nella maggioranza quanto all’opposizione. Non è un mistero che i cinque stelle promotori della riduzione hanno da sempre osteggiato, in parlamento e fuori, la legittimità dei dissidenti e vorrebbero le dimissioni del parlamentare dissenziente. Anche questo è un insulto alla costituzione italiana, perché in Italia, esattamente come in Germania, nessuno dei parlamentari può essere costretto ad aderire alle opinioni e decisioni del proprio gruppo parlamentare.

 Sono propenso a credere che una così drastica riduzione del numero dei deputati abbia potuto ottenere l’approvazione degli altri partiti per il medesimo calcolo politico. Zingaretti pretenderebbe un solo partito democratico o una sola sinistra; anzi proprio non arriva a capire perché mai ce ne dovrebbe essere più d’una. Salvini, allo stesso modo, spera di ereditare la guida della destra e assorbire la diaspora di Forza Italia.

9)

Perché, come ha ricordato Michele Ainis, il 23 febbraio è stato approvato dal governo il decreto legge numero 6 del 2020 che è praticamente una delega in bianco all’uso dei famigerati dpcm, decreti del presidente del consiglio, con cui Giuseppe Conte ci ha sommersi. Perché Giuseppe Conte si è costruito una rete di consulenti di dimensioni inusitate dai precedenti presidenti del Consiglio, che fanno riunioni che vengono secretate. Perché altri decreti legge sono usati di nuovo come deleghe in bianco, con decine di articoli che vengono approvati senza preventiva discussione. Come mi è capitato di osservare più volte in questo sito, ‘il lago di norme varato per decreto’ (l’espressione è di Michele Ainis) è redatto nelle forme più incomprensibili possibili, senza possibilità di discernere ciò che ha rilevanza generale e durevole e ciò che è minutaglia effimera.

Del resto per valutare l’immensa malafede di questo presidente del Consiglio, basterà leggere questa breve affermazione che espone nel sito della presidenza del consiglio per giustificare la riduzione del numero dei parlamentari:

“La riforma consentirà all’Italia di allinearsi al resto d’Europa: l’Italia, infatti, è il paese con il numero più alto di parlamentari direttamente eletti dal popolo (945); seguono la Germania (circa 700), la Gran Bretagna (650) e la Francia (poco meno di 600)”.

  1. Dato e non concesso che l’Italia debba allinearsi (si va in guerra?) al resto dell’Europa, perché cita tre paesi, non potrebbe allinearsi con gli altri 24, sicuramente più piccoli, ma complessivamente assai più affollati?
  2. Il difetto dei parlamentari italiani è di essere direttamente eletti dal popolo (camera e senato); ma che democrazia volgare! Molto meglio senatori a vita (a proposito perché cita la Gran Bretagna che se ne va e non la Spagna in cui camera e senato sono eletti dal popolo, come da noi), oppure senatori eletti da una cerchia ristretta (le regioni come in Francia), i Land come in Germania.
  3. Questo inaffidabile imbroglione pur di dire che i nostri sono troppi, si affida a un criterio irrilevante (o se vogliamo meno democratico) confronta la totalità dei nostri parlamentari con i soli deputati di Germania, Gran Bretagna e Francia.
  4. Come se la diversa modalità elettorale cambiasse la funzione di camera e senato, quella di fare le leggi (come avrebbero voluto i padri della democrazia moderna) o almeno di approvare o meno chi vorrebbe imporre le proprie.

Vale la pena tuttavia visitare questo sito di Giuseppe Conti, per capire come votare, quali rischi corre la nostra democrazia.

Consiglio in particolare di cliccare sulla voce Gallerie. Vi troverete 520 foto di Giuseppe Conte in tutti i luoghi e per tutte le occasioni, a testimonianza dei suoi 700 giorni di governo. Il sedicente avvocato del popolo è dotato di una irrefrenabile stima di sé e del suo ruolo nei destini della nazione.

