Archivio mensile:Novembre 2021

Conversioni in legge e codici della strada (I modifica)

Le leggi, si sa, le fanno ormai i governi, cioè il potere esecutivo, ma i decreti legge subiscono il vaglio del potere legislativo, in omaggio, penso, alla rivoluzione francese. E’ a questo punto che i deputati, entro i sessanta giorni della loro conversione in legge della Repubblica, possono apportare la modifiche ai decreti.

Intendo sottolineare tre modifiche del codice della strada, la prima divertente, la seconda caritatevole, la terza curiosa.

Ricordo che la legge 9 novembre 2021 n. 156 ha per oggetto ‘disposizioni urgenti in materia di investimenti e sicurezza delle infrastrutture, dei trasporti e della circolazione stradale’. Le modifiche riguardano il dl del 10/9/21

Prima modifica:

Il disegno di legge di Alessandro Zan, come è noto, è stato recentemente fermato al senato. Bloccato sulla porta è rientrato dalla finestra, aggiungendo all’art. 23 del Codice della strada comma 4, che riguarda caratteristiche e limiti della pubblicità stradale, i commi 4bis ter e quater.

4 bis: E’ vietata sulle strade e sui veicoli qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle liberta’ individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell’appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identita’ di genere o alle abilità fisiche e psichiche.

Ora, non ho nulla da permettere o vietare a chi entra dalla finestra quando la porta è chiusa, ma obietto che questa finestra è situata troppo in alto nel cospicuo palazzone del codice della strada. L’articolo 23 si preoccupava sostanzialmente della sicurezza stradale, vietando, per esempio, cartelloni dotati di illuminazione notturna, che potrebbero esser scambiati per l’approssimarsi di un autotreno.

Qui invece siamo nell’ambito dell’opinabile. Oppure è possibile che uno ‘stereotipo di genere’ mandi un conducente offeso a sbattere contro un platano o contro il cartellone medesimo?

Mi preoccupa in buona parte il comma 4-ter che affida all’autorità di Governo per le pari opportunità, sia pure di concerto con il Ministro delle infrastrutture e il Ministro della giustizia, di stabilire modalità di attuazione delle disposizioni del comma 4-bis.

Che cosa dovrebbero attuare? E’ la premessa per costituire comitati di tecnici (giuristi, politologi, psicologi, sessuologi, ecc.) che si dedichino a vietare o autorizzare la pubblicità stradale? Magari con un minimo obbligatorio di membri per tutte, chessò, le ‘città metropolitane’?

Scendiamo al concreto: immaginiamo un cartellone che raffiguri un bimbo (jeans e capelli corti) e una bimba (gonna e cappelli lunghi) che guardano entusiasti un nuovo panino Mac Donald e sotto la scritta: ‘piace a tutti’. Questo è solo obsoleto e banale. Ma se a entrambi facciamo uscire dalla bocca un fumetto (‘mi piace’) questo diventa uno stereotipo di genere, perché il genere (gendre) sta al sesso come la mente al corpo e bimbo e bimba non includono certo tutti.

Non intendo, incompetente come sono, diffondermi sul tema. Ma esprimo un dubbio, a caso: se fosse passato il ddl Zan al senato, avrei potuto rivedere su Rai Movie il film ‘Mani di Fata’ con Renato Pozzetto (appena trasmesso) o verrebbe cassato come omofobo? Adesso, potrebbe esser vietato un cartello che promuovesse lo stesso film?

La finestra è anche troppo ampia: un bacio saffico o due donne e un uomo nello stesso letto non saranno osceni e pornografici, come sostiene Vittorio Sgarbi, ma non sono forse lesivi di qualche credo religioso? Temo insomma che il ROC (Range Of Canceling) sia troppo ampio.

E nello stesso tempo troppo stretta. E’ curioso che il ddl Zan sia stato definito, perorato e dibattuto soltanto come transomofobo.

Questo mi induce a una ultima riflessione. Nell’ottocento, giustamente, filosofi liberali come John Stuart Mill, mettevano in guardia contro le dittature della maggioranza.

Ora, forse, si dà il problema di dittature delle minoranze. In che modo? LGbT è una coalizione di minoranze e con le aggiunte QIAP rappresenta la totalità degli esseri umani. Ma è chiaro che la ‘cittadinanza attiva’ (per usare un termine che ho appena appreso) è formata dalle prime 4 sigle che, coalizzandosi, promuovono una nuova interpretazione dello slogan sessantottino ‘fate l’amore e non la guerra’, assai più coinvolgente e imprevedibile.

Adesso, se- Sgarbi accusa di pornografia la pubblicità di Dietorelle, finirà in tribunale?

Conversioni in legge e codici della strada (II modifica)

In più occasioni nei miei articoli ho scritto, desolato, che la nostra Repubblica, più che fondata sul lavoro, sembra fondata sui morti ammazzati. Questa modifica, per quanto caritatevole, sembra confermare la mia idea.

