Archivio mensile:Giugno 2022

Viva la Nato e abbasso l’Unione Europea

Mentre in Europa le persone di buon senso sono indignate e spaventate all’idea che un fanatico della statura di Putin rubi alla nazione Ucraina tutte le coste che affacciano sul Mar Nero, l’Italia si accinge a regalare a un altro Impero il bene più prezioso in suo possesso, cioè la sua invidiabile posizione come penisola che si affaccia sul mare più bello del mondo, il Mare Mediterraneo, una penisola che vanta  8000 chilometri di coste e spiagge!

Tutte le generazioni passate, presenti e future malediranno l’intera compagine finanziaria e politica, governativa e amministrativa che sta vendendo l’Italia all’Unione Europea per 80 miliardi, neppure un ventesimo del suo prodotto interno lordo.

Della Nato in Europa parlo dopo, perché più importante, urgente e deleterio è il rapporto tra Italia e l’Unione europea.

Giulio Tremonti, sempre più bravo e interessante all’opposizione che al governo, invoca carte e trattati per impedire che le licenze balneari vengano azzerate e messe all’asta in base al principio della concorrenza europea. Giustamente oppone all’approvazione della direttiva Bolkestein del 2006 il Trattato europeo del 2007 sulla base della prevalenza giuridica della legge più recente.

Contraddicendo il Trattato, sostiene Tremonti, il diritto europeo sta pian piano azzerando le competenze – e quindi le sovranità nazionali: “La globalizzazione ha portato a una quasi illimitata estensione dell’ideologia del mercato. È vero che, in questi termini, la Bolkestein sublima l’ideologia mercatista concentrandola nella formula della concorrenza, ma restano tuttavia insuperabili i principi costituzionali contenuti nel Trattato e nella Costituzione.

Tra l’altro va notato che l’art. 117, primo comma, prevede la concorrenza come competenza esclusiva dello Stato. In questi termini un precedente fortemente indicativo è comunque quello costituito dalla sentenza della Corte costituzionale spagnola (numero 223 del 2015). Una sentenza che, in Spagna, ha escluso l’applicazione della Bolkestein alle concessioni demaniali”.

Un amico a cui avevo inviato la bozza di questo articolo ha obiettato, indignato, che Tremonti, quando era al governo, voleva addirittura vendere coste e spiagge, che il costo delle licenze balneari è scandalosamente basso, e che, giustamente, l’Europa chiede che vengano azzerate e riproposte in regime di concorrenza.

Poiché queste critiche riflettono le motivazioni correnti nell’opinione pubblica e parlamentare, mi permetto di osservare che preoccupazione permanente di Tremonti era la riduzione del debito pubblico, una cura che non ha mai sfiorato per esempio il governo Conte e i pentastellati, che non saprebbero altrimenti come alimentare il reddito di cittadinanza, fiore all’occhiello delle loro campagne elettorali.

Innanzitutto, Tremonti era ed è tanto consapevole del livello irrisorio dei costi delle licenze balneari, da aver richiesto nel 2002, come prima misura efficace per il risanamento del bilancio, l’aumento del 300% dei prezzi delle licenze, una proposta che ebbe come risultato lo sciopero generale di tutti i gestori dei servizi balneari.

Contro la successiva proposta di vendere alcuni ben demaniali, comprese alcune spiagge, tra gli applausi della Margherita, DL- l’Ulivo il deputato Gnudi affermò: “deve essere riaffermata una distinzione netta tra i beni del patrimonio disponibile, i beni del demanio e i beni del patrimonio indisponibile, … noi potremmo trovarci domani nella situazione di vedere alienati beni che appartengono solo nominalmente allo Stato ma in realtà sono beni pubblici propri della collettività. Evidentemente il PD oggi ha cambiato idea.

Quanto alla vendita di beni demaniali, in un articolo del 28 luglio 2012 pubblicato sul Corriere della Sera, Sergio Rizzo osserva che “risale al 1992 il primo elenco di beni demaniali messi in vendita. Una lista sterminata che comprendeva 114 caserme, la casa del fascio di Salò, campi di volo, spiagge, perfino un borgo terremotato dalle parti di Sanremo. Risultati? chi li ha visti?”

