Archivio mensile:Febbraio 2020

la separazione dei poteri 2

La risoluzione della Suprema Corte Costituzionale degli Stati Uniti del 2008 è meticolosa e occupa 64 pagine fitte, ricche di note. In aggiunta c’è il testo dei due  principali dissenzienti rispetto alla corte. Inoltre nelle note è spesso discusso e confutato il parere del dissenziente.

Tanta meticolosità non va ricordata semplicemente come una strenua difesa di un diritto del cittadino, occorre ricordare che dalla decisione dipendono in gran parte, i profitti  e le perdite delle industrie belliche americane e le sorti della più importante e ricca associazione americana che le favorisce, la NRA, la National Rifle Association.

Chi pensasse che questa mia affermazione sia tendenziosa, dovrebbe ricordare, per esempio, che durante la seconda guerra mondiale l’industria bellica americana conservò la sua autonomia rispetto all’esercito americano, fino al punto di sacrificare la vita di molti aeronauti all’esigenza del profitto. Per esempio, non apportando modifiche necessarie alle fortezze volanti, prima dell’acquisto da parte dell’esercito dell’intera produzione meno sicura.

 O potrei ricordare che anche l’etica è un business negli Stati Uniti, mediante un altro esempio plateale. Tutti ricordano che da moltissimi anni i reati di pedofilia da parte di preti cattolici , e le colpe dei vescovi nel non perseguirli, sono stati oggetto di ripetute denunce nella stampa anglosassone, anche americana, ma anche di risarcimenti milionari.

 Diversamente la pubblicazione di un testo che mostrava la dimensione della diffusione della pedofilia e dei connessi abusi nelle associazioni degli Scout non ha avuto più seguito. Perché? Perché immediatamente l’associazione americana degli Scout ha dichiarato bancarotta, prevedendo richieste di risarcimento da capogiro come quelle presentate alla ricca chiesa cattolica americana. Del resto,  per restare all’oggi, Harvey Weintein non sarebbe sotto processo come il peggiore stupratore americano dando origine a una nuova forma di outing, me too, se non fosse anche uno dei più ricchi produttori cinematografici di Hollywood, che ha già sborsato  risarcimenti milionari. 

PS Una volta tanto faccio autocritica: non vorrei sembrare troppo facinoroso, come ha detto un amico. Circa il secondo paragrafo, sono in gioco i profitti delle industrie delle armi, ma ci sono anche più validi motivi per la meticolosità della Corte Suprema. Circa il terzo paragrafo il riferimento alla storia delle fortezze volanti (B 52), tratto dalla English Wikipedia, è da verificare, ma certamente è vera l’autonomia della industria bellica degli Stati Uniti rispetto all’esercito americano anche durante la II guerra mondiale. Circa il quinto paragrafo la notizia sugli Scout è tratta da Time, non sono assolutamente contrario al movimento me too, anzi del tutto favorevole in linea di principio e di pratica. Ma sono abbastanza convinto che la morale cambia in Occidente soprattutto per opera dei tribunali e del sistema giudiziario americano. E non sto affatto dicendo che sia un male.

Mi si chiederà: ma perché allora non l’ho riscritta o cancellata? Ma non ho detto dall’inizio che mi tratto come un esperimento, palesando per esempio i mie pregiudizi, o esagerando talvolta per sottolineare qualche scoperta? Lo faceva anche Hume!

Il linguaggio giuridico

Visto che Nadia Urbinati e la senatrice Malpezzi hanno entrambe insistito sulle questioni di linguaggio, voglio insistere sull’estrema ambiguità del linguaggio giuridico. Ho già detto altrove che la pretesa conquista di civiltà della legge Bonafede si fonda sulla nozione di sospensione del corso della prescrizione, condotta comicamente fino al termine del processo. Come ho già detto che l’interruzione del corso della prescrizione significa l’opposto di quando uno si aspetterebbe. Cioè si ignora il corso precedente e si ricomincia da capo, allungando evidentemente la durata del processo.

Se la salute mi assiste arriveremo a considerare ambiguità ancora più gravi. Data l’attualità mi voglio soffermare su queste due espressioni: tribunale dei ministri e legge costituzionale. Ho fatto piccoli sondaggi tra amici e conoscenti. La mia ignoranza era condivisa. Quando sentivo dire che il tribunale dei ministri aveva richiesto l’autorizzazione a procedere al senato nel caso di Salvini, pensavo che ci fosse un apposito tribunale speciale, forse memore di quando leggevo la costituzione per commentarla ai mie studenti.

Una legge costituzionale potrebbe essere anche chiamata legge anti-costituzionale in quanto modifica e talvolta ribalta il dettato della Costituzione-più-bella-del-mondo. Sarebbe appropriato chiamarla legge-modificante-la-costituzione-vigente. Si chiama costituzionale perché richiede per l’approvazione una maggioranza assoluta in parlamento, 50% +1, più un referendum se richiesto.

Una legge costituzionale del 1989 ha modificato l’art. 96 della Costituzione secondo il quale ‘il presidente del consiglio dei ministri e i ministri sono posti in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune  per reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni’.

Da allora esistono tanti tribunali dei ministri quante sono le circoscrizioni giudiziarie in Italia, cioè 26. Perciò si dovrebbe sempre dire il ‘tribunale dei ministri di Palermo’, o ‘di Catania’, ecc. In ogni  circoscrizione, ogni due anni, si installa a sorte uno speciale tribunale dei ministri composto da tre giudici  (più tre sostituti) con determinate qualifiche di merito (che in Italia corrispondono ad anzianità), pronto a giudicare un ministro della Repubblica (che potrebbe compiere un reato in ogni luogo). Aggiungo che naturalmente se il processo va per le lunghe, questi giudici e i loro sostituti rimangono in carica per seguire il proprio caso. Sicché noi abbiamo ben 26×6 = 156 giudici pronti  a giudicare i ministri. Nel  caso di Salvini, se ho inteso bene, mentre la procura di Palermo (2 volte) e di Catania si sono pronunciate per l’archiviazione, in tutti e tre casi i giudici hanno ritenuto di dover procedere e hanno chiesto autorizzazione al parlamento.  Quindi, supponendo  un processo superiore ai due anni dobbiamo considerare (3x 6) altri 18 giudici,  e 36 se superiore a 4 anni. 

