Archivio mensile:Aprile 2020

Milena Gabanelli e la regione Lombardia

Signora Gabanelli mi devo scusare con lei.

Francamente non avevo capito bene il suo articolo. Quello che lei rimprovera al Presidente  Fontana è la scarsa autonomia con cui ha governato la regione in questo periodo di emergenza da Coronavirus, persino di aver atteso il decreto del Governo (6 marzo) per l’estensione della zona Rossa a tutta la Lombardia.

In sostanza il numero esorbitante dei decessi, così ben documentato dall’Istat, rispetto agli anni trascorsi e rispetto al Veneto e all’Emilia Romagna è da imputare a questa scarsa autonomia.

Mi preme intanto sottolineare una cosa. Quell’indagine dell’Istat è stata promossa per mettere in cattiva luce la Sanità lombarda. Sarebbe bene che l’Istat fosse più autonomo rispetto alle direttive dei Governi e svolgesse la stessa indagine per tutte le regioni d’Italia. Sarebbe alla fine il modo più corretto per valutare l’effetto di questa pandemia. E non solo in Italia, in tutto il mondo.

Tornando alle mie scuse, ho però una giustificazione. L’articolo suo e di Simona Ravizza ha un carattere paradossale. Vorreste che la Lombardia ritorni alla Lega della prima ora, secessionista? Se è così ditelo, ma allora scrivete un bell’articolo contro questo governo.

Perché tutta la responsabilità sul Presidente Fontana e il suo assessore alla sanità? Non una parola sul Presidente del Consiglio e la ‘falla di Codogno’, non una parola sul Ministro della salute Speranza che diceva da tempo che tutto era pronto per affrontare l’epidemia e che più volte aveva sollecitato gli altri stati europei a coordinare le proprie iniziative (che tenero!), non una parola sui contrastanti pareri di virologi ed epidemiologici, non una parola sulla magistrale gara di solidarietà a favore della ristorazione cinese da parte degli insigni protagonisti del PD, Zingaretti e Sala, Bonaccini e Merola, che forse hanno qualche responsabilità sulla sottovalutazione dell’epidemia, se non addirittura sulla diffusione del virus.

In ogni caso, signora dal giornalismo facile, la Regione Lombardia ha avuto davvero un primato europeo nel ricevere la piena del Corona Virus, ma è un fatto ormai acclarato che Spagna e Belgio abbiano superato nel numero dei contagi e dei morti la Lombardia, che la Francia si stia ampiamente avvicinando insieme al Regno Unito, e persino l’Olanda, ai contagi e ai decessi della Lombardia.

E conterà qualcosa rispetto al Veneto e all’Emilia-Romagna la maggiore densità demografica della Regione Lombardia. Lei avrà indubbiamente notato che il numero dei contagi, dei morti e dei pazienti in terapia intensiva a New York è di gran lunga superiore rispetto a tutto il resto degli Stati Uniti. Ciò nonostante il Governatore Cuomo è in questo momento ai vertici della notorietà e del favore tra i suoi concittadini. Neppure lui era tanto preparato ad affrontare l’emergenza. Ha solo usato la consueta ruvidezza verso i poteri federali che i democratici di solito gli rimproverano. Eppure il Presidente Fontana non ha inviato nelle più sicure case di campagna i lombardi benestanti, mentre Cuomo ha fatto il prepotente con lo Stato di Rhode Island dove gli abitanti facoltosi di New York hanno le loro case di villeggiatura (di qui i maggiori contagi e decessi di questo piccolo Stato).