 In realtà nell’articolo Rizzo cita diversi casi di beni demaniali che sono stati venduti e di altri che continuano a essere messi in vendita, talvolta con successo e beneficio pubblico, assai più spesso con un danno per l’erario, e cita qualche caso scandaloso, in cui una pubblica amministrazione dopo aver venduto un edificio, ha dovuto riprenderlo in affitto per le sue esigenze amministrative.

Il problema fondamentale è la messa all’asta delle licenze balneari. Il criterio è questo: Coste e spiagge sono un territorio demaniale inalienabile. L’Europa ragiona così: siccome è un bene pubblico dello Stato X, diviene automaticamente un bene pubblico della Unione europea. In base al principio della concorrenza ogni altro stato Y dell’Unione può concorrere alle gare di appalto dei servizi, in base alle regole che si dà l’Unione, e quindi tutti i cittadini dell’unione europea possono partecipare alle aste.

A me questo modo, per così dire, esteso, di intendere territori demaniali e servizi ricorda, per ragionamento inverso, l’inclinazione di Putin a chiamare le guerre operazioni speciali. Significa a ben vedere che una nazione viene equiparata a un territorio, e presuppone che il concetto di servizio non comporti alcuna modifica non solo del bene demaniale, ma anche del territorio che lo circonda. Un lustrascarpe non mi porta via le scarpe, semmai le lucida e le rende più brillanti. Ma è così?

Ma il principio di concorrenza è accettabile solo perché implica condizioni di equità. Se l’equità non c’è, non c’è neppure concorrenza.  Diventa evidente allora che non tutte le nazioni europee sono identiche: L’Italia è una penisola, Germania, Francia e Spagna, per parlare solo delle nazioni più popolate, non lo sono.  L’Italia è a sud e la Svezia, pure essendo in parte una penisola, è a Nord.

Ci sono caratteristiche climatiche e marine che distinguono drasticamente le nazioni del Nord Europa dalla Nazioni che affacciano in modo esteso sul mediterraneo. Le coste e le spiagge del Nord Europa non sono neppure lontanamente paragonabili alle coste italiane. Le coste della Bretagna e della Normandia hanno il loro fascino, ma niente a che vedere con le coste amalfitana o sorrentina. né è possibile godersi lo stesso uso della spiaggia e del mare: durata del bel tempo, temperatura dell’acqua e dell’aria, altezza delle maree e conseguenti correnti lo impediscono. 

Non ci può essere un’equa concorrenza, infine, se nel Nord Europa esiste letteralmente Fame di sole.

Qualcuno penserà che esageri. Dopo la dissoluzione della Russia, milioni di giovani e meno giovani dell’Europa orientale, polacchi in testa, hanno invaso le coste della Croazia, stendendosi a prendere il sole persino sulle strade asfaltate. La Germania ogni giugno si riversa sulla costiera romagnole in cerca di sole e di birra, più che di mare.

In estate, se a Edimburgo capitava una giornata particolarmente calda e assolata, severe studiose che affollavano la biblioteca universitaria, all’ora di pranzo, si liberavano dei vestiti e si stendevano allegre in mutande e reggiseno a godersi il sole nel giardino della biblioteca, altre signore altrettanto serie e gentili ricevevano a casa gli ospiti in bikini.

Facciamo un esempio terra terra: supponiamo che una famiglia dell’isola d’Elba che gestisca da decenni i servizi di spiaggia perda la gara per la licenza. In base al principio della concorrenza potrà sempre partecipare a una gara per l’appalto dei servizi sulle spiagge della Bretagna, della Normandia, della Svezia? Scherziamo: dovrà trasferirsi in Francia o in Svezia?  Direte che sono uno stupido. Potrà continuare a offrire i servizi di spiaggia, ma alle dipendenze del soggetto vincitore della gara.

Secondo il rapporto spiagge 2021 di Legambiente, in base a dati aggiornati del Ministero per le Infrastrutture e i Trasporti, le concessioni demaniali riguardano 1432 km (il 43% di tutte le spiagge), sono circa 12000, e sono rilasciate dai Comuni.  Esiste cioè una estrema parcellizzazione d questo bene, dato che ogni concessione riguarda in media 120 metri di spiaggia.

Coste e spiagge sono il motivo e il traguardo fondamentale della vacanza o della villeggiatura. State certe che la Francia, per esempio, ha competenze legali, digitali, e strutture del credito necessarie a vincere tutte le gare di appalto delle concessioni demaniali.