Intanto osservo che se la modifica della legge costituzionale era dettata dalla volontà di sottoporre presidente del consiglio e ministri alla magistratura ordinaria come tutti gli altri cittadini della Repubblica, non si capisce perché abbiano creato un tribunale speciale in ogni circoscrizione. Con la conseguenza nel nostro caso che la magistratura inquirente assolve e quella giudicante si accinge a condannare l’imputato.

Senza entrare nel merito del giudizio, mi riesce anche incomprensibile come mai Salvini sia imputato, ma non Conte e Di Maio per comportamenti condivisi. Mi si dice che si fa distinzione tra reato amministrativo e politico. Certo una distinzione posteriore all’articolo 96 e mi piacerebbe conoscerne la fonte.

Aggiungo: Lunedi 24 febbraio in Quante Storie il pedagogico Giorgio Zanchini metteva in guardia gli studenti su come i social del web come Google, possono scrupolosamente registrare le nostre attività e condizionare non solo le nostre preferenze economiche ma anche i nostri orientamenti politici e preferenze elettorali. Tutto giusto.

Ma perché non riferirsi, prima di tutto, alle pessime norme sulle intercettazioni che proprio nella stessa mattina cominciavano a essere sottoposte all’approvazione della Camera , approfittando dell’attenzione monopolizzata dal Coronavirus, come ha protestato Pietro Sansonetti nel corso della trasmissione diretta da Nicola Porro, (Quarta Repubblica, Italia 5 ) della stessa sera? Qui non si tratta di registrare comportamenti, ma di ascoltare qualsiasi conversazione privata sul cellulare; si tratta anche di inquinamento ambientale della privacy, visto che i cellulari possono essere trasformati da lontano in registratori.

Il direttore de Il Foglio Cerasa giudicava poco confacente alla dignità della carica che il ministro dell’interno Salvini si mostrasse in mutande sulle spiagge italiane, in conversazione con folle di bagnanti. Cosa dire allora del Segretario del Partito Democratico e di Liberi e Uguali che le mutande se le sono addirittura calate in sedi parlamentari di fronte al Ministro Bonafede, malgrado le suppliche di Pietro Sansonetti?

Poiché riguardo la legge sulle intercettazione anche Renzi ha mostrato la stessa indifferenza, potrei considerare questi esempi all’interno di una categoria (per usare il gergo dei siti) che ho in mente da tempo e che reca il titolo La sinistra è sinistra (e non è una tautologia)

Per finire: è di questi giorni l’approvazione da parte della Corte Costituzionale del referendum per la riduzione da novecento a seicento del numero dei parlamentari voluto dai Cinque Stelle, come dire una legge che restringe la democrazia rappresentativa in un paese popolato da una proliferazione di partiti, mentre quegli arroganti pretendono di sottoporci alla democrazia diretta dei 30/100mila della piattaforma  Rousseau.

Si tratta di un referendum privo di quorum, cioè un referendum valido indipendentemente dal numero dei votanti, con sondaggi che prevedono l’85 per cento degli italiani favorevoli alla riduzione dei parlamentari. Il risparmio economico rispetto al PIL del paese è assolutamente ridicolo e ininfluente. Prevale invece il disprezzo verso la classe politica alimentato da decenni dall’informazione dei nostri più autorevoli e diffusi quotidiani: tutti riconoscono che dal 1992 la magistratura ha esercitato un’azione di ‘supplenza’ nella vita democratica del paese, sostituendosi ai partiti politici. Altro che supplenza, si tratta di un inquinamento sistematico da parte della magistratura della vita dei partiti, i cui diritti di associazione sono protetti dall’art. 49 della Costituzione.

Si può solo sperare che il referendum che si svolgerà nella prossima primavera sia accompagnato da un’adeguata campagna di informazione. Ecco una  buona occasione per le Sardine di attivarsi in gran numero per informarsi e innalzare il livello della partecipazione elettorale. Tanto più necessario in quanto l’emergenza coronavirus , secondo un decreto appena approvato dal Governo, deve durare 6 mesi, quindi in grado di nascondere il referendum. La democrazia è certamente messa più in pericolo da un governo alla Facebook o alla Zuckerberg, come dovremmo chiamare i movimenti o i partiti nati grazie ai social del Web, che dai governi populisti, checché ne pensino Nadia Urbinati, o Il Foglio.

Un aspetto sorprendente che dovrebbe far riflettere è che i maggiori manettari del paese, quelli che hanno più brigato per ottenere poteri arbitrari di repressione, sono gli stessi che sostengono che la corruzione è dilagata, che la mafia ha aumentato la sua presenza nella società e la sua influenza economica, anche perché ormai è difficile distinguere comportamenti e persino grado di istruzione dei suo affiliati, da quello di onesti cittadini. Ci si può chiedere dunque se non dovremmo togliergli credito.

Anche in questo caso ho fatto un piccolo test tra amici e conoscenti. Ho chiesto: ‘secondo te è più colpevole il corrotto o il corruttore?’ Tutti, ma proprio tutti, hanno risposto ‘il corrotto’ e alla domanda successiva: ‘perché?’, molti hanno risposto subito raggianti: ‘senza corrotti non ci sarebbero i corruttori’. Sarà che sono molto anziano, sarà che un tempo ho studiato e insegnato un po’ di logica, sarà che da bambino ci chiedevano se era nato prima l’uovo o la gallina, ma ero strabiliato. Lascio al lettore ulteriori riflessioni.

Personalmente sono tentato di immaginare che cosa succederebbe in Italia, se ogni politico, ogni amministratore, ogni medico ospedaliero, ogni insegnante, ogni cittadino insomma impegnato nel servizio pubblico partecipasse a un Me too, tanto diffuso quanto quello delle donne americane, che avesse per oggetto non la violenza e la molestia sessuale, ma l’essere stato, o l’essere ancora oggetto di  una indagine giudiziaria, a cominciare da Zingaretti che, se non erro, è stato assolto da tre accuse, ma che è ancora sotto indagine per un’altra circostanza.

Poscritto 1 marzo 2020

Come previsto , anzi peggio: Il referendum si svolgerà il 29 marzo, in piena emergenza da coronavirus. Questo il cronoprogramma del Governo e Conte è assai Conte-nto, perché conta sulla paura dei cittadini di frequentare luoghi affollati.

