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Paradossi 2

Quasi d’istinto, sono stato indotto attraverso queste sei riflessioni sui paradossi, all’invenzione più paradossale che l’America (gli USA) abbia escogitato: il linguaggio politically correct.

L’espressione correttezza politica (in inglese political correctness) è un termine che designa una linea di opinione, un orientamento ideologico e un atteggiamento sociale con lo scopo inteso soprattutto nel rifuggire l’offesa o lo svantaggio verso determinate categorie di persone all’interno di una società.

Malgrado l’uso di termini ‘opinabili’ come ‘linea di opinione’, possiamo assumere questa prima definizione tratta da Wikipedia come equanime,  in quanto non stabilisce alcuna differenza quantitativa tra le categorie di persone che potrebbero essere offese o ferite da una determinato uso del linguaggio. Del linguaggio Politically correct, e di come sia diventato fondamentale nel costume sociale e politico americano a partire dei secondi anni 90, mi occuperò nel prossimo articolo.

Qui mi interessa il rapporto tra questa invenzione e la democrazia. Riprendendo quanto già detto in Punti Fermi 5, appare ovvio e storicamente documentato che senza alternanza tra almeno due partiti non ci può essere Democrazia. Destra e Sinistra, dunque, una terminologia nata dalla Rivoluzione francese, dovrebbero avere pari dignità e valore di fronte all’elettorato di una Nazione, a meno di non deviare verso comportamenti autoritari.

Critiche al Politically Correct sono state avanzate da molti, tra gli altri da Luca Ricolfi, in un articolo pubblicato il 21 ottobre 2021 sulla Repubblica, sollevando un certo malcontento tra i suoi lettori, e Federico Rampini nel volume Suicidio occidentale.

Sempre per motivi di equanimità,  preferisco, come ho mostrato in molti articoli e, tra gli ultimi, in Punti fermi 5, parlare di tendenze, movimenti, associazioni politiche autoritarie non basta, occorre aggiungere all’autoritarismo il disprezzo, e pertanto parlo di fascismo di destra e fascismo di sinistra.

Se passiamo da una riflessione ideologica o politica, a una riflessione storica sul passato, ovvia e necessaria dopo un certo numero di anni, possiamo dire che il fascismo di destra in Italia, dal 1945 al 2005, non ha mai superato il 10% dell’elettorato.

Che cosa possiamo dire invece del fascismo di sinistra? In questo caso ci sono due ostacoli da superare. Il primo è che chi è Comunista ha un alibi di ferro rispetto a qualsiasi possibilità di essere fascista, il secondo è che chi è di sinistra pensa di avere una superiorità intellettuale, culturale, sociale rispetto a chi è di destra.

In realtà fin dal Manifesto di Karl Marx è evidente la tendenza autoritaria, e pertanto fascista di sinistra, del Comunismo. Il Comunista, infatti, è colui che pensa di essere l’unico difensore del proletariato, negando qualsiasi ruolo positivo a tutti gli altri possibili difensori che chiama con disprezzo utopisti, l’unico deputato dalla storia a progettare e organizzare la Rivoluzione.

Anche in questo caso la storia ha dimostrato che il Comunismo ha trionfato in Russia e in Cina, nei paesi tra i meno democratici e liberali del mondo. Per brevità: Comunista democratico è un ossimoro, come un colore bianco-nero o nero-bianco.

Difficilmente una persona ricca, benestante e agiata rinuncerebbe a considerarsi di sinistra; se non è ricco, si considera un intellettuale che ha frequentato scuole migliori, ha una laurea, compra e legge libri, ha le sue amicizie fra persone di prestigio, ed è attento anche alle amicizie dei suoi amici. Non perde un film assai apprezzato della critica, anche se lo trova un po’ noioso, e possibilmente è abbonato al teatro lirico della sua città. Per brevità: una persona di sinistra è una collezione di privilegi, candidato ideale a essere un fascista di sinistra.

Ho già osservato che se fosse stato approvato il Disegno di legge Zan, solerti Procuratori della Repubblica avrebbero potuto accusare Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia di essere un’associazione discriminatoria per il suo comizio in Andalusia e chiudere così la campagna elettorale.

Già, basta avere una opinione diversa da Alessandro Zan, distinguere maschi e femmine in base ai loro attributi biologici primari e secondari, che si può essere tacciati di esprimere pregiudizi, luoghi comuni, stereotipi di genere.

Questi sono dei fanatici e non se ne rendono conto. Hanno dalla loro parte gli Studi scientifici di genere. Gli studi scientifici di genere furoreggiano nelle Università Americane. Le Università Americane basano il loro prestigio su una meritocrazia fondata sul danaro, come tutto ciò che arriva dall’America, tanto dai Repubblicani, quanto dai Democratici

E’ notizia recente che Alessandro Zan ha cancellato il primo e il quarto comma del suo Disegno di legge, che accreditavano la non-esistente teoria Zan come verità indiscutibile, e che, dunque, ora si è liberi di pensare che uomini e donne si distinguono in base al sesso biologico.

Tuttavia, a dimostrazione che Alessandro Zan non è una persona migliore di Lorenzo Fontana, Zan non rinuncia a quanto onestà intellettuale e logica vorrebbero, e cioè anche ai commi che ne dipendono, in particolare alle modifiche del comma 404 bis e ter del Codice penale

Vale la pena di ricordare che prima del Marzo 2018, l’articolo 604 bis era costituito da un unico comma. Dobbiamo probabilmente al Ministro della Giustizia, il Reggiano Andrea Orlando, la moltiplicazione in tre commi, per distinguere chi  propaganda,  chi commette atti di discriminazione, chi organizza associazioni o movimenti per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi e quindi in tre distinti reati con pene che vanno da uno e sei mesi a uno e sei anni. Tralascio dettagli e svarioni, indizi di una legge inventata e approvata all’ultimo momento.

 Ma del sistema indecente di rattoppare i Codici e di pubblicarli sulla Gazzetta Ufficiale in Italia ha già detto tutto il male possibile e irreversibile, convinto come sono che non è interesse né dei magistrati né degli avvocati avere un’Italia un po’ meno illiberale.

Spero mi si perdoni questa debolezza, un pensiero aggiunto ai ‘motti miei’: l’efficienza è sorella dell’onestà, un sistema giudiziario più efficiente sarebbe certamente più onesto.

Dunque, cancellati i commi 1 e 4 del ddl Zan, diventano prive di senso le sue otto aggiunte ai successivi articoli, della formula ‘oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità

E certamente Alessandro Zan non sarebbe disposto a rinunciare ai restanti articoli 7-10 che inventano 4 nuovi reati  (omofobia, lesbosfobia, Bifobia, Transfobia) e, soprattutto, allo scopo principale del ddl Zan: quello di accreditare il movimento, o comunità LGBT. come indispensabile, e forse unica, deputata a occuparsi delle problematiche relative all’Identità di genere e all’orientamento sessuale.

Questa lunga premessa per la tenacia, sia durante il governo Draghi, sia ora come principale rappresentante dell’opposizione al Governo Meloni, con cui Enrico Letta vuole fare approvare il Ddl Zan, confondendo per ignoranza o per malafede, gli indiscutibili diritti civili degli omosessuali con gli interessi e le mire della comunità LGBT.

Digressione: mercoledì 3 novembre, mentre ceno in ritardo, faccio un po’ di zapping e mi arresto su Controcorrente condotto da Veronica Gentili. Dà la parola ad Antonio Capranica, pensando che sappia tutto sull’Inghilterra, mentre sa tutto sulla Regina, ma nulla che possa permettere un confronto con l’Italia sul controllo dell’ordine pubblico o della salute pubblica, ragion per cui se la prende con il numero chiuso in Medicina.

Perché troppo ricco o troppo ben pagato, non conosce lo stato deplorevole, da noi come in Inghilterra del ruolo del Medico di base, non lo conosce come me che sono stato in Inghilterra o a Edimburgo per mezzo secolo con una media di un mese all’anno.

Nel sistema sanitario, soprattutto, sempre per essere brevi: gli inglesi sono troppo classisti per essere razzisti. Per sapere poi quanto vale un medico in Italia, guardiamo in che anno si è laureato. Prima del numero chiuso e di corsi seri di specializzazione, meglio molta cautela.

Ma la digressione questa volta è come il cacio sui maccheroni, perché per un’ora si è parlato della polizia al Rave party di Modena ieri, come del ritorno del fascismo in Italia, mentre è da cinque anni che si cerca di approvare una legge indecente come il Ddl Zan, che, stando alle dichiarazioni di Enrico Letta rappresenta il Futuro.