10)

Esattamente un anno fa ho iniziato la pubblicazione dei miei articoli – non era per questo scopo che avevo iniziato il mio sito – commentando una delle pagine più nere della vita della nostra repubblica. Contro i comizi in spiaggia di Salvini il 20 agosto 2019 abbia assistito, con una campagna ben orchestrata da giornalisti cartacei e televisivi, alla celebrazione della centralità del parlamento, rivendicata dal tutti i partiti, in un crescendo di interventi di generale e indicibile ipocrisia culminati nel discorso di Giuseppe Conti, che accusava Salvini di anteporre l’interesse del suo partito all’interesse del paese, ma intanto si sottraeva alla verifica parlamentare della fiducia, dando le dimissioni, un atto di incredibile coraggio e abnegazione da parte di chi con Grillo Zingaretti e Mattarella aveva già programmato la nuova maggioranza giallorossa. Dopo soli 40 giorni, nella prima decade di ottobre, questi parlamentari così convinti della centralità del parlamento hanno votato quasi alla unanimità la riduzione del numero dei parlamentari. Dalla centralità del parlamento si è passati alla centralinità del parlamento, il parlamento come cassa di risonanza pubblicitaria del governo, come abbiamo potuto verificare nelle successive dirette televisive. E visto che si tratta di call center, tanto varrebbe servirsi di parlamenti albanesi, romeni o tunisini.

Per essere più espliciti e più chiari per qualsiasi lettore, e riprendendo le riflessioni già compiute sulla divisione e indipendenza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, in tutti i modi in questi anni e soprattutto nell’ultimo biennio il potere legislativo che rappresenta il cuore della democrazia, è stato represso non solo nella sua funzione legislativa, ma soprattutto nella sua funzione di controllo dell’azione di governo. Quando il potere esecutivo con la complicità del potere giudiziario distrugge o reprime il potere legislativo la democrazia è compromessa senza bisogno di ricorrere all’incendio del Reichstag.

Referendum Intermezzo

Qualche calcolo: abitanti e parlamentari

PaeseAbitanti (milioni)DeputatiCamera AltaTotale
Germania8570969778
Inghilterra67650770/8001420/1450
Francia65577348925
Italia61630314945
Spagna47356208564 (1)
Polonia39460100560

Numero abitanti per parlamentare e per deputato:

Germania  rispetto al totale  1/ 109 mila                    rispetto alla camera                       1/120mila

Inghilterra  risp totale           1/46 mila ……… …rispetto alla camera                         1/103 mila

Francia  risp totale                1/70 mila                          rispetto alla camera                         1/112 mila

Italia  risp totle                     1 /64 mila                           rispetto alla camera …… ……. 1/96 mila

Spagna risp totale                1/83 mila                            rispetto alla camera ………… .1/132 mila

Polonia risp totale                 1/69mila……… ……rispetto alla camera ……… ….1/ 84 mila

Se vincono i si al referendum

Italia  se 400 + 200

Italia  risp totale                1 /101 mila                             rispetto alla camera                     1/152 mila

Nota bene: alcuni forniscono dati diversi, in base alle modalità di elezione, ma sono tutte cariche elettive e analoghe le funzioni

(1) In Spagna vanno aggiunti altri 58 senatori eletti in modo indiretto, per un totale di 622 parlamentari, 1/75000 abitanti. Francia, Italia, Polonia e Spagna si collocano dunque tra 64/75 mila abitanti per parlamentare. Costituiscono eccezione la sola Inghilterra e la Germania.

Referendum confermativo della riduzione del numero dei parlamentari

10 BUONE RAGIONI PER VOTARE NO

Sono certamente consapevole che la mia sia una voce tra le tantissime  su una questione dibattuta da tantissimo tempo. Se ho la presunzione di aggiungerla, è perché sono state dette tante falsità e vengono taciute tante altre verità.   

  Parte I

1)

Indire un referendum che abbia rilevanza costituzionale in piena emergenza coronavirus  è una assurdità manifesta, visto che lo stesso governo ha annullato la data prevista per il 29 marzo scorso. Sostenere che ora ci sono norme di distanziamento, eccetera non è una modifica favorevole, ma contraria, visto che tali norme impediscono lo svolgimento di normali discussioni pubbliche tra cittadini.

2)

L’abbinamento del referendum su una modifica permanente della costituzione con le elezioni regionale e comunali che hanno effetti temporanei è un abuso da parte della maggioranza governativa.

Come ha opportunamente esemplificato il costituzionalista Michele Ainis nello stesso seggio elettorale verrà scelto il nuovo governatore della Puglia, il sindaco di Voghera o di Milazzo e l’assetto permanente delle Repubblica Italiana, con una alterazione territoriale nell’afflusso dei votanti (più bassa dove manca un’elezione locale). Paradossalmente, aggiungo io, anche un’alterazione qualitativa, perché l’elezione locale del governatore e/o del sindaco rischia di far passare assolutamente in secondo piano la modifica permanente della costituzione.

