Previsioni elettorali

Perché non può vincere la destra

Comincerò con 2 previsioni elettorali, non dell’ultima ora, ma con date certificate dai messaggi scambiati con un amico.

Previsioni elettorali 24 settembre 2022: Ieri Concita De Gregory ha inaugurato in Onda la sua campagna elettorale in sostituzione della Gruber invitando Enrico Letta, l’eroico salvatore della patria contro  Cinque Stelle e Centro Destra, e salvatore dell’Europa contro i sovranisti.

Dal canto suo, Letta conta sul sistema maggioritario e sulla riduzione del numero dei parlamentari, che rende la Camera – son parole sue – ‘più stabile, più agile e più controllabile’, alla faccia della divisione dei poteri.

Tireranno in ballo pure la Resistenza. Fatica sprecata perché l’elettorato è in calo ed è soprattutto la Destra che se ne sta a casa. La Destra mica campa sui soldi della Stato, come i dipendenti di ogni tipo della pubblica amministrazione.

Ecco dimostrato che il Fascismo viene da sinistra (e verrà, con il 25% del 35% dei votanti). Perché i Comunisti o le loro varianti sono come le cozze. Prima si va al potere, poi si decide come mantenerlo. A destra, invece, ci sono i Fascisti e non aumentano. E ci sono la Meloni e Marine Le Pen, a dimostrare che le donne non sono meglio. 

Per fortuna, la sera stessa compro per scrupolo sul kindle  Io sono Giorgia che leggo in tre notti.

Previsioni elettorali giovedì 11 agosto 2022:  Annuncio al mio amico che importanti novità mi fanno cambiare previsioni. Parlo dell’incredibile balletto elettorale. Ovvia la premessa: PD e Conte corrano ciascuno per conto suo. Letta, accusato di aver fatto troppe concessioni a Calenda, reintegra tutta la sinistra estrema nella coalizione, obbligando Calenda a scappare.

 Letta annuncia di dimettersi dopo le elezioni, per aver detto ‘mai più con i Cinque Stelle’. Conte, in base al suo pensiero ‘intransigente ma flessibile’, sostiene che il suo partito si colloca a sinistra del PD, come un tramite verso la sinistra vera. Bonaccini dichiara, il giorno dopo, che con Conte 2 ha lavorato benissimo e in perfetta armonia.

Calenda è il cavallo di Troia regalato agli achei (il Centro-destra) per sottrarre voti al suo centro (Berlusconi) e lasciare isolata la destra. Come prevedible, Italia viva si allea a Calenda. Infine, ci saranno i botti giudiziari di cui parla Paolo Mieli.

Il che apre la strada alla prospettiva che, comunque vadano le cose, la destra non vincerà le elezioni, ma avremo il Conte 3 o il Bonaccini 1. Vada da sé che l’elettorato aumenti, persino al 50 o 60%.

Insomma, la destra maggioritaria perderà le elezioni e vincerà la sinistra, a conferma della tesi del sottoscritto che il fascismo può venire solo da sinistra.

PS 23 settembre 2022: Letta ha sbagliato la campagna elettorale oppure è un fantastico stratega? Ancora oggi molti se lo chiedono. Io propendo per una via di mezzo. Lo ha aiutato il suo odio viscerale verso la Meloni, visto che, come me, non gli ha perdonato tutti i danni arrecati all’Italia da Macron. Letta è quello che è, Macron lo ha spedito in Italia, come Stalin ha fatto con Tito in Serbia e Togliatti in Italia.

C’è un’altra ragione che mi spinge a prevedere che la destra non vincerà e che diventa palese solo negli ultimi giorni della campagna elettorale.

Il problema è che tutti i sondaggi sono taroccati. In quelli pubblici, sottostimare la percentuale del secondo partito costituisce uno stimolo rivolto agli elettori indecisi per andare a votare, tanto più se il primo partito, come accade per un partito della destra, è disprezzato. È già accaduto a Bologna nella farsa elettorale per l’elezione regionale. Si è cominciato a gridare che se in Emilia-Romagna avesse vinto la Lega sarebbe stata a rischio la democrazia in Italia. La farsa è nota, come le Sardine, e non merita dettagli.

Poi ci sono i sondaggi vietati, ma che proseguono imperterriti. Da qualche giorno, per esempio, Enrico Mentana ed Enrico Letta appaiono più rilassati, Marco Da Milano pure, e addirittura sfotte Giorgia Meloni che lamenta fischi ai suoi comizi, segno che anche a lei è arrivata qualche cattiva notizia. Alcuni sostengono che il suo comizio aveva a tratti accenti più cupi.

Quanto a Letta ieri ha definito Conte: ‘bello e determinato’. Come per dire, presentarsi uniti alle elezioni avrebbe solo diminuito gli elettori.

Il problema è che, nel tentativo di neutralizzare la campagna elettorale di Giuseppe Conte, a Salvini non basta condividere lo scostamento di bilancio, la vicinanza a Putin, l’urgenza delle trattative di pace, la critica all’invio delle armi.

Nulla può contro l’asso nella manica dell’avvocato di Foggia: il reddito di cittadinanza, che gli darà la vittoria nei collegi meridionali. Un elettorato che non potrebbe fregarsene di più delle infrastrutture promesse da Meloni, che non guarda oltre la propria famiglia; accattone per carattere, insomma, come ho già sentito dire.

Punti Fermi 9 parte I

Critiche al Disegno di Legge Zan

Tornando alle lancette dell’orologio, ma davvero padre, madre e figli, quella che Marta De Vivo chiama la famiglia tradizionale è una idea del passato, un concentrato di pregiudizi, luoghi comuni e stereotipi di genere da lasciarci alle spalle?

Guardandomi attorno, mentre mio nipote cresceva, ero circondato da tantissime coppie eterosessuali, padri o madri a riprenderli al Nido, alla Scuola materna, alla Primaria. E i nonni? anche tanti nonni. Magari tutti un po’ più anziani, nonni e genitori, di quando era giovane io, ma non vorrei che qualche imbecille – è già successo – venga a dire che soffriamo di nostalgia e per questo ci piace la Meloni.

Al contrario, non avrò la visione globale che raccomanda Marta De Meo, ma forse una visione più ampia. Grazie a Netflix, non certo ai social, ho conosciuto, tra l’altro, un mondo per me nuovo, quello dell’estremo oriente e, tra tutti, quello preferito, il mondo coreano. E non mi pare che laggiù non ci siano tantissime coppie eterosessuali e che le famiglie non contemplino padre, madre e figli. Semmai i nonni contano molto di più, nel bene e nel male, perché è un mondo in cui c’è un grande rispetto per il prossimo, ancora maggiore per chi è più anziano, un vincolo forte con i genitori, che confina con il sentimento religioso verso gli antennati.

