Archivio mensile:Dicembre 2019

Automobili e sovranismo

Il sovranismo è, secondo la definizione che ne dà l’enciclopedia Larousse, una dottrina politica che sostiene la preservazione o la ri-acquisizione della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in contrapposizione alle istanze e alle politiche delle organizzazioni internazionali e sovranazionali. Si distingue dal nazionalismo perché non contiene l’idea di una superiorità etnica, e quindi non è razzista, ed è una idea che si è sviluppata soprattutto in Europa, dato che la globalizzazione e l’aggregazione continentale dei poteri economici e politici, induce gli stati europei a costituire una federazione.

E’ sufficiente uno sguardo alle voci di Wikipedia italiana o inglese per comprendere che è un idea in progress. La versione italiana per esempio non può che accontentarsi di parlare di differenti sovranismi: in Francia, in Svizzera, in Germania , in Italia, ecc.

Curiosamente la voce souvrainism nelle Wikipedia inglese è appena abbozzata e riferita soprattutto alla Francia e al Lepenismo. Un turista culturale come me avrebbe voglia di chiedere: scherzate ma non vi guardate alla specchio? Ma forse gli inglesi pensano o forse segretamente si chiedono perché occorra una nuova parola visto che loro sono semplicemente nazionalisti. America first ripete del resto Trump, e dice a gran voce quello che i governanti degli Stati Uniti davano per scontato e sottinteso, in quanto tutors mondiali dell’ideale democratico.

Ora l’automobile non è di destra o di sinistra, anche se probabilmente si comprano più utilitarie a sinistra e più auto di lusso a destra. In ogni caso è dal secolo scorso considerato un mezzo di prima necessità per le famiglie. Potrebbe essere quindi giudicato un sintomo di sovranismo tendenziale. In questo caso chi sono i più sovranisti in Europa in base alle preferenze manifestate? Una classifica disponibile su Quattroruote (dic. 2019, supplemento, p. 72) sulle top ten dei modelli più venduti per paese nei primi 9 mesi dell’anno ci permette di stabilire che sono i Francesi. Aho! su 10 modelli 10, troviamo solo 5 Renault (76 mila) 4 Peugeot (72 mila) e 1 Citroen (16,5). La Germania possiamo metterla al secondo posto, soltanto perché compare una Skoda e una Ford focus costruite peraltro in Germania: 77 mila Volkswagen, 68,5 mila tra Audi, Mercedes e BMW, 13,6 mila Opel e 38 mila tra Skoda e Ford focus (per un totale di 197 mila auto). L’Italia segue grazie ai modelli di Panda, Fiat 500 e Jeep, ma ospita anche Nissan, Peugeot e Renault. Il Belgio, curiosamente o forse no, sembra una fotocopia della Germania, la Spagna ha una buona percentuale di auto tedesche o francesi, mentre l’Olanda e, soprattutto, l’Inghilterra sono aperte a tutti i mercati, anche di estremo oriente.

Se poi passiamo a un tema di attualità come quello dei Fringe benefits e auto aziendali (uso promiscuo) ricordiamo che in Italia il fringe benefit che rientra adesso nell’imponibile IRPEF è passato dal 30% al 60%. Sarebbe dunque più vicino al 50% medio nei paesi dell’Ocse (ma la stima è assolutamente ipotetica, viste le disparità legislative dei paesi) e quindi equo.

Ma non lo sarebbe affatto in base al medesimo supplemento (pagg. 16-17) se si tiene conto degli oneri deducibili. In primo luogo la detraibilità dell’Iva al momento dell’acquisto è ridotta al 40% per la sola Italia e dietro specifica autorizzazione dell’Europa. Tutte le auto aziendali costano agli utilizzatori il 60% in più che negli altri paesi. Inoltre la quota di ammortamento dell’acquisto è ridotta al 20% nella sola Italia e nello stesso modo i costi relativi al carburante e alla manutenzione. Il tetto del fringe benefit del resto è limitato a circa 18mila euro come in Francia e nel Regno Unito. Anche in questo caso la Germania, insieme alla Spagna, hanno un notevole privilegio: la spesa per l’acquisto e per i consumi è illimitata, la detraibilità dell’Iva e dell’ammortamento al 100% come negli altri paesi.

Se non ho capito male, supponiamo che un utilizzatore tedesco in uso promiscuo dell’auto aziendale abbia acquistato un auto del valore di 50/60 mila euro, tale somma risulterà nel suo imponibile Irpef, ma poi dedotta alla voce oneri deducibili, per gli anni di ammortamento e per le spese di carburante e manutenzione. Se poi la stima del fringe benefit da includer nell’imponile si avvicinasse alla media europea, la pacchia sarebbe ancora maggiore.