Questo confronto dimostra la necessità di parlare dei fatti per quello che sono, e per adottare il mio politically correct. Non solo c’è fascismo di destra e fascismo di sinistra, ma il fascismo di sinistra è maggioritario nel nostro paese, fino al punto che Enrico Letta,  prima come premier e ora come premier del primo partito d’opposizione, è l’esemplare, il modello perfettamente realizzato del fascista di sinistra.

Giorgia Meloni ispira anche buon umore. Ha detto che vuol fare l’interesse dell’Italia e che non vuol fare la cheerleader di nessuno. Io mi sono subito immaginato Enrico Letta come cheerleader di Macron e Romano Prodi come cheerleader della Merkel.

Paradossi

  1. Problemi della destra o problemi della sinistra?

Visto il disappunto di tanti Stati europei, Olaf Scholz non intende più spendere 200 miliardi per le bollette energetiche

Mario Draghi, d’altra parte, rivolgendosi alla commissaria europea  Ursula Von Der Leyen, ha lamentato  che si fossero persi 8 mesi per trovare una soluzione condivisa sulle bollette energetiche.

12 ottobre al Tg della sera, sento che Emmanuel Macron ha stretto un contratto di solidarietà con la Germania: invierà alla Germania una quantità di energia elettrica pari alla potenzialità di quattro centrali nucleari. Tutta Europa è contenta di questa solidarietà (sic!).

Dicono: finalmente si può sperare in una decisione condivisa per provvedere al rincaro delle bollette energetiche. Qualche giorno fa Macron aveva dichiarato all’Italia: ci dispiace, ma non possiamo più inviarvi energia elettrica per le vostre industrie, come ogni anno passato.

Ho notizia di molti altri contratti bilaterali tra altri Stati europei. Resto perplesso: come si fa a dedurre da questi accordi bilaterali una soluzione condivisa da tutti gli Stati. Non trovo altra spiegazione, salvo l’idea che non è il momento opportuno per far vedere a Putin che l’Europa è in confusione.

 2 Tempo fa, prima delle elezioni, invitato a Controcorrente a esprimere il suo parere di politologo sulle divisioni della destra, Gianfranco Pasquino ha dichiarato ‘Nella destra Salvini ha un problema con Putin  per il suo viaggio in Russia’; era il periodo in cui Macron dichiarava di passare al telefono con Putin molte ore al giorno, e si atteggiava all’unico autorizzato ad avviare le trattative per la pace.

 Inoltre, sempre secondo Pasquino, c’era un problema per un accordo commerciale dell’Italia con la Russia. Un solo problema per la destra! Ma sicuramene, pensavo, ne avrà tantissimi la Germania,  contratti commerciali e accordi anche segreti con la Russia. È la nazione più ricca e più industrializzata d’Europa, è piena di fabbriche in Russia, come potrebbe essere altrimenti?  Adesso sono venuti fuori gli accordi segreti e i socialisti tedeschi ne hanno trovati alcuni totalmente illegali.

Cioè io scrivo i miei articoli alla buona, forse in modo semplicistico, ma la realtà è talmente contraddetta dalle opinioni e deduzioni di politici e politologi che mi sembra di vivere in un mondo lunare.

3   Bersani non solo è furioso e prepotente, ma fa anche la parte del politico saggio e navigato, dicendo che è tempo di rimettersi insieme a Giuseppe Conte, il quale sì, ha commesso qualche ingenuità, per inesperienza politica. Possibile? Conte passa il tempo a farsi strada per conto suo, ed è questione di immaturità politica?

Adesso pare che Stefano Bonaccini voglia fare il leader, ma insieme a Conte (con cui ha sempre lavorato benissimo, disse prima delle elezioni), e portandosi appresso i suoi giovani amministratori (che bacchetta tutti i giorni).

Sia lui che Nicola Fratoianni, quando fanno dichiarazioni pubbliche, sono compiti, appropriati, mansueti.  Ma tutti sanno che Il primo è comunista, e perciò amen, Bonaccini è un despota, il buon governo è un mito, ha una concezione aziendale della pubblica amministrazione, e talvolta illegale.

Io ne ho già parlato abbastanza.  Amendola che era sicuramene autoritario, apprezzava l’economia di mercato, ed era pienamente convinto che l’Emilia fosse il grande serbatoio di voti del Partito Comunista, ma si è sempre guardato bene dall’idea di consegnare il Partito a un leader emiliano.

Quando la gioiosa macchina da guerra perse le elezioni Occhetto si dimise, sparì dalla scena per sempre. Perché Enrico Letta è ancora lì, persino a distribuire le carte? Penso per due ragioni: 1) ce l’ha mandato Macron come garante del Pnnr; 2) non c’è un leader politico nel PD che valga qualcosa. Ma forse la ragione principale è quella che ho messo nel blog.

4   Altro paradosso

Come ho già scritto, se ci si interroga sulla fluidità sessuale, Wikipedia Inglese rinvia in modo automatico agli Studi scientifici di genere.Anche in questo caso resto talvolta perplesso. Cerco alternative e analogie.

Mai sentito parlare di Studi scientifici di Fisica, Studi scientifici di Biologia, Non è che l’aggiunta di scientifici agli Studi di genere intenda significare che ci sono anche studi di genere poco scientifici.  No, quell’aggiunta ha un intento di accreditamento.

Fateci caso, quando parliamo di psicologia, sociologia, politica, abbiamo sempre bisogno del termine Scienze. Scienze politiche è il nome di una facoltà, un dipartimento, una laurea. Più in generale si parla di Scienze umane.

Ma dunque si parla di opinioni, teorie, soggette a mutare in modo anche rapido. Probabilmente mi sbaglio, ma mi sembra che nel mondo anglosassone si sia passati dal Comportamentismo al Cognitivismo, cioè al suo opposto. O prendiamo il caso della fioritura di opinioni, tendenze, soluzioni basagliane al problema della malattia mentale. Si sono diffuse in tutta la cultura occidentale contemporaneamente.

5   Ci sono parodossi viventi, persone paradossali?

 Leggo di una persona particolarmente ostile agli Stati sovranisti dell’Europa. In questo momento ce l’ha soprattutto con la Polonia e il suo sistema giudiziario. Ma da che pulpito viene la predica! In fondo la Polonia è sempre quella di Solidarnosc. In questo momento ospita oltre tre milioni di ucraini, mentre noi 110 mila e a pagamento.

E poi il sovranismo non è così male. Il paese più sovranista d’Europa è l’Ucraina di Zelensky, che non si arrende alla Russia di Putin, ma neppure all’Europa Franco-tedesca. Comunque finisca questa guerra, anche se l’Ucraina verrà spezzata in due, l’Ucraina di Zelensky resterà nella memoria di tutti eroico modello di uno Stato sovrano. E l’insulto non cambia la sostanza.

Determinata a combattere le Fake News che affollano i social, la sorte le ha riservato una Fake news presa per vera. Ha dichiarato: ma volete che una persona come me che da 25 anni intervengo, discuto, insegno, nei consessi più alti dell’Unesco si presti all’uso di una falsità? Giustificazione curiosa: e se uno non potesse menar vanto di 25 anni di così alta carriera? Non basterebbe, semplicemente, essere onesti?

Questa persona ha trascorso una vita d‘eccezione, e ogni cinque anni ci ha fatto partecipi delle sue esperienze. Infatti, non le è bastato organizzare la giornata parlamentare, ha preteso un pubblico di studenti ad assistere ai lavori.  

In campagna elettorale diceva di Giorgia:   a Vox se la prende con LGBT ‘per un paio di voti’.  Una nuova occasione persa per star zitta. Non sappiamo tutti che Letta filtrava con clandestini e Zan per ottenere ben altro che un paio di voti?

La sua inarrestabile vena femminista l’ha spinta alla guerra contro le Barbie e le cucine! Tante donne gli hanno risposto per le rime: la mia Barbie non ama cucinare e vuole diventare astronauta.  Non insisto, Vittorio Sgarbi ha detto parole definitive sul suo conto.

La logica di Enrico Letta

14 ottobre 2022: Ho cercato invano di ricostruire con esattezza la prima reazione di Enrico Letta per le nomine ai vertici del parlamento. Penso che abbia espresso il suo disprezzo con un riferimento esplicito al danno di immagine di fronte all’opinione europea.