Art. 7-bis (Istituzione della Giornata nazionale “Per non dimenticare”). –

1. Al fine di promuovere la sicurezza dei mezzi di trasporto con riguardo alla tutela dell’incolumità delle persone e dei beni coinvolti nelle operazioni di trasporto dei passeggeri, la Repubblica riconosce il giorno 8 ottobre come Giornata nazionale “Per non dimenticare …”.

2. La Giornata nazionale di cui al comma 1 non determina gli effetti civili di cui alla legge 27 maggio 1949, n. 260, non comporta riduzioni dell’orario di lavoro negli uffici pubblici né, qualora cada in giorno feriale, costituisce giorno di vacanza o comporta riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado, ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 5 marzo 1977, n. 54.    (comma passato da terzo a secondo).

3. In occasione della Giornata nazionale di cui al comma 1, le istituzioni che hanno competenza nel settore dei trasporti nonché le scuole di ogni ordine e grado, anche in coordinamento con le associazioni e con gli organismi operanti nel settore, possono organizzare cerimonie, iniziative e incontri al fine di ricordare le vittime degli incidenti e di sensibilizzare l’opinione pubblica in relazione alla sicurezza nel trasporto, alla centralità  del passeggero, al rispetto della dignità umana e del valore della vita di ciascun individuo.

    4. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».

Istituire il giorno 8 ottobre come Giornata nazionale “per non dimenticare…” potrà in alcuni casi consolare persone che abbiano avuto parenti o amici morti o gravemente feriti in un incidente stradale, ferroviario o aereo.

Tuttavia mi sfugge come questa iniziativa possa promuovere la sicurezza dei mezzi di trasporto e giovare all’incolumità delle persone e dei beni (le valigie?) nel trasporto dei passeggeri. Penso tra l’altro che la centralità del passeggero non abbia bisogno di essere ricordata, visto che è l’unico che possa pagare il biglietto e assicurare la sopravvivenza economica di detti mezzi.

Posso certamente immaginare illustri dirigenti ferroviari intenti l’otto ottobre a deplorare gli incidenti occorsi nell’anno, corredando di opportune statistiche il loro cordoglio.

D’altra parte, il rispetto della dignità umana e il valore della vita di ciascun individuo dovrebbe sostanziare l’impegno quotidiano degli insegnanti e non la sola giornata dell’otto ottobre.

Ricordavo che esiste già una settimana nel mese di maggio dedicata alle vittime della strada dal personale ospedaliero e sapevo che in paesi stranieri l’educazione al rispetto delle regole della circolazione occupa settimane dell’intero corso di studi, non solo con insegnamenti teorici, ma persino mediante prove pratiche su percorsi istituiti per l’occasione.

Ma a questo punto mi sono reso conto che la giornata nazionale ha un carattere esclusivo, riguarda soltanto le vittime dei mezzi di trasporto. E, allora, mi chiedo, le assai più numerose vittime della strada, pedoni, ciclisti, motociclisti, avranno le loro giornate nazionali?

Papa Wojtyla, se non sbaglio, fece al suo tempo un riordino dei santi festeggiati nel calendario, non pensando certo che i santi siano soltanto 365.

Tempo fa, un amico mi ha propinato un lunghissimo elenco delle giornate nazionali e internazionali, con ricorrenze davvero peregrine. I più sanno solo che, alla festa della donna o della mamma, si sono aggiunte quelle del papà e dei nonni.

Ci sono sempre nel nostro parlamento legislatori con una spiccata inclinazione funeraria, ma la maggioranza ha voluto soprattutto precisare che la giornata non consente giorni e neppure ore di vacanza, né oneri per la finanza pubblica.

Conversioni in legge e Codici della strada (III modifica)

Tra le novità del codice della strada segnalate dalla stampa quotidiana è sembrata la più importante quella relativa all’attraversamento pedonale. E’ obbligatorio fermarsi non solo quando il pedone attraversa la strada, ma anche quando è ancora sul marciapiede.

Poiché sulle strade italiane le strisce pedonali non offrono alcuna garanzia di sicurezza e spesso sono il luogo su cui si riscontrano morti e infortuni gravissimi, vale la pena di valutare bene la novità del codice e quale impatto possa avere per garantire maggiore sicurezza delle infrastrutture, oggetto della legge presente.

Prima domanda: è veramente una novità? Seconda domanda: raggiunge veramente lo scopo?

