Archivio mensile:Agosto 2020

Referendum Intermezzo

Qualche calcolo: abitanti e parlamentari

PaeseAbitanti (milioni)DeputatiCamera AltaTotale
Germania8570969778
Inghilterra67650770/8001420/1450
Francia65577348925
Italia61630314945
Spagna47356208564 (1)
Polonia39460100560

Numero abitanti per parlamentare e per deputato:

Germania  rispetto al totale  1/ 109 mila                    rispetto alla camera                       1/120mila

Inghilterra  risp totale           1/46 mila ……… …rispetto alla camera                         1/103 mila

Francia  risp totale                1/70 mila                          rispetto alla camera                         1/112 mila

Italia  risp totle                     1 /64 mila                           rispetto alla camera …… ……. 1/96 mila

Spagna risp totale                1/83 mila                            rispetto alla camera ………… .1/132 mila

Polonia risp totale                 1/69mila……… ……rispetto alla camera ……… ….1/ 84 mila

Se vincono i si al referendum

Italia  se 400 + 200

Italia  risp totale                1 /101 mila                             rispetto alla camera                     1/152 mila

Nota bene: alcuni forniscono dati diversi, in base alle modalità di elezione, ma sono tutte cariche elettive e analoghe le funzioni

(1) In Spagna vanno aggiunti altri 58 senatori eletti in modo indiretto, per un totale di 622 parlamentari, 1/75000 abitanti. Francia, Italia, Polonia e Spagna si collocano dunque tra 64/75 mila abitanti per parlamentare. Costituiscono eccezione la sola Inghilterra e la Germania.

Referendum confermativo della riduzione del numero dei parlamentari

10 BUONE RAGIONI PER VOTARE NO

Sono certamente consapevole che la mia sia una voce tra le tantissime  su una questione dibattuta da tantissimo tempo. Se ho la presunzione di aggiungerla, è perché sono state dette tante falsità e vengono taciute tante altre verità.   

  Parte I

1)

Indire un referendum che abbia rilevanza costituzionale in piena emergenza coronavirus  è una assurdità manifesta, visto che lo stesso governo ha annullato la data prevista per il 29 marzo scorso. Sostenere che ora ci sono norme di distanziamento, eccetera non è una modifica favorevole, ma contraria, visto che tali norme impediscono lo svolgimento di normali discussioni pubbliche tra cittadini.

2)

L’abbinamento del referendum su una modifica permanente della costituzione con le elezioni regionale e comunali che hanno effetti temporanei è un abuso da parte della maggioranza governativa.

Come ha opportunamente esemplificato il costituzionalista Michele Ainis nello stesso seggio elettorale verrà scelto il nuovo governatore della Puglia, il sindaco di Voghera o di Milazzo e l’assetto permanente delle Repubblica Italiana, con una alterazione territoriale nell’afflusso dei votanti (più bassa dove manca un’elezione locale). Paradossalmente, aggiungo io, anche un’alterazione qualitativa, perché l’elezione locale del governatore e/o del sindaco rischia di far passare assolutamente in secondo piano la modifica permanente della costituzione.

C’è bisogno di citare Guicciardini e il sommo difetto degli italiani :la loro attenzione esclusiva al particulare? Sicché una sentenza famosa risorgimentale sarebbe stata più corretta così: L’Italia è fatta, ora bisogna disfare gli italiani. Che l’abbinamento fosse indigesto è apparso chiaro – come ha notato Giovanni Maria Flick – visto che Il PD ha ceduto solo dopo ripetuti rifiuti, per evitare una crisi di governo.

3)

La corte costituzionale è in difetto. La corte costituzionale ha respinto il ricorso, si dice. In realtà la corte costituzionale non si è pronunciata sull’abbinamento che, comunque, la costituzione vieta esplicitamente per i referendum abrogativi. Come usa nella stragrande maggioranza dei casi, la corte costituzionale ha giudicato inammissibile il ricorso. Per limitarci al ricorso del comitato di promozione del referendum, la corte ha considerato il soggetto ricorrente non riconosciuto dalla costituzione. Mi limito a far notare che se il comitato di promozione del referendum non ha titolo per giudicare l’opportunità di un abbinamento, ci si chiede quale altro soggetto avrebbe titolo. Per chi ha letto qualche cosa in questo sito, mi permetto di dire che un volta di più il sistema  giuridico fa a pugni con il buon senso (e con i principi democratici). Il governo ha diritto di stabilire le modalità e il popolo no?