Sono convinto che soprattutto questo aspetto abbia contribuito a scatenare ‘la faccia rabbiosa e cattiva’ di  Giorgia Meloni (che tanto ha afflitto Rosi Braidotti) e ad esigere da Letta delle scuse.

Non è la maggioranza a dire all’opposizione cosa dire e come dirlo‘: Argumentum  rectum in Italia loquendi, autem  fistulatorium  a Germania loquendi

Dopo molte ore riprende da lassù:

‘L’inizio di questa legislatura è il peggio che potesse esserci. la legislazione comincia con una logica incendiaria da parte di chi ha vinto le elezioni:  Argumentum ad vigilantes adversus incendia  

Chi ha vinto, invece di riappacificare il paese, lo sta dividendo: Argumentum ridiculum 

Ma chi semina vento non può non raccogliere tempesta: Argumentum ad baculum

Invito a considerare che questo metodo è davvero sbagliato: Argumentum liberarum artium dicendi  vel rhetoricum

Si rompe ogni possibilità anche di un rapporto tra maggioranza e opposizione che è un rapporto nell’interesse del paese: Argumentum ad Populum.

sono scelte che fanno slittare ancora più a destra la maggioranza: Argumentum adversus labefactationem  

e con le nomine si confermano le preoccupazioni in Europa: Argumentum ad verecundiam vel ab auctoritate

che la maggioranza è in guerra e non è in grado di governare‘: Argumentum ad Georgiam Melonem delendum.

Alla chiusura del congresso del partito socialista europeo i leader del Pse riuniti a Berlino, dopo il discorso finale del cancelliere tedesco Olaf Scholz, hanno intonato “Bella ciao”, suonata dal vivo sul palco e cantata prima in persiano e poi in italiano dai presenti in sala tra cui il segretario del Pd, Enrico Letta, l’alto rappresentate Ue Josep Borrell, il nuovo presidente del Pse, Stefan Löfven, e i commissari Ue, Frans Timmermans e Ylva Johansson.

Come previsto in Motti miei, Punto 3 nell’articolo Punti fermi 5, pubblicato l’ 8 agosto 2022.

Varie. Qualche riflessione in margine alla campagna elettorale.

1. Per caso il 9 agosto ho fatto uno zapping su Controcorrente di Veronica Gentili all’ora di pranzo. Veronica ha una certa grinta, distribuisce bene la parola e soprattutto ha ciglia finte e uno sbattere di palpebre notevole (quando è truccata a dovere) mentre ascolta i suoi ospiti. Sembra che davvero li ascolti e prepari il seguito, e credo lo faccia per davvero. I suoi ospiti non erano tutti favorevoli: Maria Giovanna Maglie sì, ma certamente contrari Cesare Damiano e Gianfranco Pasquino. Un altro modo di fare informazione anche durante la campagna elettorale.

2.         In Propaganda live (16 settembre) per far ridere, Diego Bianchi si traveste come sempre da Zoro, un trasteverino poco credibile, come spesso il suo programma televisivo. Trova la Meloni aggressiva e volgare, e invita i suoi ospiti Francesco Guccini e Paolo Virzì a smentire l’idea di Giorgia, secondo cui molti attori si dichiarano di sinistra, altrimenti non troverebbero lavoro.

Alla Meloni piacciono le canzoni di Guccini, e in passato lui è stato ospite in qualche evento, perciò ha dovuto scriverne una truce contro di lei. Nella interminabile intervista che Zoro gli fa, il modenese si dichiara, come prevedibile (data l’età), un Bersaniano convinto. La presenza di Virzì è più breve, il suo racconto più agile, da cineasta, e ha la battuta per l’applauso: a me che sono un anarchico di Livorno tocca dir bene del Governo Draghi! Quindi non solo gli attori, ma anche cantautori e registi sono di sinistra altrimenti… come dice Giorgia.

 3 Stranieri:

Dicono che con lo ius scholae e lo ius soli ci guadagniamo, perché gli stranieri faranno quei lavori che noi non siamo più disposti a fare.  Noi chi? Noi anziani? No di certo, visto che è legittimo andare in pensione. Noi chi, allora?  i giovani? ma allora che vuol dire che non siamo più disposti a fare? se non l’hanno mai fatto? C’è un bel po’ di razzismo in questa affermazione. Sono convinto che Africani, Marocchini, Peruviani, Filippini mi darebbe ragione.

L’edilizia, per esempio? Oggi, inoltre, è un lavoro che non è così gravoso come 50 anni fa. E richiede abilità e competenze. Ma anche chi non si è mai fermato ad ammirare la perizia di chi rovescia la cazzuola di cemento sul muro grezzo e lo distende può pensare che sia umiliante.

 L’ho scelto perché di questi tempi, restauratori e restauratrici delle facciate dei centri storici sono tutti italiani e italiane, spesso accucciate per terra a cementare e lisciare capitelli e colonnate. Senza vergogna, perché sono competenti e pagati il giusto. Quindi diciamo la verità, le imprese vogliono risparmiare.

Ma la globalizzazione è proprio questo. Il vantaggio è diminuire i costi e aumentare i profitti. Basta pensare a favore di chi per metterla in discussione.

4  Sovranista

Possiedo un DIZIONARIO Zanichelli dodicesima edizione PUBBLICATO nel 1998. 

Trovo Sovrano: ci sono molte definizioni relative agli Stati e ai Monarchi, ma quello che fa più al caso mio è ‘chi non dipende da alcun altro’.

Dunque, nel mio dizionario la parola sovranista non c’è. Ma quando ci sarà – tanto è accogliente e inclusivo il Politically Correct  – il vocabolo assume subito un significato dispregiativo e contrapposto, nel caso più frequente, a Europa, Unione Europea, Stati Uniti d’America.

Poiché, per amore di equità, cerco sempre un rimedio antagonista al Politically correct, mi imbatto nella parola Leccaculo. Definizione: (volgare e dispregiativo): chi specialmente allo scopo di trarne un vantaggio, mostra servilismo, adulazione e simili nei confronti di chi detiene il potere. Perciò, dirò che in Europa ci sono leccaculisti (ottima variante: paraculitsti) e sovranisti.

Chi sono i leccaculisti in Italia? Sicuramente quanti dal 1917 al 1989 adorarono l’Unione Sovietica. Dopo si sono schierati, o a favore della Germania (con Prodi), o a favore della Francia (con Letta).

A proposito, il PD chiama gli elettori della destra, o della sola Meloni, Euroscettici, mentre i propri sono Europeisti. Non gli passa neppure per la mente che si possa essere Europeisti senza essere leccaculisti.

Non ripeterò qui  i tanti esempi indicati degni di destare qualche dubbio. Solo adesso si accorgono che la Germania è già pronta a risolvere il suo problema per il caro bollette energetiche con 200 miliardi.

5   Quote rosa elettorali

Giorgia Meloni non ama le quote rosa, tanto meno le quote rosa elettorali. La democrazia si fonda sulle preferenze espresse da tutti i cittadini del proprio Stato, liberi di decidere chi saranno deputati e senatori italiani, uomini o donne. Il partito che si sceglie le proprie quote elettorali non pare tanto democratico. Oddio, che Laura Boldrini sia una quota rosa del Pd?!

6  Il dopo voto

Una sconfitta così bruciante, una destra che possa governare solo sin base alla maggioranza parlamentare suscita certo reazioni scomposte.

Il Pd è il partito di maggioranza all’opposizione ed Enrico Letta non smette di farlo notare.

Pier Luigi Bersani è tra i più furiosi, ma con qualche scompenso.

Vorrebbe mostrare come un partito si fa classe dirigente:  ‘io sono stato il primo a fare il rigassificatore a Rovigo’. Mi chiedo, perché nel cortile (pardon, nella Regione ) del vicino, e non in Emilia, visto che nessuno li ama e lui stesso  vuole imporlo a Piombino?

Lamenta che i giovani non hanno memoria e il suo pensiero corre alla resistenza. Ma anche lui dovrebbe fare qualche esercizio di memoria, non dico tanta, ma almeno fino al principio del Novecento. Non abbiamo avuto due guerre mondiali perché Francia e Germania continuavano a contendersi il dominio dell’Europa? O crede che si ammazzassero a milioni per i vigneti dell’Alsazia-Lorena?

Oggi abbiamo l’Europa Franco-Tedesca.