La più impressionante, ma più ridicola delle sue sei ‘domande’ è quella circa la sorveglianza territoriale.
L’incipit è solenne: Intanto la Regione Lombardia abdica al ruolo di sorveglianza dei contagi sul territorio’ Basta inventare un nome altisonante ‘sorveglianza territoriale’ per dare per scontato l’esistenza di un ente e di una funzione. Il compito è poi vago ‘rintracciare e accertare la positività’ di chi è stato vicino a un ammalato’, ‘monitorare i cittadini in quarantena’. Le Asl (ora Ats) dovrebbero provvedere a questo secondo compito, al primo i medici di base. Ora è vero che la Tv ci ha fatto vedere in giro per le strade medici di famiglia volenterosi sprovvisti di adeguata attrezzatura, e sappiamo anche che alcuni di questi medici ci hanno rimesso la vita. Ma anche se la nostra Repubblica è fondata sui morti ammazzati, questo non muta le funzioni ordinarie dei medici di base, che hanno in tempi normali il compito di garantire i farmaci corretti e indirizzare ai reparti specialistici per esami i proprio assistiti. Così come è tra i compiti precipui delle asl l’assistenza ai malati terminali. Che la rete quindi dei medici di base sia stata smontata nel corso degli anni in Lombardia a me non risulta.

Signora Gabanelli dove vive lei? Lei sa che non può comprare un farmaco senza la loro autorizzazione, né sottoporsi a una indagine in ospedale? Questa è la loro funzione in tutta Italia e in tutta Europa. E sa che le asl si occupano soprattutto dei malati terminali, e che poi ci sono altre istituzioni che si occupano della buona morte, quando non gliela garantiscono direttamente ospedali seri?

Del resto è da poco che è stato raccomandato ai cittadini di Milano di abbandonare l’abitudine di recarsi per una visita a un specifico pronto soccorso della città. Ed è esattamente quello che facciamo noi a Bologna, quando stiamo veramente male.

E’ poi assai discutibile lamentarsi della divisione tra Sanità pubblica e convenzionata al 30 %. Si è informata su quanto avviene nelle altre regioni di Italia? Da anziano che di ricoveri ospedalieri ha qualche esperienza in Emilia la sanità funziona così. Quando per un malore si arriva al pronto soccorso dell’ospedale in ambulanza o con un taxi, si è prima ospitati in medicina d’urgenza per 12 o 24 ore, poi trasferiti per gli esami in un reparto ospedaliero geriatrico o specialistico a seconda dei deficit. Infine, se tutta va abbastanza bene, concluse tac, risonanze magnetiche, esami cardiologici, e quant’altro, si viene ricoverati nelle cliniche convenzionate con l’ospedale per l’ulteriore periodo di degenza. Ovvio che qui ci sia più affollamento, meno spazio, meno personale medico e infermieristico e che quindi questa sanità convenzionata abbia la funzione di abbassare i costi della Sanità. In caso di epidemia da corona virus difficilmente questa prassi può ripetersi.

Piuttosto signora Gabanelli, si domandi perché la Cina, con la più ferrea dittatura comunista del mondo, con un passato di errori madornali e di milioni di morti nella costruzione di questo Comunismo, debba creare Megalopoli come Wuhan, e, per essere più precisi, 70 città con più di un milione di abitanti. La megalopoli di Wuhan è a metà strada tra Pechino con 8 milioni di abitanti e Shanghai con 22 milioni. Non è certo l’impossibilità da parte delle autorità cinesi di governare la speculazione edilizia che li obbliga a questi insediamenti.

Ci spieghi perché in tutto il mondo occidentale devono esistere delle China Town dove i poliziotti non entrano volentieri. So che lei preferisce le inchieste in cui dimostra come la Cina in Africa abbia investito più capitali e costruito più ferrovie dell’Occidente senza scrupoli morali o ideologici, irridendo agli Stati Uniti che non investono capitali laddove manchino le più elementari garanzie democratiche.

Resta da rispondere a Salvini e spiegare come mai la Regione Lombardia ospiti il maggior numero di malati provenienti dalle altre regioni.

Certamente ci sono carenze e criticità. Per dire, l’ospedale Sacco gode di medici eccellenti, ma ha spazi ristretti e affollati e temo che ci siano molti casi in Lombardia in cui gli ospedali siano piuttosto antiquati, ma questo non è un buon motivo per mettere sotto accusa la Regione, nel momento in cui Governo e Partiti di maggioranza, Protezione Civile, Istituto Superiore della Sanità, virologi ed epidemiologi sono stati soprattutto un intralcio piuttosto che un aiuto per la Regione Lombardia.