Poi c’è il mondo anglosassone – starei per dire l’opposto – in cui il rapporto familiare si conclude a 18 anni, dopodiché figli, genitori, nonni avanzano nella vita ciascuno per conto suo. In America assai più che in Inghilterra, perché le enormi distanze e la crescente mobilità lavorativa riducono i rapporti familiari a un cerimoniale buono per mangiare il tacchino farcito o festeggiare il Capodanno.

È in questo mondo speciale, e specifico, che è sbocciata la concezione fluida della sessualità e dell’identità di genere. In che modo? Mediante il Movimento gay del 1968 e il Movimento femminista.

Chiariamo subito un equivoco: nessuno ormai si oppone alla dignità e alla parità di diritti degli omosessuali. Il gay pride, che si celebra ogni anno, è la ricorrenza e la festa che ha surclassato qualsiasi altra festa, religiosa o civile, in tutte le democrazie occidentali. Non vi si oppone di certo la destra dei Fratelli di Italia.

I problemi nascono piuttosto con un certo tipo di attivismo nella rivendicazione dei diritti. Quanti deplorano il tono aggressivo del comizio di Giorgia Meloni, dovrebbero riflettere sulla ostentata prepotenza del movimento o comunità LGBT, già presente e florida in tante regioni italiane. Un attivismo nella rivendicazione dei diritti totalmente ricalcato sul modello americano: si va in piazza a protestare con i cartelli, se qualcuno si azzarda ad avere una idea diversa da quella che ha già conquistato le teste di tutti, lo si sbeffeggia o ci si atteggia a vittime.

Con queste premesse, affronterò il Decreto legislativo ZAN:

Art. 1. (Definizioni) 1. Ai fini della presente legge: a) per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico; b) per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; c) per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; d) per identità di genere si intende l’i­dentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

In apparenza, come accade in molte leggi, si definisce il significato di termini tecnici presenti negli articoli di legge,

In realtà la definizione a) su che cosa si intende per sesso è strettamente connessa con la definizione c) sull’orientamento sessuale: Si può essere attratti o dallo stesso sesso o dal sesso opposto o da entrambi (tralascio l’attrazione affettiva, non si pensi però che i nonni siano pedofili)

Quindi ci sono solo due sessi biologici, caratterizzati dalla presenza di organi sessuali maschili o femminili (ed eventuali altri caratteri somatici) oppure dal nome o da documenti legali. Ma non basta: b) Si dà il caso che essere maschio o femmina genera aspettative sociali. Per esempio, nell’antico Egitto la donna orinava in piedi e l’uomo accovacciato (Erodoto).

A sua volta, il significato di genere proposto in b) non si intende senza la definizione di identità di genere proposta in d). Inoltre, quanto si sostiene in d) conferisce senso all’intero articolo 1: esiste una identità di genere; questa identità viene innanzitutto percepita dentro di sé rispetto al genere; qui genere significa maschile o femminile e questa è la principale ambiguità del termine genere il cui carattere maschile o femminile diventa antagonista al carattere maschile o femminile espresso dal sesso. Inoltre, questa identità può essere manifestata esternamente e allora può essere conforme o contrastante alla identità sessuale. L’inciso ‘indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione’ non è affatto spiegato, La transizione è il passaggio dal genere maschile a quello femminile, o viceversa, che di solito comporta un lungo periodo di trasformazione di sé, di solito compiuto con il sostegno e l’aiuto di psicologi, terapie ormonali, interventi chirurgici.

Innanzitutto, dire che quanto qui si sostiene abbia valore soltanto, come recita  Zan, ai fini della presente legge, come pretende qualcuno, è ridicolo, o, se volete, un insulto all’intelligenza e non solo, perché gli articoli successivi propongono modifiche di numerosi articoli o commi del codice penale e del codice di procedura penale.

Nel suo complesso, dunque, l’articolo afferma la superiorità dell’identità di genere rispetto all’identità di sesso e la necessità che la prima venga accettata, anche quando contrasta con l’identità sessuale. Questa è la sostanza teorica dell’articolo 1 e questo io pensavo che si intendesse per teoria del genere.

Punti Fermi 9 parte II

Critiche al disegno di legge Zan

Con mia grande sorpresa ho riscontrato però, che i sostenitori della identità di genere e conseguentemente del ddl Zan, affermano che la teoria del genere non esiste, anzi è un’invenzione cattolica per demolire l’identità di genere.

Poiché io era pervenuto alla conclusione che ci fosse una teoria dell’identità  di genere del tutto ignaro dell’invenzione cattolica, cercherò di spiegare il contrasto tra identità di genere e identità sessuale, in un modo che probabilmente non piacerà ai Cattolici.

Alla Dieta di Ratisbona del 1541 voluta da Carlo V, i Cattolici sostenevano che durante la messa pane e vino si trasformavano in corpo e sangue di Cristo, al contrario, i Luterani che, qualunque cosa fosse successo durante l’ultima cena a Gerusalemme, le parole di Gesù andavano intese non in senso letterale, ma metaforico.

Ovviamente tra loro non c’era alcun contrasto tra quanto risultava alla vista, al tatto e al gusto, ma l’accordo non ci fu. Che c’entra tutto questo con Zan? In apparenza nulla, l’identità di genere è sentita, la transustanziazione creduta, ma i problemi cominciano quando l’identità di genere non solo è sentita, ma anche manifestata, soprattutto (ma non solo) se in contrasto con l’identità sessuale. 

A prova di quanto pretendono i teorici dell’identità di genere cito da Wikipedia:

Teoria del gender è un neologismo (prestito linguistico dall’inglese gender theory) coniato in ambienti conservatori cattolici negli anni 90 del XX secolo per riferirsi in modo critico agli studi scientifici di genere: chi fa uso di tale espressione sostiene che gli studi di genere sottendano un complotto predefinito mirante alla distruzione della famiglia e di un supposto ordine naturale su cui fondare la società.[1] In sostanza, l’espressione “teoria del gender” è …usata come parola d’ordine contro i movimenti femministi e LGBT, in opposizione alle lotte, rivendicazioni e teorie che tali movimenti hanno elaborato e prodotto.[2]

Similmente, se sulla versione inglese di Wikipedia cerco gender theory vengo automaticamente ridiretto alla voce studi scientifici di genere, mentre esiste una lunga voce antigender theory. Quello che noto è che tanto gli studi di genere quanto i complotti antigender si affermano negli stessi anni 90 del secolo scorso.

Visto che ho appena affrontato nell’articolo precedente le teorie della cospirazione, per brevità il complottismo, faccio notare che, se uno critica gli studi scientifici di genere, lo fa perché li considera un complotto per distruggere la famiglia.

Che è un modo totalmente americano di impedire qualsia critica. Più in generale l’accusa di complottismo è un altro strumento che il Political Correct dominante può usare contro gli avversari.