Ancora ruggisce: ‘se si azzarda a cambiare la Costituzione’, con riferimento alla elezione diretta del presidente della repubblica’. Discutibile certo, ma non sarà che tutti i presidenti eletti in Parlamento erano di sinistra? Quanto a cambiare la Costituzione, non ne avete fatte tante o proposte voi per primi, a cominciare dalla riduzione del numero dei deputati, piuttosto fascista direi.

7        Per finire, non sembra che sia iniziata in Italia una nuova legislatura, con una nuova maggioranza regolarmente eletta, e che si aspetti un nuovo governo.

 Al contrario, protagonista della vita politica italiana deve essere una nuova inflessibile, irresistibile opposizione, a prescindere dalla sua costituzione.

A proposito della grande Manifestazione a Roma della CGIL  di sabato 8 ottobre:

Mi è venuto in mente di aver inaugurato il mio blog, quando Giuseppe Conte fece il suo mirabile discorso il 20 agosto 2019 sulla centralità del Parlamento , liquidando Salvini prima di un voto di fiducia, un discorso che piacque tanto a tanti benpensanti. E credo di essere anche stato un tantino profetico in tempi non sospetti scrivendo tra l’altro: ‘Ora vien da ridere davvero su questa scoperta: da parte della sinistra che sulle piazze e sulle adunanze possibilmente oceaniche c’è stata sempre, quando ha vinto e quando ha perso le elezioni, quando ha voluto inaugurare o far cadere i governi.’

Maurizio Landini aveva un bel da dire: Non siamo qui contro qualcuno, ma perché venga ascoltato il lavoro.  Nondimeno prescriveva al nuovo Governo quel che deve fare e quel che non deve fare. Niente di impossibile o di insensato, si intende, e spesso contrario a quanto ha fatto il governo precedente.

 Ma mi è venuto anche in mente: E se il costo per lo stato italiano dei Patronati sindacali fosse ridotto del 14%, non avremmo 50 miliardi pronti per le bollette energetiche? Anche solo il 7% sarebbe un buon punto di partenza. (Nota Bene, non si tratta di ridurre stipendi a qualcuno).

8        Pacifismo

Il secondo partito di opposizione non è da meno e Giuseppe Conte prepara la sua grande manifestazione per la pace il 21- 23 ottobre, suscitando tante discordie nel Pd, ma anche tante adesioni nella sinistra italiana. Chi non ricorda la prontezza con cui disse che si doveva passare dalla Fase 1 alla Fase 2, quando sentì l’odore dei soldi, il 2% del PIL di spese militare?

A proposito, e mi rivolgo a Beppe Servegnini, che non pensa che la democrazia sia in pericolo in Italia, ma che non si fida e teme un salto nel buio, perché non si dedica a un salto nel buio che c’è già stato?  chi meglio di lui potrebbe fare un’analisi del linguaggio di Giuseppe Conte, chi potrebbe scoprire un senso, un progetto, una storia nel suo pensiero come avvocato del popolo? Io son pronto a scommettere che non c’è.

Enrico Letta cerca di rimediare progettando un sit-in sulla pace.  Del resto, anche Conte s’era fatto vistosamente vivo alla manifestazione della CGIL.  

Il 29 marzo 2022, dopo neppure un mese dall’invasione dell’Ucraina, avevo scritto: ‘Diciamo la verità: la guerra in Ucraina non ci voleva a noi italiani. Avevamo appena finito di litigare sui vaccini e assaporato la fine delle restrizioni che arriva Volodymyr Zelensky a romperci le scatole.

Adesso il morale è a pezzi e la confusione agli estremi. Si va da Massimo Cacciari, che dice che siamo sulla soglia dell’abisso e invoca una nuova Jalta, a Luciana Littizzetto, che sciorina cartelli su cartelli a Tempo che fa, per dire che le guerre fan tutte schifo (quindi anche questa). Tragici o comici, gli italiani vogliono una sola cosa, la pace ad ogni costo, costi quel che costi (agli altri)’. 

Giornalisti e opinionisti, fazione e informazione

L’ ultima ragione per cui non avrebbe dovuto vincere la destra è che il 90% dei grandi giornaloni, o dei loro opinionisti, sono targati.

Comincerò dalla Repubblica, il giornale che ha fatto sparire l’Unità per intenderci, e dal suo recente nuovo direttore Maurizio Molinari.

Chi non ricorda il suo inizio della campagna elettorale? Una foto in cui sorregge un grande cartello elettorale: Meloni Inquieta l’Europa.  Stimolando così, se ce ne fosse bisogno, i suoi giornalisti e opinionisti a prodigarsi per il successo del Partito Democratico.

Poche sere fa, ospite da Bruno Vespa a Porta a porta, se non erro, è più corretto e più acuto: ci sono tre derby: tra Letta e la Meloni, tra Calenda e Berlusconi, tra Salvini e Conte. Ci è arrivato un po’ in ritardo, io ne ho già parlato.

Questa tesi non è stata neppure ricordata nei commenti e nelle interviste di Enrico Mentana sul voto. Eppure, potrebbe spiegare tante cose. Quando Giuseppe Conte crea la crisi di Governo, Enrico Letta, già molto infastidito dalla sudditanza del PD durante il Conte 2, inviato da Macron a sostenere le direttive europee connesse al Pnnr italiano, non può che fare del PD l’unico partito che ha sostenuto lealmente il Governo Draghi.

 Convinto che Salvini finirà per osteggiare la Meloni, lo affascina l’idea di migliorare l’influenza del PD sottraendo voti a un Cinque Stelle valutato ormai al 10%. Ma è piuttosto ingeneroso addossare su Letta tutta la colpa di aver violato la regola aurea del Rasatellum, dal momento che da subito Conte ha deciso di correre in perfetta solitudine, vagheggiando nella sua megalomania un partito che si collochi a sinistra del Pd.

Che cosa ha peggiorato la situazione rispetto ai 3 derby di Molinari? 1) L’incapacità di Calenda di fermare (parole sue) Berlusconi; 2) l’impossibilità di Salvini, malgrado la perfetta somiglianza di obbiettivi, di competere con Conte nel comprare i voti del meridione; ma soprattutto 3) una campagna tutta contro la Meloni, senza chiarire che cosa vuole il PD. Anche in questo caso tuttavia si è ingenerosi, perché c’è qualcuno che sappia che cosa vuole il PD

Chiusa la digressione, del Foglio, versione Claudio Cerasa ho già parlato. Il Foglio sta a Repubblica come Paese sera all’Unità, nei pregi e nei difetti.

Il Fatto quotidiano, fondato nel 2009, invece, è il giornale targato Giuseppe Conte a un livello maniacale. Giornale manettaro per eccellenza, condivide con la magistratura del 1992 l’odio e il disprezzo per tutti i partiti politici, un disprezzo che trasuda nelle facce dei suoi giornalisti. Grazie a Grillo hanno trovato un leader politico per cui tifare, l’avvocato del popolo, un leader che emerge dal nulla ontologico e pensa di avere una missione nel paese.

Le tesi del Fatto sono spesso esilaranti. Venerdì 15 luglio Antonio Padellaro spiega che, se cadrà il governo Draghi, Giuseppe Conte non c’entra nulla, la colpa è di Luigi Di Maio, ma soprattutto di Matteo Salvini, che si sfila dal Governo Draghi. Gli fa eco Maurizio Molinari.

Il giorno dopo, come sempre, tocca a Marco Travaglio, sostenere la versione più ardita: Di Maio e Salvini non c’entrano nulla. La colpa è di Mario Draghi.  I 26 sanatori pentastellati erano andati a ramengo invece che in parlamento proprio per non togliergli la fiducia, visto che si rifiutavano di approvare il Decreto Aiuti.

Resta infine La Stampa di cui è nuovo direttore Massimo Giannini, stanco probabilmente di essere sempre il secondo della Repubblica.  Ha fatto un’apprezzabile intervista a Giorgia Meloni e me ne sono meravigliato. Ma soltanto per dimostrare che Giorgia è una bina e trina e che la Giorgia che si presenta alle elezioni è tutt’altra a cosa da quella che fa i comizi in Andalusia, una post-fascista, meglio che vada.

Quando invece di riflettere sull’informazione, si coltiva la fazione, si diventa anche ottusi. Finita la campagna elettorale, Giannini continua a ripetere ai quattro venti che l’Italia è il primo Stato Europeo con un Governo Post-fascista e che questa è una svolta epocale.