4)

Confronti discutibili con gli altri paesi dell’Europa. La stragrande maggioranza dei 28 paesi europei ha un rapporto tra numero di parlamentari e popolazione superiore a quello Italiano.

Resta significativo il confronto con pochi paesi: la Germania, l’Inghilterra, la Francia, la Spagna, la Polonia.

Cominciamo con il paese che ci assomiglia di più per popolazione, parlamento e tradizioni giurifiche: La Francia ha 577 deputati e 300 senatori. Perché dovremmo passare a 400 e 200?

Dicono, lo vorrebbe Macron, ‘tan pis pour Macron‘ e per di più la Francia è una Repubblca Presidenziale, la nostra è parlamentare, lo vuole il comico Grillo e il manettaro Travaglio.

Riguardo all’Inghilterra basta sommare ai loro deputati il numero dei Lord per vedere che non c’è confronto.

La Spagna ha il numero più basso di deputati: 356. vero ma ha anche 15 milioni in meno di abitanti. Inoltre quest’anno è andata tre volte alle elezioni per l’impossibilità di fare un governo. Non pare che il numero basso di deputati sia d’aiuto!  Abbastanza simile il caso della Polonia con 38 milioni di abitanti.

Lascio per ultima la Germania con i suoi 85 milioni di abitanti e 709 deputati. E’ sciocco confrontare i 709 deputati con i 945 parlamentari italiani. Nessuno dimentica che, grazie alla ‘costituzione più bella del mondo’, normalmente ogni disegno di legge passa più volte dall’una all’altra camera. Renzi aveva proposto una modifica sostanzialmente ispirata al modello tedesco, ma siccome ci aveva messo la faccia i suoi compagni di partito non hanno perso l’occasione per cancellare il rottamatore (però i suoi giovani compagni Orlando. Speranza, Del Rio,  eccetera sono tutti ministri).

5)

Si dice anche che i nostri parlamentari sono i più pagati del mondo. Mi piace citare Famiglia cristiana che correttamente scrive sui parlamentari italiani: stipendio mensile netto 5346 ( ma tace che il lordo è pari a 10345) + 3503 di diaria + 3690 spese per l’esercizio della prorpria funzione: totale 125390. Se si aggiungono spese per traporto e telecomunicazioni si arriva correttamente  a 144000 euro l’anno; a questo punto la somma viene paragonata agli 84 mila euro lordi circa del deputato tedesco.

Ecco lo scandalo! Cioè si confronta lo stipendio lordo del deputato tedesco con il netto del deputato italiano + le spese d’esercizio della propria funzione, dimenticandosi che molte di queste spese servono per collaboratori consulenze ricerhe ecc. Cifre veritiere, ma confronto imbecille o imbroglione.

 Perché ai 7009 euro dello stipendio lordo su cui il deputato tedesco paga regolarmente le tasse  si aggiunge ‘un forfait esentasse per le spese pari a 3647 euro’ (come quello italiano) (pag 34)  e inoltre (pag. 20)  si dice che il deputato ha un ulteriore dotazione in natura e denaro. Quanto a natura il parlamento aggiunge all’edificio che chiamano ancora Reichstag, altri tre edifici di notevolissime dimensioni, che assicurano a ogni parlamentare tedesco una quantità di servizi e ausili per l’esercizio delle proprie funzioni. Inoltre un altro importo forfettario, per pagare assistenti, consulenze ecc. Trasporti e telecomunicazioni gratuite. In breve, uno stipendio assolutamente paragonabile e probabilmente superiore a quello dei nostri deputati.

Da dove ricavo queste informazioni? Semplice: dal depliant (versione 2006) che mi hanno dato quando ho visitato il parlamento tedesco. Tra l’altro vi si dice che il costo del parlamento assomma a 540 – 560 milioni di euro e hanno il buon senso di aggiungere 7 euro per ogni tedesco.