C’è bisogno di citare Guicciardini e il sommo difetto degli italiani :la loro attenzione esclusiva al particulare? Sicché una sentenza famosa risorgimentale sarebbe stata più corretta così: L’Italia è fatta, ora bisogna disfare gli italiani. Che l’abbinamento fosse indigesto è apparso chiaro – come ha notato Giovanni Maria Flick – visto che Il PD ha ceduto solo dopo ripetuti rifiuti, per evitare una crisi di governo.

3)

La corte costituzionale è in difetto. La corte costituzionale ha respinto il ricorso, si dice. In realtà la corte costituzionale non si è pronunciata sull’abbinamento che, comunque, la costituzione vieta esplicitamente per i referendum abrogativi. Come usa nella stragrande maggioranza dei casi, la corte costituzionale ha giudicato inammissibile il ricorso. Per limitarci al ricorso del comitato di promozione del referendum, la corte ha considerato il soggetto ricorrente non riconosciuto dalla costituzione. Mi limito a far notare che se il comitato di promozione del referendum non ha titolo per giudicare l’opportunità di un abbinamento, ci si chiede quale altro soggetto avrebbe titolo. Per chi ha letto qualche cosa in questo sito, mi permetto di dire che un volta di più il sistema  giuridico fa a pugni con il buon senso (e con i principi democratici). Il governo ha diritto di stabilire le modalità e il popolo no?

4)

Confronti discutibili con gli altri paesi dell’Europa. La stragrande maggioranza dei 28 paesi europei ha un rapporto tra numero di parlamentari e popolazione superiore a quello Italiano.

Resta significativo il confronto con pochi paesi: la Germania, l’Inghilterra, la Francia, la Spagna, la Polonia.

Cominciamo con il paese che ci assomiglia di più per popolazione, parlamento e tradizioni giurifiche: La Francia ha 577 deputati e 300 senatori. Perché dovremmo passare a 400 e 200?

Dicono, lo vorrebbe Macron, ‘tan pis pour Macron‘ e per di più la Francia è una Repubblca Presidenziale, la nostra è parlamentare, lo vuole il comico Grillo e il manettaro Travaglio.

Riguardo all’Inghilterra basta sommare ai loro deputati il numero dei Lord per vedere che non c’è confronto.

La Spagna ha il numero più basso di deputati: 356. vero ma ha anche 15 milioni in meno di abitanti. Inoltre quest’anno è andata tre volte alle elezioni per l’impossibilità di fare un governo. Non pare che il numero basso di deputati sia d’aiuto!  Abbastanza simile il caso della Polonia con 38 milioni di abitanti.

Lascio per ultima la Germania con i suoi 85 milioni di abitanti e 709 deputati. E’ sciocco confrontare i 709 deputati con i 945 parlamentari italiani. Nessuno dimentica che, grazie alla ‘costituzione più bella del mondo’, normalmente ogni disegno di legge passa più volte dall’una all’altra camera. Renzi aveva proposto una modifica sostanzialmente ispirata al modello tedesco, ma siccome ci aveva messo la faccia i suoi compagni di partito non hanno perso l’occasione per cancellare il rottamatore (però i suoi giovani compagni Orlando. Speranza, Del Rio,  eccetera sono tutti ministri).

5)

Si dice anche che i nostri parlamentari sono i più pagati del mondo. Mi piace citare Famiglia cristiana che correttamente scrive sui parlamentari italiani: stipendio mensile netto 5346 ( ma tace che il lordo è pari a 10345) + 3503 di diaria + 3690 spese per l’esercizio della prorpria funzione: totale 125390. Se si aggiungono spese per traporto e telecomunicazioni si arriva correttamente  a 144000 euro l’anno; a questo punto la somma viene paragonata agli 84 mila euro lordi circa del deputato tedesco.

Ecco lo scandalo! Cioè si confronta lo stipendio lordo del deputato tedesco con il netto del deputato italiano + le spese d’esercizio della propria funzione, dimenticandosi che molte di queste spese servono per collaboratori consulenze ricerhe ecc. Cifre veritiere, ma confronto imbecille o imbroglione.