L’articolo 2 del ddl Zan modifica l’art. 604 bis del codice penale stabilendo sanzioni, sempre più gravi, (1) per chi propaganda idee fondate sulla superiorità razziale, etnica, nazionale o religiosa, (2) per chi commette atti di discriminazione, per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, (3) per chi costituisce associazioni o movimenti per il medesimo scopo, e per chi le frequenta.

A proposito di lancette di orologio, l’art. 604 bis è solo l’ultima variante dell’art. 604 esistente fin dal 1975, a sua volta tratto di peso da una legge americana dal democristiano Giovanni Reale. Quella legge americana aveva per oggetto gli atti di discriminazione di cui erano vittime gli afroamericani, soprattutto negli Stati meridionali del paese.

L’articolo 3 modifica l’art. 4 ter del codice penale, l’articolo 5 modifica le pene accessorie o sostitutive per i medesimi reati e, infine, l’articolo 6 modifica l’art. 90 quater del codice di procedura penale.

Non è importante soffermarsi su questi articoli. E’ assolutamente importante, invece, che dopo, il termine religiosi, (confronta sopra il punto 2 sulle sanzioni) non si aggiunge semplicemente: o sessuali,  bensì la formula: o per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.

Disabilità a parte, che ha storia e connotazioni specifiche, tale modifica ripropone l’articolo 1, e cioè quella teoria del genere che non esiste a detta di Zan, e dei blog a lui favorevoli, ma che esiste per chiunque non sia manifestamente in malafede. La formula ricorre complessivamente per ben 8 volte; lo scopo è anche quello di rendere presente la – inesistenteteoria del genere nel modo più ampio possibile nel codice penale.

E veniamo, finalmente, al fondamentale articolo 4 del ddl Zan:

Art. 4. (Pluralismo delle idee e libertà delle scelte) 1. Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.

In un primo tempo, quando leggevo o rileggevo questo articolo, pensavo che l’articolo intendesse dire che la teoria del genere esposta nel primo articolo, non impedisse di avere una pluralità di idee diverse e di scelte connesse. Non mi piaceva l’espressione pluralismo delle idee; preferivo per esempio libertà di opinione, espressione e comunicazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), ma riflettevo su quali altre condotte fossero possibili e legittime.

Ma invito chi mi legge a considerare la formulazione di questo articolo, chissà quante volte utilizzato per difendere il decreto: ‘ai fini della presente legge’ una clausola che non a caso compare soltanto negli articoli 1 e 4 del decreto ‘sono fatte salve’ ecc.

Ho capito finalmente che della libertà di pensiero e di comportamenti ad Alessandro Zan non importasse proprio nulla. Si trattava invece di mettere un limite alla libertà delle scelte: “purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori e violenti”.

Chi legge questa frase dovrebbe riflettere su quale grado di ipocrisia e di prepotenza sia contenuta nel Political Correct. ‘a patto di non criticare l’incontrovertibile verità della teoria del genere esposta nell’artico 1’.

Sicché l’articolo 4 è solo la premessa indispensabile degli articoli 7, 8, 9, 10. Mi aveva fatto velo la posposizione degli articoli 5 e 6.

Punti Fermi 9 parte iii

Critiche al disegno di legge ZAN

Vale la pena dunque di sottolineare subito la nuova formula ricorrente negli articoli 7, 8, 9, e 10  del ddl Zan: discriminazioni per motivi fondati sull’orientamento sessuale e sull’identità del genere.  Con qualche lievissima variante la formula ricorre otto volte.

Comincerò dagli articoli 8 e 9 che documentano l’incredibile entrismo della comunità LGBT. L’articolo 8, aggiungendo la formula, modifica un decreto legislativo attuativo del 2003, cioè un decreto che fornisce assistenza o richiede iniziative per garantire il successo di una legge. In questo caso istituisce presso il Consiglio dei Ministri un Ufficio volto a raggiungere nel lavoro la ‘parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza, dall’origine etnica e tra uomo e donna’. Ora, per intenderci, un caporale del meridione cercherà di pagare di meno uno straniero e una donna, ma non vedo come potrebbe risparmiare in base all’orientamento sessuale del lavoratore, ammesso che lo conosca. Quel che importa è che qualche attivista LGBT possa entrare in un Ufficio del Consiglio dei Ministri.

 L’articolo 9 modifica alcuni dettagli alla legge del 2020 che concerne, tra l’altro, la costruzione di case-rifugio o l’assistenza nei centri antiviolenza che accolgono le vittime di reati sessuali. Quindi già del 2020 erano previsti reati fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Non è difficile, del resto trovare riscontro della particolare attenzione dedicata dalla Comunità LGBT alla costruzione delle case e alla assistenza offerta dai centri antiviolenza.

Di fondamentale importanza è l’articolo 7 diviso in 3 punti. Il punto 2 è irrilevante.

Il punto 3 propone cerimonie e incontri per realizzare le finalità del punto 1 e rinvia ad altre due leggi.

E’ interessante confrontare la formula ricorrente negli articoli 7-10 con le formule precedenti: legge 2013 n.119 violenza contro le donne e discriminazioni di genere, legge 2015 n. 107: prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni. Dunque da una legge sulla violenza contro tutte le donne a una violenza ristretta alla comunità LGBT.

D’altra parte è proprio quanto è previsto dalla legge 2013 sulla sensibilizzazione della scuola di ogni grado a partire dalla scuola di infanzia circa la violenza contro le donne, e ora contro la comunità omosessuale, a scatenare le ben note reazioni su cui non intendo soffermarmi.

Ma il punto peggiore è il punto 1 che merita la citazione:

(Istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia) 1. La Repubblica riconosce il giorno 17 maggio quale Giornata nazionale contro l’o­mofobia, la lesbofobia, la bifobia e la tran­sfobia, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contra­stare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità so­ciale sanciti dalla Costituzione.

Ci sono più giornate dedicate a qualcosa  in Italia rispetto ai 365 giorni dell’anno solare, non è questo il problema. La pretesa inaccettabile è il riconoscimento da parte della Repubblica di 4 nuovi e distinti reati: contro gli omosessuali maschi, le omosessuali femmine, i bisessuali, i trans-sessuali, ossia il riconoscimento istituzionale e giuridico, senza neppure nominarla, della comunità o movimento LGBT.

Per quale fine? promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione, solita retorica del political correct, subito contraddetta dalla volontà di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dalla teoria inesistente che subordina il genere biologico al genere sentito o desiderato. I pregiudizi, sono i luoghi comuni o stereotipi di genere , di chi pensa, per esempio, che gli umani si distinguono in base al sesso biologico.

Questo riconoscimento della comunità LGBT non richiede, regolamenti, persone. La Repubblica riconosce il Corpo dei pompieri, o la Guardia di finanza, o le Cooperative. Ma non mi risulta, per esempio, che Lotta continua o Potere operaio abbiano mai preteso un riconoscimento da parte della Repubblica Italiana.

In conclusione il disegno di legge ZAN è da respingere.