Milena Gabanelli e il coronavirus

Milena Gabanelli è una giornalista dal piglio sicuro, parla a raffica, sconcerta perché è in grado di mostrarci panorami di eccellenza assai lontani dalla nostra immaginazione.

Spesso addita soluzioni a problemi complessi del tutto rivoluzionari, ma basati su pochi semplici presupposti di buon senso e buona volontà.

Abbiamo imparato a conoscerla sulla rete di Rai tre.

Tuttavia occorre una buona memoria e, fortunatamente, selettiva per capire che non è tutto oro quel che luccica nei suoi magici servizi.

Una caratteristica delle sue inchieste è che spesso additano agli italiani soluzioni straniere di grande successo che risolverebbero efficacemente i nostri problemi.

Una delle risorse tipiche del suo giornalismo è che se si illustra un tema in un paese straniero, la Gabanelli si informa dalle sedi ufficiali. Poniamo, se ci si occupa di politiche del lavoro in Germania, ci si rivolge ai responsabili nel Governo, nei sindacati, nei Land della Germania.  Gli stessi temi trattati in Italia vengono invece illustrati attraverso ricerche condotte nell’opposizione, tra i Cobas, nel caporalato meridionale.

Ricordo un esemplare servizio sull’accoglienza dei lavoratori stranieri in Svezia e su quanto sindacati e associazioni di assistenza si adoperassero per far loro superare ogni difficoltà di insediamento.

Molto bene, tuttavia sono rimasto dopo un paio d’anni sorpreso alla notizia che i lavoratori mussulmani avevano messo a ferro e fuoco la città di Malmö, geograficamente dirimpettaia di Copenhagen.

Ricordo come altro esempio un servizio eccellente su come il governo spagnolo avesse risolto il problema della speculazione edilizia in Spagna, obbligando i costruttori a edificare abitazioni supplementari destinate ai non abbienti. Mi è sembrata un’ottima risorsa prima di conoscere la crisi edilizia in cui era precipitata la Spagna.

Si potrebbe continuare così. Ma il mio intento è altrove: spendere qualche parola sulla Sanità lombarda proprio perché non amo un giornalismo tanto d’effetto quanto gratuito. Di fatto la Gabanelli è l’ultima a sparare cannonate contro la Sanità lombarda, dopo che ci si sono provati in tanti a cominciare dal nostro beneamato Presidente del Consiglio.

La prima sciocchezza espressa dalla Gabanelli è l’idea che l’epidemia sia cominciata contemporaneamente in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. In Veneto infatti, senza voler togliere alcun merito al Presidente Zaia, l’epidemia era circoscritta a un solo paese di tremila abitanti; anche qui sono piovute dall’alto ogni tipo di critica e tra i grandi meriti di Zaia è quello di essersene fregato, anche perché ci ha fatto il callo. Per quanto riguarda l’Emilia la epidemia era circoscritta a Piacenza zona contigua a quella di Codogno.

Non sembra invece che la Regione Piemonte finisca sotto inchiesta da parte della Gabanelli, mentre verrebbe da chiedersi: ma non si sono svegliati un po’ in ritardo?

La seconda sciocchezza della Gabanelli è aver dimenticato che dal primo giorno il Presidente Fontana è stato sommerso dalle critiche. La prima delle quali è stata quella di fare troppi tamponi, con grande scandalo di giornalisti, avversari politici, virologi e epidemiologi di ogni razza: ‘tamponi persino agli asintomatici e ai morti!  Ma che figura ci facciamoall’estero!’ E vi ricordate l’epidemiologa che esclamava: ‘ma siamo matti a reagire a questo modo a una banale influenza!’