Ma ottenuto l’appalto dei servizi di spiaggia, ci sono a monte necessità di vitto e alloggio. La francese Carrefour è la più grande catena di supermercati d’Europa; è così difficile immaginare che si troverà in condizioni dominanti rispetto agli altri supermercati alimentari? Lo stesso varrà per la francese Accor-Hotels, una delle più grandi catene alberghiere d’Europa, con hotels per tutte le tasche. Vinci, Sodexo, Saint-Gobain monopolizzerebbero l’edilizia.

Inoltre, le prenotazioni di lettini e ombrelloni molto spesso in Italia avvengono persino nell’inverno o nell’anno precedente e si trascinano dietro ovviamente le prenotazioni dei servizi alberghieri, un vantaggio fondamentaleper i vincitori dell’appalto. E non c’è ragione o convenienza economica per le multinazionali per non favorire le popolazioni del Nord Europa rispetto agli italiani.

In breve, l’Isola d’Elba diventerebbe più francese della Corsica.

Viva la Nato e abbasso l’Unione Europea 2

Penso che i grattacieli di Faro nell’ Algarve portoghese o quelli di Benidorm nella provincia valenciana siano il risultato di un eccessivo sfruttamento turistico.

Io non voglio vedere grattacieli all’Elba, tantomeno a Ischia, Capri, Sardegna. Io non vorrei vedere grattacieli in nessun luogo della penisola. Se li vogliono a Milano, li facciano, almeno dai piani alti si vedono le Alpi. Li facciano anche ad Abano, guarda caso piena di tedeschi: Abano nell’inverno è immersa nella nebbia, ma dai piani alti si vede sempre il sole.

Ci sono anche casi particolari: la Germania è riuscita a tenere fuori dalla Bolkestein i suoi distretti mercantili. L’Italia potrebbe partecipare a una gara per l’appalto dei trasporti tra Lione e Parigi. Ma la Francia ha già vietato l’uso di materiale ferroviario italiano sulle rotaie francesi. Sto parlando dell’alta velocità.

Nel management di queste compagnie sono presenti fior di fiscalisti, avvocati ecce cc che possono vincere le gare di tutta l’Elba. Sto parlando di casi reali. E’ già accaduto che una compagnia francese abbia vinto l’appalto di Tper, l’azienda pubblica che gestisce i servizi dei trasporti regionali a Bologna e Ferrara. Adesso potrebbe fare accordi con la Germania per l’acquisto esclusivo di autobus Mercedes, magari a metano come per il passato. 

Riassumendo, le coste e le spiagge d’Italia sono l’unica grande ricchezza e risorsa dell’Italia, come il petrolio per la Norvegia, come boschi e foreste per la Svezia e la Finlandia. Non possiamo svenderla o regalarla all’Europa, non c’è parità con coste e spiagge del Nord Europa. Non lo fanno gli Spagnoli, ed è l’unica risorsa della Grecia.

Determinante invece per la decisione del Governo Draghi è la sentenza del Consiglio di Stato, contro una serie di associazioni, o imprese della Puglia che intenderebbero procrastinare le attuali licenze fino al 2033. Tra i motivi anche, inopinatamente, lo scarso interesse giustificherebbe di sottrarlo alla concorrenza.

Il consiglio di stato è un organo che ci ha regalato la nostra costituzione, sia come consulente del governo sia come organo giurisdizionale, alla faccia della divisione dei poteri.  Dopo l’istituzione dei tribunali regionali (TAR) il consiglio di stato è diventato tribunale d’appello.

Oberato di ricorsi e in ritardo di decenni, per motivi che ignoro ha emesso una sentenza il 9 giugno 2021 che non solo considerava, prive di pregio, come amano dire i magistrati, le motivazioni delle controparti, ma indicava il 31 dicembre 2023 come data ultima per approvare i decreti legislativi, necessari alla concorrenza.

Contro chi aveva sostenuto la tesi della scarsa appettibilità  internazionale di una singola concessione, la pubblica amministrazione “mette a disposizione dei privati concessionari un complesso di beni demaniali che, valutati unitariamente e complessivamente, costituiscono uno dei patrimoni naturalistici (in termini di coste, laghi e fiumi e connesse aree marittime, lacuali o fluviali) più rinomati e attrattivi del mondo”.

Proprio per questo, dicevo io, il regime di libera concorrenza è iniquo.