Il primo motivo è che sarebbe la prima volta in cui una teoria qualsivoglia, scientifica o meno, diventerebbe una verità certificata dalla legge. Per esempio, ci sono regole dettagliate sulla costruzione dei ponteggi per il restauro di tetti o facciate. Tutte hanno come fondamento la teoria della gravità, ma la Gravità, oppure la Teoria della Relatività, o, ancora, il Darvinismo non sono mai stati certificati o garantiti come verità da una legge di Stato, italiano o straniero.

Il secondo motivo, altrettanto  e probabilmente più importante, è che lo scopo principale del ddl Zan è quello di accreditare il movimento LGBT  e i suoi  attivisti  in modo da ampliare la sua sfera di influenza e di condizionamento del governo e dell’amministrazione dello Stato italiano.

Tra l’altro, come spiegherò dopo, la comunità  LGBT, grazie al riconoscimento istituzionale, potrebbe tendere ad escludere qualsiasi altro soggetto  a occuparsi dei diritti omosessuali. Infine, perché una giornata dedicata, quando ormai un fine settimana di giugno è dedicato al Gay pride in tutto l’Occidente?

Punti fermi 8

Io vedo lontano, nel senso che non sono miope e speso vedo in anticipo

Io vedo lontano su Marta De Vivo. L’articolo che gli pubblica il 30 agosto scorso Huffington post è un assalto da bloggerista provetta contro Giorgia Meloni. Il che dimostra come il precedente articolo fosse un falso e lei un’ennesima prova che la sinistra è sinistra.

Io vedo lontano anche su Mattia Santori e suoi amichetti .  Il 10 settembre le Sardine si rivedono a Roma per dimostrare che il fascismo può venire da sinistra cantando ‘bella ciao’.

Io vedo lontano e sono riuscito a mostrare quanto il supposto prete di strada Matteo Zuppi fosse disponibile ad adulare il potere, il giorno prima che Bergoglio lo nominasse presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Io vedo lontano su il riformista e il suo direttore Piero Sansonetti . Tante volte ho apprezzato i suoi interventi sulla giustizia e il suo giornale come una voce fuori dal coro, ma quando dichiarò che non poteva stare dalla parte di Zelenski, ho subito notato che il suo pacifismo era targato a sinistra e in sostanza contro la Nato. Oggi Il riformista è sempre più sdraiato sulle posizioni del PD e fa la sua brava e assidua campagna elettorale contro la destra.

io vedo lontano su Paolo Mieli. Adesso dicono di Paolo Mieli che vede un po’ di rosso anche su questi leader del PD ex-democrstiani. Ma Paolo Mieli è da un pezzo che, a Passato e presente, racconta la storia in modo diverso.

Per esempio, parlando del risveglio negli anni venti-trenta della rivolta araba contro il colonialismo, ha sottolineato insieme alla sua ospite che l’anticolonialismo si accompagnava alla diversa affermazione identitaria di ciascuna nazione araba; inoltre, che la lega araba ha sempre rispettato questo atteggiamento. Insomma, il contrario di quello che succede nella Unione Europea franco-tedesca e che sarebbe piaciuto a Giorgia Meloni.

 In un’altra occasione Paolo Mieli sottolineava, quasi stupefatto, il voltafaccia nelle alleanze realizzato dall’Italia in meno di sei mesi alla vigilia della Prima guerra mondiale. In un’altra trasmissione ho visto trattare dal suo ospite il maresciallo Tito per quello che era veramente. Potrei continuare, ma mi interessa notare che almeno il Corriere della Sera, con il suo direttore Luciano Fontana, non consente alla sinistra di significare qualcosa solo perché è sinistra.

Del resto Paolo Mieli ha dichiarato di aver provato un grande imbarazzo per la visita dei premier di Francia, Germania e Italia da Zelenski. Paolo Mieli è diplomatico e prudente, ma si è trattato della peggiore gufata che Zelenski abbia dovuto sopportare, in cui si prometteva un generoso piano Marshall europeo a favore dell’Ucraina a patto di accettare l’accordo di pace richiesto da Putin.

Il politologo di Firenze Mauro Campus è autore di un libro sulla mitologia del piano Marshal in cui, tra l’altro, mostra come il piano sia convenuto assai più agli Stati Uniti che all’Europa sul piano economico, insieme al grave torto dell’americanizzazione e del predominio atlantico sul piano politico e sociale. Perché un libro vecchio di 14 anni. sia riapparso il 15 aprile sotto forma di articolo bisognerebbe chiederlo agli editori del Sole24ore.

Io vedo lontano su Claudio Cerasa. ‘Le catene della Destra, l’ultimo libro di Claudio Cerasa, direttore del  Foglio, con un sottotitolo che offre già la chiave per leggerlo: Scienza, guerra, giustizia, giovani, complottismo: l’ascesa degli impostori. Inchiesta su un grande imbroglio, è un’inchiesta vibrante, serrata, colta, sulla consistenza dell’area politica che viene celebrata in anticipo come ineluttabilmente vittoriosa il 25 settembre’, scrive da promoter Pino Pisicchio, questo scampolo della Sinistra democristiana, che dopo Moro e Donat Cattin, ha militato in tutte le sigle possibili dell’area centrista, riuscendo a collezionare 24 anni di vita parlamentare fino al 2018, grazie alla sua eccellente reputazione giuridica.

Tuttavia dipingere Cerasa come ‘liberale di solido impianto e certamente non aduso a fare sconti a correnti ideologiche e partiti di sinistra’ è quanto meno un refuso, anche se ha scritto un un’analoga inchiesta Le catene della sinistra; di tutt’altro genere, tuttavia, perché Cerasa ha ereditato la direzione del Foglio già iscritto al PD da giovanissimo, , tanto che io rimasi un po’ sorpreso dalla scelta di Giuliano Ferrara.

Nel 2019, Cerasa aveva appena scritto un articolo per dimostrare che Salvini si era fatto fuori da solo dal Governo con Conte, che è un modo elegante, ma spocchioso, di snobbare l’avversario. (I Democratici americani hanno scritto qualcosa di analogo su Trump e l’impeachment). Un articolo, tuttavia, in cui non ci fanno una bella figura né il Presidente Sergio MattarellaNicola Zingaretti.

Cerasa raccontava qualche balla su Salvini e faceva sfoggio di un incredibile amore per Macron, trascurando ogni sua prepotenza verso l’Italia.  Condivideva l’idea che il coronavirus fosse poco più di una influenza, persino la tesi idiota che ‘in Italia ci sono troppi contagiati perché si fanno troppi tamponi’.

Condivideva totalmente le accuse dei Cinque Stelle contro Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia, mentre, col benestare della sinistra, Bonafede e Giuseppe Conte si portavano a casa non solo l’abolizione della prescrizione, ma anche l’estensione dell’uso dei trojan a tutta la cittadinanza a discrezione dei pubblici ministeri, e persino l’ idea imbecille della riduzione del numero dei parlamentari. Sono tutte rimostranze che manifestavo a Cerasa in una mail che conservo.