 Così come è stata accolto come una indegna provocazione e un insulto al Presidente del Consiglio il fatto che Attilio Fontana si sia presentato alla televisione con una mascherina in volto, mentre già si sapeva che una sua collaboratrice era contagiata. Tamponi e mascherine a tutto spiano oggi sono raccomandati da ogni governo, dall’organizzazione mondiale della sanità e dalla stessa Gabanelli in una comparsa recente.

Ho già ricordato nelle settimane passate che il Presidente Fontana è stato criticato, prima, per aver affidato i pazienti a un ospedale periferico e inadeguato come quello di Codogno, poi, per aver esportato il contagio a Milano  proponendo l’ospedale Sacco come centro per l’assistenza dei casi critici, infine, per aver trascurato l’uso e la disponibilità dei medici di base, mentre ricordo che inizialmente era assolutamente sconsigliato rivolgersi ai medesimi.

Scusate tanto, capisco che un pubblico giovanile abbia scarsa conoscenza di certe situazioni e che anche la Gabanelli abbia l’aria di donna energica che gode di ottima salute, ma di grazia siete mai stati in un ambulatorio dei medici di base o di pediatri? Qui le masse di covid-19 sarebbero state visibile a occhio nudo!

E con i loro mille/ millecinquecento assistiti che cosa si pensa avrebbero potuto fare anche i più volenterosi medici di base, che ricoprono ruoli più o meno analoghi in tutte le nazioni d’Europa in cui dilaga il corona virus e in cui l’assistenza sanitaria è un diritto di tutti i cittadini (da noi anche di tutti gli irregolari).

Per cui mi vien da ridere al pensiero che la Gabanelli spara in sincronia quelle che sono state le tre successive bordate contro il Presidente Fontana.

Mi fermo qui per oggi, ma tornerò sull’argomento, perché qui dietro cova l’idea di statalizzare (e meridionalizzare) la sanità italiana sottraendola alle Regioni, oltre quella di ‘cancellare Salvini’.

Trenta Procure

Chi deve riaprire, che deve riaprire, come deve riaprire, quando deve riaprire sono assillanti interrogativi che occupano e preoccupano in questi giorni giornali e telegiornali italiani.

Nella varietà delle iniziative delle singole Regioni sembra tuttavia prevalere un atteggiamento attendista e prudente.

Non è questo il caso della magistratura italiana. Soprattutto il decreto legislativo del 17 marzo 2020 aveva posto un freno significativo alla ‘frenetica’ attività dei nostri tribunali.

Ma oggi è sicura la riapertura delle attività, grazie all’iniziativa giudiziaria delle 30 procure 30 che hanno deciso di aprire fascicoli per omicidio colposo nei confronti di una quantità di case per anziani in cui il coronavirus è entrato devastante. Ovviamente l’apertura delle indagini delle 30 procure ha mobilitato gli arrabbiati parenti e prontamente, immagino, centinaia, forse migliaia di avvocati avranno deciso di attivarsi.

Qualche organo di stampa ha sostenuto che si tratta di accuse difficili da sostenere, che produrranno sicuramente una grande quantità di documentazione giuridica, ma questo semmai costituisce un incentivo  alla laboriosità degli avvocati. In alcuni casi l’indagine investe non solo le singole case per anziani, ma anche la Regione, come è ovviamente il caso della Regione lombarda, dove ha già fatto irruzione la Guardia di Finanza (chissà perché non la polizia giudiziaria, di cui diffidano peraltro le procure, per motivi ahimè ormai celati alla mia labile memoria).

A Palermo è segnalato un caso in cui una casa per anziani è anche accusata di riciclaggio, per cui prevedo imminente una dichiarazione di Piercamillo Davigo, che ci spiegherà come la mafia sia entrata da tempo anche nel dovizioso mercato della assistenza agli anziani.

Sono sicuro invece che nessuno muoverà non dico accuse giudiziarie, ma neppure qualche blando rimprovero alla Presidenza del Consiglio, al Ministro della Sanità, al Commissario straordinario e alla stessa Protezione civile, visto che non una parola è stata spesa nei tanti decreti o nelle molteplici ordinanze per proporre efficaci disposizioni rivolte a impedire o contenere il prevedibilissimo ingresso del coronavirus nelle Case di riposo di tutta Italia.