 Perché ai 7009 euro dello stipendio lordo su cui il deputato tedesco paga regolarmente le tasse  si aggiunge ‘un forfait esentasse per le spese pari a 3647 euro’ (come quello italiano) (pag 34)  e inoltre (pag. 20)  si dice che il deputato ha un ulteriore dotazione in natura e denaro. Quanto a natura il parlamento aggiunge all’edificio che chiamano ancora Reichstag, altri tre edifici di notevolissime dimensioni, che assicurano a ogni parlamentare tedesco una quantità di servizi e ausili per l’esercizio delle proprie funzioni. Inoltre un altro importo forfettario, per pagare assistenti, consulenze ecc. Trasporti e telecomunicazioni gratuite. In breve, uno stipendio assolutamente paragonabile e probabilmente superiore a quello dei nostri deputati.

Da dove ricavo queste informazioni? Semplice: dal depliant (versione 2006) che mi hanno dato quando ho visitato il parlamento tedesco. Tra l’altro vi si dice che il costo del parlamento assomma a 540 – 560 milioni di euro e hanno il buon senso di aggiungere 7 euro per ogni tedesco.

Ora io non so quanto costa il nostro parlamento, ma, se anche fosse il doppio o il triplo per ogni italiano, sarebbe sempre meno di quanto ci costa, per abitante, il canone Rai. Perciò se vogliamo risparmiare, risparmiamo su questo servizio, abbondantemente nutrito dalla pubblicità. Mentre i tedeschi sostengono che il bundestag è il cuore della democrazia, sono fieri della loro cupola di vetro da cui ogni cittadino o turista può guardare l’aula destinata alle rare sedute plenarie, sono fieri del loro 3 milioni di visitatori all’anno,  perché i tedeschi non dimenticano che nel 1933 il loro Reichstag andò in fiamme pochi giorni prima della consultazione elettorale, che neppure dando la colpa ai comunisti assicurò a Hitler la maggioranza governativa.

Rai o EIAR?

Tecniche di disinfomazione del disservizio pubblico

Nei lunghi mesi di confinamento in casa per il coronavirus, la Rai  inviava a tutte le ore una sorta di messaggio intimidatorio che cominciava così: AIUTA LA PROTEZIONE CIVILE con una donazione per la sanità…. Seguiva, come una sventagliata di mitra, la lettura scandita dell’Iban della protezione civile 17 cifre , e quel che peggio, pieno di zeri Zero,zero …. zero zero zero .

Confesso che non ci sono voluti molti giorni, perché si instaurasse  dentro di me una sorta di riflesso e mi precipitassi a spegnere il televisore. Fastidio e rifiuto, questo il risultato.  A TV spenta e quiete in casa mi sembrava poco rassicurante una protezione civile che chiedeva aiuto ai cittadini, suppongo, da proteggere. E hanno ricominciato a spararlo adesso!

 Sarò male informato, ma a tutt’oggi non si conosce né l’ammontare né l’esito di queste donazioni.  So che, con disappunto di Travaglio, nemico giurato di Bertolaso, è stato nominato per l’emergenza un supercommissario, di nome Arcuri, ma, con sollievo di Travaglio, Giuseppe Conte ha fatto di tutto e di più perché neppure per un attimo il supercommissario gli rubasse la scena.

Ma non divaghiamo. Adesso la Rai trasmette un nuovo messaggio altrettanto intimidatorio con la stessa frequenza del precedente che riguarda il 21 e 22 settembre, relativo al referendum confermativo per la riduzione dei numero dei parlamentari, alle 7 elezioni regionali, alle 1000  elezioni comunali, a due parlamentari.

Qualcuno mi ha detto che non ha capito niente del messaggio, neppure se in Emilia, da dove scrivo, dobbiamo andare a votare  o no. In compenso il messaggio è scandito e minaccioso e, francamente, sembra, come e più del precedente,inventato per irritare l’ascoltatore e indurlo a disertare i seggi elettorali, tanto più che le elezioni serviranno a chiudere le scuole appena riaperte, o a rimandare l’apertura.

Che la Rai sia impegnata a sabotare l’elezione?

Paranoia? Il parlamento sempre convocato per approvare leggi  o provvedimenti solo con voto di fiducia, question time trasmesse in diretta (quando mai prima?) per giustificare l’azione di governo, ma soprattutto, non ci è forse toccato in questi nove mesi ascoltare più messaggi del presidente del consiglio a reti unificate che in tutta la nostra vita precedente?