 “Basti pensare che il giro d’affari stimato del settore si aggira intorno ai quindici miliardi di euro all’anno, a fronte dei quali l’ammontare dei canoni di concessione supera di poco i cento milioni di euro, il che rende evidente il potenziale maggior introito per le casse pubbliche a seguito di una gestione maggiormente efficiente delle medesime”.

Ma si badi, mentre questa valutazione complessiva dovrebbe indurre a una generale rivalutazione dei canoni, qui è la parcellizzazione delle concessioni che diventa un intralcio da abolire, cioè si passa da una argomentazione giuridica (non priva per altro di conseguenze economiche), a una consulenza vantaggiosa per il governo (qui sta il carattere equivoco di fondo del Consiglio di Stato, che consiglia e giudica nello stesso tempo), ma si dice che la parcellizzazione delle concessioni è un ostacolo, quindi da abolire per attuare il regime di libera concorrenza nell’unione europea.

Giudizio, anche più dettagliato:

Già queste considerazioni traducono in termini economici un dato di oggettiva e comune evidenza, legata alla eccezionale capacità attrattiva che da sempre esercita il patrimonio costiero nazionale, il quale per conformazione, ubicazione geografica, condizioni climatiche e vocazione turistica è certamente oggetto di interesse transfrontaliero, esercitando una indiscutibile capacità attrattiva verso le imprese di altri Stati membri”.

Consiglio attuativo:

Né si può sminuire l’importanza e la potenzialità economica del patrimonio costiero nazionale attraverso un artificioso frazionamento del medesimo, nel tentativo di valutare l’interesse transfrontaliero rispetto alle singole aree demaniali date in concessione. Una simile parcellizzazione, oltre a snaturare l’indiscutibile unitarietà del settore, si porrebbe in contrasto, peraltro, con le stesse previsioni legislative nazionali (che, quando hanno previsto le proroghe, lo hanno sempre fatto indistintamente e per tutti, non con riferimento alle singole concessioni all’esito di una valutazione caso per caso) e, soprattutto, darebbe luogo ad ingiustificabili ed apodittiche disparità di trattamento, consentendo solo per alcuni (e non per altri) la sopravvivenza del regime della proroga ex lege”.

Nemmeno lontanamente sfiora la testa del magistrato l’idea che forse proprio questo trattamento generalizzato sia stata la causa di canoni di concessione irrisori.

E finalmente il vero scopo della sentenza:

Non vi è dubbio, al contrario, che le spiagge italiane (così come le aree lacuali e fluviali) per conformazione, ubicazione geografica e attrazione turistica presentino tutte e nel loro insieme un interesse transfrontaliero certo, il che implica che la disciplina nazionale che prevede la proroga automatica e generalizzata si pone in contrasto con gli articoli 49 e 56 del TFUE, in quanto è suscettibile di limitare ingiustificatamente la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei servizi nel mercato interno, a maggior ragione in un contesto di mercato nel quale le dinamiche concorrenziali sono già particolarmente affievolite a causa della lunga durata delle concessioni attualmente in essere.

Qui occorre fare attenzione. Sembra che il problema sia l’eliminazione delle proroga automatica e generalizzata delle concessioni, mentre il riferimento all’articolo 49 (Libertà di stabilimento) e 56 (libera circolazione dei servizi nel mercato interno)  del Testo di Funzionamento dell’Unione Europea, consente al governo di emanare decreti legislativi  che potrebbero mettere all’asta la costa dell’intera Puglia dal Gargano a Santa Maria di Leuca.. 

In realtà l’arti 49 del TFEU è talmente vago da consentire tanto a un cittadino francese di aprire una piccola falegnameria a Bologna, quanto non solo di gestire le coste della puglia, ma anche di rimpiazzare il personale italiano con personale albanese.

Qualcuno ha sostenuto che “Nel settore delle concessioni demaniali con finalità turistico-ricreative, le notevoli differenze esistenti fra le legislazioni degli Stati membri (in particolare quelli più direttamente interessati ossia, oltre all’Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Grecia e Croazia) avrebbero richiesto una preventiva armonizzazione delle normative nazionali applicabili in tale settore”.

Ma contro questa prospettiva il giudice è tanto apodittico quanto tautologico. Non è in gioco l’armonizzazione delle legislazioni, bensì la liberalizzazione in base agli articoli 49 e 56, fatta salva la natura ‘funzionale e pragmatica’ di tutto il TFUE.  Di nuovo le differenze di legislazione non potrebbero che rivelarsi un ostacolo alla liberalizzazione. Personalmente sono del parere, giuridicamente parlando, che non solo l’argomentazione, ma anche la capoccia di questi magistrati, a partire dal presidente Filippo Patroni-Griffi, sia priva di pregio.