Ma si sa che questo Governo e soprattutto la sua componente pentastellata gode della protezione e del sostegno della magistratura e degli organi di informazione di riferimento.

Se non ora, quando?

Da circa 20 giorni ho smesso di scrivere un diario sulla pandemia da coronavirus. I motivi sono tanti.

In primo luogo, i pochi che presumo abbiano letto quel diario non hanno mostrato interesse, né condiviso le mie considerazioni. Qualcuno mi ha accusato di presunzione (in generale per tutti gli articoli) senza per altro motivare neppure vagamente l’accusa. Qualcuno mi ha accusato di non saper trovare i dati e le spiegazioni che esisterebbero. Qualcuno mi ha ammonito: guarda che la situazione è seria…. È troppo seria per … scrivere un blog? Per dire quel che si pensa? Non è meglio parlare? Si ha paura di dire in pubblico quello che si pensa in privato?  Allora davvero la situazione è seria! Si è troppo spaventati per aver voglia di parlare? Oppure, non sapendo che pensare, e qualche volta che fare, si cerca dappertutto una o l’altra notizia, si interroga questa o quella autorità … senza sosta, … senza quiete?

In secondo luogo, questa situazione è troppo seria per dire in pubblico quello che si pensa in privato, se, uscendo dalla sfera di parenti, amici e conoscenze, ci si rivolge alle istituzioni, alle autorità regionali, statali, alla Protezione civile, all’Istituto Superiore della Sanità e agli italiani di qualsiasi regione? Non diventa ancora più seria, tanto seria da diventare un alibi per qualsiasi azione sconsiderata? L’ha ben sintetizzato proprio il nostro Presidente del consiglio citando dalla peste del  Manzoni “del senno di poi son piene le fosse”.  Ragion per cui, second lui, non è il momento di fare dei bilanci.

Eh no: il Presidente del consiglio era un avvocato e continua a fare l’avvocato, non del popolo ma di se stesso, difendendo un operato indifendibile. L’epidemia è nata in Cina e le autorità cinesi, coreane, forse anche giapponesi, ci avevano indicato come affrontare la situazione. Giuseppe Conte e il suo governo – soprattutto, ma non solo, i Cinque Stelle – era in ritardo su tutto. Mentre l’epidemia scoppiava anche in Italia, alla fine di febbraio, occorreva ancora licenziare il decreto ‘mille proroghe’, che qualsiasi governo (persino il governo francese) chiude il 31 dicembre. Un ritardo per includere una legge sull’abolizione della prescrizione che solo un ministro presuntuoso, pericoloso e incompetente poteva vantare come una conquista di civiltà.

Il presidente del Consiglio ha sostenuto che solo procedendo per gradi, con tre decreti successivi, poteva condurre gli italiani a una simile restrizione delle libertà e attività personali, alla chiusura di musei, cinema, ristoranti, parchi, scuole, università. Davvero? Non potevamo permetterci quello che può fare il capo del comunismo cinese? Ma Sud Corea e Giappone sono paesi democratici e lo hanno fatto.

Ma non parliamo dell’Oriente che, come ho già detto nel mio diario, ha più rispetto per il prossimo di tutto l’Occidente cristiano. Il governatore delle California (uno stato di 41 milioni di abitanti) ha deciso in un solo giorno di adottare le misure di contenimento dell’epidemia che il nostro governo ha deciso in tre settimane. E in tre giorni è stato imitato da tutti i Governatori della costa nord-orientale degli Stati Uniti e da molti altri Governatori, ragion per cui oltre un terzo dei 330 milioni di ‘americani’ si sono trovati chiusi in casa. Presto altri adotteranno le stesse misure, malgrado il fatto incredibile che il Presidente degli Stati Uniti abbia continuato a minimizzare l’epidemia e a caldeggiare l’idea, a dir poco demenziale, che gli Stati Uniti non sono un paese propenso allo shutdown.