Nell’articolo 191 del Codice della strada, il comma 1 è sostituito dal seguente:

Quando il traffico non è regolato da agenti o da semafori, i conducenti devono dare la precedenza, rallentando gradualmente e fermandosi, ai pedoni che transitano sugli attraversamenti pedonali o si trovano nelle loro immediate prossimità. I conducenti che svoltano per inoltrarsi in un’altra strada al cui ingresso si trova un attraversamento pedonale devono dare la precedenza, rallentando gradualmente e fermandosi, ai pedoni che transitano sull’attraversamento medesimo o si trovano nelle sue immediate prossimità, quando a essi non sia vietato il passaggio. Resta fermo per i pedoni il divieto di cui all’articolo 190, comma 4;

Questo era prima il comma1:

Quando il traffico non è regolato da agenti o da semafori, i conducenti devono fermarsi quando i pedoni transitano sugli attraversamenti pedonali. Devono altresì dare la precedenza, rallentando e all’occorrenza fermandosi, ai pedoni che si accingono ad attraversare sui medesimi attraversamenti pedonali. Lo stesso obbligo sussiste per i conducenti che svoltano per inoltrarsi in un’altra strada al cui ingresso si trova un attraversamento pedonale, quando ai pedoni non sia vietato il passaggio. Resta fermo il divieto per i pedoni di cui all’articolo 190, comma 4.

Il comma 1 dell’art. 191 è già presente nel Codice della strada del 1992. Ho indicato in corsivo la proposizione aggiunta, già presente comunque nel 2010, si veda http://www.giudicedipaceroma.it/categoria/codice-della-strada-2010. (Quasi impossibile scoprire, consultando le GU, l’anno esatto di qualsiasi modifica)

Come si vede, l’unica reale novità è la sostituzione ai pedoni che si accingono ad attraversare l’espressione si trovano nelle sue immediate prossimità.  Inoltre all’espressione all’occorenza, si sostituisce gradualmente.

Prima conclusione: non c’è nessuna novità, ma solo ignoranza delle regole, visto che il pedone, prima come ora, aveva la precedenza anche quando si trovava sul marciapiede. Semmai accingersi ad attraversare era più preciso di trovarsi in prossimità.

Un pedone può passare vicino alle strisce senza la minima intenzione di attraversare, e la prossimità è un concetto vago, (un metro, tre metri, ecc.?-irrilevante il riferimento al comma 4 dell’art. 190) Semmai all’occorrenza lascia aperta alla valutazione del conducente l’obbligo di fermarsi; gradualmente tuttavia è pleonastico (che si fa altrimenti: si inchioda?) come, in buona parte tutto, il nuovo comma.

Tralascio per ora ogni commento sulla seconda parte del comma che non comporta differenti variazioni. Ma, come al solito, al legislatore distratto, e alla stampa che lo segue pedissequa, faccio notare che, sebbene l’idea di fermarsi mentre un pedone attraversa non meriterebbe neppure un comma del codice della strada (e che altro? lo dovrebbe accoppare o storpiare?) l’idea che sulle strisce pedonali il pedone abbia la precedenza sulle vetture è quella da salvaguardare, se si vuole in veramente migliorare la sicurezza delle strade.

E allora ha davvero poco senso sventolare come una grande novità l’idea che la precedenza inizia fin dal marciapiede, quando il codice della strada non garantisce in alcun modo la stessa visibilità delle strisce pedonali.

E’ da un pezzo che deploro il fatto che in Italia, diversamente da quel che accade nei paesi civili, non si propone alcun divieto di sosta in prossimità delle strisce pedonali.

Eppure, il Codice della strada, questo mostro in continua evoluzione metastatica, come tutti i Codici italiani, – ho scoperto solo di recente – propone il divieto di sosta prima delle strisce pedonali, e ne disegna anche la segnaletica (art. 145, comma 4):

Purtroppo l’articolo lascia a chi fa le strade la facoltà di utilizzare o meno il divieto (cari sindaci italiani, forse avete qualche morto sulla coscienza!). Inoltre, limita il divieto di sosta soltanto allo spazio precedente a destra della direzione di marcia, mentre dovrebbe valere da entrambi i lati, e forse da ogni lato o direzione, visto che ormai i sensi unici non sono veramente tali.

Quanto alla segnaletica, sarebbe meglio disegnarla sul bordo del marciapiede come fanno in Inghilterra. Ma qui si aprirebbe una lunga parentesi, dato che le strisce pedonali diventano invisibili quando piove; sono spesso semi-cancellate (per esempio, nella più stretta prossimità all’ombelico, o fallo, di Bologna: la Torre degli Asinelli). Grazie al Led, chi si inventa la segnaletica, avrebbe cento diversi modi per rendere le strisce davvero visibili.

Aggiungo che, qualora la misura fosse adottata per ogni striscia pedonale, l’attenzione e il rispetto della precedenza del pedone diverrebbe un’abitudine per ogni automobilista, come accade nei paesi civili.

Circa la seconda proposizione del comma osservo soltanto che, almeno nella città di Bologna, il verde sincrono per auto e pedoni è diventato un criterio talmente diffuso, da consentire alle auto solo una falsa partenza, proprio come alle olimpiadi.

Infine, il comportamento di motociclisti e ciclisti merita un articolo a parte.