Non si è neppure accorto, però, di un altro primato italiano, assai più imitabile non solo in Europa, ma in tutto l’Occidente: il primo Governo nato nell’universo informatico in cui non milioni, ma settatantamila persone   hanno condizionato l’intera Legislatura e il Governo in Italia.

La7

All’inizio del Millennio Centro destra e Centro sinistra si sono confrontati in modo chiaro, diretto e libero, dando vita a Otto e mezzo, grazie soprattutto all’intelligenza di Giuliano Ferrara. Dietlinde Gruber l’ha ereditata nel 2008, poco prima della Fondazione del Fatto Quotidiano. Logico quindi che tutti i giornalisti del Fatto diventassero i beniamini di Lilli. Del tutto incapace di distinguere informazione e campagna elettorale, forse anche per essere stata parlamentare europea dell’Ulivo, è la portavoce di Enrico Letta.

La sua antipatia per Giorgia Maloni è già presente nel 2019, visibile in tre video datati rispettivamente il 17marzo, il 3 ottobre e il 19 novembre di quell’anno. L’astio ha due componenti: primo, il retaggio caratteriale tedesco; secondo, la capacità, del tutto femminile, di trovare odiosa una rivale.

 In passato trovavo ridicolo, come ho mostrato in qualche articolo, lo stile giornalistico di Lilli, ma il 5 e 6 settembre scorso, appena tornata dalla vacanza estiva, sono stato colpito da tanta ferocia. I punti forti della sua demolizione sono stati: Giorgia Meloni era totalmente fascista fino all’anno scorso e il suo recente restyling non deve ingannare nessuno; la vera Meloni è quella dei comizio in Andalusia davanti a Vox.

 Di solito, nell’organizzare la puntata è molto teutonica, tre ospiti a suo favore e uno in difesa di Giorgia. Nella prima serata i suoi panzer sono stati Carlo De Benedetti, sicuro che Berlusconi si sfilerà dalla ragazzetta fascista, e più serio, Massimo Giannini, che prima contraddice De Benedetti per la campagna elettorale perfetta dalla Meloni, deludendo Lilli, ma poi la rassicura.

La sera successiva Lilli ha rivolto la medesima domanda al suo ospite preferito, Marco Travaglio. Ma anche lui l’ha delusa perché si è lanciato in un attacco frontale contro Enrico Letta, né la soddisfa Beppe Servegnini, che non pensa che la democrazia sia in pericolo in Italia.

Condita in questo modo, penso che la trasmissione abbia conseguito due risultati. Per gli spettatori pigri del centro sinistra un effetto confortante e rilassante, una sorta di massaggio cerebrale. Per quanti di destra o di sinistra talvolta riflettono, chessò, disagio, delusione, disgusto. A Enrico Mentana, in apparenza così attento a non essere fazioso, chiedo se non si vergogna di Otto e mezzo.

Il 30 settembre, rivolgendosi a Giovanni Floris, Lilli racconta che la Meloni dice: la propaganda contro di noi ha diviso gli Italiani, noi lavoreremo per unirli. Ed ecco la perfidia della sera: Giorgia Meloni è la leader giusta per unire il paese? Ovviamente per Floris è vero il contrario.

Ma Lilli, più maligna che mai, si rivolge alla sua ospite di eccellenza: Rosi Braidotti, ma la Melloni non ha anche un po’ di ragione quando dice di essere stata demonizzata da chi non la pensa come lei?

Sublime la Braidotti: con l’aria e il tono di una signora che sta sferruzzando e riavvolge il gomitolo che corre lontano, ma niente affatto è normalissimo in regime democratico essere contestati in campagna elettorale. L’ultima fase poi della campagna è stata tremenda, con la Meloni che ha scatenato la sua faccia rabbiosa e cattiva nell’immaginare complotti contro di lei, un miscuglio di rabbia e vittimismo che è stato pesante.  

Da quando è diventata premier ne ha fatte di tutti i colori. È letteralmente sparita, nel senso che non parla, però si dà in pasto alla stampa in modo spettacolare. Io nelle ultime 48 ore ho ricevuto una valanga di informazioni, su sua madre, sua sorella,  sua cognata … persino sulla sua parrucchiera alla quale non dà la mancia, una valanga di informazioni, mentre lei tace, che vuol dire che una si dà in pasto mentre si sottrae.

 Lilli continua a provocare: ma è normale quando uno vince le elezioni  … Rosi: ma questa spettacolarizzazione del corpo, è una che si dà in pasto mentre si sottrae, concedendosi e sottraendosi, è la forma della seduzione. Ma a noi che non ce ne frega niente della vita privata degli eletti, non dobbiamo essere bastonati perché non siamo sedotti.

Sallusti ha parole di buon senso, mentre se la ride sotto i baffi per questo trasferimento della vita politica nell’intimità della camera da letto; Caracciolo resta interdetto perché pensa alla guerra. E io? Sicuramente Rosi Braidotti ha dei problemi, ma la colpa non è tutta sua, in fondo tutto è cominciato con Freud.

 Importare filosofe italiane che insegnano all’estero ormai fa tendenza. Io sono contento, perché l’ultima è peggio della precedente.

Previsioni elettorali

Perché non può vincere la destra

Comincerò con 2 previsioni elettorali, non dell’ultima ora, ma con date certificate dai messaggi scambiati con un amico.

Previsioni elettorali 24 settembre 2022: Ieri Concita De Gregory ha inaugurato in Onda la sua campagna elettorale in sostituzione della Gruber invitando Enrico Letta, l’eroico salvatore della patria contro  Cinque Stelle e Centro Destra, e salvatore dell’Europa contro i sovranisti.

Dal canto suo, Letta conta sul sistema maggioritario e sulla riduzione del numero dei parlamentari, che rende la Camera – son parole sue – ‘più stabile, più agile e più controllabile’, alla faccia della divisione dei poteri.

Tireranno in ballo pure la Resistenza. Fatica sprecata perché l’elettorato è in calo ed è soprattutto la Destra che se ne sta a casa. La Destra mica campa sui soldi della Stato, come i dipendenti di ogni tipo della pubblica amministrazione.

Ecco dimostrato che il Fascismo viene da sinistra (e verrà, con il 25% del 35% dei votanti). Perché i Comunisti o le loro varianti sono come le cozze. Prima si va al potere, poi si decide come mantenerlo. A destra, invece, ci sono i Fascisti e non aumentano. E ci sono la Meloni e Marine Le Pen, a dimostrare che le donne non sono meglio. 

Per fortuna, la sera stessa compro per scrupolo sul kindle  Io sono Giorgia che leggo in tre notti.

Previsioni elettorali giovedì 11 agosto 2022:  Annuncio al mio amico che importanti novità mi fanno cambiare previsioni. Parlo dell’incredibile balletto elettorale. Ovvia la premessa: PD e Conte corrano ciascuno per conto suo. Letta, accusato di aver fatto troppe concessioni a Calenda, reintegra tutta la sinistra estrema nella coalizione, obbligando Calenda a scappare.

 Letta annuncia di dimettersi dopo le elezioni, per aver detto ‘mai più con i Cinque Stelle’. Conte, in base al suo pensiero ‘intransigente ma flessibile’, sostiene che il suo partito si colloca a sinistra del PD, come un tramite verso la sinistra vera. Bonaccini dichiara, il giorno dopo, che con Conte 2 ha lavorato benissimo e in perfetta armonia.

Calenda è il cavallo di Troia regalato agli achei (il Centro-destra) per sottrarre voti al suo centro (Berlusconi) e lasciare isolata la destra. Come prevedible, Italia viva si allea a Calenda. Infine, ci saranno i botti giudiziari di cui parla Paolo Mieli.

Il che apre la strada alla prospettiva che, comunque vadano le cose, la destra non vincerà le elezioni, ma avremo il Conte 3 o il Bonaccini 1. Vada da sé che l’elettorato aumenti, persino al 50 o 60%.

Insomma, la destra maggioritaria perderà le elezioni e vincerà la sinistra, a conferma della tesi del sottoscritto che il fascismo può venire solo da sinistra.

PS 23 settembre 2022: Letta ha sbagliato la campagna elettorale oppure è un fantastico stratega? Ancora oggi molti se lo chiedono. Io propendo per una via di mezzo. Lo ha aiutato il suo odio viscerale verso la Meloni, visto che, come me, non gli ha perdonato tutti i danni arrecati all’Italia da Macron. Letta è quello che è, Macron lo ha spedito in Italia, come Stalin ha fatto con Tito in Serbia e Togliatti in Italia.