In sostanza l’aumento dell’Irpef relativo al fringe benefit dal 30 al 60 per cento per l’utilizzatore, congiunto ai maggiori costi per l’azienda, rende la stima della riduzione delle immatricolazioni (60000 unità) fatta dall’Aniasi (Associazione delle società di noleggio) come risultato del provvedimento non del tutto improbabile. Se la Ragioneria dello stato ha stimato un aumento delle entrate dello stato di 330 milioni, è possibile stimare in 260 milioni la riduzione delle medesime causate dalla riduzione delle immatricolazioni, e quindi un beneficio finali di sole 70 milioni. E’ sicuramente interesse di Quattroruote e dell’autore di questo articolo, Emilio Deleidi, temere una riduzione ulteriore del mercato automobilistico in Italia e tali stime potrebbero essere inesatte. Ma se il prospetto comparativo sugli oneri dedicubili è veritiero e corretto, resta il fatto che nell’unione europea, ci sono, in realtà, paesi più sovrani degli altri, che hanno meno bisogno di manifestare sovranismo.

Femminismo e bidet

Non solo nei paesi anglosassoni, ma in generale nei paesi del Nord-Europa, in Canada, e persino in Francia  a cui dobbiamo l’invenzione, il bidet non arreda la stanza da bagno. 

Quanto a femminismo non sembra che le donne negli Stati Uniti siano seconde a nessuno. Sicché mi è sempre parsa un’anomalia che non abbiano mai fatto richiesta di un simile dispositif, per dirla alla francese. 

Femminismo a parte, io stesso, (come del resto familiari e conoscenti,maschi e femmine),  ho sempre fatto uso del bidet e mi sono trovato in imbarazzo tutte le volte che ho dovuto soggiornare nei paesi citati. 

Per prudenza, prima di scrivere questo articolo, ho inserito in internet il suo titolo. Così ho appreso che Jacques Bidet non è l’inventore del suddetto, ma un autore che si occupa assai seriamente di femminismo. Per il resto quasi niente, salve un titolo di una rubrica femminista: Vade retro bidet. Il succo del pezzo era che la vagina è autopulente, i lavaggi sono antigienici e sconsigliati dai medici. Se necessario, con acqua fredda, perché il calore favorisce la candida.

Ora solo da pochi anni ho saputo che anche le gengive sono autopulenti, (e da pochissimo che i campi non richiedono l’aratura), ma questo non è considerato un buon motivo per non lavarsi i denti. Scene di un uso abbondante e accurato di dentifricio e di filo interdentale è consueto nei film e nei serial americani ed è praticato non solo per combattere le carie, ma anche nella prospettiva di un evento mondano o di un rapporto sessuale.

Quando a circa vent’anni ho trascorso un mese a Parigi  con amici nella centralissima e vecchiotta rue St Denis, in un hotel davvero economico e caratteristico il nostro stanzone aveva due letti a due piazze, con il tipico guanciale a rotolo. Troneggiavano in mezzo due enormi bidet ottocenteschi in cui avrebbero potuto fare il bagno due bimbi di cinque/sei anni, che ci facevano molto ridere e che confermavano quanto già sapevamo:  lo scopo primario del dispositivo era riservato alle pratiche delle prostitute. Questo spiegava perché mancasse nelle case delle signore per bene. Figuriamoci allora nelle puritane dimore della borghesia britannica o nord-americana. Insomma più della vasca da bagno, del lavabo, o persino del water, il dispositivo allude all’idea sconveniente che abbiamo apparati genitali e… un sedere. 

Se questo si congiunge con l’opinione – comune per la verità a tutti gli italiani incontrati in Inghilterra o Scozia in soggiorni di varia durata -, che gli abitanti dell’isola sono veramente un po’ zozzoni si capisce che il dispositivo possa sembrare totalmente superfluo. 