Intanto, ecco una prima informazione, anche per le Sardine: sui 27 paesi europei l’Italia è al 22° posto in classifica, per numero di parlamentari rispetto al numero di abitanti. Per ogni centomila abitanti abbiamo 1,6 parlamentari. Prima di noi, al 21° posto, un paese con ben due parlamentari. Seguono solo Polonia con 1,5, Francia con 1,4  (ma è una repubblica presidenziale), Olanda e Spagna con 1,3 e infine Germania con 0,9. (in  un solo ramo del Parlamento però )Fonte: Sole 24 Ore, 10 Settembre 2015.

Bisogna infatti ricordare che la Germania ha un senato simile a quello che avrebbe voluto Renzi, proposta che fu bocciata dallo stesso PD. Imperterrito Zingaretti oggi si accoda, come al solito, ai Cinque Stelle nell’appoggiare la proposta di ridurre il Parlamento a 400 deputati e 200 senatori, malgrado in tutti questi anni nulla sia stato fatto per eliminare l’andirivieni delle leggi tra camera e senato. Se vince il referendum confermativo saremo l’ultimo paese d’Europa per numero di parlamentari.

Non ho controllato, ma nella legge Bonafede Spazzacorrotti, nella quale si pretende anche di aumentare la trasparenza dei partiti politici, sono pronto a scommettere che nulla è scritto sulla identità pubblica dei membri della Piattaforma Rousseau. Siccome vengono consultati  e sono  quindi determinanti in ogni decisione del governo si configurano come una setta segreta proibita dall’art 18 della Costituzione.

 Il primo tentativo reale di ridurre i parlamentari è stato proposto al tempo del governo D’Alema, nel 1997. Guarda caso, quando l’antipolitica più selvaggia già inquinava il paese da 5 anni. E’ seguito un altro progetto a firma Violante; Renzi ha cercato di seguire l’esempio della Germania; curiosamente gli esponenti del Partito democratico, sempre così rispettosi e premurosi nel seguire l’esempio tedesco (a cominciare da Prodi) gli si sono rivoltati contro inaugurando il suo declino.

Il lodo Contebis

Molti siti Web venerdì 14 febbraio davano per approvato dalla maggioranza il lodo (Federico) Contebis sulla prescrizione, del resto quasi annunciato dalla senatrice Malvezzi. La notizia tuttavia non è stata riportata dai telegiornali Rai. Immagino che ciò dipenda dal fatto che non si sia trovata ancora una stesura decente della nuova legge sulla prescrizione, né ci sia l’accordo sulla riforma del processo.

Quello che è sicuro è che mentre la sottosegretario Malpezzi raccomanda, come il suo capo, un discorso di condivisione, i Cinque Stelle hanno piantato la loro bandierina identitaria. Del resto come avrebbero potuto fare altrimenti, visto che reddito di cittadinanza e legge Spazzacorrotti erano alcune delle attrattive fondamentali della campagna elettorale del comico movimento ispirato dal comico fondatore? Sicché i telegiornali Rai hanno mostrato una piazza affollata che applaude l’abbraccio appassionato tra Bonafede e DI Maio su di un palco. (To’, neanche a loro basta più la centralità del parlamento e la piattaforma Rousseau).

 Li abbiamo anche visti, a turno, seduti più tardi a fianco e a guardia del Presidente del Consiglio. Il quale, sempre distante e distaccato dalle liti che comporta la sua maggioranza, ha sepolto questo venerdì nero della giustizia proponendo un piano decennale per il Mezzogiorno (vuol durare tanto?), 32 miliardi di stanziamento e financo la realizzazione dell’Alta Velocità Napoli-Reggio Calabria (e la Sicilia?). Mamma mia! Quante promesse, mentre è ancora da terminare il rifacimento dell’autostrada Napoli-Reggio Calabria, ancora non è chiaro il destino dell’Alta Velocità in Val di Susa, né il destino di Alitalia, Air Italy, Whirpool e dei duecento tunnel autostradali da mettere in sicurezza, mentre l’Ilva di Taranto diverrà statale.

Quantunque apprezzi da una vita gli interventi di Pietro Sansonetti nei dibattiti televisivi, quantunque sappia che ha fondato un giornale come Il Dubbio (un titolo che sarebbe piaciuto anche a Hume) da cui peraltro è stato cacciato, come ha detto sconsolato in una intervista, ancora quantunque il Travaglio-sempre- incinto abbia appreso con disappunto la rinascita sia pure solo on line de Il Riformista,  definendolo il giornale che vuole abolire le carceri (mentre sarebbe giusto, immagino, introdurvi i lavori forzati  come vuole Gratteri), malgrado tutto ciò,  sono molto più pessimista di lui sulle sorti della civiltà giuridica italiana.

Perché di grazia, se la costituzione garantisce il giusto processo e la sua durata ragionevole (art. 111), non siamo tutti uguali di fronte alla legge?  Allora come si può giustificare che i reati di mafia, con i loro ambigui addentellati come il concorso esterno in associazione mafiosa o l’aggravante del metodo mafioso, oppure i reati che prevedono l’ergastolo non prevedono la prescrizione? Non è affatto chiaro, infatti, se la prescrizione sia prevista o meno, nel caso che qualcuno venga accusato del reato di appartenenza alla mafia o di un reato che prevede l’ergastolo.

Bonafede, contraddicendo con esattezza il suo cognome, ha nascosto i commi d e f che riguardano l’abolizione totale della prescrizione in una legge che è soprattutto dedicata ai reati contro la pubblica amministrazione, una truffa usuale, ma sempre deplorata e spesso cancellata.

Io non voglio lasciare queste questioni agli esperti e neppure al Presidente delle Camere Penali come vorrebbe Renzi, perché, non voglio fidarmi più di una associazione di avvocati più di quanto mi fidi dei magistrati inquirenti o giudicanti, visto che tutti hanno assimilato gli stessi codici, le stesse ambiguità, le stesso storture.

E’ arrogante la mia pretesa? Ma non ho detto da quando scrivo questi articoli che siamo overwhelmed, sopraffatti, dall’informazione? Proprio il venerdì 14 febbraio in Passato e presente di Rai 3 è stato ricordato Giuseppe Zanardelli, questo liberale di sinistra, autore del codice omonimo, che abolì la pena di morte, garantì il diritto di sciopero e che pretendeva che ‘le leggi fossero comprensibili anche per le persone scarsa cultura’. Immagino che se potesse leggere anche un solo trimestre dell’attuale Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, non solo si rivolterebbe nella tomba, me le sue povere ossa comincerebbe un moto vorticoso fino alla loro definitiva consunzione.