C’è un’altra ragione che mi spinge a prevedere che la destra non vincerà e che diventa palese solo negli ultimi giorni della campagna elettorale.

Il problema è che tutti i sondaggi sono taroccati. In quelli pubblici, sottostimare la percentuale del secondo partito costituisce uno stimolo rivolto agli elettori indecisi per andare a votare, tanto più se il primo partito, come accade per un partito della destra, è disprezzato. È già accaduto a Bologna nella farsa elettorale per l’elezione regionale. Si è cominciato a gridare che se in Emilia-Romagna avesse vinto la Lega sarebbe stata a rischio la democrazia in Italia. La farsa è nota, come le Sardine, e non merita dettagli.

Poi ci sono i sondaggi vietati, ma che proseguono imperterriti. Da qualche giorno, per esempio, Enrico Mentana ed Enrico Letta appaiono più rilassati, Marco Da Milano pure, e addirittura sfotte Giorgia Meloni che lamenta fischi ai suoi comizi, segno che anche a lei è arrivata qualche cattiva notizia. Alcuni sostengono che il suo comizio aveva a tratti accenti più cupi.

Quanto a Letta ieri ha definito Conte: ‘bello e determinato’. Come per dire, presentarsi uniti alle elezioni avrebbe solo diminuito gli elettori.

Il problema è che, nel tentativo di neutralizzare la campagna elettorale di Giuseppe Conte, a Salvini non basta condividere lo scostamento di bilancio, la vicinanza a Putin, l’urgenza delle trattative di pace, la critica all’invio delle armi.

Nulla può contro l’asso nella manica dell’avvocato di Foggia: il reddito di cittadinanza, che gli darà la vittoria nei collegi meridionali. Un elettorato che non potrebbe fregarsene di più delle infrastrutture promesse da Meloni, che non guarda oltre la propria famiglia; accattone per carattere, insomma, come ho già sentito dire.

Punti Fermi 9 parte I

Critiche al Disegno di Legge Zan

Tornando alle lancette dell’orologio, ma davvero padre, madre e figli, quella che Marta De Vivo chiama la famiglia tradizionale è una idea del passato, un concentrato di pregiudizi, luoghi comuni e stereotipi di genere da lasciarci alle spalle?

Guardandomi attorno, mentre mio nipote cresceva, ero circondato da tantissime coppie eterosessuali, padri o madri a riprenderli al Nido, alla Scuola materna, alla Primaria. E i nonni? anche tanti nonni. Magari tutti un po’ più anziani, nonni e genitori, di quando era giovane io, ma non vorrei che qualche imbecille – è già successo – venga a dire che soffriamo di nostalgia e per questo ci piace la Meloni.

Al contrario, non avrò la visione globale che raccomanda Marta De Meo, ma forse una visione più ampia. Grazie a Netflix, non certo ai social, ho conosciuto, tra l’altro, un mondo per me nuovo, quello dell’estremo oriente e, tra tutti, quello preferito, il mondo coreano. E non mi pare che laggiù non ci siano tantissime coppie eterosessuali e che le famiglie non contemplino padre, madre e figli. Semmai i nonni contano molto di più, nel bene e nel male, perché è un mondo in cui c’è un grande rispetto per il prossimo, ancora maggiore per chi è più anziano, un vincolo forte con i genitori, che confina con il sentimento religioso verso gli antennati.

Poi c’è il mondo anglosassone – starei per dire l’opposto – in cui il rapporto familiare si conclude a 18 anni, dopodiché figli, genitori, nonni avanzano nella vita ciascuno per conto suo. In America assai più che in Inghilterra, perché le enormi distanze e la crescente mobilità lavorativa riducono i rapporti familiari a un cerimoniale buono per mangiare il tacchino farcito o festeggiare il Capodanno.

È in questo mondo speciale, e specifico, che è sbocciata la concezione fluida della sessualità e dell’identità di genere. In che modo? Mediante il Movimento gay del 1968 e il Movimento femminista.

Chiariamo subito un equivoco: nessuno ormai si oppone alla dignità e alla parità di diritti degli omosessuali. Il gay pride, che si celebra ogni anno, è la ricorrenza e la festa che ha surclassato qualsiasi altra festa, religiosa o civile, in tutte le democrazie occidentali. Non vi si oppone di certo la destra dei Fratelli di Italia.

I problemi nascono piuttosto con un certo tipo di attivismo nella rivendicazione dei diritti. Quanti deplorano il tono aggressivo del comizio di Giorgia Meloni, dovrebbero riflettere sulla ostentata prepotenza del movimento o comunità LGBT, già presente e florida in tante regioni italiane. Un attivismo nella rivendicazione dei diritti totalmente ricalcato sul modello americano: si va in piazza a protestare con i cartelli, se qualcuno si azzarda ad avere una idea diversa da quella che ha già conquistato le teste di tutti, lo si sbeffeggia o ci si atteggia a vittime.

Con queste premesse, affronterò il Decreto legislativo ZAN:

Art. 1. (Definizioni) 1. Ai fini della presente legge: a) per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico; b) per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; c) per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; d) per identità di genere si intende l’i­dentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

In apparenza, come accade in molte leggi, si definisce il significato di termini tecnici presenti negli articoli di legge,

In realtà la definizione a) su che cosa si intende per sesso è strettamente connessa con la definizione c) sull’orientamento sessuale: Si può essere attratti o dallo stesso sesso o dal sesso opposto o da entrambi (tralascio l’attrazione affettiva, non si pensi però che i nonni siano pedofili)

Quindi ci sono solo due sessi biologici, caratterizzati dalla presenza di organi sessuali maschili o femminili (ed eventuali altri caratteri somatici) oppure dal nome o da documenti legali. Ma non basta: b) Si dà il caso che essere maschio o femmina genera aspettative sociali. Per esempio, nell’antico Egitto la donna orinava in piedi e l’uomo accovacciato (Erodoto).

A sua volta, il significato di genere proposto in b) non si intende senza la definizione di identità di genere proposta in d). Inoltre, quanto si sostiene in d) conferisce senso all’intero articolo 1: esiste una identità di genere; questa identità viene innanzitutto percepita dentro di sé rispetto al genere; qui genere significa maschile o femminile e questa è la principale ambiguità del termine genere il cui carattere maschile o femminile diventa antagonista al carattere maschile o femminile espresso dal sesso. Inoltre, questa identità può essere manifestata esternamente e allora può essere conforme o contrastante alla identità sessuale. L’inciso ‘indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione’ non è affatto spiegato, La transizione è il passaggio dal genere maschile a quello femminile, o viceversa, che di solito comporta un lungo periodo di trasformazione di sé, di solito compiuto con il sostegno e l’aiuto di psicologi, terapie ormonali, interventi chirurgici.

Innanzitutto, dire che quanto qui si sostiene abbia valore soltanto, come recita  Zan, ai fini della presente legge, come pretende qualcuno, è ridicolo, o, se volete, un insulto all’intelligenza e non solo, perché gli articoli successivi propongono modifiche di numerosi articoli o commi del codice penale e del codice di procedura penale.

Nel suo complesso, dunque, l’articolo afferma la superiorità dell’identità di genere rispetto all’identità di sesso e la necessità che la prima venga accettata, anche quando contrasta con l’identità sessuale. Questa è la sostanza teorica dell’articolo 1 e questo io pensavo che si intendesse per teoria del genere.

Punti Fermi 9 parte II

Critiche al disegno di legge Zan

Con mia grande sorpresa ho riscontrato però, che i sostenitori della identità di genere e conseguentemente del ddl Zan, affermano che la teoria del genere non esiste, anzi è un’invenzione cattolica per demolire l’identità di genere.

Poiché io era pervenuto alla conclusione che ci fosse una teoria dell’identità  di genere del tutto ignaro dell’invenzione cattolica, cercherò di spiegare il contrasto tra identità di genere e identità sessuale, in un modo che probabilmente non piacerà ai Cattolici.

Alla Dieta di Ratisbona del 1541 voluta da Carlo V, i Cattolici sostenevano che durante la messa pane e vino si trasformavano in corpo e sangue di Cristo, al contrario, i Luterani che, qualunque cosa fosse successo durante l’ultima cena a Gerusalemme, le parole di Gesù andavano intese non in senso letterale, ma metaforico.

Ovviamente tra loro non c’era alcun contrasto tra quanto risultava alla vista, al tatto e al gusto, ma l’accordo non ci fu. Che c’entra tutto questo con Zan? In apparenza nulla, l’identità di genere è sentita, la transustanziazione creduta, ma i problemi cominciano quando l’identità di genere non solo è sentita, ma anche manifestata, soprattutto (ma non solo) se in contrasto con l’identità sessuale. 