Ora io non so quanto costa il nostro parlamento, ma, se anche fosse il doppio o il triplo per ogni italiano, sarebbe sempre meno di quanto ci costa, per abitante, il canone Rai. Perciò se vogliamo risparmiare, risparmiamo su questo servizio, abbondantemente nutrito dalla pubblicità. Mentre i tedeschi sostengono che il bundestag è il cuore della democrazia, sono fieri della loro cupola di vetro da cui ogni cittadino o turista può guardare l’aula destinata alle rare sedute plenarie, sono fieri del loro 3 milioni di visitatori all’anno,  perché i tedeschi non dimenticano che nel 1933 il loro Reichstag andò in fiamme pochi giorni prima della consultazione elettorale, che neppure dando la colpa ai comunisti assicurò a Hitler la maggioranza governativa.

Rai o EIAR?

Tecniche di disinfomazione del disservizio pubblico

Nei lunghi mesi di confinamento in casa per il coronavirus, la Rai  inviava a tutte le ore una sorta di messaggio intimidatorio che cominciava così: AIUTA LA PROTEZIONE CIVILE con una donazione per la sanità…. Seguiva, come una sventagliata di mitra, la lettura scandita dell’Iban della protezione civile 17 cifre , e quel che peggio, pieno di zeri Zero,zero …. zero zero zero .

Confesso che non ci sono voluti molti giorni, perché si instaurasse  dentro di me una sorta di riflesso e mi precipitassi a spegnere il televisore. Fastidio e rifiuto, questo il risultato.  A TV spenta e quiete in casa mi sembrava poco rassicurante una protezione civile che chiedeva aiuto ai cittadini, suppongo, da proteggere. E hanno ricominciato a spararlo adesso!

 Sarò male informato, ma a tutt’oggi non si conosce né l’ammontare né l’esito di queste donazioni.  So che, con disappunto di Travaglio, nemico giurato di Bertolaso, è stato nominato per l’emergenza un supercommissario, di nome Arcuri, ma, con sollievo di Travaglio, Giuseppe Conte ha fatto di tutto e di più perché neppure per un attimo il supercommissario gli rubasse la scena.

Ma non divaghiamo. Adesso la Rai trasmette un nuovo messaggio altrettanto intimidatorio con la stessa frequenza del precedente che riguarda il 21 e 22 settembre, relativo al referendum confermativo per la riduzione dei numero dei parlamentari, alle 7 elezioni regionali, alle 1000  elezioni comunali, a due parlamentari.

Qualcuno mi ha detto che non ha capito niente del messaggio, neppure se in Emilia, da dove scrivo, dobbiamo andare a votare  o no. In compenso il messaggio è scandito e minaccioso e, francamente, sembra, come e più del precedente,inventato per irritare l’ascoltatore e indurlo a disertare i seggi elettorali, tanto più che le elezioni serviranno a chiudere le scuole appena riaperte, o a rimandare l’apertura.

Che la Rai sia impegnata a sabotare l’elezione?

Paranoia? Il parlamento sempre convocato per approvare leggi  o provvedimenti solo con voto di fiducia, question time trasmesse in diretta (quando mai prima?) per giustificare l’azione di governo, ma soprattutto, non ci è forse toccato in questi nove mesi ascoltare più messaggi del presidente del consiglio a reti unificate che in tutta la nostra vita precedente?

Quando poi una delle tre reti Raie era privata di questo nobile privilegio, si consolava riassumendo i   monologhi mentre trasmetteva da palazzo Chigi foto (persino ritoccate) del Presidente del Consiglio, ma più spesso video: ecco Conte al suo tavolo che scruta, legge, corregge, studia corposi fascicoli, oppure ripassa ad alta voce i suoi discorsi srotolando tra mani, intente in ampie volute, i suoi argomenti. Un principe, in una sala principesca, il cui profilo si staglia sulla Santa Agnese del Domenichino. Ma non è tutto. Molti altri video lo riprendono mentre si aggira nella sua dimora, andando avanti e indietro per i corridoi.