In mancanza di un testo ufficiale sull’accordo di governo, commento brevemente il lodo (Federico) Conte in base a qualche fonte di stampa (Corriere-Ansa e IlSole 24 Ore). In entrambi i casi è difficile una valutazione, per oscurità delle fonti. I casi sono due: o i giornalisti, come accade quando fanno divulgazione scientifica, spiegano al lettore quello che non hanno capito, oppure è il ministero della giustizia a non avere idee o dati chiari, o entrambi i casi.

Ho già detto altrove che la legge Bonafede non riguarda il 75% delle prescrizioni che precedono i processi penali di primo grado. Il Sole 24 Ore, sulla base dei dati forniti dal Ministero della giustizia per il 2018, afferma che in primo e secondo appello ci sono state 303000 pronunce e, mediante le percentuali relative, illustra le conseguenze del lodo Conte.

Il lodo Conte distingue con la chiarezza che è mancata a Bonafede tra sentenze di colpevolezza e di assoluzione. Rispetto al primo grado di giudizio Il Sole indica 160.000 sentenze di condanna, pari al 53% del totale, che comportano la sospensione del corso della prescrizione fino alla fine del processo.  Non scatterebbe la sospensione per le 63.000 sentenze di assoluzione, pari al 21% del totale. Basta sommare questi numeri e queste percentuali per arrivare a 223.000 pronunce e 74% del totale. E il 26% mancante? E’ chiaro che non ha molto senso calcolare percentuali sul totale delle pronunce per valutare l’entità della modifica del lodo Conte. In breve, sul totale delle sentenze di primo grado, 223.000, l’abolizione della prescrizione voluta Da Bonafede resta  nel 72% dei casi,  e non nel 53%. La differenza è rilevante, non già poco più della metà, bensì assai più dei due terzi.

Nell’85% dei casi queste condanne sono confermate in appello, in tutto o in buona parte. Solo nel 15% dei casi un’assoluzione segue una condanna di primo grado e resta incerto capire se non ci sia comunque un allungamento del processo.

In caso di assoluzione in primo grado (63000, pari al 28%), sarà sufficiente al pubblico ministero richiedere entro un anno l’appello (che dovrebbe essere una garanzia per l’imputato e non una rivalsa per il sostituto procuratore), per tentare di recuperare l’abolizione della prescrizione. A questo punto in caso di colpevolezza nel secondo grado ci sarà una piccola compensazione relativa al corso della prescrizione di incerta valutazione.

In caso di doppia assoluzione, ‘scatta una nuova sospensione in vista della Cassazione’, ossia la prescrizione è di nuovo abolita.

Circa la riforma del processo si fissano i seguenti tempi: 12/18 mesi per le indagini preliminari, 1/3 anni per il primo grado, 2 per l’appello , 1 per la Cassazione. In sintesi da 5 a 7 e mezzo, a seconda della gravità del reato e del numero degli imputati. Se così fosse, come sosteneva Sansonetti, non ci sarebbe alcun bisogno di modificare la prescrizione, semmai di abrogare l’attuale legge Bonafede. Come prevedevo, il Ministro minaccia provvedimenti disciplinari Spazzamagistrati, scatenando la protesta dell’Associazione Nazionale Magistrati, come in precedenza quella degli avvocati. Ma nessuno crede all’applicabilità delle sanzioni, che dovrebbero essere propinate, immagino, dal Consiglio Superiore della Magistratura.

Che dire dell’auspicato compromesso? Ebbene, c’è un pragmatismo americano, che, oltre ad essere una nota corrente filosofica. è anche mentalità e costume, flessibile, capace di semplificazione creativa, efficienza.  Ma c’è anche un pragmatismo sovietico o russo, se vogliamo intimamente connesso con l’ideologia comunista, che ha la peculiarità di manifestarsi sulle questioni di principio, come nell’accordo tra nazismo e comunismo sovietico per la spartizione della Polonia, o nell’articolo 7 della Costituzione coi suoi patti lateranensi, per citare due esempi noti a tutti.

Avevo già previsto il compromesso tra manettari (Cinque Stelle) e mezzo-manettari (PD), senza tener conto che Liberi ed Eguali, per stimarsi più comunisti dei precedenti, sono anche più acquiescenti nei compromessi.

Poscritto: la Commissione Europea ha giudicato l’abolizione della prescrizione in linea con le raccomandazioni europee. L’ex PM Gian Carlo Caselli su Il Fatto Quotidiano gongola. La redazione de Il Foglio che, in odio al sovranismo, prenderebbe qualsiasi calcio in faccia dall’Europa, come richiede del resto il Partito Democratico, si accontenta di definire il giudizio di Caselli un ‘sovranismo a fasi alterne’.

Personalmente sono andato a vedere: la prescrizione esiste in Germania, solo è più lunga e loro sono più bravi a fare i processi. In Francia ci sarebbe, ma ricorrono molto alla interruzione per cui non scatta mai; tuttavia l’interruzione si verifica quando ci sono eventi processuali ed è indizio di buona lena. E’ anche vero che nel 2012 c’è stata una certa involuzione nella giustizia francese. In Inghilterra la rapidità dei processi non è raffrontabile con il Continente. Non cito le mie fonti? Eh no. Fatevi un giro in Internet anche voi!

Prescrizione. Una questione di principio

La sentenza del 2008 della Corte Suprema di Giustizia americana dovrà ancora attendere, perché non mi lascio sfuggire un tema di scottante attualità come la prescrizione che affligge l’accordo di governo tra PD e Cinque Stelle.

In primo luogo quello che ho ascoltato sulle reti Rai è un esempio lampante e colpevole di cattiva informazione.