Quando poi una delle tre reti Raie era privata di questo nobile privilegio, si consolava riassumendo i   monologhi mentre trasmetteva da palazzo Chigi foto (persino ritoccate) del Presidente del Consiglio, ma più spesso video: ecco Conte al suo tavolo che scruta, legge, corregge, studia corposi fascicoli, oppure ripassa ad alta voce i suoi discorsi srotolando tra mani, intente in ampie volute, i suoi argomenti. Un principe, in una sala principesca, il cui profilo si staglia sulla Santa Agnese del Domenichino. Ma non è tutto. Molti altri video lo riprendono mentre si aggira nella sua dimora, andando avanti e indietro per i corridoi.

Qui devo far pausa, perché i video di Conte visto di spalle che cammina per i corridoi di palazzo Chigi, a testimonianza certa che lui solo ci porterà fuori e a testa alta dall’incubo del coronavirus, sono stati davvero tanti,… a tal punto che anche Di Maio deve essere sbottato pretendendo dalla Rai carrellate del suo di dietro mentre si aggirava per altri corridoi.

 Tanta piaggeria da parte dei tg Rai che a un certo punto su Rai due qualcuno si deve essere vergognato. Sono pronto a giurare sulla verità di quanto segue:

Tempo fa, cercavo su Raiplay testimonianza di un ennesimo episodio del genere per due righe di satira. Ebbene la diretta in questione, prima di essere archiviata su Raiplay, era stata modificata con tanto di nome e cognome di chi aveva alleggerito la genuflessione, per sfuggire al ridicolo ma soprattutto alla vergogna!

Si dirà: ma la Rai dedica al referendum confermativo apposite trasmissioni di dibattito. Si, ne ho vista una su RAI uno: quattro persone in piedi di fronte a un leggio che devono rispondere alle dieci domande di una voce fuori campo (di chi?), due per il sì, due per il no, con un esponente  per il sì che rinuncia a favore del compagno. Due tre minuti a testa per le risposte, mentre il cronometro scandisce i secondi.

In breve, tantissima cura per l’imparzialità del dibattito, a costo di renderlo stupido e indigeribile. Al solito, l’unica testimonianza meritevole di ascolto è stata quella della portavoce del partito radicale che si è chiesta come mai al dibattito partecipassero strani comitati dai nomi insignificanti, e non già i partiti politici, a cominciare dai Cinque Stelle che hanno fortemente voluto la riduzione di un terzo dei parlamentari per un risibile risparmio economico.

Insomma una farsa, esattamente simile a quelle destinate alle elezioni regionali, per cui d’imperio gli verrà sequestrata l’alternativa intelligente: la trasmissione di storia di Paolo Mieli. Noi in Emilia l’abbiamo subita questo inverno: stessi turni di due o tre minuti per tutti i possibili aspiranti a governatore, malgrado tutti sapessimo che i candidati veri erano solo due Bonacini e la candidata della lega. Un regolamento approvato a maggioranza dal  consiglio regionale precedente e vincente!

Va detto che l’ossessivo comunicato sulle elezioni del 20 e 21 settembre  reca il timbro della Repubblica Italiana, a testimonianza della affidabilità e obbligo della dichiarazione. Un tempo i signori di Italia rendevano ufficiali e legali i loro messaggi sbandierando stemmi multicolori  (le sale dell’Archiginnasio di Bologna ne sono pieni). I nuovi signori della politica agli stemmi sostituiscono i timbri. Per questi ed altri timbri Giuseppe Conte ha una vera passione, da collezionista.

Mercoledì 26 agosto, ore 20:35, Rai due:  Presentando gli argomenti del telegiornale lo speaker afferma che scuola e referendum hanno occupato la giornata politica. Di scuola si parla 10/15 minuti, di referendum un minuto solo per mostrare Zingaretti che dice che voterà si alla riduzione del numero dei parlamentari. Del resto, il 14 settembre riapriranno le scuole e possiamo immaginarci il diluvio di polemiche nei giorni successivi. Perciò il referendum passerà inosservato! A riprova di quanto ho detto finora!

Tra l’altro è incredibile che dopo infinite discussioni solo oggi si accorgano che debbono risolvere il problema di come  andare e tornare da scuola, rispettando le distanze di sicurezza. Con Bonacini che fa da paciere tra governo e regioni, e si dichiara fiducioso che il governo risolverà anche questo problema.

Ma Azzolina, Conte e i suoi affollati comitati scientifici non conoscono i diagrammi di flusso sulle operazioni da eseguire per l’esecuzione di un algoritmo, roba che i bambini oggi imparano alla materna? Non era il problema preliminare da risolvere?