I disordini dell’8 marzo nelle carceri erano assolutamente prevedibili, data la sospensione totale dei colloqui con le famiglie, i provvedimenti del 17 marzo (Decreto Legge n. 18) propongono vantaggi per una ristretta minoranza e si scontrano con le lungaggini della magistratura di sorveglianza. Per il resto della popolazione carceraria si ricorrerà a videochiamate quotidiane, dicono i giornali. Preferisco invece attenermi al testo del decreto legge:       

Art. 83 comma 16: ‘Negli istituti penitenziari e negli istituti penali per minorenni, a decorrere dal 9 marzo 2020 e sino alla data del 22 marzo 2020, i colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i condannati, gli internati e gli imputati a norma degli articoli 18 della legge 26 luglio 1975, n. 354, 37 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, e 19 del decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 121, sono svolti a distanza, mediante, ove possibile, apparecchiature e collegamenti di cui dispone l’amministrazione penitenziaria e minorile o mediante corrispondenza telefonica, che puo’ essere autorizzata oltre i limiti di cui all’articolo 39, comma 2, del predetto decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 e all’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo n. 121 del 2018.

Questo articolo è indecente per le seguenti ragioni: vengono citati tre articoli di legge (per l’esattezza una legge del 1975, un decreto presidenziale e un decreto legislativo ) in cui si parla di colloqui con famiglie e avvocati, delle loro modalità e frequenza. Si limita invece il diritto solo a colloqui a distanza con apparecchiature, se esistenti, o piuttosto alla sola corrispondenza telefonica (che è termine giuridico per indicare una telefonata di x minuti). Si può autorizzare in questo caso una frequenza o una durata maggiore rispetto alle leggi esistenti.  133 parole (delle oltre 45000 del presente decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020) per indicare un divieto retroattivo! e una possibilità di ricorrere alle telefonate per altri 5 giorni! Un articolo tanto indecente da far pensare che sia stato scritto direttamente dal Ministro della giustizia, che, vale la pena di ripeterlo, considera l’abolizione della prescrizione una conquista civile.

Come avevo previsto nel mio diario, la rivolta nelle carceri è stata generale per l’abolizione sine die dei colloqui e contatti con familiari e avvocati, con danni quantificati in questo decreto in 20 milioni di euro. Credo che, forse meglio di molte altre critiche, la citazione di questo comma dia la misura del valore di questo decreto di 45000 parole. Decretare inoltre la sospensione dei colloqui il 17 marzo, a partire dal 9 marzo, significa che l’ordine di abolire i colloqui è partito dall’alto (ho verificato quella notte stessa che tutte le carceri italiane venivano chiuse) e che si intende ‘mettere una pezza’ a una palese violazione della legge.

Ugualmente prevedibili erano le disastrose situazioni degli anziani nelle case di riposo e delle residenze per disabili. Ci giunge notizia soltanto che i gestori abbiano interrotto ogni rapporto tra gli anziani e le famiglie e non informino neppure i parenti dello stato di salute dei propri cari. Neanche in questo caso governo e protezione civile hanno adottato misure degne di nota.

Ma qui mi voglio soffermare su una puntata di Piazza pulita del 26 marzo 2020 in cui Corrado Formigli ha intervistato Matteo Salvini (tutt’ora visibile in Streaming). Che il conduttore ci tenesse a criticare sotto ogni punto di vista la Sanità lombarda e Salvini era abbastanza scontato, ma c’è una domanda incredibile fatta da Formigli che un giornalista certamente fazioso ma avveduto come lui non avrebbe dovuto fare: ‘Il coronavirus non conosce confini, nessun paese di destra o di sinistra è stato risparmiato, è la fine dell’utopia sovranista?’ Salvini risponde che la domanda è bizzarra. Ognuno può pensare quello che vuole di questa intervista, ma la domanda merita di essere incorniciata negli annali della stupidità giornalistica italiana. Perché il Corona virus nulla ha che vedere con il sovranismo, e semmai è vero il contrario: è l’effetto della globalizzazione, e della globalizzazione più selvaggia. Bill Gates, e molti altri compreso Bill Clinton, sosteneva già nel 2018 che una pandemia era inevitabile e proponeva di attuare misure di emergenza.