Ha  cominciato Agorà su Rai Tre alle 8 di mattina. La conduttrice Serena Bortoni dopo qualche preambolo sulle dispute che si svolgono alla Camera si è rivolta ad Alessandra Paola Ghisleri di Euromedia Research, chiedendole chi ci guadagna di più. Risposta: ‘ci perde la politica. Il tema della prescrizione interessa gli italiani, ma pochissimo rispetto ai temi del lavoro, il tema del futuro, il tema delle singole famiglie. La politica è tornata di nuovo distante’

Prima obiezione: perché chiedere un parere a una giornalista di Euromedia Research, una società di sondaggi, di ricerche di mercato, di orientamento per investimenti finanziari. Siete voi del servizio pubblico che rendete distante la politica.

Alle 9 di sera su Rai 2 nel Post di approfondimento.
Se lo ripercorro è perché non solo è un modello di cattiva informazione, ma perché mi permette di congiungere quanto ho già detto in tre articoli sulla divisione dei poteri, sulla prescrizione del ministro Bonafede e sul populismo di Nadia Urbinati.

All’inizio la conduttrice Manuela Moreno presenta frettolosamente gli interlocutori: Simona Malpezzi, Sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, Marco Antonellis, e in video-conferenza il direttore de Il Riformista Pietro Sansonetti. Non dice che la senatrice Malpezzi è del PD, che Marco Antonellis è giornalista di La verità, un giornale vicino al centro destra, e di Affari italiani, un giornale on line.

Poi Manuela introduce: ‘il duello è sulla prescrizione. A tremare è il governo. E’ una partita tutta interna alla maggioranza. Con Zingaretti che dice è un teatrino insopportabile, poi accusa Renzi così fai il gioco di Salvini’.

In questo modo ha esaurito il tema e l’obiettivo dell’approfondimento. La questione è se il governo cade o meno. E infatti alla fine dei venti minuti conclude chiedendo se con questo governo mangeremo la colomba o anche il panettone. Cioè, neanche a lei gliene importa niente della prescrizione; non ha nessuna intenzione di spiegare che cosa è e soprattutto che cosa ha fatto Bonafede. Tutti i venti minuti sono una variazione sulla frase d’apertura. Del resto, quanto dice è il refrain dei telegiornali da quando esiste questa nuova maggioranza e forse anche da quando esisteva la vecchia. Ma allora invece degli approfondimenti, direttore Gennaro Sangiuliano, non sarebbe più opportuna una vignetta quotidiana sulle previsioni della tenuta del governo, con giornate di sole, nebbia, pioggia, grandine e neve?

Riassumo brevemente il seguito. In commissione Italia Viva di Matteo Renzi ha votato con l’opposizione di Centro Destra e con +Europa un emendamento per sospendere la riforma Bonafede, bocciato con un solo voto di scarto; viene intervistato Enrico Costa del Centro Destra, firmatario della proposta per bocciare la riforma Bonafede; si accenna all’esistenza di una proposta di riforma del processo penale che potrebbe entrare in vigore entro l’anno, sulla quale esprime seri dubbi Enrico Costa;  si accenna al lodo Annibali, proposto da Italia Viva per rinviare di un anno la riforma Bonafede, che potrebbe ‘essere inserito dalla commissione nel decreto Mille Proroghe‘ (???). Si accenna a un fantomatico lodo Conte, non meglio precisato.

Segue l’intervento di Simona Malpezzi:

‘Quando si sta in maggioranza si cercano delle soluzioni in maggioranza. Non altro. Noi non abbiamo votato per la riforma Bonafede perché eravamo all’opposizione, ma quando siamo entrati nel governo l’abbiamo messa sul piatto come qualcosa che si doveva cambiare, e quando si sta al governo con altre forze si cambia insieme. Tanto che si sta lavorando alla riforma del processo penale, perché i cittadini italiani chiedono che ci siano dei processi che si svolgano in tempi rapidi. Sappiamo benissimo che il discorso della prescrizione è un sacrosanto diritto, per carità, che continuo a difendere e nel quale continuo a credere: ha valore solamente quando il percorso non  funziona e quello dei processi non funziona. Noi dobbiamo passare da lì. Altrimenti abbiamo soltanto una sorta di giustificazione. C’è la prescrizione soltanto perché lo Stato non è stato in grado di garantirci un processo nei tempi giusti. Sai che c’è: io penso che si possa partire proprio da lì insieme come maggioranza’.

E l’intervento  di Pietro Sansonetti:

‘A me sembra questo: io capisco il ragionamento della Malpezzi. Io ho anche una forte simpatia per il Partito Democratico, però qui c’è una questione di principio: è inutile dire arriverà la riforma del processo penale e si risolverà la questione dei tempi. Se si risolverà la questione dei tempi si può lasciare la prescrizione così come è. La  prescrizione non è qualcosa che ammazzi i processi. Capiamoci,… La prescrizione è una misura di salvaguardia di alcuni diritti dell’imputato. Se noi facciamo una riforma della giustizia che in quindici vent’anni  – -in 15-20 anni, non in sei mesi –   garantisce, per esempio, che si fanno tutti i processi, addirittura per corruzione, la prescrizione non scatterà mai. Quindi il problema non è quello di abolirla. Che senso ha abolirla, se non scatta mai? Se invece ci troviamo in una situazione in cui per fare un piccolo processo ci vogliono dieci anni e uno un po’ più grave venti o trenta è evidente che scatta la prescrizione. E’ esattamente questo. Ma il Partito Democratico lo sa benissimo; il ragionamento dell’On. Malpezzi, ma noi siamo in maggioranza qualcosa glielo dobbiamo dare ai Cinque Stelle. Io, francamente, penso che gli state dando troppo, perché gli date qualche cosa che rischia di creare un danno nella civiltà giuridica italiana difficile da riparare. Dategli qualche altra cosa, ma lasciamo stare ….. a me non interessa la battaglia tra PD e Renzi; sono fratelli separati; quando i fratelli si separano litigano più ardentemente di altri. Capisco questo principio: c’è e glielo dovete dire perché sembra che la prescrizione …  la prescrizione è solo una misura di salvaguardia, se accorciate il processo il problema non c’è. E nella riforma della giustizia non c’ è nessun’accorciamento del processo. Per abbreviare il processo bisognerebbe prendere alcune misure drastiche che i magistrati non vogliono, per esempio, come in tutto il resto del mondo, abolire  l’obbligatorietà dell’azione penale

Ce ne è abbastanza per ragionare: dunque per la sen. Malpezzi la differenza fondamentale è tra essere in maggioranza ed essere all’apposizione. Quando erano all’opposizione non hanno votato la riforma Bonafede, adesso che sono in maggioranza devono lavorare insieme sia sulla prescrizione sia sulla riforma del processo penale. Ma dice anche che è un sacrosanto diritto in cui lei crede il discorso sulla prescrizione.
Un momento, quale è il diritto? La prescrizione o il discorso sulla prescrizione? Dovrebbe essere il primo, ma da quanto dice dopo sembra il secondo: se il processo ha tempi rapidi, la prescrizione non c’è.