Quindi oggi è lo stesso Cerasa di tre anni fa. Di più c’è, a detta di Pisicchio, la scienza contro ‘l’antiscientismo dell’incultura dominante, alimentato dal pensiero elementare dei cospirazionisti che gli psicologi sociali americani studiano da sessant’anni’ e questa destra è la destra ‘del qualunquismo digitale, dei social complottisti, delle teorie della cospirazione studiate da Barkun.

Ora mi permetto due brevi osservazioni.  La prima su Gerald Bronner, autore della ‘Democrazia dei creduloni’ citato da Cerasa, soltanto per notare che il sociologo francese non ama neanche un po’ la scienza che circola nelle università, che deriva ottusità dalla richiesta di pubblicare ad ogni costo.

Quanto alla destra ‘del qualunquismo digitale dei social complottisti, delle teorie della cospirazione studiate da Michael Barkun’, non so se Cerasa ne parla, o se lei si è lasciato prendere la mano, ma, cacchio Pisicchio!, né lei, né Barkun potete affibbiare alla destra quello che non vi piace, perché il più imponente ed importante esempio di teoria complottista è quella relativa a Bin Laden e all’ 11 Settembre su cui non occorre soffermarci, ma che certamente è una teoria della sinistra, e certamente meno plausibile della teoria della cospirazione di Trump.

Punti fermi 7

11 agosto 2022. L’Huffington Post, impegnatissimo nella campagna elettorale della sinistra grazie a Gianni Del Vecchio e al suo direttore Mattia Feltri, ha pubblicato oggi un articolo che non avrebbe destato il mio interesse se Enrico Letta, invece di insistere sulla solita accusa di fascismo nei confronti di Giorgia Meloni, non avesse introdotto l’altro asso della campagna elettorale del PD: noi siamo il futuro.

Quando l’approvazione del decreto legislativo Zan è stata arrestata in Senato, Letta ha cinguettato, o piuttosto tuonato. su Twitter:   ‘Hanno voluto fermare il futuro. Hanno voluto riportare l’Italia indietro. Sì, oggi hanno vinto loro e i loro inguacchi, al Senato. Ma il Paese è da un’altra parte. E presto si vedrà’.

L’articolo in questione, una sorta di manifesto elettorale, in perfetta obbedienza e armonia con il suo capo, recita:

Una giovane ventenne come me non può votare Giorgia Meloni per un motivo semplice: è rimasta indietro con le lancette della storia. Non ne faccio nemmeno una questione di ‘passato scomodo’ (non ha ancora fatto i conti con il fascismo per quanto cerchi di accaparrarsi consensi con dichiarazioni fatte all’ultimo minuto in vista delle elezioni) ma ne faccio una questione di attualità e futuro.

Giorgia Meloni e il suo partito hanno una visione anacronistica del presente; non vogliono fare riforme coraggiose che facciano evolvere il nostro paese, ma vogliono regredire. Non hanno una visione globale, sono convinti che la globalizzazione e l’Europa ci abbiano solo penalizzato, quando in realtà grazie al libero scambio e alle contaminazioni culturali oggi noi giovani abbiamo molte più opportunità e prospettive rispetto a prima.

 Sono contrari ai diritti civili e ritengono che non siano una priorità, quando è chiaro a tutti che i diritti siano l’unica cosa che conta davvero all’interno di una comunità, meno diritti vuol dire anche avere una società che produce di meno e quindi cresce di meno

Mi fermo qui e accenno solo alle critiche successive: ‘Giorgia Meloni non sostiene le giovani donne e questo è uno degli elementi che mi fa più dispiacere’. Vuole che siano sottomesse all’uomo che è il re della casa, mentre a lei tutto è concesso, compreso il fatto che ‘non è sposata, ma ha una figlia, e tra i due nella coppia è quella più famosa e potente’.

 Infine ‘ha un registro verbale violento e diseducativo sia per le giovani leader donne che si stanno facendo strada, ma anche per tutti i più giovani che si stanno affacciando alla politica’. Insomma ‘Giorgia Meloni è rimasta indietro, non so se per scelta tattica o per convinzione,,,,’,, Un ventenne non può votare un’idea di Paese vecchia, perché non è lui  stesso vecchio, guarda naturalmente al futuro e sostiene che vuole un’Italia all’avanguardia,(un avanguardista dunque?)  che abbia uno sguardo sul mondo e tuteli i diritti‘.

Sono tutte critiche che non val la pena smentire, e tuttavia trovo incredibile che, una volta di più, si contesti alla Meloni, come una contraddizione e chissà quale privilegio, il fatto di non essere sposata, di avere una figlia e un partner meno potente.  La legge 76 del 2016 distingue tre istituti che regolano la vita in comune tra due persone, il matrimonio tra coppie eterosessuali, l’unione civile tra coppie omosessuali, e infine la convivenza di fatto. Quest’ultima è la condizione che di solito le coppie eterosessuali preferiscono rispetto al matrimonio.

L’articolo è prima apparso su OPEN e firmato da Marta De Vivo ed è utile sapere chi è: Leggo su Linkedin che questa bella ragazza, è ‘nata nel 2001, vive a Venezia, è bilingue inglese e frequenta il Corso in Relazioni Internazionali e Diritti Umani presso l’Università degli Studi di Padova‘.

Per collaborazione a testale giornalistiche prestigiose, per le numerose interviste a personaggi di spicco italiani e stranieri, per la stretta collaborazione con Huffpost, per la partecipazione a numerose trasmissioni radiofoniche e iniziative giornalistiche, questa ventunenne nuota col suo blogger, che vanta cinquecento collegamenti, nel grande mondo pubblico e sotterraneo delle reti informatiche fin da bambina.

Per comprendere la sua visione del mondo e le tematiche che più le stanno a cuore dovrei leggere il suo profilo su Instagram e Tiktok. Non solo vive nel mondo dei social, ma è anche molto attiva nella vita pubblica. Ha co-fondato un movimento per la difesa delle donne afghane e un movimento studentesco che si chiama Studente in movimento, che intende rivoluzionare insegnamento e contenuti delle scuole dalle primarie all’università.

Ha promosso la conoscenza del Museo M9 di Mestre, sulla   storia dei cambiamenti del secolo scorso. Ha persino fatto un TedX sulla relazione tra democrazia e tecnologia per il 75° anniversario della Repubblica. Fare un TedX, se capisco bene, è vedersi assegnato uno spazio di 18 minuti per una riflessione su un tema di propria scelta nel Gota della più importante e prestigiosa associazione della rete informatica del mondo.