Giovedì 27, alba. Referendum: leggo sul cellulare Bonacini si schiera per il Sì, senza se e senza ma. C’era da dubitarlo?

Detto questo rinvio la discussione del referendum ai prossimi articoli.

Della serie la sinistra è sinistra e non è una tautologia

Nel caos forsennato di dichiarazioni di esperti di qualsiasi cosa di tutto il mondo più o meno collegati all’emergenza coronavirus avevo deciso di abbandonare la scrittura di articoli.

Tuttavia è capitata una questione interessante in uno degli argomenti che più mi sta a cuore: il sistema giudiziario degli Stati, il linguaggio giuridico, l’organizzazione della giustizia, l’indipendenza dei poteri, la titolarità dei diritti, ecc.

Partirò con una domanda: si può sanzionare con una multa o con multe a raffica l’esercizio di un diritto, un diritto che qualsiasi organo pubblico di governo non può rifiutare?

Il buon senso direbbe di no, l’educazione democratica direbbe di no. Eppure è successo nella città di Bologna e può succedere a tutti, nella città che ha visto le sardine in gran numero cantare ‘Bella Ciao’ durante la campagna elettorale di novembre, dicembre e gennaio scorso per sostenere la candidatura di Bonacini al governo della regione.

La questione è semplice. Io risiedo nella ZTL (zona a traffico limitato) da almeno 35 anni in abitazione di proprietà, con auto di proprietà e né la Regione Emilia-Romagna né il Comune di Bologna mi possono impedire di circolare con la mia vettura per entrare e uscire dalla ZTL. In tempi normali si intende, a prescindere della emergenza Coronavirus.

Eppure mi è pervenuta una multa che ho pagato dopo due giorni, ma mi è arrivato subito l’avviso di  un’altra e non so quante altre ne arriveranno, mentre sono confinato in casa.

Il motivo? Perché per esercitare un sacrosanto diritto occorre un contrassegno, una volta rinnovato di anno in anno; invece, da almeno 10, 12, 15 anni (chi lo sa?), bastava una vetrofania con scadenza ‘a fine requisiti’ (tutt’ora esposta sulla mia auto). Adesso il contrassegno è eliminato, come per il bollo della tassa di proprietà o il bollo dell’assicurazione. Ma, attenzione: è stato inventato il contrassegno virtuale ed è necessario. Grazie a Iperbole, ve lo procurate in cinque minuti e nessuno può impedirvelo, a patto di avere residenza, auto di proprietà e patente.

Ma allora perché tante multe per il sottoscritto? Semplice: il contrassegno è stato tanti tanti anni fa consegnato al proprietario dell’auto (ora mia con la stessa targa), mia moglie. Questo impediva di circolare al coniuge e altri familiari anche da soli? Niente affatto.

Badate.  Mia moglie è morta nel 2012. Era gravemente malata e io avevo avuto anche il contrassegno per handicap come accompagnatore. Non appena ricevuto il certificato di morte un avviso perentorio e immediato mi ha subito condotto a restituire il contrassegno dell’handicap. Nessuno mi ha avvisato che avrei dovuto richiedere un nuovo contrassegno ztl, per aver cambiato proprietà e assicurazione quando mia moglie si era aggravata.

L’on. Bersani, manco fosse una lavandaia d’altri tempi, sfoggiava quando era leader lenzuolate di liberalismo. Per esempio, il provvedimento grazie al quale le sue figlie dal primo giorno di patente godevano della classifica di merito paterna per l’assicurazione civile (ottima visto che il padre non guidava mai). Di Maio, peraltro, ha proposto che tutti i familiari godano della classifica di merito del più virtuoso. Insomma il merito, che è strettamente personale, si estende ai componenti della famiglia, i diritti del singolo richiedono appositi permessi.

Sono stato all’ufficio Tper  (via san Donato 25) senza altro esito che il consiglio di rivolgermi al giudice di pace lì a fianco. Sono stato al comando della polizia locale (via Ferrari 42) che riceveva solo per appuntamento, ma era ancora chiuso. L’appuntamento richiesto per telefono mi è stato negato. ‘Doveva iscrivere l’auto a Tper’.

Une sciocchezza perché Tper è nata il 1° febbraio 2012 e la mobilità sostenibile gli è stata affidata per appalto solo nel 2014. Quale era la regola prima? Non è dato sapere.