Sansonetti dice una cosa fondamentale: qui c’è una questione di principio, perché la prescrizione non ammazza i processi, è una misura di salvaguardia di alcuni diritti dell’imputato.

In secondo luogo dice se arriverà la riforma del processo, l’attuale prescrizione non scatterà mai, che bisogno c’è di abolirla? E’ l’uovo di Colombo. Ma io ho già detto che il ministro Bonafede non è in grado di capirlo e per far stare dritto un uovo lo spiaccica sul tavolo. E non è l’unico del resto a non capire: come si fa a dire nello stesso tempo che la prescrizione interessa pochissimo gli italiani e che i cittadini italiani chiedono che ci siano dei processi  che si svolgano in tempi rapidi, visto che sono problemi intimamente legati.

In terzo luogo dubita che si farà mai una riforma del processo, visto per esempio che i magistrati non voglio abolire neppure la obbligatorietà dell’azione penale che non c’è in tutto il resto del mondo.

Quindi Nadia Urbinati e persino il grande Bobbio la fanno facile quando dicono che la democrazia è quando ci si siede intorno un tavolo, si discute, ci si accorda e poi si prendono le decisioni insieme. Ci sono questioni di principio – e sono tante – in cui l’accordo è improponibile. Infine (punto 3) è proprio come la penso io, che il potere giudiziario travalica sul potere legislativo, alla faccia della indipendenza dei poteri.

Purtroppo Sansonetti dice anche che il litigio tra Renzi e il PD non lo interessa e quindi Manuela Morena assai contrariata chiama in soccorso Antonellis: ‘Marco secondo te qual è il gioco che sta facendo Renzi?’

 Marco è chiaro nel suo giudizio: E’ una guerra di posizionamento e di logoramento, ma riesce anche a dire che la mediazione si trova sia se la questione viene politicizzata (nel senso che in politica c’è sempre spazio per l’accordo), sia se viene depoliticizzata (cioè diventa una questione tecnica da sbrigare fra giuristi). In un secondo intervento, verso la fine del Post, aggiungerà che la partita della prescrizione si gioca anche sul terreno del consenso, nel tentativo di consolidare Italia Viva.

Segue il secondo intervento del sottosegretario Malpezzi; contro Renzi, se uno sta in maggioranza non può votare con l’opposizione e tantomeno chiedere la sfiducia nei confronti del ministro Bonafede. Le parole hanno un peso e anche le azioni che le seguono e, questa volta rivolgendosi a Sansonetti, osserva che il lodo Conte (?) non è un passo indietro, ma un passo avanti verso la soluzione della prescrizione ed è sicura che si può lavorare insieme, ciascuno con la propria identità, i propri valori e persino le proprie visioni (sic) e trovare un accordo sulla riforma del processo. In breve, tante parole per dirci, come Nadia Urbinati, che per lei non esistono questioni di principio.

Come il cacio sui maccheroni, segue un flash sul ministro Bonafede, che manifesta la sua identità, i suoi valori e persino le sue visioni con le seguenti parole: ‘vado avanti per la mia strada che è quella del lavoro  e insisto: la legge sulla prescrizione è una conquista di civiltà; questo lo voglio dire e lo voglio ribadire, perché le varie analisi che ci sono, dimenticano di dire che ogni anno c’erano migliaia di processi che evaporavano a seguito della prescrizione’.

Anche lui dimentica qualcosa, di dire, per esempio, che la prescrizione è utilizzata persino dai Sostituti Procuratori per liberarsi dall’obbligo dell’azione penale, quanto non li aggrada. Un tipo di prescrizione non toccato dalla sua legge.

‘Allora direttore in tutto questo c’è un silenzio che si nota che è quello del premier Conte; qual è la partita invece che sta giocando lui?’ pungola la brava dirottatrice. 

Ma giustamente Sansonetti non abbocca; l’obiettivo del Premier è salvare il governo e semmai, se tace, è perché capisce che è una questione molto seria. Aggiunge che capisce anche le ragioni di Zingaretti, che sono le medesime per portarci fuori dalla palude, ma ribadisce che ci sono alcune grandi questioni di principio che non sono negoziabili. ‘La giustizia è una questione fondamentale su cui si immagina il futuro della società’. Capisce anche il discorso della Malpezzi che dice mettiamoci intorno a un tavolo e mediamo. Ebbene mediate su tutto, sul reddito di cittadinanza, sulle autostrade, ma come si fa a mediare sulla prescrizione? La legge doveva entrare in vigore dopo un anno  per fare la riforma del processo, ma non c’è uno straccio di riforma. E Sansonetti diventa sempre più diretto ed esplicito: ‘questi non possono mettere le mani sulla giustizia perché sono giustizialisti. Vanno dietro a Davigo, a Gratteri, a Travaglio. Ditegli di no, vedrete che cedono’, (interruzione di M. Moreno: ‘ma questa è una preghiera’), Sansonetti insiste, ‘ditegli di no, non vanno a casa, stia tranquilla. Dite di no, sulla questione delle prescrizione, ci dispiace’.

Terzo intervento del Sottosegretario Malpezzi:’ io sono d’accordo sui contenuti ma non sono d’accordo sulla questione del cedere e del rivendicare‘ perché io penso che un governo di maggioranza deve tenere tutti insieme ‘facendo in modo che nessuno si senta umiliato‘. Cioè ricorre alla retorica del linguaggio non divisivo, ultima versione del ‘politically correct‘. Poi ha fatto capire che l’accordo sul fantomatico lodo Conti c’è già e che ‘a detta di tutti è un superamento della legge Bonafede’ (tutti chi?) –  e quindi presto si troverà un accordo anche sulla riforma del processo penale.