Completa il suo attivismo la fondazione della sua BeDream academy  che offre consulenze di social strategy per aziende e privati e servizi per lo sviluppo della brand identity, immagino non gratuiti.  Insomma, se non si è esperti nel mondo dei social influenzer, dei role model, dei testimonial, dei focus group, non si è in grado di apprezzare l’intensità e laboriosità di una ventunenne come Marta De Vivo.

Invece la ventunenne che qui esprime la sua impossibilità di votare per Giorgia Meloni perché, non sa se per scelta politica o tattica elettorale, non vuol mettersi al passo con la storia, è una ragazza come tante che manifesta una legittima cultura da liceale, che non tradisce nessuna familiarità con il mondo dell’informatica, come del resto il ventenne maschio che compie una analoga riflessione.  Al massimo trasmette l’idea che voglia affermarsi come leader nel mondo della politica.

Il manifesto rispetta bene questi limiti ed è ben confezionato. Ottimo il suo carattere ripetitivo, l’aspetto vago delle aspirazioni, l’insistenza sui diritti, insomma una personcina buona e preoccupata, che non fa che riprendere le critiche correnti nel suo partito di appartenenza. Del resto l’argomento fondante è tautologico: chi appartiene al futuro non regredisce al passato.

Solo qualche piccolo scivolone: quando intende esprimere il suo grado di avversione per la Meloni, inizia con un linguaggio troppo accorato e intimistico: Giorgia Meloni non sostiene le giovani donne e questo è uno degli elementi che mi fa più dispiacere’. E, nel criticarne il linguaggio, definirlo registro verbale  implica una familiarità con la linguistica che non ci aspetteremmo dalla ventenne.

Resta il fatto tuttavia che questo manifesto elettorale è un falso, scritto forse su commissione, oppure ‘per scelta tattica e convinzione‘, a conferma del mio principio n.1 che la sinistra è sinistra e  non   è una tautologia.

Ma è tempo di tornare sull’affermazione iniziale e vedere  se davvero il dlZan sia il futuro.

Punti fermi 6

    12 agosto 2022. Sullo schermo del mio cellulare questa mattina è comparso un articolo sulla fiamma tricolore che caratterizzava dalla nascita il movimento sociale italiano. Giorgia Meloni pensa di toglierlo dal simbolo dei Fratelli d’Italia. Questa è la notizia.  ‘Perché è vero che la presidente di Fratelli d’Italia sta lavorando per rassicurare l’elettorato, i mercati, e gli altri paesi sulla abiura dal fascismo.(opinione di Open), ma per la definitiva operazione di pulizia ci vuole un Congresso e quindi la cancellazione è rinviata a dopo le elezioni del 25 settembre, come del resto fece colui che la volle ministra della ‘Gioventù’ (sic) e cioè Gianfranco Fini‘.

Senonché OPEN vi costruisce sopra un articolo che su un quotidiano occuperebbe molte colonne e sul mio cellulare una quantità di schermate. In che modo?  Partendo dalla richiesta di Andrea Orlando di togliere la fiamma tricolore e dalle accuse di fascismo di Laura Boldrini,

riprendendo lunghi brani da quotidiani come Repubblica e il Messaggero relativi a Fratelli di Italia e la fiamma tricolore,

citando per intero una frase dell’indispettito autore di Fan Page  ‘Meloni ha cambiato idea  diventando molto velocemente liberale conservatrice europeista atlantista? legittimo ci mancherebbe, allora tolga definitivamente la fiamma tricolore missina e neofascista per simbolo del suo nuovo partitone sistemico moderato’.

Senza mai accusare di fascismo direttamente Giorgia Meloni, OPEN ricorda costantemente e ostinatamente al lettore che Giorgia Meloni è fascista, intrinsecamente fascista, che il cambiamento di Fratelli d’Italia è un tentativo dell’ultima ora come quello di Fini e non può ingannare l’elettorato.

A prova di ciò non mancano altre velenose stilettate: presentare in Italia nello scorso marzo il suo partito come il partito conservatore l’aiuta meglio a relazionarsi con Trump.

Ricordare in chiusura che Giorgia Meloni si astenne nelle votazioni sul Pnrr due volte nel 2020 e una volta nel 21. Dunque non proprio ieri, ma soprattutto Dio le renda merito per tanta lucidità.

OPEN ‘è edita da una società a impresa sociale fondata da Enrico Mentana  con lo scopo di costruire un giornale on line che valorizzi i giovani, negli ultimi anni tagliati fuori anche dal giornalismo’. Non c’è dubbio che abbiano appreso dal loro fondatore e modello quale carico di ipocrisia può sopportare e nascondere il political Correct.

Punti Fermi 5

Prima di affrontare io sono Giorgia, voglio elencare alcuni principi, che chiamo motti miei, di varia natura, che ho accumulato via via che scrivevo o studiavo per scrivere i miei articoli, proprio per la loro affinità con il testo di Giorgia.

Motti miei:

  1. La sinistra è sinistra e non è una tautologia.
  2. L’Italia è una repubblica democratica fondata sui morti ammazzati, (art.1).
  3. Il fascismo può venire solo da sinistra, (di solito cantando Bella ciao).
  4. Di un leader, di un partito, di un provvedimento – quando lo è – non basta dire che è antidemocratico o autoritario, occorre dire che è fascista, perché il termine aggiunge il disprezzo. (altrimenti a sinistra non capiscono, chissà perché).
  5. Se Hitler avesse previsto la Germania e l’Europa odierna, non avrebbe scatenato la Seconda guerra mondiale (sua abbreviazione: Se Hitler avesse saputo…).
  6. Il Political correct è un modo per rendere il pensiero sanzionabile in tribunale. Uccide la libertà di pensiero, soprattutto nell’ambito della morale, della politica, del costume.
  7. Teorie come la Gender Theory o la Critical Race Theory hanno aperto la strada alla dittatura delle minoranze.
  8. La Cancelling Culture è una deprecabile barbarie e fomenta l’ignoranza. Precedenti: Talebani; prima ancora: Guardie Rosse (e il  Libretto Rosso contenente le citazioni di Mao Tse Tung).

E’ facile notare che i primi quattro principi hanno un ambito di applicazione europeo, o specificamente italiano, e che gli ultimi tre hanno un ambito di applicazione americano, o se si vuole anglosassone. Indicano rispettivamente una minaccia reale presente e futura per la democrazia, come ovviamente il quinto. Ma sarà possibile capire più avanti anche che gli ambiti di applicazione si intrecciano, tra Europa e America.

Sono costretto tuttavia a una interruzione.