Perché i medesimi abitanti non se ne adontino come di un volgare pregiudizio indicherò alcuni fatti incontrovertibili: 1) fino al termine del secolo scorso Inglesi e Scozzesi avevano distinti rubinetti per la calda e per la fredda, persino nei bagni di lusso. Li guidava probabilmente l’idea che far scorrere acqua calda e fredda sia un inutile spreco. La doccia era assente. 2) a conferma, nei pub boccali, tazze e piattini per decenni sono stati puliti con il detersivo e solo di recente sciacquati con acqua. I medesimi pub sono molto belli e confortevoli rispetto ai nostri bar, ma sicuramente a scapito di una reale pulizia e disinfestazione. Nei medesimi locali è possibile notare che il contenuto di latte, caffè, birra che immancabilmente si riversa sul piattino – dato che i recipienti sono usati come unità di misura – viene riversato dai clienti dal piattino nella tazza o al boccale. 3) l’uso domestico costante di moquette e tappeti, materiale molto adatto allo sviluppo di una flora batterica 4) la ripetuta raccomandazione fatta dalle amiche a mia moglie: ‘per carità non accettare un invito per un lunch a due, ti toccherà mangiare l’insalata dell’orto dietro casa con tutta la sua terra’ 5) l’uso degli adolescenti maschi a riversare il risultato dei loro esercizi solitari in un calzerotto, tanto che il grido ‘fatti una sega nel calzino!’ è la risposta consueta di qualsiasi compagna di scuola malamente importunata 6) mi fermo qui, ma se non basta, vi ricordo che proprio il popolarissimo Johnson, quando era sindaco di Londra, si vantava di non tirare mai l’acqua ogni volta che andava in bagno per i bisogni minori.

To be fair, vi accontenterò deplorando che gli italiani, se sono più puliti a casa propria, non sono in grado di lasciare un gabinetto pubblico decente. Penso che dovremmo essere considerati un popolo veramente incivile, fino a quando i nostri locali pubblici (bar, scuole, ospedali) non saranno dotati di un numero sufficiente e adeguato di toilette immacolate.

Tutta questa diatriba per proporre ai popoli del Nord-Europa e soprattutto alle loro donne di esigere finalmente i bidet nelle loro toilette. I Britannici, del resto, hanno fatto recentemente enormi passi nella rubinetteria, tanto da essere all’avanguardia nell’uso di miscelatori e di docce. 

Accattateve o bidet! ve lo supplico in napoletano. 

O per lo meno discutetene! Non c’è neppure bisogno di farne tema di un dibattito di gender, perché almeno il sedere lo abbiamo tutti!

Technology sex and power e nudità negli Stati Uniti

I millennials sono la generazione americana nata nell’ultimo decennio del secolo scorso, divenuti protagonisti nel bene e nel male, in questi ultimi anni.  Il magazine Time dello 11 novembre 2019 narra la triste vicenda di Katie Hill, entrata giovanissima nel parlamento americano, grazie alla tecnologia digitale, ma costretta prestissimo alle dimissioni, per alcune foto apparse in rete che la propongono nuda e svelerebbero i suoi rapporti sessuali con una donna impegnata nella sua campagna elettorale  e con un consulente legale del suo staff. Il giornale sentenzia: la tecnologia digitale ha cambiato il sesso, il sesso ha cambiato il potere, e il potere è nuovamente vulnerabile, per sviluppi tecnologici che non esistevano dieci anni fa. Tra parentesi Katie è bisessuale, ammette la prima relazione, ma nega la seconda e considera il tutto una montatura orchestrata dal marito durante la fase del divorzio.

La weaponization of nude images, cioè la trasformazione in armi  capaci di distruggere la reputazione di un avversario è un crimine sessuale che i politici al potere non hanno saputo affrontare, commenta la giornalista Charlotte Alter. Anche in clima di Me-Too non è facile spiegare quale meccanismo abbia costretto Katie alle dimissioni. Secondo questo nuovo codice etico il consenso sessuale è impossibile quando c’è differenza di potere tra i partners. E tuttavia Charlotte Alter si chiede: basta la differenza di potere per rendere il rapporto una colpa? Non c’è stata nessuna accusa di coercizione, assalto, o abuso.  Simili interrogativi e altre considerazioni completano l’articolo senza soluzione. ‘Nessuno è perfetto, si scusa la deputata dimissionaria, ma non avrei mai pensato che le mie imperfezioni potessero venire usate come armi per distruggermi’.

 E per me ritorna la domanda perché le sue immagini nude le considera imperfezioni? Sono semplici immagini di nudità o piuttosto inequivocaboli video che testimoniano il rapporto? Al che mi pare di capire che persino la giornalista scrive il suo pezzo in una vaga atmosfera di tabu e autocensura.

In ogni caso, perché la vita sessuale di un politico non è un affare privato, ma piuttosto argomento di valutazione della sua moralità, nel paese che più di tutti ha considerato una assidua pratica sessuale indizio di buona salute e magari un esercizio salutare come il jogging o il nuoto in piscina?