Non bastasse insiste sulla diversità del governo Conte bis dal precedente. Loro facevano a gara per piantare le loro bandierine, invece adesso ci deve essere un progetto comune, un progetto di condivisione. Insomma  si adegua alla retorica di Zingaretti, su cui si apre il nuovo flash:

 ‘Renzi ha voluto anche lui il governo con i Cinque Stelle. Italia viva a parole è nata per allargare il campo democratico ai moderati contro Salvini. Oggi è la principale causa di fibrillazione di questo campo e fa un favore a Mattero Salvini. Io lo chiamerei un fallimento strategico, che però non deve essere scaricato sugli italiani. Io capisco  che i sondaggi vanno male, ma prima di tutto bisogna pensare agli italiani e non a se stessi’.

Con il che Zingaretti si è immedesimato talmente col suo Premier da ripetere contro Renzi esattamente il discorso che Conte ha fatto in Parlamento il 21  agosto contro Salvini . E in questo Post si dice anche che ha fatto da paciere tra Cinque Stelle e Renzi, come Conte si metteva tra Cinque Stelle e Salvini per fare l’avvocato del popolo.

E allora, professoressa Urbinati, non stano entrambi dicendo Io, il popolo. Oppure populisti sono solo quelli che non ci piacciono?

Flash finale su Salvini:  ‘gli italiani non possono essere a processo per tutta la vita senza un inizio e senza una fine…’. Conclude il sottosegretario Malpezzi: Salvini ‘ha perso credibilità, ma lui la legge la votata, che faccia tosta!’ Eh no senatrice! La faccia tosta è la sua! Perché Salvini oltre a votare la legge ha ottenuto anche la sua entrata in vigore dopo un anno, in attesa di una riforma del processo: Ed è esattamente la pretesa attuale di Renzi, visto che ancora non si vede uno straccio di riforma, una pretesa che lei rifiuta.

Ma qui mi rivolgo alla conduttrice. Lei non solo ha deviato l’approfondimento sui litigi di palazzo, ma non ha neppure chiarito che il lodo Conte – evocato ben 4 volte – è un compromesso proposto da Federico Conte, esponente di Liberi e Uguali e nulla c’entra con Conte  Giuseppe, presidente del consiglio.

Con questa confusione il rapidissimo approfondimento è sprofondato, o se vuole è deragliato, peggio della motrice dell’alta velocità nel Lodigiano. Ma di questo lodo Conte, e anche, visto che si parla tanto di linguaggio, di qualche ambiguità del linguaggio giuridico occorre parlare più diffusamente nel prossimo articolo.

Populismo e democrazia

Per quello che so, Nadia Urbinati è un’ottima e seria studiosa che si è laureata a Bologna, è andata molto presto negli Stati Uniti e da tempo insegna Teoria Politica alla Columbia University di New York. Con grande tempismo l’anno passato ha pubblicato Me, The People, un libro sul populismo calibrato sulla figura e le vicende di Trump. Appena uscita la versione italiana ‘Io, il popolo. Come il populismo trasforma la democrazia’, è stata invitata da Giorgio Zanchini  a Quante storie, trasmissione che il molto attivo giornalista conduce con grande impegno pedagogico da quando ha sostituito Corrado Augias.

Questa volta la descrizione del populismo è stato calibrata su Matteo Salvini da subito, con una breve e significativa incursione nella sede del PD della ‘Bolognina’, il quartiere più comunista della città. Parlano alcuni compagni della mia età: le Sardine ci hanno aiutato, un sacco di persone sono andate a votare, riprendono le tessere, dalla Toscana ci ringraziano, insomma commozione e anche lacrime. Un paio di dirigenti meno anziani concludono: ‘ha vinto la politica, ha vinto il PD, ha vinto la democrazia. Hanno vinto tutti’.

Una seconda e ancora più significativa incursione del conduttore – da anni preoccupato per la crisi della carta stampata sostituita dalla informazione digitale soprattutto dalla parte dei giovani, senza mediazione e selezione dell’informazione di qualità – è stata un’intervista alla indomita Ece Temelkuran, autrice del libro ‘Come sfasciare un paese in sette mosse: la via che porta dal populismo alla dittatura’.  In questo caso il populista realizzato è Erdogan. Le eloquenti parole della brava giornalista erano dominate sullo sfondo da paurosi primi piani su Erdogan, Trump, piazze affollate e minacciose, eccetera.

Insomma una narrazione efficace a tinte forti su Salvini, il populismo, e quello che ci promette. Mi permetto un primo dubbio: Salvini non comanda il più potente esercito della Nato in Europa, non ha ricevuto sette miliardi dalla Commissione Europea per contenere l’esodo siriano al di là dell’Egeo, non intende ricostruire l’impero ottomano nel Medio Oriente e soprattutto non può far leva sull’islamismo per sgominare i suoi avversari. In breve: è il Medio Oriente che è diviso tra chi è senza velo e chi lo porta. Erdogan non è Komeini, ma ha imparato da lui come dimenticare Atatürk.

Più in generale di populismi ce ne sono tanti e differenti; sarebbe interessante capire come mai si sono moltiplicati dopo la crisi economica del 2008, tema appena sfiorato nella trasmissione e, se ho capito bene, nel testo di Nadia Urbinati

Altre frasi, altri dubbi.

Il populista pensa di rappresentare tutto il popolo. E’ una novità? Dal tempo di Lenin il partito comunista non è l’avanguardia del proletariato? Da noi la sinistra prima si è chiamata PCI, poi PDS, partito democratico della sinistra, poi PD, cioè l’unico partito democratico, non ce ne sono altri. Naturalmente anche a destra i democristiani italiani e i cristiani democratici tedeschi non sono da meno. Sono cristiani e sono democratici, c’è altro?

Ma il problema è il leader e il leaderismo. ‘La democrazia americana è un meccanismo di contenimento dei leader’, ha detto Nadia. Già e chi contiene le élites oppressive di cui si lamenta Erdogan e queste élites non tendono a perpetuarsi esattamente come il populismo?

Il populista si inventa il nemico e abusa degli strumenti digitali, come fa Trump con i suoi Twitter, ma come ha cominciato Obama con il suo Smartphone, riconosce onestamente Nadia Urbinati.