OGGI 2 GIUGNO 2022  FESTA DELLA REPUBBLICA ORE 12.40

Giorgio Zanchini, in un contesto in cui vuole presentare un libro di Paolo Pagliaro – il giornalista che con il suo Punto chiude ogni sera il programma di Lilli Gruber – prima osserva che, diversamente dal Patto di stabilità, il Pnrr  è lo strumento con cui l’Europa costringe l’Italia a rispettare gli accordi sull’uso delle risorse, poi introduce la questione delle concessioni balneari. Inizia con un’affermazione assolutamente campata in aria, a dimostrazione della propria ignoranza: sette mila chilometri di coste di cui la metà sono date in concessione. Continua con un filmato in cui un ignoto personaggio ripete la nota tiritera che a fronte di un costo complessivo delle concessioni balneari di cento milioni di euro c’è un giro d’affari stimato in 15 miliardi l’anno, sottolinea la protesta quasi  generale dei titolari delle concessioni, lascia infine la parola a Paolo Pagliaro che dice testualmente: noi siamo affezionati ai nostri bagnini con cui trascorriamo le nostre vacanze, ma i bandi vanno fatti e non perché ce lo chiede l’Europa, ma perché il principio della concorrenza va rispettato. Termina augurando ai bagnini di vincere le gare.

Nessuno dei due fornisce all’ignaro ascoltatore l’informazione fondamentale: si tratta di aprire le nostre spiagge non già alla concorrenza italiana, ma alla libera concorrenza europea.

L’inciso di Paolo Pagliaroe non perché ce lo chiede l’Europa” significa che il giornalista ritiene che, siccome una concessione demaniale è un bene pubblico dell’ Italia, automaticamente diviene bene pubblico della Unione Europea. Il che dimostra, o che ha una concezione assai distorta di che cosa sia l’Unione europea, piuttosto simile a quella di Putin sulla Federazione Russa, o che è in totale malafede.  Io ho scritto abbastanza sull’argomento negli ultimi cinque articoli e non mi ripeto. Mi hanno rovinato la festa della Repubblica e spengo il televisore.

PUNTI FERMI 4

Ieri, 28 luglio 2020, Il Sole 24 Ore ha pubblicato l’elenco delle regole vigenti sulle concessioni balneari in molti, ma non tutti, i paesi europei. Si tratta di un documento del governo che dovrebbero servire a giustificare di fronte all’opinione pubblica la decisione di mettere all’asta le licenze balneari a partire dal primo gennaio 2024.

Non penso di peccare di presunzione, se dico che i miei due lunghi articoli pubblicati il 6 giugno sulla questione, intitolati Viva la Nato e abbasso l’Unione europea, se venissero letti, fornirebbero al pubblico un’informazione assai più completa e assai più attenta alle probabili conseguenze funeste di questa decisione del governo.

Mario Draghi resta in carica ‘per il disbrigo degli affari correnti’ e, data la vaghezza di questa prassi amministrativa, difficilmente qualche costituzionalista potrebbe contestare la decisione di rendere operante la legge sulle concessioni balneari. Tra l’altro, se ho capito bene dalle sue dichiarazioni, c’è una porzione dei miliardi del Pnrr che verrà resa disponibile per l’Italia solo quando il governo avrà varato la legge. Se così fosse, sarebbe bello saperlo, per farci una idea assai più realistica (e assai più desolante) dell’Unione Europea.

Una volta di più, dal lontano 1922, i magistrati si sono dati da fare per remare contro gli interessi degli italiani, come spiego negli articoli citati. Il Consiglio di Stato è un nome roboante per un ibrido che ci ha regalato la costituzione più bella del mondo, che funziona ‘sia come consulente del governo, sia come organo giurisdizionale’, ed è divenuto tribunale d’appello rispetto alle sentenze dei Tribunali Regionali (TAR). Per capirci, alla faccia della divisione di poteri, potrebbe annullare o ribaltare ogni sentenza di primo grado che contrasti con l’azione di governo.

 Partendo da una valutazione che condivido, in base alla quale ‘il patrimonio costiero nazionale’ ‘per conformazione, ubicazione geografica, condizione climatiche e vocazione turistica’ è uno ‘dei più rinomati e attrattivi del mondo’, sostiene che va messo all’asta perché, dal punto di vista economico, ha ‘una indiscutibile capacità attrattiva verso le imprese di altri Stati membri’. Tanto vale mettere all’asta anche il Colosseo, Notre Dame e la Tour Eiffel, ed è possibile che lo chieda la prossima volta la Commissione Europea, a noi, non ai francesi.

Un’altra roboante istituzione, l’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha dichiarato che ‘l’approvazione del disegno di legge sulla concorrenza costituisce un passaggio strategico per il sistema Paese, non soltanto perché con esso l’Italia si conforma a precisi impegni assunti in sede europea con il Pnrr, ma anche per dare i giusti segnali ai mercati e agli investitori internazionali‘. Una dichiarazione che esula dalle sue competenze, come spiego in Punti fermi 3, ma che ricordo  di nuovo per l’ennesimo riferimento al Pnrr, di cui una buona volta Giuseppe Conte dovrà render conto.

Qui si trascura intenzionalmente che si tratta di libera concorrenza europea, non italiana. Ora persino quell’orribile e discutibile trattato internazionale che è il TFUE (Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea, ratificato dell’Italia il 2 agosto 2008) nella versione del 2012, tra i principi ispiratori del suo Preambolo propone l’equilibro negli scambi, e la lealtà nella concorrenza.

 E, a mio modo di vedere la concorrenza non è leale se non è equanime, se c’è un’assoluta disparità tra i beni in concorrenza, come è il caso tra le coste italiane e la stragrande maggioranza delle coste europee.

22 luglio 1922.  Siamo in campagna elettorale. Si fanno tante previsioni elettorali, e adesso faccio la mia. Intanto Concita (che più PD di così non potrebbe essere; non a caso dirigeva l’Unità), che sostituisce la Gruber (ecco perché) tutta l’estate, ha aperto ieri sera la campagna elettorale del PD invitando naturalmente Enrico Letta.

Ovviamente la  puntata  si apre con il video dei commossi ringraziamenti di Mario Draghi che fanno di Enrico l’autentico salvatore della patria contro Pentastellati e Centro-Destra, anzi Destra si corregge subito Letta. Come se l’opposizione non fosse sempre Far Right in campagna elettorale. Sicuramente Meloni e Salvini sono fascisti, Berlusconi pure, e comunque è un puttaniere. Si tratta di salvare l’Europa contro i sovranisti (da notare che i sovranisti della Polonia hanno sostenuto e sostengono tutto il peso dell’invasione dell’Ucraina).

Tireranno in ballo pure la Resistenza  e le Sardine verranno mobilitate.  Fatica sprecata, perché l’elettorato è in calo ed è soprattutto la destra che se ne sta a casa. Loro mica campano sui soldi della Stato, come i dipendenti di ogni tipo della pubblica amministrazione.

Letta faceva fatica a far capire a Concita e Parenzo quale rivoluzione copernicana fosse avvenuta   nella strategia della campagna elettorale. E ci credo, non può assicurarsi i voti dei 5 stelle, né continuare la campagna acquisti con ius soli, ius scholae e Dl Zan.