A prova di quanto pretendono i teorici dell’identità di genere cito da Wikipedia:

Teoria del gender è un neologismo (prestito linguistico dall’inglese gender theory) coniato in ambienti conservatori cattolici negli anni 90 del XX secolo per riferirsi in modo critico agli studi scientifici di genere: chi fa uso di tale espressione sostiene che gli studi di genere sottendano un complotto predefinito mirante alla distruzione della famiglia e di un supposto ordine naturale su cui fondare la società.[1] In sostanza, l’espressione “teoria del gender” è …usata come parola d’ordine contro i movimenti femministi e LGBT, in opposizione alle lotte, rivendicazioni e teorie che tali movimenti hanno elaborato e prodotto.[2]

Similmente, se sulla versione inglese di Wikipedia cerco gender theory vengo automaticamente ridiretto alla voce studi scientifici di genere, mentre esiste una lunga voce antigender theory. Quello che noto è che tanto gli studi di genere quanto i complotti antigender si affermano negli stessi anni 90 del secolo scorso.

Visto che ho appena affrontato nell’articolo precedente le teorie della cospirazione, per brevità il complottismo, faccio notare che, se uno critica gli studi scientifici di genere, lo fa perché li considera un complotto per distruggere la famiglia.

Che è un modo totalmente americano di impedire qualsia critica. Più in generale l’accusa di complottismo è un altro strumento che il Political Correct dominante può usare contro gli avversari.

L’articolo 2 del ddl Zan modifica l’art. 604 bis del codice penale stabilendo sanzioni, sempre più gravi, (1) per chi propaganda idee fondate sulla superiorità razziale, etnica, nazionale o religiosa, (2) per chi commette atti di discriminazione, per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, (3) per chi costituisce associazioni o movimenti per il medesimo scopo, e per chi le frequenta.

A proposito di lancette di orologio, l’art. 604 bis è solo l’ultima variante dell’art. 604 esistente fin dal 1975, a sua volta tratto di peso da una legge americana dal democristiano Giovanni Reale. Quella legge americana aveva per oggetto gli atti di discriminazione di cui erano vittime gli afroamericani, soprattutto negli Stati meridionali del paese.

L’articolo 3 modifica l’art. 4 ter del codice penale, l’articolo 5 modifica le pene accessorie o sostitutive per i medesimi reati e, infine, l’articolo 6 modifica l’art. 90 quater del codice di procedura penale.

Non è importante soffermarsi su questi articoli. E’ assolutamente importante, invece, che dopo, il termine religiosi, (confronta sopra il punto 2 sulle sanzioni) non si aggiunge semplicemente: o sessuali,  bensì la formula: o per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.

Disabilità a parte, che ha storia e connotazioni specifiche, tale modifica ripropone l’articolo 1, e cioè quella teoria del genere che non esiste a detta di Zan, e dei blog a lui favorevoli, ma che esiste per chiunque non sia manifestamente in malafede. La formula ricorre complessivamente per ben 8 volte; lo scopo è anche quello di rendere presente la – inesistenteteoria del genere nel modo più ampio possibile nel codice penale.

E veniamo, finalmente, al fondamentale articolo 4 del ddl Zan:

Art. 4. (Pluralismo delle idee e libertà delle scelte) 1. Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.

In un primo tempo, quando leggevo o rileggevo questo articolo, pensavo che l’articolo intendesse dire che la teoria del genere esposta nel primo articolo, non impedisse di avere una pluralità di idee diverse e di scelte connesse. Non mi piaceva l’espressione pluralismo delle idee; preferivo per esempio libertà di opinione, espressione e comunicazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), ma riflettevo su quali altre condotte fossero possibili e legittime.

Ma invito chi mi legge a considerare la formulazione di questo articolo, chissà quante volte utilizzato per difendere il decreto: ‘ai fini della presente legge’ una clausola che non a caso compare soltanto negli articoli 1 e 4 del decreto ‘sono fatte salve’ ecc.

Ho capito finalmente che della libertà di pensiero e di comportamenti ad Alessandro Zan non importasse proprio nulla. Si trattava invece di mettere un limite alla libertà delle scelte: “purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori e violenti”.

Chi legge questa frase dovrebbe riflettere su quale grado di ipocrisia e di prepotenza sia contenuta nel Political Correct. ‘a patto di non criticare l’incontrovertibile verità della teoria del genere esposta nell’artico 1’.

Sicché l’articolo 4 è solo la premessa indispensabile degli articoli 7, 8, 9, 10. Mi aveva fatto velo la posposizione degli articoli 5 e 6.

Punti Fermi 9 parte iii

Critiche al disegno di legge ZAN

Vale la pena dunque di sottolineare subito la nuova formula ricorrente negli articoli 7, 8, 9, e 10  del ddl Zan: discriminazioni per motivi fondati sull’orientamento sessuale e sull’identità del genere.  Con qualche lievissima variante la formula ricorre otto volte.

Comincerò dagli articoli 8 e 9 che documentano l’incredibile entrismo della comunità LGBT. L’articolo 8, aggiungendo la formula, modifica un decreto legislativo attuativo del 2003, cioè un decreto che fornisce assistenza o richiede iniziative per garantire il successo di una legge. In questo caso istituisce presso il Consiglio dei Ministri un Ufficio volto a raggiungere nel lavoro la ‘parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza, dall’origine etnica e tra uomo e donna’. Ora, per intenderci, un caporale del meridione cercherà di pagare di meno uno straniero e una donna, ma non vedo come potrebbe risparmiare in base all’orientamento sessuale del lavoratore, ammesso che lo conosca. Quel che importa è che qualche attivista LGBT possa entrare in un Ufficio del Consiglio dei Ministri.

 L’articolo 9 modifica alcuni dettagli alla legge del 2020 che concerne, tra l’altro, la costruzione di case-rifugio o l’assistenza nei centri antiviolenza che accolgono le vittime di reati sessuali. Quindi già del 2020 erano previsti reati fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Non è difficile, del resto trovare riscontro della particolare attenzione dedicata dalla Comunità LGBT alla costruzione delle case e alla assistenza offerta dai centri antiviolenza.

Di fondamentale importanza è l’articolo 7 diviso in 3 punti. Il punto 2 è irrilevante.

Il punto 3 propone cerimonie e incontri per realizzare le finalità del punto 1 e rinvia ad altre due leggi.

E’ interessante confrontare la formula ricorrente negli articoli 7-10 con le formule precedenti: legge 2013 n.119 violenza contro le donne e discriminazioni di genere, legge 2015 n. 107: prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni. Dunque da una legge sulla violenza contro tutte le donne a una violenza ristretta alla comunità LGBT.

D’altra parte è proprio quanto è previsto dalla legge 2013 sulla sensibilizzazione della scuola di ogni grado a partire dalla scuola di infanzia circa la violenza contro le donne, e ora contro la comunità omosessuale, a scatenare le ben note reazioni su cui non intendo soffermarmi.

Ma il punto peggiore è il punto 1 che merita la citazione:

(Istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia) 1. La Repubblica riconosce il giorno 17 maggio quale Giornata nazionale contro l’o­mofobia, la lesbofobia, la bifobia e la tran­sfobia, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contra­stare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità so­ciale sanciti dalla Costituzione.

Ci sono più giornate dedicate a qualcosa  in Italia rispetto ai 365 giorni dell’anno solare, non è questo il problema. La pretesa inaccettabile è il riconoscimento da parte della Repubblica di 4 nuovi e distinti reati: contro gli omosessuali maschi, le omosessuali femmine, i bisessuali, i trans-sessuali, ossia il riconoscimento istituzionale e giuridico, senza neppure nominarla, della comunità o movimento LGBT.

Per quale fine? promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione, solita retorica del politically correct, subito contraddetta dalla volontà di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dalla teoria inesistente che subordina il genere biologico al genere sentito o desiderato. I pregiudizi, sono i luoghi comuni o stereotipi di genere , di chi pensa, per esempio, che gli umani si distinguono in base al sesso biologico.

Questo riconoscimento della comunità LGBT non richiede, regolamenti, persone. La Repubblica riconosce il Corpo dei pompieri, o la Guardia di finanza, o le Cooperative. Ma non mi risulta, per esempio, che Lotta continua o Potere operaio abbiano mai preteso un riconoscimento da parte della Repubblica Italiana.