Viva la Nato e abbasso l’Unione Europea 3

Partiamo dal presente e da lontano. Imbecilli o in malafede, scegliete voi, ci hanno raccontato che la postura (per usare un termine cretino) di Putin era difensiva, e la Nato un’alleanza bellicosa. Mentre è vero il contrario, come è vero che esistono il sole e la luna, e cioè che la Nato in Europa è un’alleanza difensiva che è nata e si è estesa per paura della Russia.

Tra l’altro ogni nazione d’Europa ci sta dentro a modo suo. Mi limiterò a considerare i due paesi più estesi  popolati ed importanti: la Germania e la Francia.

Zelenski, che non è uno sprovveduto, diffidava della Germania della Merkel. Personalmente ho pensato tante volte che, se Hitler avesse potuto prevedere la Germania odierna, non avrebbe scatenato la seconda guerra mondiale.

Quello che le banche tedesche hanno fatto alla Grecia negli ultimi decenni è assai peggio di quanto la Grecia ha subito in passato da nazisti e fascisti.

Dopo l’invasione dell’Ucraina si era detto in Europa che ci si doveva liberare dalla dipendenza dalla Russia per il petrolio e il metano. L’Italia è andata in giro in Africa cercando risorse alternative.  E la Germania? La Germania si tiene tutto il Gas che riceve dalla Russia, usa il gasdotto del Baltico (cioè quello che non passa per l’Ucraina) e probabilmente aspetta solo la pace per portarlo a termine.

Non aveva alternative? Figuriamoci! Ha invece approfittato della crisi Ucraina per realizzare quello che giustamente Andreotti paventava, quando dichiarava apertamente che non era contento della riunificazione delle due Germanie. Un riarmo da cento miliardi di dollari!

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, nel presentare il piano del riarmo, ha dichiarato che la Germania deve diventare una vera potenza mondiale, “non così forte da costituire un pericolo per i vicini, ma forte abbastanza”. Qualcuno sa spiegarmi questo ossimoro? Ci dobbiamo preoccupare della potenza degli Stati Uniti e della Russia, che sono lontani, ma non di una potenza globale al centro degli Stati fondatori dell’Europa e della Nato?

Tanto vale comprendere che, come Erdogan, la Germania vuole stare nella Nato e nella Unione Europea con i piedi in due staffe. Preoccupata della influenza americana e dei paesi della Europa orientale, anche lei, come Putin, vuole avere libertà di movimento. Ma non era appunto questa la situazione della Germania, alla vigilia della guerra mondiale, non torna subito in mente il nome di Joachim von Ribbentrop?

Si dirà che farnetico, che la Germania ha appena inviato all’Ucraina 50 carri armati Gepard. Lo ha fatto per le critiche ricevute dagli alleati. Prima aveva versato un milione di euro, cioè un millesimo del suo piano di riarmo, la metà di quanto versato dalla sola Estonia.

Ma perché non ricordare che molti anni fa l’Italia ha acquistato a caro prezzo dalla Germania ben 500 carri armati Gepard che erano in pratica un residuo bellico. Mentre l’ANPI ha apprezzato il pacifismo verso Putin della Germania, e detestato Biden e gli Stati Uniti. Ma l’Italia è famosa nel mondo per i giri di walzer delle sue alleanze, e così i nostri partigiani, a rimorchio delle truppe americane nel 43-45, adesso le detestano e tifano per il tedesco.

L’atteggiamento della Francia rispetto al Patto Atlantico è troppo noto (uscita e rientrata) per ricordarlo, e in questo momento Macron fa di tutto per assumere il ruolo principale nelle trattative di pace con la Russia.

E l’Italia?  Siamo al centro del percorso di Pace, come dice Conte, e Di Maio ha già pronto un piano in quattro punti.

In realtà l’ Italia è andata sotto la coda della Germania con Romano Prodi e sotto la coda di Macron con Enrico Letta. E chi sta sotto la coda si prende gli schizzi, i ceffoni ricevuti da Macron, a cominciare dalla cantieristica, e un trattamento poco meno brutale di quello greco dalla Germania.