Ma intanto gli venivano le lacrime agli occhi di piacere, pensando al sistema maggioritario (ma non voleva abolirlo appena arrivato dalla Francia, dicendone tutto il male possibile?) e – son parole sue- pensando alla riduzione ad un terzo dei parlamentari: ‘questo rende la camera più stabile, più agile, più controllabile’.  Alla faccia della Rivoluzione francese!

 Devo ripetere che una camera con soli 400 deputati non c’è mai stata, né dopo né prima del fascismo? Ecco dimostrato che il fascismo viene da sinistra (e verrà, con il 25% del 35% dei votanti). Perché i comunisti o le loro varianti sono come le cozze. Prima si va al potere, poi si decide come mantenerlo. (Notavo di recente che Rai 3 offre solo salari a tempo indeterminato ai suoi dipendenti, si chiamino pure Ghezzi, Augias, Fazio, Berlinguer, eccetera).

Perciò Rampini non se la prenda: grazie alla riduzione del numero dei parlamentari e al premio di maggioranza si vince o si perde tutto, meglio non parlare di contenuti che potrebbero scontentare qualche elettore. A meno che non si tratti di comprarsi l’elettorato, come hanno fatto i 5 stelle con il reddito di cittadinanza. C’è tuttavia la risorsa manettara: mandare a casa tutti i partiti politici, un privilegio che resta loro e al quotidiano che li sostiene.

Per puro caso, solo scorrendo le offerte delle cooperative librarie, mi sono imbattuto in ‘io sono Giorgia’, e m’è venuto in mente di comprare non dico il libro, ma almeno la sua versione digitale. Prima non avevo mai letto un testo del partito fascista.

Ed è stata una piacevole sorpresa, tanto che in tre giorni mi sono letto le sue  315 pagine nelle veglie notturne, ( di solito la lettura stanca gli occhi e concilia il sonno).

Punti Fermi 3

I prossimi punti fermi saranno a rate, brevi e datati.

Bisogna convenire che pochi giornalisti abbiano a cuore la professione quanto Enrico Mentana; semmai i suoi consiglieri sono poco affidabili, come per l’Ucraina.

Oggi, venerdì 15 luglio 2022, a ora di pranzo, occorreva commentare la Crisi di governo. E chi c’era: ma naturalmente Antonio Padellaro, la grande firma del Fatto Quotidiano, il quale ha spiegato che, se cadrà il governo di Mario Draghi, Giuseppe Conte non c’entra nulla, la colpa sarà di Luigi  Di Maio, ma soprattutto di Matteo Salvini. Gli faceva eco il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari.

Oggi, sabato 16 luglio 2022, la colpa della Crisi di governo, secondo il Fatto quotidiano, non è né di Luigi  Di Maio, né di Matteo Salvini. La colpa è invece di Mario Draghi. Infatti, quando venerdì i 26 senatori pentastellati se ne sono andati a ramengo invece che in parlamento, non volevano affatto togliere la fiducia al Governo Draghi, ma semplicemente si rifiutavano di votare a favore di quella Porcata (il termine non è di Conte, né di Casalino, ma di Marco Travaglio) che è il Decreto Aiuti.

 Mercoledì 20 luglio, infatti, appena Draghi avrà chiarito i 9 punti del programma di Coco-cercacasa, Il governo riprenderà i suoi lavori, come del resto chiedono a gran voce sindaci, sindacati, e persino i potenti della terra.

Oggi 18 luglio 2022, nel corso del TG1 delle 13,30, Roberto Rustichelli, Presidente dell’AGCM, ha dichiarato che ‘l’approvazione del disegno di legge sulla concorrenza costituisce un passaggio strategico per il sistema Paese, non soltanto perché con esso l’Italia si conforma a precisi impegni assunti in sede europea con il PNRR, ma anche per dare i giusti segnali ai mercati e agli investitori internazionali‘.

Roberto Rustichelli è stato nominato Presidente dell’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, il 6 maggio 2019, scelto dal Presidente della Camera Roberto Fico e dal Presidente del Senato Elisabetta Castellati per la sua terzietà, competenza tecnica ed esperienza istituzionale tra ben 122 candidati, tra cui almeno 41 professori universitari, 21 magistrati, 10 PM. Pubblicazioni, curriculum vitae, e attività professionale confermano ampiamente questa eccellenza e attitudine a presiedere l’AGCM.

Senonché l’azione di controllo e giudiziaria della Autorità Antitrust  è strettamente limitata alla concorrenza  nazionale nella legge istitutiva del 10 ottobre 1990,n 287 – come del resto pretendeva la direttiva europea che ne chiedeva l’istituzione nei singoli stati – e  quindi Roberto Rustichelli non ha voce e titolo (né l’avrebbero avuta gli altri candidati) per raccomandare i criteri per una sana concorrenza a livello internazionale.  Restano gli impegni assunti in sede europea per ottenere i famosi aiuti di 80 miliardi e i prestiti connessi.

Oggi 21 luglio 2022, Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Balneari – Confcommercio lamenta che ieri il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha più volte ripetuto che la riforma del settore rientra negli impegni del governo per l’attuazione del Pnnr. Tale connessione non è prevista dalla Commissione Europea e dal Consiglio Europeo, a meno di impegni non formali con gli organismi europei, che Mario Draghi  dovrebbe rivelare.

Se il presidente del Sib leggesse questo articolo tre capoversi più indietro, vedrebbe che Roberto Rustichelli, presidente  dell’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, il 18 luglio ha fatto la stessa affermazione e detto di peggio, e ha raccomandato nel 2020 la riforma delle concessioni balneari, sempre senza averne titolo.

Il presidente del SIB dovrebbe inoltre chiedersi perché non c’è partito o parlamentare, al governo o all’opposizione, che abbia espresso la sua contrarietà, e  perché esista da mesi  una commissione che dovrebbe attuare il piano di questa liberalizzazione entro il 2022. Spiegarci , infine, perché gli stessi sindacati balneari abbiano manifestato la loro opposizione a Roma il 10 marzo scorso.

Chi poi leggesse i miei primi due lunghi articoli intitolati Viva la Nato e Abbasso l’Unione Europea, pubblicati il 6 giugno 2022, avrebbe molto da apprendere sulla vicenda delle concessioni balneari e come, ancora una volta, ci siano magistrati che remano contro gli interessi degli italiani. Si accorgerebbe, inoltre, che forse l’unico a protestare contro le direttive della Commissione Europea sia stato Giulio Tremonti sin dal 2011.

Infine non capisco perché il Presidente Capacchione non rivolga la medesima domanda a Giuseppe Conte che ha condotto personalmente le trattative con l’Unione europea nel 2020. In proposito  si legga il mio articolo intitolato La repubblica delle banane del 29 settembre 2020, che racconta come gli 80 miliardi a fondo perduto ci siano costati anziché 70 miliardi da restituire a partire dal 2027, come previsto, ben 128 miliardi.