Formigli si corregge e dice: volevo dire che non possiamo sconfiggerlo senza l’aiuto dell’Europa. Personalmente ho scritto nel mio diario che in realtà il Coronavirus ha prodotto la ‘libera circolazione del sovranismo’. Non solo l’Europa non aiuta, ma ciascuno Stato va per conto suo, a cominciare da Svezia e Regno Unito, ma anche la Germania, la Francia, Il Belgio, l’Olanda e persino tutti gli Stati che non hanno l’euro si oppongono a qualsiasi accordo comune per fronteggiare l’emergenza. 

Del resto, se Mario Cuomo nella città e nello stato di New York si è attirato la simpatia dei cittadini, mettendo in atto restrizioni simili a quelle italiane, quando Trump ha proposto di mettere in quarantena gli Stati di New York, New Jersey, Connecticut, Michigan e California, (tutti democratici),  Cuomo ha detto che sarebbe un ‘atto di guerra contro gli Stati’. Trump ci ha rinunciato, ma non mi sembra encomiabile la pretesa di Cuomo , che da un lato mette in quarantena  i propri concittadini, dall’altro esige la loro libera circolazione negli altri Stati.

Ma c’è qualcosa di molto più importante che riguarda il nostro paese: se La Repubblica reca il titolone “Cancellare Salvini” fa il suo mestiere mediatico. Siccome lo ha sempre desiderato e proposto, è semmai una esortazione rivolta ai colleghi delle altre testate giornalistiche. Ma intanto la Regione Lombardia e il suo sistema sanitario è sotto attacco: le si è rimproverato, prima, di portare i contagiati in ospedali periferici non attrezzati (Conte: ‘la falla di Codogno’), poi, di aver lasciato in abbandono i medici di base che sono in prima linea (questa puntata di Formigli) e, infine, (oggi 3 aprile 2020) di aver portato il virus da Codogno negli ospedali di Milano. Proprio oggi invece negli Stati Uniti si esprime apprezzamento e interesse per l’Italia che sembra ‘appiattire la curva’ dell’aumento dei contagi.

Si dirà di storie ce ne sono tante e non vale la pena di perderci il sonno. Ma la realtà è che si intende approfittare dell’emergenza per togliere la sanità alle autonomie regionali, come vuole persino il ministro Orlando del Pd. Quindi ha torto Matteo Salvini quando dice, come ha detto a Formigli, che non è il momento dei bilanci e delle polemiche. Noi anziani ci ricordiamo come era la sanità prima delle autonomie regionali, e come è tutt’ora nel Sud. Del resto il matto che li comanda non vorrebbe anche lui approfittare della pandemia per rendere universale il reddito di cittadinanza? Ha detto proprio così universale e non planetario, pensando probabilmente ai diritti degli alieni.

Concludo con una notizia buona e una cattiva:
la notizia buona è che Nicola Zingaretti è guarito.
La notizia cattiva è che Nicola Zingaretti è guarito. Per cui, lui che antepone all’interesse di partito il bene pubblico. come vuole il presidente Conte, continuerà a fare disastri.

 Ma c’è anche una seconda notizia buona e una cattiva.
La notizia buona è che Nicola Porro è guarito.
La notizia cattiva è che Nicola Porro è guarito e pretenderà di festeggiare la Pasquetta ‘fuori Portaì insieme a Matteo Renzi.

Un saluto infine a Paolo Mieli: in un articolo molto equilibrato ha aggiunto “Bene ha fatto il nostro Presidente del Consiglio a non tornare alla  normalità per la Pasqua”; e che altro avrebbe potuto fare? non c’è bisogno di essere così bolognese, nel senso dantesco del termine, Signor Mieli.