Tper ostenta Trasparenza in ogni sito. Verifichiamola.

Nel 2012 ha sostituito la ATC, l’azienda del traporti comunali di Bologna. E’ un’azienda, recitano i siti, a totale partecipazione pubblica. Partecipazione azionaria: 46% regione Emilia Romagna, 31% Comune di Bologna , 11% Citta metropolitana di Bologna (recente invenzione di lawmakers di sinistra – uso la dizione americana ‘fabbricanti di leggi’ molto meno asettica per sostituire il termine legislatore caro ai nostri giuristi e magistrati ). Insomma parole altisonanti per assicurare che il governo dell’azienda è per   il 95% nelle mani del PD ex ex ex PCI bolognese e lo rimarrebbe anche se per avventura il PD—ex ex ex Pci perdesse il sindaco. Naturalmente c’è un bel numero di altre partecipazioni e successive acquisizioni di società di trasporti sempre nella zona più orientale della Regione, tra cui 13 partecipazioni in società non nominate, tutte insignificanti dal punto di vista decisionale .

Nel 2014 come ho detto, la Regione ha affidato la mobilità locale (evidentemente prima affidata alla polizia locale o municipale) a Tper, si dice per appalto.    Che mese? Il nuovo sistema di rilevamento informatico è omologato dal dipartimento delle infrastrutture e dei trasporti nel luglio 2014, (allora affidato al ministro Maurizio Lupi di Nuova forza italia, come compenso elettorale da parte di Renzi,  per poi sottrarglielo nel 15 e darlo al PD Del Rio) Ora io pensavo che gli appalti richiedessero gare di appalto, e andassero  rinnovati. Ma evidentemente ci sono tipologie diverse e sarebbe interessante sapere quali lawmakers e quando, quale partito regnante, è stato inventato questo appalto senza scadenza. Che costituisca una innovazione di dubbia legalità è esplicito, visto che le sanzioni per violazione sono a carico della polizia locale. Tper però gestisce le telecamere automatiche che registrano la circolazione (gestisce forse anche la taratura e il controllo), stabilisce modalità e tipologia dei permessi, di cui per altro possiede la titolarità, annovera tra i suoi 2500 dipendenti i giovanotti che segnalano le violazioni, spesso sbagliando, un compito che normalmente spetta ai cosiddetti vigili urbani. Evidentemente la nuova legalità lo consente.

E’ interessante però il risultato. Si tratta come un privilegio invece che un diritto la mobilità con automobile dei residenti. Qualcuno potrebbe obiettare, ma non è un diritto, il comune potrebbe vietare la circolazione privata nella ZTL. Si, e qualcuno potrebbe fare la rivoluzione… Per dire, sarebbe ignorare che Bologna se non vanta il più grande centro storico d’Europa (lo vantava eccome, ma poi s’è messa in mezzo Torino) sicuramente vanta il-più-grande-numero-di-parcheggi-privati (e spesso molto sotterranei)-nel-centro-storico d’Europa e forse del mondo e nessuno si martella le dita da solo, sia di destra o di sinistra, maschio o femmina, laico o prete.

Per converso, nell’ansia di recupero del voto giovanile, i titolari di ogni genere di veicolo a due ruote, residenti o non residenti, italiani o stranieri, possono liberamente (e selvaggiamente) circolare e sostare nel centro storico. Non solo, ma in base a una legge italiana, possono circolare nelle corsie preferenziali del servizio pubblico. Quanto alle biciclette (e ai monopattini) è pia aspirazione della sinistra, mascherata sotto il pretesto dell’ecologia sostenibile, di garantire per legge ogni violazione attualmente tollerata.

Aggiungete il costume – sicuramente autorizzato e raccomandato dal Comune o dalla Regione, di inviare le multe l’ultimo giorno utile cioè il 90° – e si può capire che io dovrò versare 75,10 x 90 = 6759 euro al comune a patto di fare versamenti quasi quotidiani, altrimenti 9000 euro. Viva però il coronavirus che mi ha impedito l’uso dell’auto quasi subito e riuscirò a cavarmela con 540 euro per 7 violazioni!

Burocrazia kafkiana?  No, francamente non accetto eufemismi.  Estorsione con metodo mafioso? Forse. Ma non è questo il punto. Il punto è che questi gerarchi sono di sinistra e la sinistra è sinistra, tanto più che, al bisogno, canta Bella ciao e non si vergogna di usare i morti dei 20 mesi 43—45 come capitale umano da 75 anni. Il comunismo sovietico non è durato tanto!