Qui dobbiamo tornare all’inizio della trasmissione, perché l’alternativa al populismo è la democrazia pura incarnata nelle Sardine: ‘le sardine hanno un linguaggio meta’ (usato un po’ a sproposito sebbene consentito nel mondo anglosassone), diciamo meglio:  ‘non è che loro parlino un linguaggio partigiano: per, contro, pro, a favore; parlano un linguaggio fondamentale di base. Cioè fate il vostro lavoro, facciamo il nostro lavoro di cittadini, quindi partecipiamo, andiamo a votare, ci informiamo e poi cerchiamo di decidere. Di prendere decisioni insieme in maniera ragionevole, deliberata, insieme collettivamente e non solo individualmente’.

‘Quindi in questo senso sono puramente democratiche, è una espressione pura e genuina di movimento democratico ordinario, di cittadini che vogliono sapere di più, che vogliono contare e di esser capaci di contare. Non è populista, è popolare.  Un movimento spontaneo di cittadini liberi uguali che si associano e che si manifestano nella loro presenza fisica numerica enorme, è quantità fisica’.

‘Populismo invece  – spiega – è quando una ideologia, un leader, un movimento ha ambizioni di raggiungere il potere, ma allora diventa una macchina di costruzione, di interpretazione rappresentativa del popolo, il popolo è così, è quello vero, è questo  e non un altro, questo popolo conta.  A questo punto il popolo è uno strumento di potere organizzato in modo tale per cui è definibile come una parte che vorrebbe parlare per il tutto —in una parola io sono così, io sono il vero popolo’.

Nuova incursione: sono andati da Norberto Bobbio –‘il Grande!’ – per chiedergli che cosa è la democrazia. Bobbio ne ha voluto dare una definizione puramente procedurale (e da buon giurista sa quanto la procedura condizioni il risultato: ogni codice ha le sue leggi, ma anche il suo codice di procedura che condiziona applicazione, interpretazione e uso delle medesime) è un metodo per prendere decisioni collettivamente; tutti partecipano alla decisione direttamente o indirettamente. La decisione viene presa a maggioranza dopo libera discussione.  Dove la semplicità del discorso svicola su quel indirettamente che nasconde una montagna – questa sì enorme – di problemi. 

Del resto noi ottuagenari siamo vaccinati: non siamo andati alle assemblee del ’68 o del ’77 e neppure a quelle di quartiere di Bologna per non sapere quanto sia problematica una decisione ragionevole e collettiva?

Il Manifesto, che è un giornale di sinistra tanto mesto quanto ironico, una settimana dopo la prima adunanza a Piazza Maggiore, ha usato con molto garbo la descrizione zoologica del comportamento dei banchi di sardine per celebrare l’intervento delle Sardine metaforiche. Per esempio, il muoversi come un banco è una difesa contro i predatori. C’è una differenza tuttavia: le sardine marine sono un banco compatto quando si muovono, mentre quando arrivano a destinazione si sparpagliano per nutrirsi e fare all’amore. Esattamente il contrario di quanto fanno le Sardine che si compattano fitte solo quando arrivano in piazza.

Sono andate in piazza per gareggiare sul numero, e certo non sono andate in piazza senza essere pro o contro. Non si canta Bella ciao senza pensare che la democrazia sia in pericolo e che Salvini sia un fascista.

Due parole su Bella ciao, anche perché alcuni si sono commossi ad apprendere che è stata cantata anche dall’Assemblea europea. E’ una bellissima canzone. La musica pare sia stata rubata alle Mondine.  Mai cantata probabilmente dai partigiani e adottata se non erro nel 48 a Praga durante un raduno internazionale dei partigiani europei. Normale dunque che si canti in Europa.

Quanto al testo: quando la donna si sveglia scopre che c’è l’invasor, supplica il partigiano di portarla via, e il partigiano replica che venga piuttosto a seppellirlo e a mettere un fiore sulla sua tomba. Posso dire che è un tantino datata?  Che il partigiano ci fa una bellissima ed eroica figura, mentre la donna appare un tantino sventata, visto che si sveglia con l’invasore in casa e pensa al partigiano come a un principe azzurro?

Non potremmo cantarla ‘O partigiana, portami via …’ pensando a come le donne venivano allora trattate in campagna come in città, e a come sono state trascurate le donne della resistenza dopo il 25 aprile? Considerato anche che a Bologna non si muove foglia che il Partito non voglia e che è destinato a durare più del comunismo in Russia.

Quanto a me. Non ho pensato neppure un momento che il distacco tra Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni non si sarebbe rinnovato, dopo due anni e mezzo. Andiamo, se a Bologna l’unica volta che c’è stata alternanza non ha vinto Giorgio Guazzaloca, ha perso invece il Partito che non se l’è sentita di votare una candidata donna.

E credo di essere stato anche un tantino profetico in tempi non sospetti, visto che nel mio primo articolo dopo il 20 agosto sulla centralità del parlamento avevo scritto tra l’altro: ‘Ora vien da ridere davvero su questa scoperta: da parte della sinistra che sulle piazze e sulle adunanze possibilmente oceaniche c’è stata sempre, quando ha vinto e quando ha perso le elezioni, quando ha voluto inaugurare o far cadere i governi.’

Pilotate no, clonate sì, però, le Sardine, visto che a Bologna si apprende e si canta Bella ciao tre volte: al Nido, alla Scuola materna, alla Scuola elementare, tutte scuole che non dipendono dalla Stato ma dalla Regione.

 In ogni caso non trovo giusto che venga negato al Presidente degli Stati Uniti – in linea di principio e nelle forme consone alla sua carica – quell’uso degli strumenti informatici e digitali che viene permesso a qualsiasi privato cittadino. Perché solo Nadia Urbinati può credere che agli eventi organizzati dalle Sardine ci si sia arrivati senza uno staff appropriato e grazie a tutti quegli apparati e quelle strategie di comunicazione che ormai vengono insegnate anche nei manuali.

A Giorgio Zanchini dico dunque: se questa è la mediazione che proponi, meglio l’informazione diretta.

A Nadia Urbinati dico come Totò: ‘ma ci faccia il piacere!’

PS:  Giuro che l’ultima frase mi è venuta in mente, subito prima di lasciare il computer e andare a mangiare in sala da pranzo accendendo la televisione. E di che tratta oggi Paolo Mieli a Passato e Presente, se non di Totò? Forse questa sorella anziana del Grande Fratello, dopo essere entrata in casa via etere, via satellite, via cavo, adesso attraversa di nascosto le nostre teste attraverso Wi fi e Bluetooth.