In conclusione il disegno di legge ZAN è da respingere.

Il primo motivo è che sarebbe la prima volta in cui una teoria qualsivoglia, scientifica o meno, diventerebbe una verità certificata dalla legge. Per esempio, ci sono regole dettagliate sulla costruzione dei ponteggi per il restauro di tetti o facciate. Tutte hanno come fondamento la teoria della gravità, ma la Gravità, oppure la Teoria della Relatività, o, ancora, il Darvinismo non sono mai stati certificati o garantiti come verità da una legge di Stato, italiano o straniero.

Il secondo motivo, altrettanto  e probabilmente più importante, è che lo scopo principale del ddl Zan è quello di accreditare il movimento LGBT  e i suoi  attivisti  in modo da ampliare la sua sfera di influenza e di condizionamento del governo e dell’amministrazione dello Stato italiano.

Tra l’altro, come spiegherò dopo, la comunità  LGBT, grazie al riconoscimento istituzionale, potrebbe tendere ad escludere qualsiasi altro soggetto  a occuparsi dei diritti omosessuali. Infine, perché una giornata dedicata, quando ormai un fine settimana di giugno è dedicato al Gay pride in tutto l’Occidente?

Punti fermi 8

Io vedo lontano, nel senso che non sono miope e speso vedo in anticipo

Io vedo lontano su Marta De Vivo. L’articolo che gli pubblica il 30 agosto scorso Huffington post è un assalto da bloggerista provetta contro Giorgia Meloni. Il che dimostra come il precedente articolo fosse un falso e lei un’ennesima prova che la sinistra è sinistra.

Io vedo lontano anche su Mattia Santori e suoi amichetti .  Il 10 settembre le Sardine si rivedono a Roma per dimostrare che il fascismo può venire da sinistra cantando ‘bella ciao’.

Io vedo lontano e sono riuscito a mostrare quanto il supposto prete di strada Matteo Zuppi fosse disponibile ad adulare il potere, il giorno prima che Bergoglio lo nominasse presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Io vedo lontano su il riformista e il suo direttore Piero Sansonetti . Tante volte ho apprezzato i suoi interventi sulla giustizia e il suo giornale come una voce fuori dal coro, ma quando dichiarò che non poteva stare dalla parte di Zelenski, ho subito notato che il suo pacifismo era targato a sinistra e in sostanza contro la Nato. Oggi Il riformista è sempre più sdraiato sulle posizioni del PD e fa la sua brava e assidua campagna elettorale contro la destra.

io vedo lontano su Paolo Mieli. Adesso dicono di Paolo Mieli che vede un po’ di rosso anche su questi leader del PD ex-democrstiani. Ma Paolo Mieli è da un pezzo che, a Passato e presente, racconta la storia in modo diverso.

Per esempio, parlando del risveglio negli anni venti-trenta della rivolta araba contro il colonialismo, ha sottolineato insieme alla sua ospite che l’anticolonialismo si accompagnava alla diversa affermazione identitaria di ciascuna nazione araba; inoltre, che la lega araba ha sempre rispettato questo atteggiamento. Insomma, il contrario di quello che succede nella Unione Europea franco-tedesca e che sarebbe piaciuto a Giorgia Meloni.

 In un’altra occasione Paolo Mieli sottolineava, quasi stupefatto, il voltafaccia nelle alleanze realizzato dall’Italia in meno di sei mesi alla vigilia della Prima guerra mondiale. In un’altra trasmissione ho visto trattare dal suo ospite il maresciallo Tito per quello che era veramente. Potrei continuare, ma mi interessa notare che almeno il Corriere della Sera, con il suo direttore Luciano Fontana, non consente alla sinistra di significare qualcosa solo perché è sinistra.

Del resto Paolo Mieli ha dichiarato di aver provato un grande imbarazzo per la visita dei premier di Francia, Germania e Italia da Zelenski. Paolo Mieli è diplomatico e prudente, ma si è trattato della peggiore gufata che Zelenski abbia dovuto sopportare, in cui si prometteva un generoso piano Marshall europeo a favore dell’Ucraina a patto di accettare l’accordo di pace richiesto da Putin.

Il politologo di Firenze Mauro Campus è autore di un libro sulla mitologia del piano Marshal in cui, tra l’altro, mostra come il piano sia convenuto assai più agli Stati Uniti che all’Europa sul piano economico, insieme al grave torto dell’americanizzazione e del predominio atlantico sul piano politico e sociale. Perché un libro vecchio di 14 anni. sia riapparso il 15 aprile sotto forma di articolo bisognerebbe chiederlo agli editori del Sole24ore.

Io vedo lontano su Claudio Cerasa. ‘Le catene della Destra, l’ultimo libro di Claudio Cerasa, direttore del  Foglio, con un sottotitolo che offre già la chiave per leggerlo: Scienza, guerra, giustizia, giovani, complottismo: l’ascesa degli impostori. Inchiesta su un grande imbroglio, è un’inchiesta vibrante, serrata, colta, sulla consistenza dell’area politica che viene celebrata in anticipo come ineluttabilmente vittoriosa il 25 settembre’, scrive da promoter Pino Pisicchio, questo scampolo della Sinistra democristiana, che dopo Moro e Donat Cattin, ha militato in tutte le sigle possibili dell’area centrista, riuscendo a collezionare 24 anni di vita parlamentare fino al 2018, grazie alla sua eccellente reputazione giuridica.

Tuttavia dipingere Cerasa come ‘liberale di solido impianto e certamente non aduso a fare sconti a correnti ideologiche e partiti di sinistra’ è quanto meno un refuso, anche se ha scritto un un’analoga inchiesta Le catene della sinistra; di tutt’altro genere, tuttavia, perché Cerasa ha ereditato la direzione del Foglio già iscritto al PD da giovanissimo, , tanto che io rimasi un po’ sorpreso dalla scelta di Giuliano Ferrara.

Nel 2019, Cerasa aveva appena scritto un articolo per dimostrare che Salvini si era fatto fuori da solo dal Governo con Conte, che è un modo elegante, ma spocchioso, di snobbare l’avversario. (I Democratici americani hanno scritto qualcosa di analogo su Trump e l’impeachment). Un articolo, tuttavia, in cui non ci fanno una bella figura né il Presidente Sergio MattarellaNicola Zingaretti.

Cerasa raccontava qualche balla su Salvini e faceva sfoggio di un incredibile amore per Macron, trascurando ogni sua prepotenza verso l’Italia.  Condivideva l’idea che il coronavirus fosse poco più di una influenza, persino la tesi idiota che ‘in Italia ci sono troppi contagiati perché si fanno troppi tamponi’.

Condivideva totalmente le accuse dei Cinque Stelle contro Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia, mentre, col benestare della sinistra, Bonafede e Giuseppe Conte si portavano a casa non solo l’abolizione della prescrizione, ma anche l’estensione dell’uso dei trojan a tutta la cittadinanza a discrezione dei pubblici ministeri, e persino l’ idea imbecille della riduzione del numero dei parlamentari. Sono tutte rimostranze che manifestavo a Cerasa in una mail che conservo.

Quindi oggi è lo stesso Cerasa di tre anni fa. Di più c’è, a detta di Pisicchio, la scienza contro ‘l’antiscientismo dell’incultura dominante, alimentato dal pensiero elementare dei cospirazionisti che gli psicologi sociali americani studiano da sessant’anni’ e questa destra è la destra ‘del qualunquismo digitale, dei social complottisti, delle teorie della cospirazione studiate da Barkun.

Ora mi permetto due brevi osservazioni.  La prima su Gerald Bronner, autore della ‘Democrazia dei creduloni’ citato da Cerasa, soltanto per notare che il sociologo francese non ama neanche un po’ la scienza che circola nelle università, che deriva ottusità dalla richiesta di pubblicare ad ogni costo.

Quanto alla destra ‘del qualunquismo digitale dei social complottisti, delle teorie della cospirazione studiate da Michael Barkun’, non so se Cerasa ne parla, o se lei si è lasciato prendere la mano, ma, cacchio Pisicchio!, né lei, né Barkun potete affibbiare alla destra quello che non vi piace, perché il più imponente ed importante esempio di teoria complottista è quella relativa a Bin Laden e all’ 11 Settembre su cui non occorre soffermarci, ma che certamente è una teoria della sinistra, e certamente meno plausibile della teoria della cospirazione di Trump.