Avvertenza:

questo articolo l’ho scritto molto tempo fa. Pagata la settima e ultima multa lo pubblico. Nel frattempo  ho accertato che le multe sono fioccate a partire dal giorno dopo l’elezione di Bonacini a presidente della regione. Inoltre, recandomi più volte in posta per ritirare gli avvisi giudiziari, gli impiegati hanno confermato che queste multe per mancanza di contrassegno virtuale non riguardavano solo me, ma numerosi abitanti del centro storico.

Nel contrassegno ancora presente sulla mia auto, come su molte altre, c’è scritto sul retro: valido finché sussistono le seguenti condizioni, residenza nel centro storico, patente, possesso dell’auto. Come minimo il comune o la regione avrebbero dovuto avvertirci di compilare on line il nuovo contrassegno.

Quanto alla trasparenza. Come la concepisco io, dovrebbe riguardare i cittadini. Con la vecchia vetrofania potevo verificare chi sostava o circolava senza diritto. Adesso lo sanno solo i dirigenti dell’amministrazione.

Non mi meraviglio, per esempio, che da qualche tempo la Piazza del Francia adiacente a Piazza Minghetti sia piena di macchine in sosta, senza la benché minima traccia di segnaletica blu, bianca o gialla che lo consenta.

Da qualche giorno ho appreso un’affermazione di Ennio Flaiano che mi era ignota: ‘ci sono due categorie di fascisti, i fascisti e gli anti-fascisti’. Non so in quale occasione l’abbia pronunciata, ma certamente oggi è senz’altro una buona occasione per accreditarla: la stessa prepotenza, la stessa arroganza. O forse una situazione che non è mai venuta meno e spiegherebbe tanto della nostra storia.

PS: 290 290 290 è il numero unico dei tanti uffici Tper. L’avete mai provato?

coronaviralibi

La genialità, la creatività italica è stata troppe volte celebrata da più parti alla televisione.

Mi piacerebbe perciò creare una categoria per segnalare quegli esempi di genialità e creatività italica sorti di recente con la giustificazione del coronavirus, con il nome qui sopra esposto. Spero che altri vogliano segnalare altri esempi del genere.

Esempio esemplare per inaugurare la categoria è il recente divieto diramato dall’ENAC di usare le cappelliere per il bagaglio a mano sugli aerei che volano in Italia. Va detto subito che tale divieto è unico in tutta Europa, che viene ovviamente motivato dal desiderio di limitare il contagio sugli aerei.

Evidentemente i geniali esperti dell’ENAC hanno stimato che se il passeggero prima di prendere posto mette il suo bagaglio a mano nella cappelliera soprastante impiega due minuti 2 in più per sedersi e altrettanti all’uscita, un rischio inaccettabile di contagio.

D’altra parte, poiché si suppone che il medesimo bagaglio o il suo equivalente dovrà essere stivato sugli aerei, aumenteranno i tempi di permanenza sui vettori o nei ristretti spazi di accesso ai Gates dei passeggeri, ma soprattutto aumenterà l’affollamento intorno ai tapis roulant su cui si ammassano solitamente i bagagli negli aeroporti, con tutti i tempi di attesa necessari per veder giungere i bagagli, i valigioni che sommergono i fragili bagagli a mano, i disguidi consueti. Sicché la moltiplicazione delle file e dei tempi di attesa prodotti dal divieto non ha minimamente fatto vacillare la genialità tutta italica dell’ENAC. Saranno problemi degli aeroporti, non di chi consente agli aerei di volare. Che poi la decisione moltiplichi enormemente il rischio di contagio, per affollamento, sua durata, non fa problema. La genialità e la creatività italica è sempre stata e sempre sarà irresponsabile.

C’è da aggiungere che la genialità e creatività italica ha anche una ulteriore caratteristica che la rende abbastanza difforme dalla creatività e genialità di altri paesi. C’è sempre sapore e odore di imbroglio: di fatto il divieto limita il lavoro degli assistenti di volo, forse anche il personale, e moltiplica il lavoro, e forse il numero, degli addetti ai bagagli negli aeroporti.

Ultimo particolare: non credo che le linee aeree estere accetteranno questa limitazione; probabilmente l’ENAC non ha neppure avanzato la richiesta. Forse questo spiega perché solo Rayanair ha giudicato folle il divieto.