Qui devo far pausa, perché i video di Conte visto di spalle che cammina per i corridoi di palazzo Chigi, a testimonianza certa che lui solo ci porterà fuori e a testa alta dall’incubo del coronavirus, sono stati davvero tanti,… a tal punto che anche Di Maio deve essere sbottato pretendendo dalla Rai carrellate del suo di dietro mentre si aggirava per altri corridoi.

 Tanta piaggeria da parte dei tg Rai che a un certo punto su Rai due qualcuno si deve essere vergognato. Sono pronto a giurare sulla verità di quanto segue:

Tempo fa, cercavo su Raiplay testimonianza di un ennesimo episodio del genere per due righe di satira. Ebbene la diretta in questione, prima di essere archiviata su Raiplay, era stata modificata con tanto di nome e cognome di chi aveva alleggerito la genuflessione, per sfuggire al ridicolo ma soprattutto alla vergogna!

Si dirà: ma la Rai dedica al referendum confermativo apposite trasmissioni di dibattito. Si, ne ho vista una su RAI uno: quattro persone in piedi di fronte a un leggio che devono rispondere alle dieci domande di una voce fuori campo (di chi?), due per il sì, due per il no, con un esponente  per il sì che rinuncia a favore del compagno. Due tre minuti a testa per le risposte, mentre il cronometro scandisce i secondi.

In breve, tantissima cura per l’imparzialità del dibattito, a costo di renderlo stupido e indigeribile. Al solito, l’unica testimonianza meritevole di ascolto è stata quella della portavoce del partito radicale che si è chiesta come mai al dibattito partecipassero strani comitati dai nomi insignificanti, e non già i partiti politici, a cominciare dai Cinque Stelle che hanno fortemente voluto la riduzione di un terzo dei parlamentari per un risibile risparmio economico.

Insomma una farsa, esattamente simile a quelle destinate alle elezioni regionali, per cui d’imperio gli verrà sequestrata l’alternativa intelligente: la trasmissione di storia di Paolo Mieli. Noi in Emilia l’abbiamo subita questo inverno: stessi turni di due o tre minuti per tutti i possibili aspiranti a governatore, malgrado tutti sapessimo che i candidati veri erano solo due Bonacini e la candidata della lega. Un regolamento approvato a maggioranza dal  consiglio regionale precedente e vincente!

Va detto che l’ossessivo comunicato sulle elezioni del 20 e 21 settembre  reca il timbro della Repubblica Italiana, a testimonianza della affidabilità e obbligo della dichiarazione. Un tempo i signori di Italia rendevano ufficiali e legali i loro messaggi sbandierando stemmi multicolori  (le sale dell’Archiginnasio di Bologna ne sono pieni). I nuovi signori della politica agli stemmi sostituiscono i timbri. Per questi ed altri timbri Giuseppe Conte ha una vera passione, da collezionista.

Mercoledì 26 agosto, ore 20:35, Rai due:  Presentando gli argomenti del telegiornale lo speaker afferma che scuola e referendum hanno occupato la giornata politica. Di scuola si parla 10/15 minuti, di referendum un minuto solo per mostrare Zingaretti che dice che voterà si alla riduzione del numero dei parlamentari. Del resto, il 14 settembre riapriranno le scuole e possiamo immaginarci il diluvio di polemiche nei giorni successivi. Perciò il referendum passerà inosservato! A riprova di quanto ho detto finora!

Tra l’altro è incredibile che dopo infinite discussioni solo oggi si accorgano che debbono risolvere il problema di come  andare e tornare da scuola, rispettando le distanze di sicurezza. Con Bonacini che fa da paciere tra governo e regioni, e si dichiara fiducioso che il governo risolverà anche questo problema.

Ma Azzolina, Conte e i suoi affollati comitati scientifici non conoscono i diagrammi di flusso sulle operazioni da eseguire per l’esecuzione di un algoritmo, roba che i bambini oggi imparano alla materna? Non era il problema preliminare da risolvere?

Giovedì 27, alba. Referendum: leggo sul cellulare Bonacini si schiera per il Sì, senza se e senza ma. C’era da dubitarlo?

Detto questo rinvio la discussione del referendum ai prossimi articoli.